Una penalizzazione Google è un'azione manuale: un revisore umano ha esaminato una parte di un sito, ha stabilito che viola le norme antispam e ne ha abbassato il ranking o l'ha esclusa dai risultati di ricerca.
Si verifica in un posto solo: il report Azioni manuali di Google Search Console. Se lì compare il segno di spunta verde, il calo che stai guardando ha un'altra causa, e la richiesta di riconsiderazione che stai per scrivere non verrà letta da nessuno.
Il controllo che viene prima di tutti gli altri
In Search Console il percorso è Sicurezza e azioni manuali, poi Azioni manuali. In cima al report c'è il numero di azioni aperte sul sito. Se non ce ne sono, Google mostra un messaggio e una spunta verde.
Se invece un'azione c'è, espandendo la descrizione si legge il pattern delle pagine colpite. Può essere una directory, per esempio https://example.com/real-estate/*, oppure la dicitura «Riguarda tutte le pagine», che significa sito intero. Non tutte le pagine che corrispondono al pattern sono necessariamente coinvolte, ma il perimetro è quello.
Il secondo controllo, quello che serve a capire se il sito è stato rimosso dall'indice, è la ricerca con l'operatore site: sul dominio. Zero risultati per un sito che prima ne aveva è un'informazione seria. Un calo di traffico senza nessuna di queste due evidenze va trattato come un calo di traffico, con la diagnosi che si fa in quei casi.
Azione manuale e calo algoritmico non si risolvono allo stesso modo
| Azione manuale | Calo dopo un aggiornamento | |
|---|---|---|
| Chi decide | Un revisore del team antispam di Google | I sistemi di ranking, senza intervento umano |
| Notifica | Sì, nel report Azioni manuali e nel Centro messaggi | No, nessuna comunicazione individuale |
| Causa | Violazione accertata delle norme antispam | Rivalutazione della qualità rispetto ai concorrenti |
| Perimetro | Dichiarato nel report: directory, sezione o sito intero | Si ricostruisce solo segmentando query e pagine |
| Come si esce | Correzione completa e richiesta di riconsiderazione | Lavoro sui contenuti, nessuna procedura da attivare |
| Tempi di esito | Da diversi giorni a diverse settimane dopo la richiesta | Legati alla rielaborazione dei sistemi, nessuna garanzia |
Nella sua documentazione Google la parola penalizzazione non la usa. Usa azione manuale per l'intervento umano, e per tutto il resto parla di sistemi automatici e di aggiornamenti del ranking. Non è una sfumatura lessicale: un core update non si risolve, perché non c'è niente da risolvere. Il sito non ha infranto una regola, è stato valutato meno di prima rispetto a chi gli sta intorno.
Cosa fa scattare un'azione manuale
L'elenco di riferimento sono le norme relative allo spam, aggiornate l'ultima volta il 28 agosto 2026. Le voci storiche le conosci: keyword stuffing, cloaking, testo e link nascosti, reindirizzamenti ingannevoli, contenuti scarni, affiliazione senza valore aggiunto, spam generato dagli utenti, sito compromesso, e lo spam di link sia in entrata sia in uscita.
Il 5 marzo 2024 Google ne ha aggiunte tre, ed è la parte che quasi nessuna guida italiana ha aggiornato: abuso di domini scaduti, abuso di contenuti su larga scala, abuso della reputazione del sito. Per quest'ultima Google ha dato due mesi di preavviso, con entrata in vigore il 5 maggio 2024.
La norma sui contenuti su larga scala è quella che tocca più siti di quanti se ne rendano conto. Non guarda come il contenuto è stato prodotto: guarda quante pagine senza valore esistono. Google lo scrive esplicitamente, la regola vale «indipendentemente dal fatto che i contenuti siano prodotti tramite automazione, persone o una combinazione dei due». Chi genera trecento pagine di varianti geografiche con un modello linguistico e chi le fa scrivere a cottimo finisce nella stessa casella, e la questione non è lo strumento ma il risultato: su questo abbiamo scritto una pagina a parte sui contenuti generati dall'AI.
Le azioni manuali restano comunque il residuo. I sistemi automatici di Google individuano 40 miliardi di pagine di spam al giorno, secondo la pagina How Search Works. Il team umano interviene su quello che gli algoritmi non chiudono da soli.
Dal 30 agosto 2026 in Italia la reputazione del sito funziona in modo diverso
Il 28 agosto 2026 il team per la qualità della Ricerca ha pubblicato un aggiornamento della norma sulla reputazione del sito, scritto dopo un confronto con la Commissione europea. Dal 30 agosto un'azione manuale applicata sotto quella norma ha effetti diversi a seconda di dove si trova chi cerca.
| Fuori dallo Spazio economico europeo | Dentro il SEE, quindi in Italia | |
|---|---|---|
| Effetto dell'azione manuale | Si applica direttamente alla parte di sito coinvolta | Non si applica |
| Trattamento della sezione | Il resto del sito resta fuori dall'intervento | Può essere separata dal dominio principale e posizionarsi per conto suo |
| Azioni già in corso | Restano | Google le ha revocate |
| Notifica in Search Console | Sì | Sì |
| Strumenti di contestazione | Richiesta di riconsiderazione | Riconsiderazione con risposta in tempi brevi e motivazioni più estese, più mediazione gratuita |
La mediazione passa dal Google Search Mediation Scheme, gestito dal CEDR di Londra e gratuito per le aziende del SEE. È uno strumento che tre anni fa non esisteva e che in Italia nessuno cita.
Per un editore italiano il cambiamento è concreto. La sezione coupon, o quella di comparazione prodotti affidata a un partner, non sparisce più dai risultati italiani per effetto di un'azione manuale. Viene trattata come un blocco a sé, che nel tempo si posiziona sui propri meriti invece che su quelli della testata. Google precisa anche che il fatto di essere stati separati non viene usato come segnale di ranking, e che una pagina già colpita in passato nel SEE non resta svantaggiata.
Nello stesso post Google scrive di restare preoccupata che un'applicazione troppo estesa del Digital Markets Act le impedisca di contrastare minacce reali all'integrità dei risultati. La norma resta in vigore, cambia solo cosa succede quando scatta.
La richiesta di riconsiderazione e i tre punti che deve contenere
Si invia dal report Azioni manuali, con il pulsante Richiedi esame, e solo dopo aver corretto. Google indica tre requisiti perché la richiesta sia valida: spiegare con precisione il problema di qualità, descrivere la procedura eseguita per risolverlo, documentare il risultato delle contromisure adottate. Una richiesta che promette di fare meglio in futuro senza dire cosa è stato fatto non soddisfa nessuno dei tre.
Tre dettagli che fanno fallire le richieste anche quando il lavoro è stato fatto bene.
- Correggere una parte delle pagine colpite non porta a un reintegro parziale. O sono a posto tutte, o l'azione resta.
- Le pagine coinvolte devono essere raggiungibili da Google durante l'esame: niente login, paywall, blocco da robots.txt o noindex. Si verifica con lo strumento Controllo URL.
- Se sul sito ci sono più azioni manuali aperte vanno risolte tutte, altrimenti la situazione non cambia.
Sui tempi Google dice che la maggior parte degli esami richiede da diversi giorni ad alcune settimane, e che per le richieste legate ai link può volerci di più. Arriva prima una mail di conferma di ricezione, che non è un esito. Inviare una seconda richiesta mentre la prima è in coda non accelera niente.
Il caso in cui sistemare le cose non riporta indietro niente
C'è una riga nella documentazione sugli aggiornamenti antispam che vale la pena leggere prima di firmare un preventivo di recovery. Quando i sistemi di Google rimuovono l'effetto dei link di spam, il vantaggio di ranking che quei link avevano generato è perso: Google scrive che «non può essere recuperato». Togliere i link o disconoscerli rimette il sito in regola, non restituisce le posizioni, perché quelle posizioni erano costruite su qualcosa che adesso non conta più.
Anche dove il recupero è possibile, la stessa pagina avverte che le modifiche aiutano se i sistemi automatici rilevano la conformità «per un periodo di mesi». Non settimane. È il motivo per cui un piano di rientro credibile parte dalla correzione e non dalla data di ritorno, e perché nei nostri progetti SEO la prima cosa che guardiamo su un sito che ha perso traffico è il report Azioni manuali, non il grafico.
Un'ultima cosa, che nel mercato italiano si dice poco. La parola penalizzazione vende: esistono servizi di depenalizzazione proposti a siti che non hanno nessuna azione manuale aperta. Il controllo che li smentisce sta in Search Console e richiede meno di un minuto. Prima di comprare un recovery, chiedi a chi te lo propone di mostrarti quel report. Se è verde, quello che stai comprando è un lavoro di qualità sui contenuti: legittimo, spesso utile, ma si chiama in un altro modo e si misura con altri numeri.
Domande frequenti sulle penalizzazioni di Google
No. Un core update cambia il modo in cui Google valuta la qualità relativa dei risultati e non implica nessuna violazione delle norme. Non arriva nessuna notifica in Search Console e non c'è nessuna richiesta di riconsiderazione da inviare.
Google non pubblica una durata. Nella documentazione ufficiale l'azione resta finché il problema non viene corretto su tutte le pagine coinvolte e la richiesta di riconsiderazione non viene accolta.
No, e non porta a niente. La riconsiderazione esiste solo per le azioni manuali e per i problemi di sicurezza segnalati in Search Console. Se il report è verde, il calo di traffico ha un'altra causa e va diagnosticato come tale.
Solo per le azioni manuali: la segnalazione arriva nel report Azioni manuali e nel Centro messaggi di Search Console. I declassamenti decisi dai sistemi automatici non vengono comunicati al proprietario del sito.
Cercando site: seguito dal dominio. Zero risultati per un sito che prima ne aveva significa che le pagine non sono più nell'indice. Il report Azioni manuali dice poi se di mezzo c'è un intervento umano.