La SEO per ecommerce è il lavoro che porta le categorie e le schede prodotto di un negozio online in prima pagina sulle ricerche di chi sta per comprare, e che impedisce al catalogo stesso (filtri, varianti, ricerca interna) di intralciare Google. Nella SEO ecommerce la domanda sta nelle categorie, non nelle keyword con "online": "vino online" fa 2.900 ricerche al mese, "champagne" 33.100, e Tannico è secondo su entrambe con pagine categoria (DataForSEO, Google Italia, settembre 2026).
E "champagne" è una ricerca da acquisto?
Sì. Chi digita "champagne" o "bourbon" (9.900 ricerche) vuole comprare esattamente come chi scrive "vino online".
Solo che sono dieci volte di più.
Ed è da quelle pagine categoria che arriva il grosso delle 142.961 visite organiche mensili stimate di Tannico.
Eppure gli errori che vediamo sui negozi online sono sempre gli stessi:
- ottimizzare solo le keyword con "online" o "comprare", cioè il 10% della domanda;
- lasciare indicizzare ogni combinazione di filtri, fino a decine di migliaia di URL;
- copiare la descrizione del fornitore, che sta già su altri cinquanta siti.
Rispetto alla SEO di un sito vetrina cambiano tre cose: le pagine che contano sono centinaia e si somigliano, la struttura la decide in parte la piattaforma (Shopify, WooCommerce, PrestaShop), e il risultato si misura in ordini, non in visite.
E voi cosa ne sapete di ordini?
Due negozi online che seguiamo, entrambi su Shopify.
Scovaventi, azienda agroalimentare con un negozio che aveva traffico ma non vendeva: 77.000 € di vendite in un anno, carrello medio 190 €.
Bosatta, ricambi per Vespa e Piaggio in quattro paesi: 240.000 € di vendite in un anno e 127 richieste da rivenditori e officine.
Qui trovi il metodo che applichiamo su quei negozi, con i numeri di tre leader italiani (Tannico, Bottega Verde, ePrice):
- come cerca chi compra, letto direttamente nelle SERP;
- quali pagine portano il traffico (spoiler: le categorie, fino a 96 su 100);
- perché indicizzare tutto non paga, con il caso ePrice;
- scheda prodotto, brand, blog, piattaforma, link e misurazione, uno per uno.
È una guida operativa; il servizio è descritto nella pagina SEO per ecommerce.
Partiamo dalle SERP.
Come cerca chi compra online, secondo le SERP (nove enoteche e zero marketplace)
Su "vino online" i primi dieci risultati organici sono nove enoteche e un giornale, senza nessun marketplace generalista. Lo abbiamo verificato leggendo le SERP (le pagine dei risultati) di vino e cosmetica naturale il 9 settembre 2026, desktop, Google Italia.
L'elenco: bernabei.it, tannico.it, signorvino.com, callmewine.com, svinando.com, moodique.com, negoziodelvino.it, un articolo del Corriere ("Enoteche online, i migliori siti"), webdivino.it e xtrawine.com.
E Amazon?
Non c'è.
Su "cosmetici naturali online" la scena è la stessa: cinque shop multimarca (bioeco-shop.it, yumibio.com, ecco-verde.it, bioveganshop.it, ecocose.com), quattro siti di produttori (La Saponaria, PuroBio, Dr. Hauschka, Bioearth) e un blog. Zero aggregatori, zero Amazon in organico.
In entrambe le SERP mancano il local pack, l'AI Overview e gli annunci testuali (0 rilevati).
C'è sempre invece il blocco "Prodotti più popolari": 8 schede per il vino, 16 per i cosmetici, alimentato da Google Merchant Center. Dentro: Negozio del vino, Vino.com, Moodique, Ecco Verde, Iamnatural, NaturaSì, Macrolibrarsi, Trovaprezzi e Amazon.
Per un negozio di nicchia quel blocco vale quanto una posizione organica. E per entrarci serve un feed fatto bene, non una dimensione: ne parliamo nell'articolo gemello su Google Ads per ecommerce.
Il dato che pesa di più: i volumi (le keyword con "online" sono il 10%)
"Vino online" fa 2.900 ricerche mensili, "vendita vino online" 1.300, "enoteca online" 880, "comprare vino online" 260.
Le keyword di categoria senza "online" giocano in un altro campionato:
- "champagne": 33.100;
- "bourbon": 9.900;
- "liquore marsala": 8.100;
- "franciacorta vino": 6.600;
- "migliori gin": 4.400.
Tannico è in prima o seconda posizione su ciascuna, con pagine /collections.
Chi ottimizza solo per "online" o "comprare" sta guardando il 10% della domanda.
Vale anche in Svizzera italiana: chi cerca dal Ticino compra in franchi e senza dogana, e una versione .ch del catalogo intercetta una domanda che i grandi ecommerce italiani lasciano scoperta.
Approfondimento consigliato: come leggere l'intento di ricerca dietro una keyword.
Quali pagine portano davvero il traffico (Bottega Verde: 96 su 100 sono categorie)
Il traffico organico di un ecommerce arriva dalle pagine categoria. Lo si vede prendendo le cento keyword più trafficate di ogni leader e guardando dove atterrano.
| Dominio | Keyword organiche | Visite organiche stimate al mese | Keyword in top 10 | Dove atterrano le 100 keyword più trafficate |
|---|---|---|---|---|
| tannico.it | 10.595 | 142.961 | 2.574 | 71 categorie (/collections), 14 blog, 8 prodotti |
| bottegaverde.com | 3.355 | 130.255 | 1.031 | 96 categorie sotto /it-it/ |
| eprice.it | 80.672 | 430.405 | 11.987 | 73 pagine di ricerca (/pr/), 12 catalogo, 4 brand |
| bernabei.it | 13.142 | 236.563 | n.d. | primo per "vino online" |
| callmewine.com | 13.588 | 321.877 | n.d. | quarto per "vino online" |
Bottega Verde è il caso più netto: 96 delle sue 100 keyword migliori atterrano su una categoria.
"Bagnoschiuma" (12.100 ricerche), "maschere capelli" (9.900), "crema mani" (8.100), "smalto per unghie" (8.100), "diffusori ambientali" (8.100).
Tutte in prima posizione. Tutte con una pagina categoria dedicata. Nessuna con un articolo.
Da qui la regola per l'architettura del sito: ogni gruppo di ricerche con un intento proprio merita una categoria o sottocategoria con URL, titolo e testo propri.
Tannico ha una pagina per "blanc de blancs" (3.600 ricerche, prima posizione) e una per "franciacorta" (6.600, seconda). Non un filtro dentro "bollicine".
La keyword research per un ecommerce è per il 90% questo lavoro: decidere quali attributi diventano pagine e quali restano filtri.
Perché indicizzare tutto non serve a posizionarsi (47.400 keyword in seconda e terza pagina)
Indicizzare migliaia di pagine di filtro o di ricerca interna allarga la copertura ma non porta posizioni: ePrice ha 80.672 keyword organiche e solo 152 in prima posizione. Sono sette volte le keyword di Tannico.
Tante keyword non sono una buona notizia?
Guarda dove stanno.
11.987 in top 10. Poi 25.504 tra la posizione 11 e la 20, 21.845 tra la 21 e la 30.
Quasi 47.400 keyword in seconda e terza pagina, dove il traffico è vicino a zero.
Il motivo si vede negli URL: 73 delle 100 pagine più trafficate di ePrice sono pagine /pr/, cioè risultati della ricerca interna resi indicizzabili.
Coprono tutto e vincono su poco. Una pagina generata da una query interna raramente ha testo, gerarchia e link interni che la facciano preferire alla categoria curata di un concorrente.
È la trappola della navigazione a faccette.
Un negozio con 2.000 prodotti, 12 filtri e un ordinamento produce decine di migliaia di URL possibili. Google ne scansiona una parte, ne indicizza una più piccola e passa meno spesso sulle pagine che vendono.
La regola che usiamo:
- un filtro diventa pagina indicizzabile solo se la combinazione ha ricerche proprie (colore + categoria, materiale + categoria);
- il resto va gestito con canonical verso la categoria madre, parametri esclusi in robots.txt o noindex.
Su Bosatta, ricambi per Vespa e Piaggio venduti in quattro paesi, il lavoro su varianti e filtri per modello ha pesato più di qualunque testo.
(Un limite del dato: le keyword in posizione 11-30 di DataForSEO includono varianti e sinonimi, e le visite stimate dipendono da CTR medi. L'ordine di grandezza regge, il decimale no.)
Approfondimento consigliato: come si fa un audit SEO.
Quanti URL del tuo negozio ha indicizzato Google?
ePrice ha 80.672 keyword e quasi 47.400 ferme tra seconda e terza pagina, perché 73 delle sue 100 pagine più trafficate sono risultati della ricerca interna. Se il tuo catalogo ha filtri aperti a Google, in 30 minuti ti diciamo quali chiudere e quali trasformare in categorie.
Prenota una consulenza strategicaCosa deve avere una scheda prodotto per posizionarsi (e perché di solito prende 10-50 ricerche)
Una scheda prodotto si posiziona con quattro cose: descrizione originale, nome completo del prodotto nel titolo, prezzo e disponibilità nel codice, recensioni. Quasi nessun ecommerce le ha tutte.
- Una descrizione scritta dal negozio. Il testo del fornitore sta già su altri cinquanta siti.
- Il nome completo nel titolo, con marca e variante, perché è quello che la gente cerca.
- Disponibilità e prezzo aggiornati anche nel codice, con lo schema markup Product, che Google usa per i rich result e per il blocco prodotti.
- Le recensioni, che qui sono contenuto (ci arriviamo tra poco).
Un esempio: Tannico è primo su "ferrari perle" (5.400 ricerche al mese) con la pagina della bottiglia.
Quindi le schede possono portare tanto traffico?
Raramente. È l'eccezione che conferma quanto pesano le categorie: le singole schede di solito intercettano 10-50 ricerche ciascuna.
Le recensioni sono un intento di ricerca (Google chiede "è affidabile?")
Nella SERP di "vino online" una delle domande "Le persone chiedono anche" è "Vino.com è un sito web affidabile?". E in ottava posizione c'è il Corriere con una lista dei siti migliori.
La fiducia è un intento di ricerca esplicito.
Recensioni sul prodotto e sul negozio (Trustpilot, Feedaty, Google), pagina "chi siamo" con indirizzo e partita IVA, pagina spedizioni e resi: Google e i modelli AI le leggono per decidere se un negozio esiste davvero. Lo abbiamo trattato in cos'è l'E-E-A-T.
Le varianti: uno, non ventiquattro
Un prodotto in sei taglie e quattro colori non ha bisogno di ventiquattro URL indicizzati. Ne basta uno, con le varianti selezionabili e un canonical coerente.
Le eccezioni sono le varianti cercate per nome, e vanno decise con i dati di ricerca.
Approfondimento consigliato: ottimizzare le immagini per la SEO, che in un ecommerce sono metà del peso della pagina.
Quanto pesa il brand, e cosa fare se non ce l'hai (Bottega Verde 45%, Tannico 11%)
Il brand pesa molto su chi ha negozi fisici e poco su chi vive di catalogo: il 45% del traffico delle 100 keyword migliori di Bottega Verde contiene il nome, contro l'11% di Tannico e il 9% di ePrice. Bottega Verde ha 135.000 ricerche mensili del proprio nome.
I numeri nel dettaglio:
- Bottega Verde: 27 keyword di brand su 100, 45% del traffico (51.552 visite su 114.813);
- Tannico: 27.100 ricerche di brand, 4 keyword su 100, 11% del traffico;
- ePrice: 1 su 100, 9% del traffico.
Due modelli.
Bottega Verde vive di notorietà costruita nei negozi fisici: 9 delle sue 100 keyword sono ricerche di punto vendita ("bottega verde bari", "bottega verde vicino a me") servite dallo store locator.
Tannico ed ePrice vivono di catalogo.
Quindi senza brand non si compete?
È la credenza comune nel settore. I dati dicono il contrario.
Nella SERP di "vino online" ci sono negoziodelvino.it e webdivino.it, in quella dei cosmetici bioveganshop.it ed ecocose.com. Nessuno con un volume di brand rilevabile. Vincono su categorie precise con pagine curate.
Lo vediamo anche fuori dall'ecommerce. Macropix, produttore di ledwall, ha 79 keyword su 135 monitorate in prima pagina, e delle 9 keyword che portano più contatti nessuna contiene il nome dell'azienda.
Il brand accorcia i tempi e alza il tasso di conversione. Non è la condizione per posizionarsi.
Il blog di un ecommerce serve a vendere? (60.500 ricerche per un cocktail)
Il blog di un ecommerce porta volumi che nessuna categoria raggiunge, ma quasi mai vendite dirette: 14 delle 100 keyword più trafficate di Tannico atterrano sul blog. La più grossa è "moscow mule cocktail", 60.500 ricerche al mese, quinta posizione con una ricetta.
Poi "gin tonic dosi": 4.400 ricerche, prima posizione.
Nessuna categoria di un'enoteca arriva a quei volumi.
E allora perché non puntare tutto sul blog?
Perché chi cerca la ricetta del moscow mule non ordina una bottiglia online per stasera.
Quel traffico serve ad altro:
- a costruire liste per il remarketing;
- a dare a Google autorità sul tema;
- a raccogliere link.
Aspettarsi che converta come una categoria è l'errore che fa sembrare "inutile" il blog a chi guarda solo il fatturato per pagina.
Cosa scrivere, nell'ordine:
- le guide alla scelta dentro la categoria ("come scegliere un franciacorta", "differenza tra crema e olio corpo"), che rispondono alle domande del blocco "Le persone chiedono anche" e portano a prodotti;
- le pagine per marchio e produttore;
- solo dopo le ricette.
E il testo in fondo alla pagina categoria, quello che nessuno legge? Ha ancora un peso: bastano 150-300 parole scritte da chi conosce i prodotti.
L'AI Overview (c'è su "seo ecommerce", non sulle SERP di prodotto)
L'AI Overview è attivo in Italia da marzo 2025. Nella SERP di "seo ecommerce" (settembre 2026) compare in cima; nelle SERP di prodotto che abbiamo letto no.
Le domande informative generiche perderanno clic, le ricerche di categoria e di prodotto no. Le guide vanno scritte per essere citate come fonte: ne parliamo in come funzionano gli AI Overviews.
Approfondimento consigliato: creare contenuti in ottica SEO.
Shopify, WooCommerce o PrestaShop: cosa cambia per la SEO (i vincoli, non il risultato)
Si può fare SEO bene, o male, su tutte e tre le piattaforme: cambiano i vincoli tecnici, non il risultato possibile. Tannico è su Shopify (gli URL /collections/, /products/ e /blogs/ sono la firma della piattaforma) e ha 2.574 keyword in top 10.
La domanda arriva sempre: "seo shopify" fa 50 ricerche al mese in Italia, "seo prestashop" 30, "shopify seo agency" 140. La risposta lunga è qui; quella corta, piattaforma per piattaforma:
Shopify. Struttura degli URL fissa (/collections/, /products/, /pages/, /blogs/): niente cartelle come /vini/rossi/toscana/. Per ogni prodotto genera un URL duplicato del tipo /collections/categoria/products/prodotto, con canonical già impostato verso /products/. Il robots.txt è modificabile dal 2021. Le pagine per tag e per vendor vanno controllate: a seconda del tema possono nascere indicizzabili. La velocità è buona di serie e peggiora con le app.
Per i mercati esteri Shopify Markets gestisce sottocartelle o domini per paese con hreflang automatico: è quello che usiamo su Bosatta per IT, ES, FR e DE. Scovaventi e Bosatta sono entrambi su Shopify.
WooCommerce. Controllo totale su URL, template e schema con i plugin di WordPress (Yoast o Rank Math). Il rovescio: prestazioni e sicurezza dipendono dall'hosting e dai plugin, e la navigazione a faccette genera URL all'infinito se non la costruisci con attenzione.
PrestaShop. Nato multilingua e multi-valuta. Il modulo di navigazione a livelli produce URL con parametri per ogni combinazione di filtro: senza canonical e regole in robots.txt è ePrice in piccolo.
Quindi quale scelgo?
Sotto i 5.000 prodotti e con un team piccolo, Shopify ha oggi meno modi di rompersi.
Se vendi anche su Amazon, la SEO lì è un'altra disciplina ("seo amazon", 70 ricerche al mese): il ranking interno dipende da vendite, recensioni e parole nel titolo e nei bullet. Nessuna regola di questo articolo si trasferisce.
Come si guadagnano link e autorità con un catalogo (le tre fonti che funzionano)
Per un ecommerce le fonti di link realistiche sono tre: liste editoriali, produttori e marchi venduti, contenuti con dati propri. I due leader del vino con più traffico, callmewine.com (321.877 visite stimate) e bernabei.it (236.563), hanno 13.588 e 13.142 keyword con un catalogo simile a quello di concorrenti che ne hanno un terzo.
E cosa fa la differenza?
Gli anni e i link.
Le tre fonti, una per una:
- Le liste editoriali. L'articolo del Corriere sulle enoteche online linka nove negozi. Ci entri con un'offerta citabile e scrivendo alla redazione.
- I produttori e i marchi che vendi. Molti hanno una pagina "dove acquistare" e la aggiornano su richiesta.
- I contenuti con dati propri (i vini più venduti per regione, i prezzi medi per annata), ripresi da blog e testate più di qualunque comunicato.
Link comprati a pacchetti e directory generiche non funzionano.
Il metodo è in come fare link building. Sui link interni, che in un ecommerce distribuiscono autorità dalle categorie forti a quelle nuove, c'è una guida dedicata.
Come misurare se la SEO dell'ecommerce sta rendendo (un KPI solo: il fatturato anno su anno)
Il KPI finale della SEO per un ecommerce è uno: le entrate da organico confrontate con lo stesso mese dell'anno prima. Per arrivarci servono tre report, letti insieme ogni mese.
- Search Console, filtro per cartella. Clic e impression di /collections/ separati da /products/ e dal blog. Se cresce solo il blog, stai portando lettori, non compratori.
- GA4, entrate per pagina di atterraggio organica. Una categoria con 3.000 visite e 2 ordini ha un problema di intento o di prezzo, non di SEO.
- Il report "Pagine" di Search Console. Quante pagine sono indicizzate e quante escluse per canonical, noindex o duplicati. Un negozio da 2.000 prodotti con 40.000 URL indicizzati è ePrice in miniatura.
Perché anno su anno e non mese su mese?
Perché la stagionalità distorce tutto.
"Vino online" passa da 1.600 ricerche a giugno-luglio a 6.600 a dicembre; "enoteca online" da 590 a 1.900.
Un +40% da ottobre a novembre non è merito di nessuno.
Su Scovaventi e Bosatta il numero che presentiamo al cliente è il fatturato per canale, non le posizioni. Gli altri indicatori sono in quali KPI SEO guardare.
SEO o Google Ads per un ecommerce? (tutti e due, ma non sulle stesse keyword)
Un ecommerce ha bisogno di entrambi, ma non nello stesso momento e non sulle stesse keyword: i clic sulle keyword commerciali del vino costano tra 1,72 € ("enoteca online") e 3,74 € ("champagne online"). L'offerta di prima pagina arriva a 2,93-3,11 € (dati DataForSEO, Google Italia, settembre 2026).
Sui cosmetici naturali il CPC è basso, 0,66-1,26 €. Ma le keyword con "online" fanno 10-30 ricerche al mese: la Search generica non ha volume su cui scalare.
Per questo su un negozio nuovo partiamo quasi sempre così:
- Shopping e Performance Max sul catalogo, con CPC più bassi;
- in parallelo, le categorie per l'organico, che ci mettono dai sei ai dodici mesi a rendere.
I risultati su questo schema:
- Scovaventi: 20.000 € di budget Google e Meta, 77.000 € di vendite in un anno, carrello medio 190 €;
- Bosatta: 65.000 € su quattro mercati, 240.000 € di vendite e 127 richieste di rivenditori.
Ogni categoria che entra in prima pagina è una categoria su cui l'anno dopo possiamo abbassare l'offerta.
Come si imposta la parte a pagamento (feed, struttura per margine, budget minimo e tracciamento) lo abbiamo scritto in Google Ads per ecommerce. Come si fanno lavorare insieme i due canali, in come far lavorare insieme SEO e Google Ads.
Approfondimento: le stesse schede prodotto servono agli agenti AI che confrontano e comprano per conto dei clienti. Cosa è già attivo in Italia è in agentic commerce.
Le tue categorie sono in prima pagina senza "online"?
"Champagne" fa 33.100 ricerche al mese, "vino online" 2.900: chi lavora solo sulle keyword con "online" vede il 10% della domanda. Guardiamo insieme le tue dieci categorie che vendono di più e quanto traffico stanno lasciando ai concorrenti.
Prenota una consulenza strategicaDomande frequenti
Dipende: dal numero di categorie da costruire e dallo stato tecnico del sito. Audit e ristrutturazione di un catalogo medio sono un progetto di alcuni mesi, poi c'è il lavoro mensile su contenuti e link. Le fasce di prezzo sono in quanto costa fare SEO.
Dipende dal tipo di intervento: le correzioni tecniche (canonical, filtri, duplicati) si vedono in Search Console in 4-8 settimane; le nuove categorie su keyword da centinaia di ricerche entrano in prima pagina in 3-6 mesi su un dominio con qualche anno di storia; quelle da decine di migliaia, come "champagne" o "bagnoschiuma", richiedono anni e link. I tempi sono in quanto ci mette la SEO a dare risultati.
No. Tannico, primo o secondo su "champagne", "bourbon" e "liquore marsala", è su Shopify. I limiti sono la struttura fissa degli URL e le pagine per tag e vendor da controllare: non impediscono di posizionarsi, richiedono di impostare bene canonical e robots.txt all'inizio.
Dipende da catalogo e team: Shopify per cataloghi fino a qualche migliaio di prodotti e team piccoli, WooCommerce quando serve controllo totale e c'è chi mantiene WordPress, PrestaShop o Magento per cataloghi grandi e multi-paese con uno sviluppatore dedicato. Come gestisci categorie e filtri incide più della piattaforma.
Sì. Se vendi su Amazon conviene, ma con regole diverse: il ranking interno premia vendite, recensioni e le parole nel titolo e nei bullet. Non aiuta il posizionamento del tuo sito su Google e, nelle SERP di nicchia che abbiamo letto, Amazon compare solo nel blocco prodotti.
Da dove partire (due ricerche su Search Console e su Google)
Non le keyword con "online", ma le categorie: 33.100 ricerche contro 2.900.
Non 80.672 keyword indicizzate, ma pagine curate che arrivano in top 10.
Non il testo del fornitore, ma una scheda scritta dal negozio.
Non le posizioni, ma il fatturato anno su anno.
Adesso, due cose concrete.
Uno: apri Search Console, vai in "Pagine" e confronta gli URL indicizzati con il numero di prodotti e categorie che hai davvero. Se il primo è più del doppio del secondo, la prima cosa da fare è chiudere i filtri, non scrivere testi. Se è più basso, hai categorie che Google non trova: guarda i link dal menu e dalla home.
Due: prendi le dieci categorie che vendono di più e cerca su Google il nome generico di ciascuna, senza "online". Se non sei in prima pagina su nessuna, hai il piano di lavoro dei prossimi dodici mesi.
Se vuoi confrontare i dati del tuo negozio con quelli di questo articolo, prenota una consulenza strategica.
Alla prossima!