Il disavow di Google è lo strumento di Search Console con cui chiedi a Google di non considerare alcuni link che puntano al tuo sito: carichi un file .txt con un URL o un dominio per riga. Google lo indica per un caso preciso, cioè quando hai molti link artificiali verso il sito e questi hanno causato, o probabilmente causeranno, l'azione manuale "Link non naturali che rimandano al tuo sito".
Il problema è che lo strumento viene usato quasi sempre nel caso sbagliato.
Gli errori che troviamo più spesso negli audit sono tre:
- un disavow caricato senza nessuna azione manuale, perché un tool ha colorato di rosso qualche centinaio di domini;
- un file con tutti i backlink esportati, compresi quelli che portavano valore;
- una richiesta di riconsiderazione inviata dopo il solo disavow, senza aver chiesto a nessuno di togliere un link.
In italiano, poi, una risposta quasi non c'è. Il 9 ottobre 2026 abbiamo cercato "link non naturali" su Google Italia da mobile con DataForSEO: tra i 9 risultati organici non c'è una sola pagina in italiano che spieghi l'avviso. Ci sono due post Instagram sugli integratori, quattro glossari in inglese, l'informativa cookie di un negozio di fibre naturali, un dizionario e un forum del 2015.
Il lavoro che facciamo sui progetti va nella direzione opposta ai link comprati. Macropix, produttore milanese di schermi LED, su "monitor pubblicitario" è passata dalla posizione 88 alla 2 in cinque anni, con una pagina per ogni linea di prodotto e una per ogni installazione importante. Sunscape, che sviluppa impianti fotovoltaici, ha portato le impression organiche da 329 a 5.809 al mese in sei mesi con un'architettura di pagine per regione.
E cosa c'entra con un avviso sui link?
Chi riceve quell'avviso, di solito, ha provato a comprimere quei cinque anni in qualche mese di link a pagamento. Il disavow serve a tornare in regola. Le posizioni costruite con quei link, invece, non tornano: lo scrive Google, e lo vediamo più sotto (i tempi veri di un progetto pulito li abbiamo raccolti nella guida su quanto tempo serve alla SEO).
Qui trovi:
- le due versioni dell'avviso e cosa chiede ciascuna;
- una tabella per decidere se il disavow ti serve, in tre situazioni;
- i numeri di un audit su 14.080 domini e quelli dell'ondata di link spam che sta arrivando su visilay.com;
- il formato del file, compresa la sintassi che Google non documenta;
- cosa mettere nella richiesta di riconsiderazione.
Partiamo.
Cosa dice l'avviso di link non naturali (le versioni sono due, e una non si risolve col disavow)
L'avviso di link non naturali è un'azione manuale: un revisore di Google ha trovato link costruiti per manipolare il ranking e lo ha segnalato nel report Azioni manuali di Search Console. Le norme antispam di Google chiamano questo comportamento spam di link, e tra gli esempi elencano link comprati o venduti, scambi eccessivi, guest post pagati con anchor text ottimizzato, link nascosti in widget e footer distribuiti su più siti.
Nel report Azioni manuali le voci sui link sono due. La differenza decide tutto il lavoro che viene dopo.
| Voce nel report | Cosa ha trovato Google | Cosa chiede di fare | Il disavow serve? |
|---|---|---|---|
| Link non naturali che rimandano al tuo sito | Schemi di link in entrata artificiali, comprati o scambiati | Scaricare i link, chiedere ai siti la rimozione o il nofollow, rifiutare solo quelli non rimovibili, poi chiedere la riconsiderazione | Sì, per i link che non riesci a far togliere |
| Link non naturali dal tuo sito | Link in uscita a pagamento o scambi eccessivi pubblicati sul tuo sito | Togliere i link o qualificarli con nofollow o sponsored, poi chiedere la riconsiderazione | No, il disavow lavora solo sui link in entrata |
La seconda voce colpisce chi vende spazio: blog, testate, portali che pubblicano articoli sponsorizzati senza qualificare i link. Per loro il file di disavow non serve a niente. Serve l'attributo giusto sul link, e come si scrive lo spieghiamo nella guida al nofollow.
Quanto è frequente un'azione manuale per link?
Google non pubblica il dato separato. L'ultimo numero ufficiale sulle azioni manuali è nel Webspam Report 2019: su oltre 90 milioni di messaggi inviati ai proprietari di siti, circa 4,3 milioni riguardavano azioni manuali. Nello stesso report Google scrive che oltre il 90% dello spam di link veniva già intercettato dai sistemi automatici. Sono dati mondiali, senza dettaglio per l'Italia.
L'azione manuale per link, quindi, è il residuo. Il grosso lo svaluta l'algoritmo in silenzio da quando, nel settembre 2016, Penguin è entrato nell'algoritmo principale. Se invece il sito è sparito del tutto dai risultati, l'azione può essere un'altra: i cinque blocchi possibili sono nella guida al sito bannato da Google.
Ti serve il disavow? Le tre situazioni (e in due la risposta è no)
Il disavow serve solo quando sono vere due condizioni insieme: molti link artificiali verso il sito e un'azione manuale arrivata o probabile. È il criterio della guida ufficiale allo strumento, che aggiunge che per la maggior parte dei siti non serve. La tabella lo applica ai tre casi che ci arrivano più spesso.
| Situazione | Cosa vedi in Search Console | Disavow | Cosa fare |
|---|---|---|---|
| Azione manuale "Link non naturali che rimandano al tuo sito" | Voce aperta nel report Azioni manuali | Sì, dopo aver chiesto la rimozione | Audit completo dei link, contatti ai siti, fascicolo per la riconsiderazione |
| Link comprati in passato, nessuna azione manuale, calo dopo uno spam update | Report Azioni manuali verde, calo in coincidenza con un aggiornamento | Facoltativo e mirato | Rifiutare solo i link di cui hai la prova d'acquisto, smettere di comprarne |
| Ondata di link spam che non hai creato tu | Report verde, centinaia di domini sconosciuti nei tool | No | Controllare Azioni manuali e Problemi di sicurezza, poi ignorare |
Il secondo caso è quello delicato. Google scrive che il disavow va usato per link che hanno causato o probabilmente causeranno un'azione manuale, e chi ha comprato link per anni rientra nella seconda metà della frase. Lì un disavow ha senso solo sui link che sai comprati: c'è una fattura, una mail, un contratto. Non su quelli colorati di rosso da un punteggio.
Se il calo coincide con una data precisa, confrontala prima con la cronologia degli aggiornamenti dell'algoritmo. Se il report Azioni manuali è verde e la causa non è lì, la diagnosi è un'altra e la trovi nella guida al calo di traffico del sito. Come si legge il report, e perché "penalizzazione" è la parola sbagliata nove volte su dieci, lo spieghiamo nella guida alle penalizzazioni di Google.
Come si fa l'audit dei link (Search Console te ne mostra solo un campione)
L'audit dei link è l'elenco dei backlink del sito, classificati uno per uno come naturali o costruiti. Google chiede di partire dal rapporto Link di Search Console, che però ha limiti scritti nella sua stessa documentazione: le tabelle si fermano a 1.000 righe, l'esportazione dei link più recenti a 100.000, e il rapporto è comunque un campione, non l'elenco completo.
Per un sito grande non basta. Si incrociano i dati di Search Console con almeno un indice esterno (Ahrefs, Semrush, Majestic o Moz), si tolgono i doppioni e si tengono solo i link ancora vivi. Quali strumenti usare e con quali limiti lo vediamo nella guida al controllo dei backlink, mentre su cosa leggere nel rapporto di Search Console c'è la guida a Google Search Console.
Quanto può essere grande il lavoro?
Nel 2022 abbiamo fatto l'audit dei backlink di un grande brand italiano, che qui resta anonimo perché i dati non sono pubblici. Dall'indice storico di Majestic abbiamo scaricato circa 5 milioni di backlink, troppi anche per Excel, che si ferma a poco più di un milione di righe. Dopo la prima pulizia è rimasto un dataset di circa 600.000 link da 14.080 domini.
| Categoria dei domini | Domini | Quota |
|---|---|---|
| Non più registrati (nessun DNS) | 8.001 | 56,8% |
| News e altri siti | 3.481 | 24,7% |
| Non raggiungibili al momento dell'analisi | 1.717 | 12,2% |
| Scraper e spam | 597 | 4,2% |
| Coupon e offerte | 174 | 1,2% |
| Directory | 82 | 0,6% |
| Brand, partner e siti aziendali | 17 | 0,1% |
| Giochi online | 11 | 0,1% |
Più della metà dei domini non esisteva più. Quei link non passano niente, né valore né rischio: metterli in un file di disavow è lavoro sprecato.
Per gli altri avevamo costruito un punteggio di rischio per dominio. Un punto per ogni segnale: più di 10 link dallo stesso dominio, oltre il 70% di link follow, anchor commerciali su un dominio spam, Trust Flow o Citation Flow sotto 10, rapporto tra i due sotto 0,8, server fuori dall'Italia. Cinque punti per i siti scraper o spam, due in meno per i domini senza DNS. Risultato: 794 domini ad alto rischio, il 5,6% del totale.
E qui va ammessa una cosa. Allora la nostra raccomandazione fu di rifiutare quei 794 domini, senza nessuna azione manuale aperta. Oggi, sullo stesso profilo, non la ripeteremmo: con il link spam update del dicembre 2022 Google ha dichiarato di usare SpamBrain per neutralizzare l'impatto dei link innaturali, e un disavow preventivo su un profilo sano toglie più di quanto protegga.
Il metodo resta utile quando l'azione manuale c'è, perché dice da dove partire: dai domini che mandano molti link, da quelli comparsi di recente, da quelli con anchor text commerciali. Come si legge la distribuzione degli anchor lo spieghiamo nella guida all'anchor text.
Hai un'azione manuale aperta sui link?
Hai appena visto che in un profilo da 14.080 domini quelli da toccare erano meno del 6%, e che più della metà non esisteva nemmeno. Rifiutare il resto vuol dire buttare link che lavorano. Guardiamo insieme il report Azioni manuali e il tuo profilo, prima di caricare qualsiasi file.
Prenota una consulenza strategicaPrima chiedi la rimozione, poi rifiuti (Google respinge chi fa solo il disavow)
Nella procedura di Google per l'azione manuale sui link in entrata, il disavow è il quarto passo, non il primo. Prima si scaricano i link, si individuano quelli che violano le norme, si scrive ai proprietari dei siti chiedendo di toglierli o di aggiungere nofollow. Il disavow arriva dopo, solo per i link che non si riesce a far rimuovere.
La frase da tenere a mente sta nella stessa pagina: escludere tutti i backlink senza tentare di rimuoverli "potrebbe causare il rifiuto della tua richiesta".
È così dal primo giorno. Quando ha lanciato lo strumento, il 16 ottobre 2012, Google raccomandava di togliere dal web più link possibile e di usare il disavow solo per quelli rimasti, aggiungendo che senza un avviso di link non naturali lo strumento in genere non è qualcosa di cui preoccuparsi.
E se il sito che ti linka non risponde?
Lo scrivi. Ogni tentativo va documentato, perché la richiesta di riconsiderazione è una prova, non una lettera di scuse. Su questo le guide americane sono molto più precise di quelle italiane: quella di Single Grain, per esempio, organizza il fascicolo in sette fogli, dai link buoni agli screenshot dei contatti. Noi lo riduciamo a una tabella sola.
| Colonna | Cosa contiene | Perché serve |
|---|---|---|
| URL di origine | La pagina che contiene il link | Google ragiona per URL e per dominio |
| Anchor text e attributo | Testo cliccabile, follow o nofollow | Mostra il pattern che hai trovato |
| Classificazione | Naturale, comprato, scambiato, directory, spam | Rende esplicito il criterio |
| Contatto | Indirizzo usato, data del primo e del secondo invio | Dimostra il tentativo di rimozione |
| Esito | Rimosso, nofollow aggiunto, nessuna risposta, rifiutato | Separa i link tolti da quelli da rifiutare |
| Azione finale | Nessuna, riga nel disavow per URL o con domain: | Collega il fascicolo al file |
Il foglio va condiviso in sola lettura (un Google Sheet va bene) e linkato nella richiesta.
Come si scrive il file di disavow (2 MB, 100.000 righe e una sintassi non documentata)
Il file di disavow è un file di testo con estensione .txt, codificato in UTF-8 o ASCII a 7 bit, con un URL o un dominio per riga. Questi sono i limiti indicati da Google:
| Regola | Valore |
|---|---|
| Una voce per riga | URL completo oppure domain:esempio.com |
| Commenti | Righe che iniziano con #, ignorate da Google |
| Dimensione massima | 2 MB |
| Righe massime | 100.000, comprese righe vuote e commenti |
| Lunghezza massima di un URL | 2.048 caratteri |
| Proprietà supportate | Solo prefisso URL, non le proprietà Dominio |
| File per proprietà | Uno: il nuovo sostituisce il precedente |
| Tempi di elaborazione | Alcune settimane |
Un esempio di file scritto bene, con il motivo accanto a ogni gruppo di righe (i domini sono di fantasia):
# Guest post pagati nel 2023, contattati due volte a settembre, nessuna risposta
domain:esempio-blog.net
# Directory: il gestore ha rifiutato la rimozione
https://www.directory-esempio.org/servizi/pagina-14.html
Tre dettagli fanno sbagliare. Ogni proprietà va gestita a parte: http e https sono due proprietà diverse. Il nuovo file sostituisce il vecchio: se carichi solo i domini nuovi, quelli rifiutati prima tornano a contare. E i link rifiutati restano visibili nel rapporto Link, quindi non è lì che controlli se il file ha funzionato.
Poi c'è la sintassi che nella documentazione non trovi. Come riporta Barry Schwartz su Search Engine Land il 9 marzo 2026, John Mueller ha confermato che scrivendo domain: seguito solo dall'estensione, per esempio domain:store, si rifiuta un intero dominio di primo livello. Ha anche spiegato che non la mettono nella guida perché è un martello troppo grosso, e che non si possono salvare i singoli siti buoni.
Abbiamo fatto il conto sui nostri dati. Il 9 ottobre 2026 l'indice backlink di DataForSEO conta per visilay.com 766 domini referenti, contro i 452 del 5 ottobre, quando abbiamo raccontato l'ondata nell'articolo sulla negative SEO.
| Misura | Valore al 9 ottobre 2026 |
|---|---|
| Domini referenti totali | 766 |
| Comparsi dal 1° agosto 2026 | 719 (94%) |
| Comparsi dal 6 ottobre 2026 | 268 |
| Su estensioni a basso costo (.store, .space, .online, .site, .shop, .website, .link, .info, .xyz) | 687 (90%) |
| Con "checker" nel nome a dominio | 386 (50%) |
| Domini .it | 10 |
| Righe di disavow con la sintassi per dominio | 687 |
| Righe di disavow con la sintassi per estensione | Al massimo 9 |
Nove righe al posto di 687. Sembra un affare. Ma con domain:shop rifiuteresti anche ogni negozio online vero che un giorno ti citerà, e con domain:info qualunque portale informativo. Noi non carichiamo né l'una né l'altra versione, per il motivo che trovi nell'ultima sezione.
La richiesta di riconsiderazione per i link (più lenta delle altre, e non restituisce le posizioni)
La richiesta di riconsiderazione si invia dal report Azioni manuali, con il pulsante Richiedi esame, quando la correzione è finita. Google indica tre requisiti: spiegare il problema con precisione, descrivere cosa hai fatto per risolverlo, documentare il risultato.
Per i link, in pratica:
- il problema: quali link, di che tipo, chi li ha creati e quando (se è stato un fornitore precedente, va detto);
- cosa hai fatto: quanti siti hai contattato, quante volte, con il link al fascicolo;
- il risultato: quanti link sono stati rimossi, quanti hanno ricevuto il nofollow, quanti sono finiti nel file di disavow e in che data l'hai caricato.
Sui tempi Google scrive che la maggior parte degli esami richiede da diversi giorni ad alcune settimane, e che per le richieste relative ai link potrebbe servire più tempo del solito. Arriva una mail alla ricezione e una alla conclusione. Una seconda richiesta mentre la prima è in coda non accelera niente.
E quando l'azione viene revocata, si torna dov'eri prima?
No. Nel post sul link spam update del 14 dicembre 2022 Google scrive che, quando i link spam vengono neutralizzati, il credito che passavano va perso. Si recupera la possibilità di posizionarsi, non il ranking costruito su quei link. Per questo un piano di rientro credibile parla di link building editoriale e di digital PR, non di "recupero delle posizioni".
Quando il disavow fa danni (e perché non lo usiamo contro l'ondata di spam)
Il disavow fa danni quando rifiuta link che lavoravano. Ahrefs riporta il caso di un utente che ha perso il 60% del traffico dopo aver rifiutato i link che un tool aveva segnalato come tossici, e un test sul proprio blog in cui il disavow ha abbassato il traffico, risalito dopo aver tolto il file. Sono casi americani, ma il meccanismo non dipende dal paese.
Il motivo è semplice: i punteggi di "tossicità" li calcolano i tool, non Google. Sui 766 domini che oggi linkano visilay.com, 687 stanno su estensioni a basso costo e 386 hanno "checker" nel nome. Su un sito che non ha mai comprato link non c'è niente da rifiutare: quei domini rientrano nel terzo caso della tabella, e lì Google dice di non fare niente.
Anche Microsoft ne ha tratto le conseguenze. Il 21 settembre 2023 Bing ha annunciato la rimozione dello strumento di disavow da Webmaster Tools a ottobre 2023, spiegando di aver investito nei sistemi di intelligenza artificiale che valutano i link. Google lo strumento lo tiene, ma la sua guida scrive che per la maggior parte dei siti non serve.
Se il dubbio è un altro, cioè quanto rischia un sito per come è stato costruito negli anni, il quadro è nella guida ai rischi SEO.
Domande frequenti sul disavow e sui link non naturali
No. Nella maggior parte dei casi non serve: Google indica lo strumento quando ci sono molti link artificiali verso il sito e un'azione manuale arrivata o probabile. L'eccezione ragionevole è un sito che ha comprato link in passato e ne ha la prova: lì si rifiutano quei link, e solo quelli.
Dipende: dal lavoro di pulizia, che su un profilo grande richiede settimane, e dall'esame di Google, che di solito dura da diversi giorni ad alcune settimane e per le richieste sui link può durare di più. Il file di disavow, a sua volta, richiede alcune settimane per essere elaborato.
No. Rimette il sito in regola, ma Google scrive che il credito passato dai link innaturali neutralizzati va perso. Le posizioni si ricostruiscono con contenuti e link editoriali.
Dipende: se il dominio esiste solo per vendere o generare link si usa domain: seguito dal dominio; se è un sito normale con un solo link comprato, per esempio un articolo sponsorizzato su una testata, si rifiuta l'URL della pagina. La sintassi per estensione, come domain:store, Google non la documenta e taglia anche i siti buoni.
No. Riguarda i link in uscita pubblicati sul tuo sito: vanno tolti o qualificati con l'attributo nofollow o sponsored, poi si invia la richiesta di riconsiderazione dal report Azioni manuali.
No. Bing ha rimosso il suo strumento di disavow da Webmaster Tools nell'ottobre 2023 e valuta i link con sistemi automatici. Il file caricato in Search Console vale solo per Google.
In breve (e la cosa che quasi nessuno fa con il file)
Il disavow serve per un'azione manuale sui link in entrata.
L'avviso sui link in uscita si risolve con nofollow e sponsored, non con il file.
Prima la richiesta di rimozione, poi il rifiuto.
Più della metà dei domini di un vecchio profilo può non esistere più.
Le posizioni costruite con i link comprati non tornano.
Una cosa che nel settore si dice poco: il file di disavow sopravvive a chi l'ha scritto. Resta caricato per anni, e il consulente che arriva dopo non sa perché una certa riga è lì. Per questo ogni gruppo di righe dovrebbe avere un commento con data e motivo, e il file andrebbe riaperto a ogni cambio di fornitore. Lo strumento ha un pulsante per annullare tutti i rifiuti, ma nessuno lo preme se non sa cosa c'è dentro. Se vuoi che lo leggiamo insieme, è il tipo di controllo che facciamo nel nostro servizio SEO.
Alla prossima!