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Link interni: quanti servono davvero e come si scrivono

Autore: Matteo Pellegrini

Un link interno è un collegamento che porta da una pagina a un'altra pagina dello stesso dominio. Per Google è il canale principale con cui scopre le pagine nuove e capisce quali contano; per chi legge è il modo di passare alla domanda successiva senza tornare nei risultati di ricerca.

Su questo pezzo di SEO circolano molte regole tramandate e pochi numeri verificabili. Qui ci sono i numeri: quelli di uno studio su 23 milioni di link interni, quelli della prima pagina italiana misurata pagina per pagina, e quelli del blog che stai leggendo, contato articolo per articolo il 19 settembre 2026.

Cosa dice la documentazione di Google

Le linee guida di Google Search Central sui link sono nette su un punto tecnico: "Google può eseguire la scansione del tuo link solo se si tratta di un elemento HTML <a> con un attributo href". Attributi come onclick o costrutti come routerLink sono sconsigliati, perché il crawler non li segue.

Sull'anchor text Google chiede un testo "descrittivo, ragionevolmente conciso e pertinente", e in particolare "abbastanza specifico da avere senso da solo", cioè letto fuori dal paragrafo che lo contiene. Sul numero la risposta è volutamente vaga: "non esiste un numero ideale magico di link che una determinata pagina dovrebbe contenere; tuttavia, se ritieni che ci siano troppi link, probabilmente è così".

Il peso della leva lo ha riassunto John Mueller di Google in un intervento degli office hours ripreso da Search Engine Journal l'8 marzo 2022: "internal linking is super critical for SEO". È una dichiarazione, non un dato. I dati vengono dopo, e dicono qualcosa di più preciso su dove sta il guadagno. Per capire cosa succede prima del ranking, come funzionano i motori di ricerca spiega la sequenza scansione, indicizzazione e posizionamento in cui i link interni intervengono due volte.

Lo studio più ampio disponibile è quello di Cyrus Shepard per Zyppy: 23 milioni di link interni su 1.800 siti, circa 520.000 URL, incrociati con i clic registrati in Google Search Console. Il campione è internazionale e in larga parte anglofono, quindi i valori assoluti non si trasferiscono a un sito italiano; la forma della curva sì, ed è la parte interessante.

  • Gli URL con 0-4 link interni in entrata ricevevano in media 2 clic da Google.
  • Quelli con 40-44 link ne ricevevano circa quattro volte tanti.
  • Oltre i 45-50 link in entrata il traffico tornava a scendere.

Gli autori dichiarano il limite: è uno studio correlazionale, e una pagina importante riceve tanti link interni anche perché è importante. Preso al contrario, però, il primo scalino resta l'unico governabile: passare da zero link a qualcuno è un intervento che costa dieci minuti.

Per il mercato italiano un dato equivalente non esiste, così l'abbiamo misurato: ecco quanti link contiene ogni pagina che si posiziona in prima pagina su Google.it per "link interni", rilevati con l'API on-page di DataForSEO il 19 settembre 2026. Il conteggio comprende menu, sidebar e footer, non solo i link nel testo.

Pagina in prima pagina italianaParoleLink interniLink esterni
EVE Milano7.4841349
SEOZoom6.4936516
Moca Interactive4.670517
SupportHost3.6759412
AIOSEO (versione italiana)2.7719518
Italiaonline1.8067312
One.com7528417
Digital360707543
Fonte: rilevazione Visilay con DataForSEO On-Page API, 19 settembre 2026. Mediana: 3.223 parole e 78,5 link interni per pagina.

La pagina più corta della prima pagina ha 707 parole e 54 link, quella più lunga ne ha 7.484 e 134. Il rapporto tra testo e link cambia di dieci volte tra i due estremi, e tutte e otto si posizionano lo stesso. Chi cerca la regola "un link ogni 150 parole" qui non la trova.

L'anchor text pesa più del numero

Nello stesso studio Zyppy il segnale più forte non è la quantità di link ma cosa c'è scritto dentro. Le pagine che ricevevano almeno un anchor text uguale alla parola chiave di destinazione avevano "almeno cinque volte più traffico" di quelle senza. La varietà di anchor diversi verso la stessa pagina mostrava una correlazione così marcata che l'analisi è stata rieseguita tre volte, e reggeva anche dopo aver eliminato quasi metà dei valori anomali. Gli anchor vuoti, oltre il 6% dei link analizzati, statisticamente non facevano differenza.

Sono dati raccolti su siti in prevalenza anglofoni, ma il criterio è verificabile su qualsiasi sito, e l'abbiamo verificato sul nostro. Sui 2.739 link interni tra articoli del blog Visilay, ogni pagina di destinazione riceve in media 6 anchor text diversi. Trenta pagine però ricevono sempre lo stesso anchor: la guida a Google Search Console è linkata 52 volte con sole 5 formulazioni diverse, mentre keyword research arriva a 76 link con 23 anchor distinti. La seconda copre più modi di fare la stessa domanda.

La regola operativa che ne ricaviamo: l'anchor si scrive guardando la pagina di destinazione, non la frase di partenza. Se la pagina risponde a sei domande, nel tempo dovrebbe ricevere link con sei formulazioni. Su come si sceglie il testo del collegamento abbiamo una guida dedicata all'anchor text, e la scelta dipende dall'intento di ricerca che la pagina linkata serve.

Le pagine che non linka nessuno

Ahrefs ha analizzato 1.002.165 domini in uno studio sui problemi tecnici più diffusi pubblicato nell'agosto 2023 e aggiornato ad agosto 2026. Due risultati riguardano direttamente i link interni: il 66,2% dei siti ha pagine che ricevono un solo link interno dofollow, e il 62,7% ha pagine che puntano a un redirect invece che alla destinazione finale. È un campione mondiale, non italiano, ma la distribuzione dei problemi tecnici non cambia molto passando la frontiera.

Sul nostro blog abbiamo contato gli href presenti nel corpo di ogni articolo pubblicato, escludendo menu, sidebar e footer e escludendo i 20 segnaposto ancora vuoti. Restano 240 articoli e 2.739 collegamenti, in media 11,4 link in uscita per pezzo. La mediana dei link in entrata è 8.

Link interni in entrata (solo corpo testo)ArticoliQuota
Nessuno125,0%
Da 1 a 23213,3%
Da 3 a 54016,7%
Da 6 a 108334,6%
Da 11 a 203916,3%
21 o più3414,2%
Fonte: conteggio diretto sul database di visilay.com, 240 articoli pubblicati, 19 settembre 2026.

I 12 articoli a zero link non sono casuali: sono quasi tutti pezzi verticali pubblicati prima che nascessero i cluster attuali, dal marketing per palestre alla SEO per fotografi. Nessuno li ha più richiamati perché non c'era ancora un articolo a cui agganciarli. È il difetto strutturale di qualsiasi archivio che cresce: i link si aggiungono solo in avanti nel tempo, e chi è arrivato prima resta indietro finché qualcuno non torna a rileggere.

I crawler dei motori di risposta non eseguono JavaScript

Questo è il pezzo che cambia da due anni a questa parte. Vercel ha misurato il comportamento dei crawler sulla propria rete, inclusi nextjs.org e siti di terze parti, e ha pubblicato i risultati in The rise of the AI crawler: GPTBot di OpenAI, ClaudeBot di Anthropic, PerplexityBot e Meta-ExternalAgent non eseguono JavaScript. Gemini lo fa perché usa l'infrastruttura di Googlebot, AppleBot perché è basato su browser. Nel mese osservato Googlebot ha effettuato 4,5 miliardi di richieste, GPTBot 569 milioni, ClaudeBot 370 milioni, PerplexityBot 24,4 milioni. Tutti i crawler AI rilevati operavano da data center statunitensi.

La conseguenza pratica è diretta. Un link interno generato lato client, da un componente React o da un menu che si costruisce dopo il caricamento, per Google esiste dopo il rendering; per ClaudeBot e GPTBot non esiste affatto. Su un sito headless con navigazione client-side, la mappa che questi crawler vedono può essere una frazione di quella reale. Gli stessi dati Vercel riportno che ChatGPT ha speso il 34,82% dei fetch su pagine 404 e Claude il 34,16%, segno di crawler che seguono collegamenti vecchi o incompleti.

Il controllo si fa in un minuto: disattiva JavaScript nel browser, apri una pagina interna e guarda quanti link restano. Quelli sono i link che i motori di risposta seguono. Il resto del quadro su come i modelli leggono un sito è in SEO e AI e nella guida al file llms.txt.

L'audit che si fa in mezz'ora

  1. Search Console, rapporto Link, sezione Link interni. Ordina per numero crescente: le pagine in fondo all'elenco sono le candidate orfane. È l'unico punto in cui Google ti dice cosa vede lui, non cosa vede il tuo crawler.
  2. Una scansione con Screaming Frog. Servono tre colonne: inlinks, crawl depth e anchor text. Le pagine oltre il terzo livello di profondità e quelle con un solo inlink sono la lista di lavoro.
  3. La query site:tuosito.it "parola chiave". Restituisce le pagine dove quella parola compare già: sono i punti naturali dove inserire il link, perché la frase esiste e non va inventata.
  4. Il controllo sui redirect. Ogni link interno che punta a un URL redirezionato va riscritto con la destinazione finale. Costa poco e toglie un passaggio al crawler.
  5. La regola sul nuovo. Ogni articolo pubblicato riceve almeno tre link da articoli esistenti prima di essere considerato chiuso. Su WordPress la lista dei candidati la dà la query del punto 3.

Chi ha un sito WordPress può saltare i tool e contare direttamente: gli href stanno nel campo post_content, e una query che cerca lo slug di ogni articolo dentro il contenuto degli altri restituisce la matrice completa dei link in entrata. È il metodo con cui abbiamo prodotto la tabella qui sopra, e ci vogliono pochi secondi anche su qualche centinaio di post. Se preferisci partire da un quadro più largo, il audit SEO completo mette i link interni accanto alle altre voci tecniche.

Gli errori che si ripetono

  • Il blocco "articoli correlati" al posto dei link nel testo. Se è generato dal tema, è identico per tutti gli articoli della categoria e non dice niente di specifico. I link che contano stanno dentro le frasi.
  • Lo stesso anchor ripetuto ovunque. Trenta pagine del nostro blog avevano questo problema prima che lo misurassimo, e la correzione è lenta perché va fatta un articolo alla volta.
  • Le catene di redirect. Il 62,7% dei siti nel campione Ahrefs linka internamente a URL che redirezionano. Succede dopo ogni cambio di slug non seguito da una passata sui contenuti vecchi.
  • Il nofollow usato per "scolpire" il PageRank. Google ha chiuso quella pratica nel 2009 cambiando il modo in cui il valore si distribuisce. Mettere nofollow su un link interno oggi toglie valore invece di spostarlo.
  • Il footer come discarica. Venti link a pagine secondarie in fondo a ogni pagina non aiutano nessuna delle venti.

Sul lato opposto, il linking interno è la parte della SEO tecnica che dipende solo da chi gestisce il sito: nessuna trattativa, nessun budget esterno, a differenza della link building. Sul cluster ledwall di Macropix, cliente che seguiamo dal 2018, la struttura a hub tra pagine di categoria e approfondimenti è una delle leve che ha portato "monitor pubblicitario" dalla posizione 88 alla 2 e lo share of voice al 25,55%, davanti ad Amazon.it: il caso completo è nell'articolo sulla SEO per l'industria manifatturiera.

Domande frequenti

Quanti link interni servono in un articolo?

Google dichiara che non esiste un numero ideale. Nello studio Zyppy su 23 milioni di link il traffico cresce fino a 40-44 link in entrata per pagina e poi cala, ma è un campione anglofono e correlazionale. Sulla prima pagina italiana per "link interni" il conteggio varia da 51 a 134 link per pagina, menu e footer compresi: la mediana è 78,5.

I link interni contano quanto i backlink?

No, ma sono l'unica parte del profilo di link che si controlla direttamente. Un backlink va ottenuto da qualcun altro, un link interno si aggiunge in dieci minuti e può essere riscritto quando cambia la strategia.

Cos'è una pagina orfana e come si trova?

È una pagina che non riceve nessun link interno, quindi il crawler la raggiunge solo dalla sitemap. Si trova nel rapporto Link di Search Console ordinando per numero crescente di link interni, oppure con una scansione di Screaming Frog filtrando le pagine con zero inlinks.

L'anchor text dei link interni influenza il posizionamento?

Google chiede un anchor descrittivo e specifico. Nello studio Zyppy le pagine con almeno un anchor uguale alla parola chiave di destinazione registravano almeno cinque volte più traffico, e la varietà di anchor diversi mostrava la correlazione più forte dell'intero dataset.

I link nel menu e nel footer contano per la SEO?

Vengono scansionati come gli altri, ma sono identici su tutte le pagine e non portano contesto. I link nel corpo del testo stanno dentro una frase che spiega cosa c'è dall'altra parte, ed è quella la differenza.

Ha senso mettere nofollow su un link interno?

Quasi mai. La tecnica di usare il nofollow per concentrare il valore su altre pagine non funziona dal 2009, quando Google ha cambiato il modo in cui il PageRank si distribuisce tra i link di una pagina.

I crawler di ChatGPT e Claude seguono i link interni?

Seguono quelli presenti nell'HTML. Secondo i dati pubblicati da Vercel, GPTBot, ClaudeBot e PerplexityBot non eseguono JavaScript: un link generato lato client per loro non esiste.

Una cosa che nel settore si dice poco: il linking interno non è un lavoro di pubblicazione, è un lavoro di rilettura. Ogni articolo nuovo è anche un'occasione per aggiungere un link a tre articoli vecchi, e quella mezz'ora vale più della mezz'ora spesa a limare il titolo. Se vuoi che qualcuno la faccia al posto tuo, è dentro il nostro servizio SEO; se preferisci vedere prima i risultati su siti veri, sono nei progetti.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.