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Migliori software SEO: quanto costano e quanto i dati sono d'accordo

Autore: Matteo Pellegrini

I software SEO sono i programmi con cui si misurano quattro cose: che cosa cercano le persone, in che posizione compare un sito, chi lo collega dall'esterno e quali errori tecnici impediscono a Google di leggerlo. Punteggi, consigli automatici e report colorati sono costruiti sopra quei quattro dati.

La domanda che viene prima della scelta dell'abbonamento è quanto quei dati siano affidabili. Abbiamo preso dieci ricerche italiane reali e confrontato il volume che ne dà un rank tracker con quello che dà il Keyword Planner di Google nello stesso giorno: su tre lo scarto supera il 40%, e su due grafie della stessa parola il numero è identico, cosa che ha una conseguenza pratica precisa.

Tutti i prezzi di questa pagina vengono dai listini ufficiali letti il 13 settembre 2026, riportati nella valuta in cui il fornitore li pubblica.

Dieci ricerche italiane, due fonti, scarti fino al 63%

Le keyword sono quelle di un settore industriale italiano, mercato Italia, lingua italiana. A sinistra il volume mensile che riporta il rank tracker che usiamo in agenzia (Keyword.com), a destra quello del Keyword Planner di Google letto via DataForSEO lo stesso giorno.

RicercaVolume dal rank trackerVolume dal Keyword PlannerScarto
led wall8.1008.1000
ledwall8.1008.1000
pannelli messaggio variabile3.6003.6000
maxischermi1.300480-63%
ledwall da esterno720390-46%
ledwall prezzo590720+22%
noleggio ledwall260320+23%
schermo led320260-19%
totem led170210+24%
schermi led pubblicitari2602600
Volumi mensili per l'Italia rilevati il 13 settembre 2026. Fonti: Keyword.com e Google Keyword Planner via DataForSEO.

La prima riga dice più di tutte le altre. "led wall" e "ledwall" ricevono lo stesso identico volume da entrambe le fonti, 8.100. Google non sta contando due domande diverse: ne conta una sola e la attribuisce a tutte e due le grafie. Chi costruisce un piano editoriale sommando le due righe si porta a casa 16.200 ricerche mensili di cui 8.100 non esistono. Vale anche per "maxi schermi" e "maxischermi", per "display a led" e "display led", e per qualunque coppia separata solo da uno spazio o da un plurale. Nessuna interfaccia avverte, e nessuna delle guide in prima pagina su questo argomento lo scrive.

Gli scarti veri sono l'altra metà. "maxischermi" vale 1.300 ricerche per il rank tracker e 480 per il Keyword Planner. "ledwall da esterno" 720 contro 390. In direzione opposta "ledwall prezzo" 590 contro 720. Nessuna delle due fonti sbaglia: il rank tracker conserva una media dei dodici mesi aggiornata a intervalli, il Keyword Planner restituisce l'ultimo periodo disponibile e si muove con la stagionalità. Sempre su "ledwall da esterno" il Planner registra 170 ricerche a dicembre 2025 e 720 a luglio 2026: per un prodotto che si installa all'aperto, qualunque media annua descrive male sia l'inverno sia l'estate.

La regola che ne ricaviamo e che applichiamo quando facciamo keyword research: il volume di una singola keyword non è un dato su cui decidere, l'ordine di grandezza sì. E prima ancora del volume va guardato l'intento di ricerca, perché 8.100 ricerche sulla query sbagliata valgono meno di 210 su quella giusta.

La posizione alta non è traffico

Il secondo confronto viene da un progetto che seguiamo: un produttore italiano di schermi led, sito in italiano, mercato Italia. Il rank tracker mette nella stessa schermata quattro numeri: la posizione, il volume, il traffico che stima e i dati reali presi da Search Console.

RicercaPosizioneVolume mensileTraffico stimato dal toolImpression realiClic reali
led wall18.1003.22396610
ledwall28.1001.5142.11528
ledwall prezzo15902344085
ledwall da esterno4720512766
schermo led wall121083450
led wall prezzi348048230
Stesso cruscotto, stesse keyword, 13 settembre 2026. Il traffico stimato è un modello del tool; impression e clic arrivano da Google Search Console collegata allo stesso progetto.

Sulla ricerca principale il sito è primo, il tool stima 3.223 visite al mese e Search Console ne ha contate 10, su 966 impression. Non è un errore del software: il traffico stimato prende il volume di ricerca, gli applica una curva di click-through per posizione e restituisce un numero. Search Console conta quello che è successo davvero.

Le due cifre divergono perché la curva teorica è tarata su una pagina dei risultati che non esiste più. Sopra la prima posizione organica oggi ci sono blocchi immagini, schede prodotto e risposte generate, e il primo risultato blu sta molto più in basso di dove stava tre anni fa. Un secondo motivo, più banale, è che il volume comprende ricerche che non riguardano affatto un fornitore: chi cerca "led wall" sta spesso guardando un concerto.

La conseguenza operativa è che un software SEO non va comprato senza aver prima collegato Search Console, che è gratuita. Chi ragiona solo sul traffico stimato finisce a difendere posizioni che non portano nessuno e a trascurare pagine che convertono con venti visite. Su come si legge lo scarto fra i due strumenti abbiamo scritto nella guida a Google Analytics, e sul perché il traffico poi non diventa richieste nel pezzo su il sito che non converte.

Le tre suite che contano sul mercato italiano

Sulla prima pagina americana per questa ricerca compaiono Semrush, Ahrefs, Moz, Surfer, Mangools, BrightLocal, SE Ranking. In Italia la lista utile è più corta, perché il criterio che pesa di più non è il numero di funzioni ma quanto bene la piattaforma conosce le ricerche in italiano.

PianoPrezzo di listinoSiti gestibiliKeyword tracciateVersione gratuita
SEOZoom Essential69 €/mese1100no
SEOZoom Evolution99 €/mese6600no
SEOZoom Power199 €/mese505.000no
Semrush SEO139 $/mese5500sì, molto limitata
Semrush Pro+299 $/mese151.500–
Semrush Advanced549 $/mese405.000–
Ahrefs Starter29 $/mese––sì (Webmaster Tools)
Ahrefs Lite129 $/mese5750–
Ahrefs Standard249 $/mese–––
Screaming Frog SEO Spider199 £/anno––sì, fino a 500 URL
Listini letti il 13 settembre 2026 su seozoom.it, semrush.com, ahrefs.com e screamingfrog.co.uk. Prezzi mensili con fatturazione mensile.

SEOZoom è italiana e lavora solo sul mercato italiano; Semrush e Ahrefs coprono decine di paesi con la stessa infrastruttura. Sulle ricerche italiane a coda lunga, quelle da 20 o 50 ricerche al mese che in un settore B2B portano le richieste vere, la differenza si vede. È il motivo per cui in agenzia teniamo insieme una suite internazionale e SEOZoom invece di sceglierne una, e per cui sconsigliamo di tenerne tre: Semrush e Ahrefs fanno in buona parte le stesse cose su database diversi.

Ahrefs Lite a 129 dollari include 5 progetti, 750 keyword tracciate e 100.000 crediti di scansione al mese; l'utente aggiuntivo costa 40 dollari. Semrush nel piano SEO da 139 dollari dà 5 siti e 500 keyword aggiornate ogni giorno. Il conto da fare non è sul canone ma sul canone diviso i siti che seguirai davvero: un'agenzia con dodici clienti paga meno per cliente con SEOZoom Power (199 euro per 50 siti, quattro euro a sito) che con qualunque piano a cinque progetti.

Quanto si fa senza pagare niente

Cinque strumenti gratuiti coprono la maggior parte delle domande che un'azienda si fa sul proprio sito, e vanno accesi prima di qualunque abbonamento, come nello stack minimo di una PMI.

  • Google Search Console: le query per cui il sito compare, con impression, clic e posizione media. È l'unica fonte che misura invece di stimare, e sedici mesi di storico sono compresi.
  • Google Analytics 4: cosa fanno le persone una volta entrate.
  • Keyword Planner: i volumi di ricerca direttamente da Google. Senza una campagna attiva mostra intervalli larghi invece dei numeri puntuali, che per decidere un piano editoriale bastano.
  • Screaming Frog SEO Spider: la scansione tecnica del sito, gratis fino a 500 URL. La maggior parte dei siti aziendali italiani ci sta dentro.
  • Bing Webmaster Tools: conta più di quanto il traffico Bing suggerisca, perché il suo indice alimenta parte delle risposte generate.

Con questi cinque si fa un audit SEO completo su un sito di media dimensione. Quello che non si fa è il monitoraggio quotidiano delle posizioni e l'analisi dei concorrenti: lì servono i dati che solo le suite raccolgono.

La funzione nata nel 2025: le citazioni dentro le AI

Ogni suite ha aggiunto negli ultimi diciotto mesi il monitoraggio delle menzioni dentro ChatGPT, Perplexity, Gemini e gli AI Overview di Google. Ahrefs nel piano Lite include 5 prompt tracciati, Semrush inserisce la visibilità AI nei piani SEO. Sono quantità piccole: cinque prompt bastano a capire se il marchio compare, non a costruirci sopra una strategia.

Che valga la pena pagarla dipende da quanto pesa il fenomeno nel settore. Nel caso Macropix, di cui abbiamo pubblicato i numeri nell'articolo sulla SEO per il settore manifatturiero, il 32,7% delle keyword del cluster mostra già un AI Overview, pari al 24,7% del volume di ricerca totale, e quando l'AI Overview c'è il 43% delle ricerche si chiude senza nessun clic. Con numeri così il monitoraggio serve. In un settore dove gli AI Overview compaiono sul 5% delle query, no. Il confronto fra le piattaforme dedicate sta nella rassegna dei tool di visibilità AI.

Il contesto italiano aiuta a tenere le proporzioni. Secondo la rilevazione Imprese e ICT dell'Istat pubblicata il 15 dicembre 2025, fra le imprese italiane con almeno 10 addetti l'uso dell'intelligenza artificiale è passato dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025, e si ferma al 15,7% nelle PMI contro il 53,1% delle grandi imprese. Comprare il monitoraggio delle AI prima di aver sistemato le pagine è l'ordine sbagliato.

Il conto annuale, tre configurazioni

Sito singolo, azienda che se ne occupa da sé. Search Console, Analytics 4, Keyword Planner, Screaming Frog fino a 500 URL, Bing Webmaster Tools. Costo: zero. Copre un sito aziendale sotto le cinquecento pagine e permette di lavorare sulle pagine che già raccolgono impression senza raccoglierne clic, che nella maggior parte dei siti sono decine.

PMI con un presidio SEO continuo. SEOZoom Essential a 69 euro al mese fa 828 euro l'anno, che scendono a 680 pagando in un'unica soluzione. Aggiungi la licenza Screaming Frog a 199 sterline se il sito supera i 500 URL. Si sta sotto i mille euro l'anno, ed è la configurazione giusta per chi segue un solo dominio e vuole vedere le posizioni ogni giorno invece che ogni tanto.

Agenzia o azienda multi-sito. SEOZoom Power a 199 euro più Semrush Pro+ a 299 dollari superano i 6.000 euro l'anno. Qui il calcolo va rifatto sul numero di progetti seguiti: sotto i dieci clienti quasi nessuna agenzia italiana rientra, sopra i venti il costo per cliente scende sotto i 25 euro al mese e smette di essere una voce di cui discutere.

Il software SEO è una riga dentro un budget più largo. Su come si incastra con il resto degli abbonamenti abbiamo fatto i conti nella guida ai migliori tool di digital marketing, e sull'ordine in cui attivare i canali quando il tempo è poco in quella sul marketing per le PMI.

Cinque criteri, in ordine di peso

  1. Quante keyword segui davvero. Contale prima di guardare i listini. Un'azienda che ne monitora quaranta e compra un piano da 5.000 paga 4.960 posizioni che non aprirà mai. I limiti che danno fastidio per primi sono le keyword tracciate e il numero di siti, non le funzioni.
  2. Se collega Search Console. Senza quel collegamento tutto quello che leggi è stima. La tabella più in alto in questa pagina esiste solo perché i due dati stavano affiancati.
  3. Con che frequenza aggiorna le posizioni. Giornaliera sui progetti attivi, settimanale basta per il monitoraggio di mantenimento. Molti piani economici aggiornano ogni sette giorni e non lo dichiarano in home page.
  4. Se esporta in CSV e ha una API. Il giorno che cambi piattaforma lo storico o lo porti via o lo perdi, e nel rank tracking lo storico è la parte utile.
  5. Quanto costa per persona. Molti listini sono per postazione: l'utente aggiuntivo su Ahrefs Lite costa 40 dollari al mese, che su tre persone raddoppia quasi il canone.

Il resto si valuta in prova. Vale la pena ricordare l'ordine di grandezza del mercato in cui si sta scegliendo: il censimento annuale di Scott Brinker e Frans Riemersma contava 15.384 prodotti martech nel 2025, il 9% in più dei 14.106 dell'anno prima. Nessuna azienda deve scegliere fra quindicimila software: deve sceglierne due o tre e usarli.

Se il lavoro riguarda un'attività con una sede fisica, buona parte della partita si gioca su strumenti diversi da questi: l'abbiamo messa in fila nella guida alla local SEO. Se invece il tema è industriale o B2B, il punto di partenza è la strategia SEO B2B, e quello che si può delegare a uno script invece che a un abbonamento sta nel pezzo sull'automazione SEO.

Quando il tempo per aprire i pannelli non c'è, la scelta è fra tenere l'abbonamento chiuso e affidare il presidio a qualcuno: i nostri servizi SEO partono da qui, e i numeri dei progetti in corso sono nella pagina progetti.

Domande frequenti

Qual è il miglior software SEO?

Non ce n'è uno che vinca in assoluto. Sul mercato italiano SEOZoom conosce meglio le ricerche in italiano e parte da 69 euro al mese per un sito e 100 keyword; Semrush e Ahrefs coprono decine di paesi e servono quando i mercati sono più di uno, con piani da 139 e 129 dollari al mese. Il software gratuito da aprire prima di tutti resta Google Search Console, perché è l'unico che misura invece di stimare.

Quanto costa un software SEO?

I piani di ingresso delle suite vanno da 29 a 139 dollari al mese, o da 69 euro al mese per SEOZoom. Una PMI con un solo sito sta sotto i mille euro l'anno comprendendo la licenza Screaming Frog a 199 sterline. Un'agenzia multi-sito supera i 6.000 euro l'anno. Prezzi di listino letti il 13 settembre 2026.

Si può fare SEO solo con strumenti gratuiti?

Per un sito singolo sì, quasi del tutto. Search Console, Analytics 4, Keyword Planner, Screaming Frog fino a 500 URL e Bing Webmaster Tools coprono analisi tecnica, ricerca delle parole chiave e misurazione dei risultati. Quello che manca è il monitoraggio quotidiano delle posizioni e l'analisi sistematica dei concorrenti.

Perché due tool danno volumi di ricerca diversi per la stessa keyword?

Perché usano finestre temporali diverse. Un rank tracker conserva in genere una media dei dodici mesi aggiornata a intervalli, il Keyword Planner di Google restituisce l'ultimo periodo disponibile e segue la stagionalità. Nel confronto su dieci ricerche italiane che abbiamo fatto il 13 settembre 2026 lo scarto arriva al 63%. Il volume di una singola keyword va quindi letto come ordine di grandezza, non come misura.

Ogni quanto vanno controllate le posizioni?

Ogni giorno solo sui progetti in lavorazione attiva, dove serve accorgersi in fretta di un calo. Su un sito in mantenimento basta il controllo settimanale, e il dato che conta di più non è la posizione ma l'andamento di clic e impression in Search Console.

In sette anni di progetti non abbiamo mai visto un abbonamento spostare una posizione. Le posizioni le spostano le pagine. Il software serve a due cose sole: sapere quali pagine toccare per prime e accorgersi in fretta quando qualcosa smette di funzionare. Tutti e due i compiti valgono i soldi solo se qualcuno, ogni settimana, apre il pannello e decide una cosa. Quando l'abbonamento resta attivo e nessuno lo guarda, il costo vero non è il canone: è la decisione che nessuno ha preso, e quella non compare in nessun report.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.