Gli strumenti SEO per ecommerce sono i software che controllano quello che un sito vetrina non ha: migliaia di URL generati da filtri e varianti, dati strutturati con prezzo e disponibilità, il feed dei prodotti che Google legge. Il kit di base è gratuito e sta quasi tutto in casa Google (Search Console, Merchant Center, Test dei risultati multimediali); a pagamento, quando il catalogo cresce, si aggiungono un crawler e un database di keyword.
In Italia "google merchant center" e "merchant center" fanno insieme 9.000 ricerche al mese, più di Ahrefs (3.600) e Screaming Frog (1.600) sommati (media degli ultimi 12 mesi, dati Google Ads via DataForSEO, ottobre 2026).
Eppure, se cerchi "strumenti SEO ecommerce" su Google da smartphone, il Merchant Center non lo nomina quasi nessuno.
Il 10 ottobre 2026 abbiamo aperto i primi risultati italiani: liste di tool SEO generici, una guida strategica senza nessuno strumento citato, un video. Tra le liste, una sola ha un paragrafo per l'ecommerce, e consiglia Semrush, Ahrefs o SEOZoom.
E dov'è il problema? Sono ottimi strumenti.
Lo sono. Ma rispondono a una domanda (per quali keyword compaio?) che in un negozio online viene dopo altre tre:
- Google riesce a scansionare il catalogo senza perdersi tra filtri e taglie?
- Le schede prodotto dicono a Google prezzo, disponibilità e spedizione?
- I prodotti stanno nelle schede gratuite di Google Shopping?
Nessuna suite di keyword risponde a queste tre. Ci rispondono strumenti diversi, e in gran parte gratuiti.
Lo vediamo sui negozi che seguiamo. Scovaventi, azienda agroalimentare su Shopify, ha chiuso un anno con 77.000 € di vendite e un carrello medio di 190 €, e le sue vendite da Google sono passate da un feed generato dall'app di Google, non da una suite SEO.
Bosatta vende ricambi per Vespa e Piaggio in quattro paesi: 240.000 € di vendite in un anno. Lì lo strumento che controlliamo dopo ogni modifica è la combinazione di lingue e hreflang di Shopify Markets, non il posizionamento di una keyword.
In questa guida trovi:
- i cinque lavori che un tool SEO deve fare su un ecommerce, con lo strumento giusto per ciascuno;
- il nostro test su 20 schede prodotto italiane: cosa dichiarano davvero a Google (e ai crawler AI);
- quanto costa il kit in tre configurazioni, con i prezzi in euro.
Partiamo.
Cosa deve controllare un tool SEO su un ecommerce (cinque lavori che un blog non ha)
Un tool SEO per ecommerce è utile se misura uno di cinque problemi che nascono dal catalogo: la scansione, i dati di prodotto, il feed, la domanda di ricerca sulle categorie, la piattaforma. Le liste da venti tool mescolano questi lavori, e così sembra che Ahrefs e il Merchant Center siano alternative. Non lo sono: fanno cose diverse.
| Lavoro | La domanda a cui risponde | Strumento gratuito | Strumento a pagamento |
|---|---|---|---|
| Scansione del catalogo | Quanti URL generano filtri, varianti e ricerca interna? | Search Console (report Pagine) | Screaming Frog, Sitebulb, Lumar |
| Dati di prodotto | La scheda dichiara prezzo, disponibilità, spedizione, GTIN? | Test dei risultati multimediali, report Shopping di Search Console | Crawler con estrazione dei dati strutturati |
| Feed e schede gratuite | I prodotti compaiono in Shopping, Immagini, Lens? | Merchant Center | App di feed della piattaforma |
| Domanda sulle categorie | Come cercano gli italiani prima di comprare? | Search Console, ricerca interna in GA4 | SEOZoom, Semrush, Ahrefs |
| Piattaforma | Il tema scrive bene title, canonical, markup? | Le impostazioni di Shopify o WooCommerce | App e plugin SEO (Yoast, Rank Math, app Shopify) |
E se ho poco budget?
Le prime tre righe si coprono con zero euro. È la ragione per cui conviene partire da lì, e lasciare le suite a quando il catalogo supera qualche centinaio di pagine. Il confronto completo delle suite, con i listini verificati, è nella nostra guida ai migliori tool SEO.
Il test: cosa dichiarano 20 schede prodotto italiane (solo 6 hanno il GTIN)
Il 10 ottobre 2026 abbiamo preso 20 negozi online italiani noti, da Tannico a MediaWorld, e per ciascuno una scheda prodotto scelta dalla sitemap XML. Abbiamo scaricato l'HTML così come lo serve il sito, senza eseguire JavaScript, e letto i dati strutturati Product (JSON-LD o microdati).
Perché senza JavaScript? Perché è così che leggono la pagina i crawler dei modelli AI. Lo studio di Vercel del 17 dicembre 2024 ha rilevato che nessuno dei principali crawler AI esegue JavaScript, compresi GPTBot di OpenAI (569 milioni di richieste in un mese sulla rete Vercel) e ClaudeBot di Anthropic (370 milioni). Googlebot invece la pagina la esegue.
| Negozio | Product | Prezzo | Disponibilità | Brand | GTIN | Spedizione | Resi | Valutazioni |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Tannico | sì | sì | sì | sì | sì | sì | sì | no |
| Velasca | sì | sì | sì | sì | no | no | no | sì |
| Farmaè | sì | sì | sì | sì | sì | sì | sì | no |
| Pittarosso | sì | sì | sì | sì | no | sì | sì | no |
| Geox | sì | sì | sì | no | no | sì | sì | no |
| MediaWorld | sì | sì | sì | sì | sì | sì | no | no |
| Yeppon | sì | sì | sì | sì | sì | no | sì | no |
| Alessi | sì | sì | sì | sì | sì | no | no | no |
| Carpisa | sì | sì | sì | sì | sì | no | no | no |
| Vino.com (microdati) | sì | sì | sì | sì | no | no | no | sì |
| Bialetti | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| Yamamay | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| Liu Jo | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| Motivi | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| Mondadori Store | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| OVS | sì | sì | sì | sì | no | no | no | no |
| Prénatal | sì | sì | sì | no | no | no | no | no |
| Calzedonia | sì | no | sì | sì | no | no | no | no |
| Subdued | sì | no | no | no | no | no | no | no |
| Unieuro | no | no | no | no | no | no | no | no |
| Totale su 20 | 19 | 17 | 18 | 16 | 6 | 5 | 5 | 2 |
Tre cose saltano all'occhio.
Su 3 schede su 20 il prezzo non si legge. Subdued dichiara un Product senza offerta, Calzedonia un'offerta con la disponibilità ma senza prezzo, Unieuro nell'HTML iniziale ha solo i dati del sito e il breadcrumb. Per le schede del commerciante Google richiede un prezzo attivo e la valuta: senza, quel markup non basta per i risultati con prezzo.
Il GTIN c'è solo su 6 schede. Google lo indica tra le proprietà consigliate e chiede di inserire tutti gli identificativi globali applicabili. Nel nostro campione lo hanno soprattutto i negozi che rivendono marchi di terzi (Tannico, Farmaè, MediaWorld, Yeppon), meno chi vende il proprio prodotto.
Spedizione e resi compaiono nel markup solo in 5 casi. Qui però serve una precisazione onesta, perché il dato non dice che gli altri 15 abbiano un problema. Da luglio 2024 Google permette di configurare spedizioni e resi direttamente in Search Console, e quelle impostazioni hanno la precedenza sul markup della pagina. Un negozio può avere tutto in ordine senza una riga di codice.
E allora che cosa ci dice il test?
Che il controllo va fatto con gli strumenti di Google, non a occhio sul sorgente. E che il test va ripetuto per tipo di pagina: abbiamo letto una scheda per sito, e la stessa piattaforma può scrivere dati diversi su prodotti diversi. Gli otto negozi su Shopify del campione avevano tutti il Product completo di prezzo, ma solo 3 dichiaravano la spedizione nel markup: il resto lo decide il tema.
Se vuoi capire cosa fanno davvero i dati strutturati oltre ai prodotti, c'è la nostra guida allo schema markup.
Le tue schede prodotto dicono a Google quanto costano?
Hai appena visto che 3 grandi negozi italiani su 20 non dichiarano il prezzo nel markup della scheda, e che solo 6 su 20 hanno il GTIN. Se succede anche sul tuo catalogo, Google può non mostrare i prodotti nei risultati con prezzo e il Merchant Center può non approvarli. Controlliamo schede, feed e Search Console del tuo negozio e ti diciamo cosa correggere per primo.
Prenota una consulenza strategicaSearch Console per ecommerce: i report Shopping (e dove sono i problemi veri)
Search Console è lo strumento gratuito di Google che mostra come il sito compare nella ricerca, e per un negozio online ha una sezione in più: Shopping, che compare solo se Google ti riconosce come commerciante online. Secondo la guida di Search Console sono commercianti i siti che vendono beni o servizi direttamente ai consumatori; i siti affiliati e quelli in cui non si completa l'acquisto restano fuori.
Dentro trovi tre cose:
- il report Snippet prodotto, che segnala gli errori del markup Product sulle pagine;
- il report Schede del commerciante, più severo, perché quelle schede mostrano sempre un prezzo;
- Opportunità per i commercianti e l'impostazione Spedizione e resi, se hai collegato un account Merchant Center.
Google ha separato i due report di prodotto nel settembre 2022, quando ha aperto le schede del commerciante anche ai siti senza Merchant Center.
Il report che guardiamo per primo sui negozi che seguiamo però non è nella sezione Shopping. È Pagine, filtrato sugli URL "scansionati ma attualmente non indicizzati": se lì dentro ci sono migliaia di indirizzi con parametri di filtro, il problema è la scansione, e nessun markup lo risolve. Come funziona la scansione, e cosa la blocca, lo spieghiamo nella guida al crawling.
Merchant Center: lo strumento SEO che le liste non citano (e porta i prodotti in sette posti)
Il Merchant Center è la piattaforma gratuita di Google dove carichi il catalogo, e serve anche a chi non fa pubblicità. Le schede senza costi mostrano i prodotti gratis nella Ricerca, in Google Immagini, in Lens, su YouTube, in Gemini, nella scheda Shopping e su Maps, e secondo Google nella maggior parte dei casi sono attive per impostazione predefinita.
Ma non è roba da Google Ads?
No. Il feed è lo stesso, usato in due modi: le campagne Shopping lo usano a pagamento, le schede gratuite in organico. Su Scovaventi il feed lo genera l'app di Google per Shopify; come lo impostiamo lato pubblicità è nella guida a Google Ads per ecommerce.
Il controllo che conta nel Merchant Center è la diagnostica dei prodotti, e il primo campo da guardare è il prezzo. Secondo la guida di Merchant Center, Googlebot confronta il prezzo del feed con quello della pagina o del markup e, se non coincidono, il prodotto potrebbe non essere approvato.
La stessa guida aggiunge un dettaglio che lega tutto al nostro test: Googlebot controlla i dati nell'HTML restituito dal server, e se il prezzo arriva con JavaScript dopo il caricamento viene restituito un errore. È il motivo per cui abbiamo letto le schede senza eseguire JavaScript.
Crawler: Screaming Frog e gli altri, per filtri e varianti (500 URL gratis non bastano a un catalogo)
Un crawler è un programma che visita il sito come farebbe Googlebot e ti restituisce l'elenco di tutti gli URL che trova, con stato, canonical, title e dati strutturati. Su un ecommerce serve soprattutto a una cosa: contare quanti indirizzi generano i filtri.
La documentazione di Google sulla navigazione a faccette, aggiornata il 18 dicembre 2025, dice che i filtri possono generare spazi infiniti di URL: il crawler perde tempo su pagine inutili e ne ha meno per i prodotti nuovi. La prima soluzione che indica è bloccare quegli URL in robots.txt.
Quanto può essere grande il problema?
Prendi Liu Jo. Il 10 ottobre 2026 il primo file della sua sitemap prodotti conteneva 15.000 URL, e la stessa maglia compariva con un indirizzo diverso per ogni taglia (S, XL). La taglia L di un altro modello, che abbiamo aperto, aveva il canonical su se stessa. Può essere una scelta voluta, ma è esattamente il tipo di cosa che si vede solo con un crawler, e di cui parliamo nella guida al contenuto duplicato.
Gli strumenti:
- Screaming Frog SEO Spider: gratuito fino a 500 URL, poi 279 $ l'anno per licenza. Gira sul tuo computer, estrae anche i dati strutturati e può scansionare le pagine con il JavaScript eseguito. Ne parliamo nel dettaglio nella pagina su Screaming Frog.
- Sitebulb: stesso lavoro, report più guidati.
- Lumar: piattaforma in cloud per i cataloghi grandi, con monitoraggio continuo.
Su un negozio da 300 prodotti senza filtri indicizzabili, il crawler gratuito basta. Su uno da 5.000 prodotti con taglie e colori, la versione a pagamento si ripaga alla prima migrazione.
Keyword e concorrenti: SEOZoom o Semrush (le categorie, non le schede)
Un database di keyword stima quante volte si cerca una parola e chi si posiziona: su un ecommerce serve a decidere quali categorie creare e come chiamarle, molto più che a ottimizzare la singola scheda. Nella nostra guida alla SEO per ecommerce l'abbiamo visto su Bottega Verde: delle sue 100 keyword con più traffico, 96 atterrano su pagine categoria.
Per un negozio italiano la scelta di solito è tra due:
- SEOZoom, piano Essential a 56 € al mese più IVA (680 € l'anno), nato per il mercato italiano;
- Semrush, piano SEO a 117,33 $ al mese, più adatto se vendi anche all'estero o fai Google Ads.
Prezzi verificati il 24 settembre 2026 sulle pagine ufficiali; per il dettaglio piano per piano c'è la pagina sui costi di Semrush.
E se non voglio pagare?
Hai due fonti gratuite che le suite non hanno. La prima è Search Console, con le query vere. La seconda è la ricerca interna del negozio: in Google Analytics 4 la misurazione avanzata registra l'evento view_search_results quando nell'URL c'è uno dei parametri q, s, search, query o keyword, e popola la dimensione Termine di ricerca. Sono le parole che i tuoi clienti usano davvero, già filtrate per intenzione d'acquisto. Come trasformarle in categorie è nella guida alle parole chiave per ecommerce.
App e plugin della piattaforma (quello che Shopify fa già, quello che WooCommerce no)
Le app e i plugin SEO sono gli strumenti che scrivono i dati dentro il sito, e per questo vengono dopo la diagnosi, non prima. Su Shopify title, sitemap e canonical li gestisce la piattaforma; i dati strutturati li scrive il tema, ed è lì che il nostro test ha trovato le differenze: 8 negozi Shopify su 8 con il Product completo di prezzo, 3 con la spedizione, 4 con i resi.
Un'app di schema dedicata ha senso quando il tema non scrive i campi che ti mancano. Il rischio da controllare è opposto: due fonti di Product sulla stessa pagina, una del tema e una dell'app. La scelta delle app per caso d'uso è nella guida alle app SEO per Shopify.
Su WooCommerce il lavoro passa da un plugin come Yoast SEO o Rank Math, che in Italia si cercano rispettivamente 720 e 590 volte al mese (dati della nostra guida ai tool SEO). Cosa cambia rispetto a Shopify, e perché per i nostri due ecommerce abbiamo scelto Shopify, lo trovi nella guida alla SEO per WooCommerce.
Quanto costa il kit (tre configurazioni, mai più di due abbonamenti)
Il costo dipende da una cosa sola: quanti URL ha il catalogo, filtri compresi.
| Catalogo | Strumenti | Costo indicativo all'anno |
|---|---|---|
| Fino a qualche centinaio di URL | Search Console, Merchant Center, Test dei risultati multimediali, GA4, Screaming Frog gratuito | 0 € |
| Qualche migliaio di URL, solo Italia | Il kit gratuito + Screaming Frog a pagamento + SEOZoom Essential | 279 $ + 680 € + IVA |
| Migliaia di URL, più paesi | Il kit gratuito + Screaming Frog a pagamento + Semrush SEO | 279 $ + circa 1.400 $ |
Nessuna configurazione richiede più di due abbonamenti. Se ti trovi a pagarne quattro, di solito due fanno lo stesso lavoro.
Domande frequenti
Dipende: dalla dimensione del catalogo. Fino a qualche centinaio di URL bastano Search Console, Merchant Center, il Test dei risultati multimediali e GA4, tutti gratuiti. Oltre serve un crawler come Screaming Frog (279 $ l'anno) e, per studiare categorie e concorrenti, un database di keyword come SEOZoom o Semrush.
Sì. Le schede senza costi mostrano i prodotti gratis nella Ricerca, in Google Immagini, in Lens, su YouTube, in Gemini, nella scheda Shopping e su Maps, e secondo Google nella maggior parte dei casi sono attive per impostazione predefinita. Il feed è lo stesso delle campagne a pagamento.
Dipende: da cosa scrive il tema. Title, sitemap e canonical li gestisce Shopify. Nel nostro test del 10 ottobre 2026 gli 8 negozi Shopify del campione avevano tutti i dati Product con il prezzo, ma solo 3 dichiaravano la spedizione nel markup. Un'app serve quando mancano campi che il tema non scrive.
Dipende: da dove sta il markup. Lo studio di Vercel del dicembre 2024 ha rilevato che i principali crawler AI, tra cui GPTBot e ClaudeBot, non eseguono JavaScript: se i dati strutturati sono nell'HTML iniziale li leggono, se li aggiunge il browser dopo il caricamento no.
No, quasi mai. Si ferma a 500 URL, e un catalogo con filtri, taglie e colori li supera in fretta: il primo file della sitemap prodotti di Liu Jo, il 10 ottobre 2026, conteneva da solo 15.000 URL. Basta per un negozio da poche centinaia di prodotti senza filtri indicizzabili.
Da dove partire (prima la scansione, poi il prezzo)
Riassumendo:
prima la scansione, poi i dati di prodotto, poi le keyword;
Search Console e Merchant Center coprono tre lavori su cinque, gratis;
3 schede su 20 tra i grandi negozi italiani non dichiarano il prezzo nel markup;
i crawler AI leggono solo quello che c'è nell'HTML iniziale.
C'è una cosa che nel settore si dice ancora poco. Aprendo una scheda prodotto di Scovaventi il 10 ottobre 2026, l'intestazione HTTP servita da Shopify dichiara già un collegamento a /.well-known/ucp, lo Universal Commerce Protocol, la stessa voce che oggi compare nel menu della guida di Merchant Center. I dati di prodotto non servono più solo a Google per mostrare un prezzo: servono agli agenti AI per comprare. Chi oggi sistema GTIN, prezzi e disponibilità sta preparando il negozio anche a quello, e ne parliamo nella guida all'agentic commerce.
Se vuoi che il controllo lo facciamo noi, sul tuo catalogo e con questi strumenti, è il lavoro del nostro servizio SEO.
Alla prossima!