Domain Authority: cos’è, come si calcola e quanto conta davvero

La Domain Authority è un punteggio da 1 a 100 con cui Moz stima quanto è probabile che un sito si posizioni su Google rispetto ad altri siti. Non è un dato che Google usa per ordinare i risultati, e a dirlo è Moz stessa nella pagina che documenta la metrica.

Il numero preso da solo non dice niente. Ha senso solo nel confronto: la DA del tuo sito contro quella dei siti che occupano la SERP dove vuoi entrare. Un 28 può bastare in una nicchia industriale ed essere insufficiente in un settore dove i concorrenti stanno a 60.

Chi la calcola e con quali dati

La Domain Authority nasce in Moz e viene calcolata con un modello di machine learning addestrato a prevedere quali domini compaiono nei risultati di Google. I dati arrivano dall’indice di link di Moz, Link Explorer, e il peso maggiore lo hanno numero e qualità dei domini che rimandano al sito. La versione attuale del modello, Domain Authority 2.0, è del 2019.

Due dettagli della documentazione Moz cambiano il modo di leggere il punteggio. Il primo: ogni sito nuovo parte da 1, non da zero e non da una media di settore. Il secondo: la scala è relativa e compressa in alto. Moz porta un esempio suo. Se Facebook acquisisse un miliardo di link nuovi, la DA di tutti gli altri scenderebbe, perché i posti nella fascia alta sono contesi. È il motivo per cui salire da 20 a 30 è molto più facile che salire da 70 a 80, e non dipende da quanto hai lavorato.

Perché il punteggio scende senza che tu abbia toccato niente

Moz elenca quattro cause di variazione della DA, e una sola dipende dal sito:

  • l’indice di Moz viene aggiornato e contiene più o meno domini linkanti della scansione precedente;
  • il profilo di backlink del sito cresce o perde pezzi;
  • cambiano i punteggi degli altri siti, soprattutto quelli molto alti, e la scala si ritara;
  • cambia il modello di calcolo.

Tre casi su quattro sono fuori dal tuo controllo. Un calo di due punti da un mese all’altro, senza link persi, di solito è una ritaratura della scala. Trattarlo come un problema da risolvere significa inseguire il termometro invece della febbre.

DA, DR, Authority Score e Zoom Authority non misurano la stessa cosa

MetricaChi la produceSu cosa si basaScalaAggiornamento
Domain Authority (DA)MozModello di machine learning sull’indice Link Explorer, dominato dai link in entrata1-100, logaritmicaA ogni aggiornamento dell’indice Moz
Domain Rating (DR)AhrefsSolo profilo di backlink; i link nofollow non trasmettono DR0-100, logaritmicaContinuo
Authority Score (AS)SemrushOtto fattori pesati: potenza dei link, traffico organico e sei indicatori di manipolazione1-100Ogni due settimane
Zoom Authority (ZA)SEOZoomTraffico organico, trust, stabilità del posizionamento e opportunità; i backlink sono esclusi per scelta0-100, logaritmicaContinuo, tarato sul database italiano
Fonti: documentazione ufficiale di Moz, Ahrefs, Semrush e SEOZoom.

Le differenze non sono di sfumatura. Semrush calcola l’Authority Score da otto fattori pesati: due sono potenza dei link e traffico organico, gli altri sei servono a intercettare la manipolazione. Fra questi c’è una soglia dichiarata. Se più del 90% dei domini che rimandano a un sito lo fa senza attributo nofollow, Semrush considera il rapporto quasi sempre artificiale. Un altro controllo guarda quanti domini linkanti condividono lo stesso indirizzo IP o la stessa rete, che è il modo classico per riconoscere una rete di blog costruita per vendere link.

Ahrefs non rivela la formula del Domain Rating, ma dichiara tre regole: i link nofollow non passano DR, un dominio che rimanda a mille siti ne trasmette meno di uno che ne linka dieci, e la scala è logaritmica anche qui.

SEOZoom ha preso la strada opposta e ha tolto i backlink dal calcolo. La Zoom Authority guarda traffico organico, trust, stabilità del posizionamento e opportunità di crescita, tutti ricavati dall’osservazione delle SERP italiane. Nella distribuzione che SEOZoom pubblica per il suo database italiano i domini sopra quota 90 si contano sulle dita di una mano, mentre la maggioranza dei siti sta sotto 10. Se stai valutando un sito italiano, quel contesto vale più di un confronto con la scala americana di Moz.

Che cosa Google dichiara di avere

Google non pubblica nessun punteggio di autorevolezza di dominio, e nessuna delle quattro metriche entra nei suoi sistemi. Nelle norme sullo spam c’è però una frase che vale la pena leggere per intero: «In genere, Google parte dal presupposto che le singole pagine (incluse quelle nuove) rispecchiano la qualità complessiva delle altre pagine del dominio».

Non è un punteggio, è un presupposto. Una pagina nuova eredita la fiducia guadagnata dal resto del sito finché Google non ha dati propri su quella pagina. È la ragione pratica per cui pubblicare su un dominio già solido rende prima, ed è anche la ragione per cui quel meccanismo viene venduto.

Le stesse norme relative allo spam dicono cosa succede a chi prova a sfruttarlo. Esiste una policy sull’abuso della reputazione del sito, e ad agosto 2026 Google l’ha modificata per lo Spazio Economico Europeo: dentro il SEE le sezioni non conformi non ricevono più un’azione manuale, vengono classificate come separate dal dominio principale e posizionate per conto loro. Per un sito italiano significa che la sottocartella affittata a terzi non trascina più giù il resto, ma smette anche di ereditare qualcosa. Il presupposto di dominio, che è quello che tutti chiamano impropriamente autorevolezza, in quel caso si spegne.

Vale la pena ricordare, sempre da documentazione Google, che nemmeno E-E-A-T è un fattore di ranking: la guida introduttiva alla SEO risponde «no» alla domanda diretta. Un concetto può orientare il lavoro senza essere un numero dentro l’algoritmo, e questo vale per la DA come per l’E-E-A-T.

Dove la Domain Authority diventa un problema

Il mercato dei guest post si è organizzato attorno a queste metriche. I listini si leggono «DA 40+», «DR 50+», «ZA 45», e il prezzo sale con il punteggio. L’operazione descritta in quei listini è però nominata per esteso nelle norme di Google sullo spam, alla voce link di spam: «scambio di denaro per link o post che contengono link». Non c’è ambiguità nel testo, e non esiste una soglia di DA che renda la cosa accettabile.

Un modo legittimo c’è, ed è nella stessa pagina: un link pagato va marcato con rel=”sponsored” oppure rel=”nofollow”. A quel punto non trasmette valore di ranking, che è esattamente il motivo per cui quasi nessuno lo fa. Chi vende visibilità a listino sta vendendo la parte che Google chiede di annullare. È il confine tra link building e black hat SEO, e passa qui.

Un secondo effetto si vede sui domini scaduti. Comprare un dominio con una storia di link e riusarlo per contenuti che non c’entrano niente è, sempre nelle norme sullo spam, abuso di dominio scaduto. Le metriche di terze parti restano alte per mesi dopo l’acquisto, perché guardano i link vecchi e non sanno cosa è successo al sito. È il caso in cui un punteggio alto è il sintomo del problema, non una garanzia.

Cosa misurare al posto del punteggio

Su un progetto industriale seguito da Visilay, una query di prodotto è passata dalla posizione 88 alla 2 e lo share of voice del cliente è arrivato al 25,55%, davanti ad Amazon: i numeri e il metodo sono nel caso sulla SEO per il settore manifatturiero. In quei mesi la Domain Authority non è stata l’indicatore che ha detto che stava funzionando, ed è arrivata dopo.

Tre numeri dicono di più, e li hai già in casa:

  • le posizioni sulle query che portano richieste, non su quelle che portano visite;
  • lo share of voice sul paniere di keyword del tuo mercato, che dice quanto spazio occupi rispetto ai concorrenti reali;
  • le richieste di contatto attribuite all’organico.

I primi due si leggono in Search Console e in un rank tracker, il terzo nel CRM. Sono i KPI SEO che reggono davanti a una direzione commerciale, e nessuno di loro si ritara da solo quando un tool aggiorna l’indice. Se stai partendo adesso, un audit SEO ti dice quali di questi numeri hai già e quali no, mentre i fattori di ranking documentati da Google restano il riferimento su cosa l’algoritmo guarda davvero. Se il lavoro va portato avanti da qualcuno, i nostri servizi SEO partono proprio da qui.

Resta un uso della Domain Authority che quasi nessuno fa, ed è leggerla al contrario. Semrush ha un’etichetta chiamata «lacks organic traffic»: segnala i domini con un profilo di link forte e un traffico basso rispetto a siti dal profilo simile. Quella combinazione descrive un sito che ha accumulato link senza che Google gli mandi visite, e in un listino di guest post è l’informazione più utile che si possa avere. Il punteggio alto attira, il divario tra punteggio e traffico dice come è stato costruito.

Domande frequenti sulla Domain Authority

Qual è una buona Domain Authority?

Non esiste una soglia valida per tutti: Moz dichiara che la DA è una metrica comparativa. Il riferimento sono i siti che occupano la SERP che ti interessa. Se i concorrenti stanno tra 35 e 45, un 40 ti mette in partita; lo stesso 40 in un settore dove tutti stanno a 70 non basta.

La Domain Authority influisce sul posizionamento su Google?

No. Nella sua documentazione Moz scrive che la Domain Authority non è un fattore di ranking di Google e non ha effetto sulle SERP. È una previsione costruita da Moz sui propri dati di link, non un valore che Google legge.

Perché la mia Domain Authority è scesa senza che io abbia fatto niente?

Moz indica quattro cause: gli aggiornamenti del proprio indice di link, le variazioni nel profilo di backlink del sito, i cambiamenti nei punteggi degli altri domini che ritarano la scala e le modifiche al modello di calcolo. Solo la seconda dipende dal tuo sito, quindi un calo di pochi punti spesso non segnala nessun problema reale.

Come si controlla la Domain Authority gratis?

Con Link Explorer di Moz, che richiede un account gratuito, oppure con MozBar, l’estensione per browser che mostra DA e Page Authority direttamente nei risultati di ricerca. Per confrontare molti domini in blocco servono le API di Moz o un tool che le utilizzi.

Quanto tempo serve per alzare la Domain Authority?

Dipende dal punto di partenza, perché la scala è logaritmica: salire da 20 a 30 richiede molto meno lavoro che salire da 70 a 80. Conta anche che il punteggio si muove solo quando Moz aggiorna il proprio indice, quindi un link guadagnato oggi non compare subito.

Share
Immagine di Matteo Pellegrini
Matteo Pellegrini
Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.
Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.
Share
Indice dei contenuti
    Aggiungi un'intestazione per iniziare a generare l'indice dei contenuti
    Intercetta le ricerche dei tuoi potenziali clienti
    La nostra strategia per il tuo presidio organico e ADS su Google e AI.
    Continua a leggere

    Tool di marketing per PMI: quali servono, in che ordine e quanto costano

    I tool di marketing per una PMI sono i software che fanno tre cose: misurano quello che succede sul sito, ...

    Domain Authority: cos’è, come si calcola e quanto conta davvero

    La Domain Authority è un punteggio da 1 a 100 con cui Moz stima quanto è probabile che un sito ...

    Migliori software SEO: quanto costano e quanto i dati sono d’accordo

    I software SEO sono i programmi con cui si misurano quattro cose: che cosa cercano le persone, in che posizione ...

    Facciamo crescere il tuobusiness insieme

    3,5Mln

    Budget Gestito in Pubblicità

    200+

    Progetti gestiti

    8Mln

    Transazioni di Ecommerce

    2Mln

    Lead qualificati

    Google premium partner in italia
    Bing partner in italia
    Nome e Cognome

    Compilando il form dichiaro di aver letto l'informativa sulla privacy e acconsento alla raccolta, conservazione e utilizzo dei miei dati personali per la gestione della mia richiesta.