Una sitemap è un file in cui elenchi gli URL del tuo sito che vuoi far trovare ai motori di ricerca, con poche informazioni su ciascuno, per esempio la data dell'ultima modifica. Google la legge per scoprire pagine che i suoi crawler potrebbero non raggiungere seguendo i link.
La cosa da verificare prima di installare qualsiasi plugin è se ti serve. Se il sito conta meno di 500 pagine utili e ognuna è raggiungibile partendo dalla home, la documentazione di Google Search Central dice che potresti non averne bisogno. Sopra quella soglia, su un sito nuovo che nessuno linka, o su un catalogo con molte immagini e video, la sitemap è il canale più diretto per dichiarare che quegli URL esistono.
Cosa contiene una sitemap, e cosa i motori ne usano davvero
Nel formato XML l'unico elemento obbligatorio per ogni voce è <loc>, l'URL assoluto della pagina. Tutto il resto è opzionale, ed è lì che si concentra l'informazione vecchia che circola in italiano. Il 18 settembre 2026 ho letto le sei pagine editoriali che si posizionano in prima pagina su Google.it per «sitemap»: tre presentano ancora <changefreq> o <priority> come segnali che Googlebot legge.
Nella pagina su come creare e inviare una sitemap la posizione è di una riga: «Google ignora i valori <priority> e <changefreq>». La spiegazione arriva da un post di Gary Illyes del 26 giugno 2023 sul blog di Search Central: changefreq si sovrappone concettualmente a lastmod, mentre priority è «un campo molto soggettivo» che negli studi interni di Google non rifletteva la priorità reale delle pagine.
| Elemento | Cosa prevede il protocollo | Bing | |
|---|---|---|---|
<loc> | URL assoluto della pagina, meno di 2.048 caratteri | Obbligatorio | Obbligatorio |
<lastmod> | Data dell'ultima modifica della pagina, formato W3C Datetime | Usato per pianificare le nuove scansioni degli URL già noti, se le date sono attendibili | Usato per decidere se ricontrollare un URL o saltarlo, in formato ISO 8601 |
<changefreq> | Frequenza di aggiornamento, dichiarata «un suggerimento e non un comando» | Ignorato | Ignorato |
<priority> | Importanza relativa da 0,0 a 1,0, valore predefinito 0,5 | Ignorato | Ignorato |
Su lastmod Illyes è esplicito sulle conseguenze di sbagliarlo: «se la vostra pagina è cambiata 7 anni fa, ma ci viene detto nell'elemento lastmod che è cambiata ieri, non crederemo più alla vostra indicazione della data dell'ultima modifica delle pagine». Per ultima modifica Google intende quella significativa: un testo cambiato nella barra laterale o nel piè di pagina non richiede di aggiornare il valore, un testo principale riscritto o dei dati strutturati modificati sì. È anche ammesso omettere lastmod sulle pagine per cui non hai una data affidabile.
Quando una sitemap serve e quando non cambia niente
I criteri pubblicati da Google sono quattro per parte. Ti serve se il sito è grande e non riesci a garantire che ogni pagina abbia un link da un'altra pagina, se è nuovo e nessun sito esterno lo linka, se contiene molti video e immagini o compare in Google News. Potresti non averne bisogno se conta circa 500 pagine al massimo, contando solo quelle che vuoi nei risultati di ricerca, se i link interni raggiungono tutto partendo dalla home, e se i file multimediali da mostrare in SERP sono pochi.
Quello che la sitemap non fa è scritto nella stessa documentazione: «inviare una Sitemap è solo un suggerimento: non garantisce che Google la scaricherà o utilizzerà la Sitemap per eseguire la scansione degli URL sul sito». Se una pagina non viene indicizzata perché è quasi identica a un'altra, o perché non ha abbastanza contenuto proprio, elencarla in un file XML non sposta niente. La sitemap risolve un problema di scoperta, non di valutazione, e il resto dei controlli di accesso sta nella SEO tecnica.
I limiti del file, e come si spezza una sitemap grande
I numeri del protocollo sono gli stessi dal 2005 e valgono per tutti i formati. Oltre quella soglia la sitemap si divide in più file e si aggiunge un file indice, che è una sitemap di sitemap.
| Limite | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| URL per singolo file sitemap | 50.000 | Google, sitemaps.org |
| Dimensione del file non compresso | 50 MB (52.428.800 byte) | sitemaps.org |
| Compressione | gzip ammessa, il file decompresso resta sotto i 50 MB | sitemaps.org |
Lunghezza dell'URL in <loc> | meno di 2.048 caratteri | sitemaps.org |
| Sitemap elencate in un file indice | 50.000 | sitemaps.org, Bing |
| File indice per sito inviabili da Search Console | 500 | |
| URL coperti da un solo file indice | fino a 2,5 miliardi | Bing, luglio 2025 |
Due vincoli sulla posizione del file sfuggono quasi sempre. Il primo: una sitemap riguarda solo i discendenti della cartella in cui è pubblicata, quindi una sitemap in /blog/ non può dichiarare URL che stanno fuori da /blog/, a meno che non la invii da Search Console. Per questo la root del sito è la posizione consigliata. Il secondo: le sitemap elencate in un file indice devono stare sullo stesso sito e nella stessa cartella dell'indice o più in basso.
Sui formati, Google accetta XML, feed RSS 2.0 e Atom 1.0, e un file di testo con un URL per riga, e scrive di non avere una preferenza. La scelta comunque non è neutra: il feed contiene solo gli URL recenti, il file di testo non può portare nessun dato oltre agli URL, e Bing dichiara che l'XML resta il suo formato preferito perché è l'unico che trasporta lastmod.
Come si segnala una sitemap, ora che il ping non esiste più
Restano due canali. Il primo è una riga nel file robots.txt, nella forma Sitemap: https://www.esempio.it/sitemap.xml. La direttiva è indipendente dalla riga user-agent, quindi la posizione nel file non conta, non c'è un limite al numero di righe che puoi aggiungere, e se hai un file indice basta dichiarare quello. Il secondo è Google Search Console, che in cambio ti dà il rapporto Sitemap con gli URL rilevati.
Il terzo canale, la richiesta HTTP all'endpoint di ping, non c'è più. Google lo ha annunciato il 26 giugno 2023 e da allora quelle chiamate restituiscono un 404. Bing aveva rimosso l'invio anonimo delle sitemap già nel maggio 2022. Se trovi una guida che consiglia ancora di «pingare» la sitemap dopo ogni pubblicazione, è ferma a prima di quella data, e vale la pena controllare cos'altro racconta.
IndexNow copre il caso opposto e non sostituisce la sitemap. Serve a notificare URL nuovi, modificati o cancellati, con un massimo di 10.000 URL per richiesta, e la sua stessa documentazione dice di usare le sitemap per dare ai motori l'inventario completo del sito. È supportato da Bing e da altri motori che condividono il protocollo.
Le quattro cose che rendono una sitemap inutile
Una sitemap sbagliata non fa danni diretti al posizionamento, ma spreca l'unico vantaggio che avrebbe, cioè dire al crawler qualcosa che non sapeva. Gli errori che vediamo più spesso sui siti aziendali italiani sono questi.
- URL in noindex. Dichiarare una pagina come importante e allo stesso tempo chiedere di non indicizzarla è una contraddizione che il crawler risolve dando retta al meta robots noindex. La visita, però, l'hai già spesa.
- URL canonicalizzati altrove. Se la pagina indica come versione preferita un altro indirizzo, in sitemap va quell'altro. Il controllo sta nel tag rel canonical della pagina, non nel file XML.
- URL che non rispondono 200. Vecchi indirizzi rimasti dentro dopo una migrazione, pagine cancellate che ora danno errore 404, catene di redirect. Su una sitemap generata da plugin succede a ogni restyling.
- lastmod uguale alla data di generazione del file. È il caso più comune e il più invisibile, perché il file resta formalmente valido.
Sull'ultimo punto ci sono numeri pubblici. Fabrice Canel di Microsoft ha pubblicato a febbraio 2023 un'analisi sugli host noti a Bing, campione mondiale e non italiano: il 58% aveva almeno una sitemap XML, l'84% di quelle sitemap conteneva lastmod, e nel 18% dei casi il valore non era impostato correttamente. La causa individuata parlando con i gestori dei siti è sempre la stessa, la data di generazione della sitemap usata al posto della data di modifica del contenuto. Quando Bing vede date sempre pari a oggi, scrive Canel, sospetta della loro validità e può ignorarle. Un dato italiano equivalente su questo fenomeno non esiste in forma pubblica.
Sitemap segmentate: l'uso che in italiano non racconta nessuno
Nella pagina sui limiti di dimensione, Google aggiunge una frase che nelle guide italiane non compare: puoi inviare più sitemap e più file indice, e «ciò può essere utile se vuoi monitorare il rendimento nei risultati di ricerca di ogni singola Sitemap in Search Console». Tradotto in pratica: la divisione in più file non serve solo a stare sotto i 50.000 URL, serve a fare diagnosi.
Su un sito con 40.000 URL in un unico file, il rapporto Sitemap dice quanti indirizzi Google ha rilevato in totale, e quel totale non ti fa decidere niente. Se invece dividi per tipo di pagina, una sitemap per le categorie, una per le schede prodotto, una per gli articoli, una per le pagine di servizio, il confronto tra URL inviati e URL indicizzati diventa leggibile per template. Se le categorie passano e le schede prodotto no, il problema sta nel template delle schede, non nel sito. È il controllo con cui iniziamo quasi ogni audit su cataloghi grandi, e non richiede nessuno strumento a pagamento.
La segmentazione utile segue il template o la sezione, non l'ordine alfabetico o la data di creazione che i plugin usano per default. Su WordPress il core genera /wp-sitemap.xml, Yoast SEO e Rank Math generano un indice con file separati per tipo di contenuto, e in entrambi i casi conviene controllare cosa hanno deciso di escludere prima di dare per buono l'elenco.
Sitemap multilingua, il caso in cui è insostituibile
Google elenca fra le informazioni che una sitemap fornisce anche «la presenza di versioni in altre lingue». Le annotazioni xhtml:link rel="alternate" si possono dichiarare nel file XML invece che nell'HTML di ogni pagina, e su un sito con sei lingue questo significa togliere sei righe di markup da ogni singola pagina e tenerle in un posto solo. Il requisito di reciprocità resta identico a quello dell'implementazione in pagina, e l'abbiamo spiegato nella guida ai tag hreflang. È anche l'unico caso in cui la sitemap trasporta un'informazione che nessun altro canale fornisce in modo più economico.
Se il sito è grande, multilingua, o è appena uscito da una migrazione, il file da guardare per primo è questo, e la nostra consulenza SEO parte sempre dal confronto tra quello che la sitemap dichiara e quello che l'indice di Google contiene davvero.
C'è una cosa che nel settore si dice poco. La sitemap è il documento più onesto che un sito produce, perché è l'unico posto in cui la struttura viene scritta per esteso invece di essere dedotta dai menu. Quando l'elenco generato dal CMS e l'elenco delle pagine che i link interni raggiungono davvero non coincidono, il problema non è il file XML, sono i link interni. In quasi tutti i progetti la sitemap viene trattata come un adempimento da sbrigare una volta al lancio, e non come il file da riaprire ogni trimestre per confrontarlo con quello che il sito è diventato nel frattempo.
Domande frequenti sulle sitemap
Serve a dichiarare ai motori di ricerca quali URL del sito esistono e vuoi far trovare, insieme alla data dell'ultima modifica di ognuno. Google la usa per scoprire pagine che i suoi crawler potrebbero non raggiungere seguendo i link interni e per decidere quando tornare a controllare gli URL che conosce già. Non è uno strumento di posizionamento: risolve un problema di scoperta.
Nella maggior parte dei casi risponde /sitemap.xml oppure /sitemap_index.xml. Su WordPress, se nessun plugin SEO è attivo, il core la genera su /wp-sitemap.xml. Il metodo più affidabile è aprire il file robots.txt del dominio e cercare la riga che inizia con Sitemap:, perché è lì che va dichiarata la posizione reale.
Ci sono due modi. Aggiungere al file robots.txt una riga nella forma Sitemap: https://www.esempio.it/sitemap.xml, che Google legge alla successiva scansione del file, oppure inviarla dal rapporto Sitemap di Google Search Console, che in cambio mostra gli URL rilevati. Il vecchio endpoint di ping via richiesta HTTP è stato disattivato da Google nel 2023 e ora restituisce un errore 404.
Fino a 50.000 URL per file, e il file non può superare i 50 MB da non compresso, pari a 52.428.800 byte. Puoi comprimerlo in gzip, ma il limite vale sul file decompresso. Oltre quella soglia si dividono gli URL in più sitemap e si crea un file indice che le elenca, che a sua volta può contenere fino a 50.000 sitemap.
No. Non è un fattore di ranking e la documentazione di Google dice che inviarla è solo un suggerimento, che non garantisce né il download del file né la scansione degli URL elencati. Aiuta la scoperta di pagine nuove o isolate su siti grandi. Su un sito piccolo con link interni completi, il vantaggio misurabile è quasi nullo.