Un sito bannato da Google è un sito che uno dei sistemi di Google ha escluso o bloccato: dai risultati di ricerca, dal browser, dalla pubblicità, da Shopping o da Maps. «Ban» però non è una parola che Google usa. Dietro ci sono almeno cinque provvedimenti diversi, e ognuno si legge in un posto diverso, si contesta con un modulo diverso e ha scadenze sue, che vanno da 60 minuti a 6 mesi.
Il primo lavoro quindi non è il ricorso. È capire quale dei cinque hai davanti. Una richiesta di riconsiderazione inviata da Search Console per un account Google Ads sospeso arriva all'ufficio sbagliato, e nessuno la leggerà mai.
Cinque blocchi che in italiano si chiamano tutti ban
La tabella mette in fila quello che la documentazione ufficiale di Google dice per ciascuno. Nessuna delle guide italiane in prima pagina li mette uno accanto all'altro, ed è il confronto che serve prima di toccare qualsiasi cosa.
| Blocco | Dove lo vedi | Come si contesta | Tempi e limiti dichiarati da Google |
|---|---|---|---|
| Azione manuale sulla Ricerca | Search Console, Sicurezza e azioni manuali, report Azioni manuali | Richiesta di riconsiderazione dal report, dopo aver corretto tutte le pagine coinvolte | Da diversi giorni ad alcune settimane, di più per le azioni sui link |
| Problema di sicurezza (Safe Browsing) | Avviso a tutta pagina in Chrome, etichetta nei risultati, report Problemi di sicurezza | Richiedi esame dal report Problemi di sicurezza | Phishing circa un giorno, malware alcuni giorni, spam da hacking fino a diverse settimane; 30 giorni di stop per i recidivi |
| Account Google Ads sospeso | Notifica nell'account, che passa in sola lettura | Ricorso dall'account sospeso, a volte dopo la verifica dell'inserzionista | Almeno 6 mesi dalla sospensione per presentarlo; niente ricorso dopo 3 verifiche d'identità fallite |
| Account Merchant Center sospeso | Avviso con un periodo di 7 o 28 giorni, poi sospensione | Richiesta di revisione, oppure dichiarazione di disaccordo | Fino a 7 giorni lavorativi; una sola possibilità di disaccordo, poi periodi di attesa che crescono |
| Profilo dell'attività sospeso | Profilo invisibile al pubblico e non più gestibile | Ricorso dallo strumento dedicato, con prove facoltative | Le prove vanno inviate entro 60 minuti dall'apertura del modulo; foglio di lavoro oltre i 10 profili |
Solo il primo è un ban nel senso classico, quello in cui il sito sparisce dai risultati. Gli altri quattro lasciano le pagine nell'indice e bloccano il sito da un'altra parte: chi clicca trova uno schermo rosso, gli annunci si fermano, i prodotti escono da Shopping, la scheda esce da Maps. Per un ecommerce che vende soprattutto con le campagne Shopping, il quarto pesa più del primo.
Il controllo in cinque minuti per capire quale hai
L'ordine conta, perché il problema di sicurezza può trascinarsi dietro gli altri (lo vediamo più avanti con Google Ads). Conviene partire da lì.
- Apri il sito da Chrome in una finestra in incognito. Un avviso rosso a tutta pagina vuol dire problema di sicurezza. Lo stato del dominio si controlla anche dal Transparency Report di Google, senza accedere a niente.
- In Search Console apri la sezione Sicurezza e azioni manuali. I due report, Azioni manuali e Problemi di sicurezza, stanno uno sotto l'altro.
- Cerca site: seguito dal dominio. Zero risultati per un sito che prima ne aveva significa che le pagine non sono più nell'indice.
- Apri l'account Google Ads e la pagina dei problemi dell'account in Merchant Center: le sospensioni compaiono lì e arrivano via email all'indirizzo dell'account.
- Cerca il nome dell'attività su Google Maps da un account che non gestisce il profilo. Se lo trovi solo da loggato, il pubblico non lo vede.
Se i cinque controlli sono puliti, non è un ban. Le cause più comuni in quel caso sono banali: un noindex rimasto dalla versione di staging, un Disallow nel robots.txt, oppure una richiesta fatta con lo strumento Rimozioni di Search Console, che nasconde gli URL per circa 6 mesi e che qualcuno ha usato senza dirlo. La diagnosi completa per questi casi è nella guida su perché il sito non compare su Google, e quella per i cali senza sparizione nell'articolo sul calo di traffico del sito.
Il ban dalla Ricerca: quando l'azione manuale riguarda tutto il sito
Il report Azioni manuali elenca oggi 16 tipi di azione, dallo spam generato dagli utenti ai dati strutturati ingannevoli. Google scrive che con un'azione manuale il sito «non verrà mostrato nei risultati di ricerca di Google, in tutto o in parte». Il caso «in tutto» corrisponde di solito alla voce Gravi problemi di spam, che la stessa pagina descrive come abuso di contenuti su larga scala, cloaking o altre violazioni gravi o ripetute.
Come si scrive la richiesta di riconsiderazione, e perché una correzione parziale non porta a nessun reintegro, lo trovi nella guida alle penalizzazioni di Google. Qui aggiungo il punto su cui si inciampa quando il ban è sul sito intero: la richiesta deve descrivere il sito com'è adesso, pagina per pagina dove serve. Se il dominio è stato comprato usato e l'azione era già lì, va detto e documentato con le date. Se l'azione riguarda i link, il percorso è quello che descriviamo per l'avviso di link innaturali. Se pensi che i link siano stati puntati contro di te da qualcun altro, leggi prima i dati che abbiamo raccolto sugli attacchi di negative SEO: quasi mai producono un'azione manuale.
Quando il problema sono centinaia di pagine generate in serie, la richiesta è l'ultimo passo di un lavoro editoriale lungo, e nei nostri progetti SEO è l'unica parte che si fa in un pomeriggio.
Lo schermo rosso: Safe Browsing e il sito compromesso
Google Safe Browsing è il sistema che mostra gli avvisi sui siti pericolosi in Chrome, nella Ricerca, in Gmail e su Android. Google dichiara che protegge oltre cinque miliardi di dispositivi al giorno. Un sito segnalato può restare indicizzato, ma chi ci arriva da un risultato o da un link in una mail si trova davanti l'avviso, e per entrare deve scegliere di ignorarlo.
È l'unico dei cinque blocchi che di solito non dipende da una scelta del proprietario: nasce da una compromissione. Il Rapporto Clusit 2026 conta 507 incidenti cyber gravi in Italia nel 2025, il 9,6% di quelli rilevati nel mondo, con un aumento del 42% sul 2024. Phishing e ingegneria sociale sono la causa del 12,4% degli incidenti italiani, in crescita del 66%; il malware è sceso al 23%. Sono incidenti gravi contro organizzazioni, non segnalazioni di siti, ma descrivono bene da dove si entra.
I tempi di revisione dopo la pulizia sono scritti in una pagina di Google su web.dev, ferma al 2015 ma mai sostituita: circa un giorno per il phishing, alcuni giorni per il malware, fino a diverse settimane per i siti compromessi con spam. Il report Problemi di sicurezza aggiunge due condizioni: vanno risolti tutti i problemi su tutte le pagine, e una richiesta inviata prima di aver finito può allungare i tempi e far trattare il sito come recidivo.
La recidiva ha una regola precisa. Un sito che passa più volte in poco tempo da conforme a non conforme diventa un Repeat Offender, e per 30 giorni non può chiedere nessuna revisione da Search Console. Per questo conviene chiudere l'accesso usato dall'attaccante prima di ripulire le pagine, nell'ordine descritto nella guida alla sicurezza del sito web: ripulire senza chiudere la porta è il modo più rapido per finire nei 30 giorni.
Account Google Ads sospeso: il ban che può arrivare senza avviso
Nel Ads Safety Report 2025, pubblicato il 16 aprile 2026, Google dichiara 24,9 milioni di account pubblicitari sospesi nel mondo e oltre 8,3 miliardi di annunci bloccati o rimossi; 4 milioni di quegli account erano legati a truffe. Nello stesso report c'è il dato più utile per chi è dall'altra parte: Google scrive di aver ridotto dell'80% le sospensioni errate. Vuol dire che le sospensioni sbagliate esistono, abbastanza da misurarle.
Le strade verso la sospensione sono due. La prima è il sistema degli avvertimenti: un avviso via email, poi un primo avvertimento con l'account sospeso per 3 giorni, un secondo con 7 giorni di sospensione, e se la stessa norma viene violata entro 90 giorni dal secondo, la sospensione per violazione ripetuta. La seconda è immediata e riguarda le violazioni gravi: elusione dei sistemi, pratiche ingannevoli coordinate, contraffazione, malware e poche altre.
Il malware in quell'elenco è il punto in cui i ban si contagiano. Un sito compromesso che finisce in Safe Browsing può portarsi dietro la sospensione dell'account Ads che lo usa come destinazione, senza nessun avvertimento intermedio. Chi gestisce le campagne di un cliente dovrebbe saperlo prima di accorgersene dalla spesa a zero.
Durante la sospensione l'account è in sola lettura. Google avverte che possono essere sospesi anche gli account collegati e quelli nuovi che l'inserzionista prova ad aprire, quindi ricominciare da un altro account non funziona. Il ricorso si presenta dall'account stesso: c'è tempo almeno 6 mesi, ma se Google chiede la verifica dell'identità e non riesce a completarla dopo 3 tentativi, il ricorso non è più ammesso. Troppi ricorsi sulla stessa sospensione possono anche non essere elaborati. Su come leggere i numeri delle campagne prima e dopo, abbiamo raccolto le statistiche di Google Ads verificate; per un account bloccato da gestire, la pagina è quella della gestione Google Ads.
Merchant Center: c'è una sola carta da giocare
Merchant Center di solito avvisa prima di sospendere. La documentazione sulle revisioni parla di un periodo di avviso di 7 o 28 giorni, durante il quale si può chiedere una revisione di cortesia dell'account. Poi arriva la sospensione e i prodotti escono dagli annunci Shopping e dalle schede gratuite.
Le opzioni per contestare sono due, e la scelta va fatta a freddo. «Ho risolto il problema» chiede una revisione dopo la correzione. «Non sono d'accordo» sostiene che il problema non c'è, e Google avverte che potresti avere una sola possibilità di usarla. Dopo, entra in vigore un periodo di attesa che può allungarsi a ogni revisione con esito negativo. La revisione richiede fino a 7 giorni lavorativi; i prodotti approvati tornano idonei entro 24 ore.
La regola pratica che ne viene: il disaccordo si usa solo quando si è certi che la segnalazione sia sbagliata, e dopo aver controllato che pagina prodotto, prezzi, spese di spedizione e politica di reso dicano le stesse cose del feed. Per un ecommerce il resto del lavoro è nella guida a Google Ads per ecommerce.
Profilo dell'attività sospeso su Maps
Nel 2025, secondo il blog di Google Maps, sono stati rimossi oltre 13 milioni di profili dell'attività falsi, bloccate o rimosse più di 292 milioni di recensioni che violavano le norme e messe restrizioni su più di 782.000 account. Sono dati globali, senza dettaglio per l'Italia. Dentro quei numeri finiscono anche attività vere, spesso per un motivo strutturale: nella SERP italiana di questa ricerca compare il video di un'agenzia su una titolare che aveva aperto un profilo diverso per ogni quartiere della città.
Google distingue il profilo sospeso, che il pubblico non vede e che il proprietario non può modificare, dall'account limitato, in cui tutti i profili gestiti vengono sospesi e non se ne possono creare di nuovi. Il ricorso parte dallo strumento dedicato. Le prove sono facoltative, ma sono l'unico modo per dimostrare che l'attività esiste dove dice: registrazione ufficiale dell'attività, licenza, certificati fiscali, bollette. In Italia il documento che corrisponde alla registrazione è di solito la visura camerale. Nome e indirizzo devono coincidere con quelli del profilo.
Il dettaglio da sapere prima di cliccare: una volta aperto il modulo delle prove, vanno caricate entro 60 minuti, altrimenti non vengono allegate. Conviene avere i PDF pronti prima. Oltre i 10 profili serve un foglio di lavoro con gli ID, e se il ricorso viene respinto si può chiedere un'ulteriore revisione. Su come si lavora la presenza locale una volta tornati visibili ci sono la guida alla local SEO e i dati sulle recensioni Google in 24 schede del local pack.
Tre errori che allungano i tempi
- Inviare la richiesta prima di aver finito. Per i problemi di sicurezza può valere la qualifica di recidivo e 30 giorni di blocco; in Merchant Center brucia l'unica possibilità di disaccordo.
- Aprire un account nuovo. In Google Ads gli account creati dopo una sospensione possono essere sospesi a loro volta, e il tentativo non risolve niente.
- Mandare ricorsi a ripetizione. Google Ads scrive che può decidere di non elaborarli; negli altri sistemi una richiesta in più mentre la prima è in coda non accelera niente.
Un'ultima cosa, che nel settore si dice poco. Il ricorso non lo vince chi scrive meglio, lo vince chi ha i documenti pronti: la visura, le fatture del dominio, le copie del sito prima e dopo, il registro di chi ha avuto accesso e quando. Quel fascicolo si prepara in un'ora quando va tutto bene e in una settimana quando il profilo è già sparito. Con le sospensioni errate che Google stessa ammette di dover ridurre, conviene tenerlo aggiornato anche se il ban non arriverà mai.
Domande frequenti sul sito bannato da Google
Con cinque controlli: apri il sito in Chrome per vedere se compare un avviso di sicurezza, apri i report Azioni manuali e Problemi di sicurezza in Search Console, cerca site: seguito dal dominio, controlla gli account Google Ads e Merchant Center e cerca l'attività su Google Maps da un account che non gestisce il profilo. Se sono tutti puliti, il sito non è bannato e la causa va cercata altrove.
Dipende dal tipo di ban. Per le azioni manuali Google indica da diversi giorni ad alcune settimane; per i problemi di sicurezza circa un giorno per il phishing e fino a diverse settimane per lo spam da hacking; per Merchant Center fino a 7 giorni lavorativi. Google Ads e Google Business Profile non pubblicano tempi di risposta.
No. Google scrive che possono essere sospesi anche i nuovi account che l'inserzionista tenta di creare, oltre a quelli collegati all'account sospeso. La strada è il ricorso dall'account originale, che si può presentare per almeno 6 mesi dalla sospensione.
No. La sospensione ferma gli annunci ma non tocca i risultati organici, che sono un sistema separato. Il legame esiste nell'altra direzione: un sito con malware può causare la sospensione immediata dell'account Ads che lo usa come destinazione.
Non per aprire la procedura: ricorsi e richieste di riconsiderazione sono gratuiti e li invia il proprietario dell'account. Serve competenza per la parte che viene prima, cioè correggere tutto quello che ha causato il blocco e documentarlo, perché le correzioni parziali non portano a nessun reintegro.