Il controllo backlink è la verifica di quali siti linkano un dominio, con quali pagine e con quale testo: per il tuo sito si fa gratis con Google Search Console, per qualsiasi altro sito con un backlink checker come Ahrefs, Semrush, Majestic o SE Ranking. Il numero che questi strumenti restituiscono va però pulito prima di usarlo: nel nostro test su 11 siti italiani, il 10 ottobre 2026, il 56,8% dei domini referenti aveva uno spam score pari o superiore a 55 e solo il 3,1% era un dominio .it.
Succede sempre allo stesso modo.
Inserisci il tuo dominio in un checker gratuito, compare un numero tondo e rassicurante. 898 domini che ti linkano.
Ottimo, no?
Dipende da chi sono. Su quel sito, uno dei produttori di ledwall in prima pagina per "ledwall", 732 domini su 898 erano spam e nessuno era italiano.
Gli errori che vediamo più spesso negli audit sono tre:
- confrontare il totale dei backlink tra due siti, come se 900 battesse 300 per definizione;
- fidarsi di un solo strumento, quando ogni fornitore ha un indice diverso e conta in modo diverso;
- correre a fare il disavow perché un tool ha colorato di rosso metà del profilo.
I backlink li misuriamo tutti i mesi sui progetti che seguiamo. Per Macropix, produttore di ledwall, la keyword di categoria è passata dalla posizione 88 alla 2 e la share of voice sul cluster è arrivata al 25,55%, davanti ad Amazon con il 18,08% (rilevazione Semrush, il caso è raccontato nella guida alla SEO per l'industria manifatturiera).
E cosa c'entra con il controllo backlink?
C'entra perché, mentre Macropix saliva, il conteggio dei backlink di molti concorrenti cresceva più del suo. Il numero più alto non era il profilo più forte. E su visilay.com, in queste settimane, stiamo vedendo lo stesso fenomeno dall'interno: lo trovi più sotto, con i numeri.
Qui trovi:
- quali strumenti usare gratis e cosa ti nasconde ognuno;
- il test su 11 siti italiani, con la tabella completa;
- come leggere un report backlink in cinque passaggi;
- quando i link "tossici" contano davvero, secondo quello che Google ha messo per iscritto;
- come controllare i backlink dei concorrenti senza copiare quelli sbagliati.
Partiamo!
Come fare un controllo backlink gratis (e cosa ti nasconde ogni strumento)
Per il tuo sito la fonte più affidabile è Google Search Console, perché mostra i link che Google ha trovato davvero. Per i siti altrui servono gli indici dei tool SEO, che scansionano il web per conto proprio e restituiscono numeri diversi tra loro.
Ogni versione gratuita ha un limite preciso. Li abbiamo raccolti dalle pagine ufficiali, consultate il 10 ottobre 2026:
| Strumento | Su quali siti | Limite della versione gratuita | Indice dichiarato dal fornitore |
|---|---|---|---|
| Google Search Console | solo i tuoi, verificati | un campione; tabelle da 1.000 righe, export fino a 100.000; non dice quali link sono nofollow | i link trovati da Google |
| Bing Webmaster Tools | il tuo e qualsiasi altro sito | confronto con siti simili incluso | non dichiarato |
| Ahrefs Webmaster Tools | solo i tuoi, verificati (illimitati) | 1.000 backlink visibili alla volta | oltre 15.000 miliardi di backlink attivi, aggiornamento ogni 15 minuti |
| Semrush (account gratuito) | qualsiasi sito | 10 ricerche al giorno | oltre 43.000 miliardi di backlink, 390 milioni di domini referenti |
| SE Ranking | qualsiasi sito | 5 controlli al giorno | 2.900 miliardi di backlink |
| Majestic | qualsiasi sito | analisi completa gratuita solo su un sito diverso ogni pochi giorni | 186 miliardi di URL scansionati negli ultimi 120 giorni (Fresh Index) |
| Ubersuggest (Neil Patel) | qualsiasi sito | "un campione limitato", senza numero dichiarato | non dichiarato |
Due cose che la tabella dice.
La prima: sul tuo sito non devi pagare niente. Search Console più Ahrefs Webmaster Tools coprono il controllo ordinario; Bing Webmaster Tools aggiunge, gratis, i backlink dei concorrenti senza che tu debba verificarli. In Italia lo usa pochissima gente, ed è un peccato.
La seconda: i numeri degli indici non sono confrontabili. Semrush dichiara il triplo dei backlink di Ahrefs, Majestic conta URL e non link. Ognuno applica filtri suoi. Lo vedi bene negli studi che i fornitori fanno su se stessi: in quello di Semrush del 2021, su 10.000 domini, vince Semrush; in quello di DataForSEO, su 10 siti, DataForSEO arriva secondo e Ahrefs terzo. Uno studio indipendente non l'abbiamo trovato.
Il database italiano di ciascun tool, quando il fornitore lo pubblica, l'abbiamo messo a confronto nella guida alle alternative ad Ahrefs. Se ti basta il lato gratuito, trovi il resto nella panoramica degli strumenti SEO gratuiti.
Quanto del conteggio è rumore (test su 11 siti italiani, 10 ottobre 2026)
Più della metà, nel nostro campione. Il 56,8% dei domini referenti dei siti analizzati aveva uno spam score pari o superiore a 55 su 100, e i domini .it erano il 3,1%.
Il metodo, perché chiunque possa rifarlo. Abbiamo cercato su Google.it, da mobile, tre query di settori che conosciamo dai nostri progetti: "ledwall", "ricambi vespa", "impianti fotovoltaici". Dalla prima pagina abbiamo preso i siti di aziende e operatori di settore, escludendo marketplace, grandi marchi, enti ed enciclopedie: 12 siti, uno dei quali senza dati nell'indice, quindi 11. Per ognuno abbiamo interrogato l'indice backlink di DataForSEO contando i domini referenti, quelli con spam score pari o superiore a 55 e quelli con estensione .it. I nomi dei siti non li pubblichiamo: non sono clienti nostri e il punto non è indicare qualcuno.
| Sito (settore) | Domini referenti | Con spam score ≥ 55 | % spam | Domini .it | % .it |
|---|---|---|---|---|---|
| Ledwall 1, e-commerce | 145 | 59 | 40,7% | 1 | 0,7% |
| Ledwall 2, blog di settore | 56 | 17 | 30,4% | 18 | 32,1% |
| Ledwall 3, e-commerce audio-video | 93 | 43 | 46,2% | 11 | 11,8% |
| Ledwall 4, produttore (.com) | 898 | 732 | 81,5% | 0 | 0% |
| Ricambi Vespa 1 | 363 | 194 | 53,4% | 14 | 3,9% |
| Ricambi Vespa 2 | 261 | 166 | 63,6% | 2 | 0,8% |
| Ricambi Vespa 3 | 405 | 199 | 49,1% | 14 | 3,5% |
| Ricambi Vespa 4 (.com) | 401 | 199 | 49,6% | 5 | 1,2% |
| Ricambi Vespa 5 | 373 | 191 | 51,2% | 7 | 1,9% |
| Fotovoltaico 1, e-commerce | 256 | 62 | 24,2% | 11 | 4,3% |
| Fotovoltaico 2, portale informativo | 114 | 49 | 43,0% | 20 | 17,5% |
| Totale 11 siti | 3.365 | 1.911 | 56,8% | 103 | 3,1% |
| visilay.com, per confronto | 865 | 670 | 77,5% | 10 | 1,2% |
Quattro cose che il test dice.
La mediana è il 49,1%. Togliendo il sito più gonfiato, il produttore con 732 domini spam su 898, il totale scende al 47,8%. Non è l'effetto di un caso estremo: quasi un dominio referente su due, in un profilo normale, è rumore.
Il profilo con più domini referenti è quello con meno link italiani. Zero .it su 898. Chi guarda solo il totale lo mette primo; chi guarda la composizione lo mette ultimo.
Lo spam arriva a ondate, e colpisce tutti insieme. Quattro dei cinque siti di ricambi Vespa hanno ricevuto un link dallo stesso dominio .xyz nella notte del 10 ottobre, tra le 3:00 e le 3:07 (ora UTC). Nessuno di loro l'ha chiesto.
I siti con più link italiani sono quelli che pubblicano contenuti. Il blog sui ledwall (32,1% di .it) e il portale sul fotovoltaico (17,5%) vengono citati da altri siti italiani; gli e-commerce quasi mai. È la conferma pratica di quello che diciamo nella guida alla link building: i link che contano li porta un contenuto che vale la pena citare.
Un dato d'archivio va nella stessa direzione. Nel 2019 abbiamo analizzato il profilo di una catena retail italiana: 341 domini su 542 classificati ad alto rischio, il 63%, ma da quei domini arrivavano solo 1.091 backlink su 5.622, il 19%. Tanti domini spam, pochi link ciascuno. Il conteggio dei domini gonfia il rumore più del conteggio dei link.
Il caso visilay.com: 413 domini referenti in più in cinque giorni (e da dove arrivano)
Il 5 ottobre 2026 visilay.com aveva 452 domini referenti nell'indice DataForSEO. Il 10 ottobre ne aveva 865. Abbiamo raccontato l'inizio di questa ondata nell'articolo sulla negative SEO; qui conta un dettaglio che riguarda proprio i backlink checker.
430 degli 865 domini hanno la parola "checker" nel nome. Il 49,7%.
Nomi come backlinkcheckerbest.site, highdapachecker.shop, blogcheckeronline.website. Sono portali di "analisi SEO" che pubblicano in automatico schede su migliaia di domini, ognuna con un link al dominio descritto. Nessuno di loro ci ha scelti: il conteggio cresce senza che un solo sito ci abbia linkato per una ragione.
Quindi il controllo backlink gonfia il numero che sta misurando?
In parte, sì: una fetta di quel numero la producono le pagine degli stessi checker. Gli altri numeri del 10 ottobre: 670 domini su 865 con spam score pari o superiore a 55, 10 domini .it in tutto. Le estensioni più frequenti tra i link in ingresso sono .site, .store, .space e .website, tutte davanti al .com.
Abbiamo fatto qualcosa? No. Nessun disavow, nessuna richiesta di rimozione. Il perché sta due sezioni più sotto.
Come leggere un report backlink in 5 passaggi (e quali numeri ignorare)
Un report backlink si legge partendo dai domini referenti, non dal totale dei link, e togliendo il rumore prima di trarre conclusioni. Questo è l'ordine che usiamo negli audit SEO.
1. Guarda i domini referenti, non i backlink
Un sito che ti linka dal footer di 533 pagine conta 533 backlink e un solo dominio. Nel nostro campione è successo davvero: il blog sui ledwall riceve 533 link da un unico sito italiano, tutti a piè di pagina. Il numero che dice qualcosa è quello dei domini.
2. Togli lo spam evidente
Filtra per estensione (.xyz, .site, .store, .shop), per parole nel nome (checker, backlink, seo, rank) e per metrica di spam del tool. Ricorda che lo spam score, il toxicity score e simili sono metriche dei fornitori: Google non le legge. Servono a pulire la vista, non a capire cosa pensa Google.
3. Controlla quali pagine ricevono i link
Se il 90% dei link punta alla homepage, le pagine categoria e i contenuti non hanno sostegno esterno. Su un e-commerce è il caso più comune, e spiega perché una pagina prodotto fatica anche su un dominio con un buon punteggio di domain authority.
4. Leggi gli anchor text
Un profilo naturale è dominato da nome del marchio, URL nudi e frasi generiche. Tanti anchor identici alla keyword commerciale, da siti diversi, sono il segnale da guardare con attenzione, perché raccontano link comprati. Come si scrivono e come si leggono lo spieghiamo nella guida all'anchor text.
5. Segui i link nuovi e quelli persi
Un picco di link nuovi tutti nella stessa notte, come quello sui siti di ricambi Vespa, è quasi sempre spam automatico. Un link perso da una testata o da un'associazione di settore, invece, vale una mail per chiedere di ripristinarlo.
E i backlink nofollow? Si tengono nel conto ma a parte. Search Console non li distingue nemmeno, lo scrive Google nella guida al report; i tool di terze parti sì.
Backlink tossici: quando preoccuparsi davvero (quasi mai, secondo Google)
Un backlink "tossico" è un link che uno strumento SEO classifica come rischioso; per Google la categoria non esiste. John Mueller l'ha detto alla Search Central di New York, come riporta Search Engine Journal nell'aprile 2025: internamente Google non ha una nozione di backlink tossici, e il disavow non fa parte della manutenzione normale di un sito.
La documentazione ufficiale sul rifiuto dei link è altrettanto chiara: nella maggior parte dei casi Google sa da solo di quali link fidarsi. Lo strumento va usato quando hai un numero considerevole di link artificiali o di bassa qualità e un'azione manuale, ricevuta o probabile. Il file accetta fino a 100.000 righe e 2 MB, e l'elaborazione richiede alcune settimane.
Il problema è che i tool spingono nella direzione opposta. Semrush classifica come "alto" il livello di tossicità di un profilo quando più del 10% dei backlink è tossico. Con i numeri del nostro test, tutti gli 11 siti finirebbero nella fascia alta. Compreso il blog di settore con 18 link da siti italiani su 56.
Ed è qui che il controllo backlink diventa costoso. Chi carica un disavow su metà del profilo rischia di buttare via anche link buoni, quelli che il tool ha colorato di rosso per un'estensione strana o un dominio giovane.
Quando invece serve davvero: avviso di link non naturali in Search Console, link comprati in passato, campagne di guest post a pagamento. Come rispondere passo per passo lo trovi nella guida all'avviso di link innaturali, mentre le azioni manuali in generale sono nella pagina sulle penalizzazioni Google.
Un tool ti dice che metà dei tuoi backlink è tossica?
Hai appena visto che, con le soglie dei tool, tutti gli 11 siti del nostro test risulterebbero a rischio alto. Prima di toccare il disavow leggiamo insieme il tuo profilo su Search Console e su due indici diversi: quali link vanno ignorati, quali vanno difesi e quali pagine del tuo sito hanno bisogno di link che oggi non ricevono.
Prenota una consulenza strategicaCome controllare i backlink dei concorrenti (cosa copiare e cosa no)
Il controllo backlink di un concorrente serve a trovare i siti che linkano lui e non te, e che potrebbero linkare anche te. Con Bing Webmaster Tools lo fai gratis; con Semrush, Ahrefs o SE Ranking lo fai su più concorrenti insieme, con il confronto chiamato link gap o link intersect.
Dal test viene fuori la regola pratica: dei 3.365 domini referenti dei siti analizzati, quelli che vale la pena guardare sono una minoranza. Associazioni di categoria, testate di settore, fornitori e distributori, blog italiani che recensiscono prodotti. Quelli si possono ottenere anche tu, con una telefonata o con un contenuto migliore.
Il resto va ignorato. Copiare il profilo di un concorrente, spam compreso, significa comprare gli stessi link che Google svaluta in automatico.
Su Sunscape, sviluppatore di impianti agrivoltaici, siamo passati da 1 a 38 keyword monitorate in prima pagina in sei mesi lavorando su un'architettura di pagine per regione e sui contenuti. È un buon promemoria: il controllo dei backlink dei concorrenti ti dice cosa manca fuori dal sito, non sostituisce quello che manca dentro. Dove i link pesano e dove no lo abbiamo messo in fila nella guida alla SEO off page, e per procurarseli in modo pulito c'è la digital PR.
Quale backlink checker scegliere (in base a quanti siti controlli)
La scelta dipende da quanti domini devi controllare e ogni quanto. Per un solo sito, il tuo, la combinazione gratuita basta; a pagamento si passa quando i concorrenti da seguire diventano tre o più.
| Situazione | Cosa usare | Costo |
|---|---|---|
| Controllo del tuo sito una volta al mese | Search Console + Ahrefs Webmaster Tools | gratis |
| Uno o due concorrenti, ogni tanto | Bing Webmaster Tools + account gratuito Semrush (10 ricerche al giorno) | gratis |
| Valutare un sito prima di comprarci un articolo | Majestic o il checker di SE Ranking (5 controlli al giorno) | gratis o piano base Majestic |
| Più siti e concorrenti, ogni settimana | Ahrefs o Semrush in abbonamento | dai 129 dollari al mese di Ahrefs Lite ai 139 del piano SEO di Semrush (listini mensili) |
Il costo vero, piano per piano e in euro, lo trovi nelle pagine sui prezzi di Ahrefs e sui costi di Semrush; il confronto diretto è in Semrush vs Ahrefs. Se usi già Ubersuggest, la sezione backlink è valutata nella guida alle alternative a Ubersuggest.
Un consiglio che diamo sempre: usa due fonti, non una. Search Console per sapere cosa vede Google, un indice di terze parti per vedere i concorrenti. Quando i due numeri non tornano, e non tornano quasi mai, nella differenza c'è soprattutto rumore.
E tieni le proporzioni. Gary Illyes, alla Pubcon di Austin del settembre 2023, ha detto che secondo lui i link non sono tra i primi tre fattori di posizionamento (lo riporta Search Engine Land). Il dato di Backlinko più citato, il primo risultato con 3,8 volte i backlink delle posizioni dalla 2 alla 10, viene da 11,8 milioni di risultati in inglese raccolti nel 2016: una correlazione su un mercato diverso, non una regola per Google.it.
Domande frequenti sul controllo backlink
Sì. Per il tuo sito usa Google Search Console e Ahrefs Webmaster Tools, entrambi gratuiti dopo la verifica. Per i siti altrui Bing Webmaster Tools mostra i backlink di qualsiasi dominio, l'account gratuito di Semrush permette 10 ricerche al giorno e SE Ranking 5 controlli al giorno.
No. Google scrive che il report Link è un campione e non un elenco completo: le tabelle si fermano a 1.000 righe, l'export arriva a 100.000 e non indica quali link sono nofollow. Resta comunque la fonte più vicina a quello che Google vede davvero.
No, nella quasi totalità dei casi. Google dichiara di non avere una nozione di backlink tossici e di saper ignorare da solo i link spam. Il disavow serve quando ci sono molti link artificiali, di solito comprati, e un'azione manuale ricevuta o probabile.
Dipende: dal sito che controlli. Per il tuo il più affidabile è Search Console, perché mostra i link che Google ha trovato. Per i concorrenti nessun indice è completo: Ahrefs, Semrush, Majestic e SE Ranking dichiarano numeri diversi e contano in modo diverso, quindi conviene confrontarne almeno due.
Dipende: da quanto lavori sui link. Per un sito che non fa link building basta un controllo al mese su Search Console. Durante una campagna di digital PR conviene un controllo settimanale dei link nuovi e persi, per verificare che quelli ottenuti restino online.
No, non da soli. Nel nostro test il sito con più domini referenti, 898, aveva l'81,5% di domini spam e nessun link da siti italiani. Conta quanti domini pertinenti e affidabili linkano le pagine giuste, non il totale.
In breve:
Il controllo backlink del tuo sito si fa gratis, con Search Console e Ahrefs Webmaster Tools.
Nel nostro test su 11 siti italiani il 56,8% dei domini referenti era spam.
Solo 103 domini su 3.365, il 3,1%, erano italiani.
Si leggono i domini, non i link; si toglie il rumore prima di confrontare.
Il disavow è per le azioni manuali, non per i colori rossi dei tool.
C'è una cosa che nel settore si dice poco. Una buona parte dei backlink che i checker contano la producono i checker stessi: su visilay.com 430 domini referenti su 865 hanno "checker" nel nome, e sono portali che pubblicano schede automatiche sui domini, ognuna con un link. Il totale dei backlink, quindi, è gonfiato in buona parte dagli stessi strumenti che lo misurano. Per questo nei nostri report il numero di riferimento non è il totale ma i domini referenti pertinenti, che nel campione di oggi, contando solo i domini .it, andavano da 0 a 20 per sito. È anche il numero che si può far crescere davvero, ed è il lavoro che facciamo nella nostra consulenza SEO.
Alla prossima!