La SEO off-page è tutto ciò che sposta il posizionamento di un sito ma non sta dentro il sito: link ricevuti da altri domini, menzioni del nome senza collegamento, schede e recensioni su piattaforme di terzi, contenuti pubblicati altrove che parlano di te.
Nella pratica quasi tutti la riducono alla link building. Qui sotto trovi un test su un cluster reale del mercato italiano che mostra perché quella riduzione costa soldi, e come si misura la parte che resta fuori.
Le quattro cose che stanno dentro la SEO off-page
Tenerle separate serve, perché si comprano, si costruiscono e si misurano in modi diversi. Chi mette tutto sotto la voce "link" finisce per pagare l'unica delle quattro che si può acquistare con un bonifico.
| Asset off-page | Che cos'è | Chi decide | Dove si legge il numero |
|---|---|---|---|
| Link da altri domini | Un collegamento ipertestuale verso una pagina del tuo sito | L'editore che lo pubblica | Domini referenti unici (Ahrefs, Semrush, DataForSEO) |
| Menzioni non linkate | Il nome dell'azienda o del prodotto citato senza collegamento | Chi scrive il testo | Menzioni web, alert di brand |
| Presenza su piattaforme di terzi | Scheda Google Business Profile, marketplace, directory di settore, canale YouTube, profili social | Tu, dentro le regole della piattaforma | Recensioni, coerenza dei dati aziendali, visualizzazioni |
| Domanda di marca | Le persone che cercano direttamente il tuo nome su Google | Nessuno in modo diretto: è l'effetto delle altre tre | Query branded nel report di Search Console |
La riga più trascurata è la seconda. Una menzione senza link non passa anchor text e non compare in nessun report di backlink, quindi per la maggior parte dei preventivi italiani semplicemente non esiste. Vedremo tra poco perché è l'asset che sta crescendo di peso più in fretta.
Il test: sul cluster ledwall vince chi ha meno domini referenti
Macropix è un produttore milanese di schermi a LED su misura e da anni è uno dei nostri progetti pubblici: il percorso completo, con le posizioni prima e dopo, è raccontato nella guida alla SEO per il settore manifatturiero. Nel 2020 il sito non compariva per nessuna keyword di categoria. A luglio 2026 tiene il 25,55% di share of voice sul cluster "ledwall", davanti ad Amazon.
La domanda interessante è un'altra: quanti domini referenti hanno i siti di quella classifica? Abbiamo interrogato l'indice backlink di DataForSEO il 18 settembre 2026 e messo le due colonne una accanto all'altra.
| Dominio | Domini referenti | Share of voice cluster ledwall |
|---|---|---|
| macropix.it | 192 | 25,55% |
| amazon.it | 99.574 | 18,08% |
| hddsvision.it | 253 | 10,17% |
| dominodisplay.com | 207 | 4,33% |
| shop.agmultivision.it | 13 | 2,28% |
| tsaled.com | 46 | 1,74% |
Amazon.it ha 518 volte i domini referenti di macropix.it ed è dietro. HDDS Vision ne ha il 32% in più e ha una share of voice due volte e mezzo più piccola. Domino Display ne ha 207 e sta al quarto posto. Se il numero di domini che ti linkano fosse il fattore che decide, questa tabella sarebbe ordinata al contrario.
Due precisazioni oneste, perché il dato non dica più di quello che dice. Le due colonne sono rilevate a due mesi di distanza e da due fornitori diversi. E i domini referenti sono un totale di sito, mentre la share of voice è calcolata su un cluster: Amazon ha centomila domini referenti guadagnati con la spesa media di un carrello, non con le pagine dei ledwall. Che è poi esattamente il punto. L'autorità di dominio complessiva, qualunque metrica tu usi per stimarla, non è il segnale che ordina una SERP verticale. Su questo abbiamo scritto una guida a parte su che cosa misura davvero la domain authority.
Quanto pesano i link, secondo chi lavora sull'algoritmo
Gary Illyes, del team Search di Google, l'ha detto dal palco del PubCon il 21 settembre 2023: "Penso che siano importanti, ma penso che le persone ne sovrastimino l'importanza. Non sono d'accordo che siano nei primi tre". La frase è riportata da Search Engine Roundtable, che nella stessa occasione gli attribuisce l'esempio di una pagina posizionata prima su "Porsche cars" senza link interni né esterni.
Non significa che i backlink non servano. Significa che il rendimento marginale del centesimo link su un sito che ne ha già novanta è molto più basso di quello che i listini della link building italiana lasciano intendere.
Nelle risposte generate pesa più la menzione del link
Ahrefs ha confrontato 75.000 brand con la loro presenza negli AI Overview di Google, calcolando la correlazione di Spearman tra frequenza di citazione e undici metriche off-page. Lo studio è firmato da Louise Linehan con la data scientist Xibeijia Guan ed è uscito il 26 maggio 2025.
| Fattore | Correlazione con le menzioni in AI Overview |
|---|---|
| Menzioni web del brand | 0,664 |
| Anchor text con il nome del brand | 0,527 |
| Volume di ricerca branded | 0,392 |
| Domain Rating | 0,326 |
| Domini referenti | 0,295 |
| Traffico branded | 0,274 |
| Backlink totali | 0,218 |
| Traffico da annunci | 0,216 |
| Spesa pubblicitaria | 0,215 |
| URL Rating | 0,180 |
| Numero di pagine del sito | 0,170 |
Le menzioni web arrivano a 0,664, i backlink totali a 0,218. Fra i brand del quartile più alto per menzioni e quelli del quartile sotto il salto è di circa dieci volte: 169 citazioni mediane negli AI Overview contro 14. Il 26% dei brand analizzati non aveva nemmeno una menzione.
Correlazione non è causalità e Ahrefs lo scrive per primo: un brand molto citato è anche un brand molto conosciuto, e la seconda cosa spiega gran parte della prima. Ma l'ordine delle righe ha una conseguenza pratica che vale comunque. Se paghi una redazione di settore per un articolo e quella ti nomina cinque volte senza mai linkarti, secondo il vecchio metro di misura hai buttato i soldi, secondo questa tabella no. Come funzionano gli altri motori generativi lo abbiamo trattato nella guida alla generative engine optimization.
Le quattro leve, in ordine di convenienza per un'azienda italiana
Il contesto conta: in Italia il 76,5% delle imprese con almeno dieci addetti ha un sito web, il 59,0% usa i social media e solo il 20,1% ha venduto online nell'anno precedente, con il 15,7% del fatturato totale. Sono i dati della rilevazione Istat "Imprese e ICT", diffusa il 15 dicembre 2025. Tradotto: in quasi tutti i settori italiani i tuoi concorrenti hanno un sito e un profilo social, e nessuna strategia off-page strutturata. La distanza si costruisce con poco.
1. Le schede su piattaforme che già ti cercano
Scheda Google Business Profile completa, dati aziendali identici ovunque, recensioni chieste in modo sistematico dopo ogni consegna. È l'unica leva off-page che controlli quasi del tutto e l'unica che produce risultati in settimane invece che in trimestri. Per chi vende su base geografica il ritorno è il più alto in assoluto: partiamo da come si ottimizza la scheda e da come funziona il posizionamento locale.
2. Le menzioni guadagnate con un dato che hai solo tu
Un'azienda manifatturiera che pubblica i propri tempi medi di consegna per lavorazione, un'agenzia che pubblica i costi reali di un canale, un e-commerce che pubblica i resi per categoria: sono numeri che le redazioni di settore citano perché non li trovano altrove. Costano una giornata di analisi invece di un budget mensile, e producono contemporaneamente menzioni, link spontanei e materiale che dimostra esperienza e competenza.
3. I contenuti su piattaforme di terzi
Un video di montaggio o di collaudo su YouTube è indicizzabile, citabile e vive su un dominio che non devi difendere tu. Nel manifatturiero italiano è spesso l'unico contenuto originale che l'azienda possiede già, girato per uso interno e mai pubblicato. Le regole del canale le abbiamo raccolte nella guida alla SEO per YouTube.
4. I link, per ultimi e su poche pagine
Non perché non contino, ma perché sono la leva più lenta e più cara delle quattro, e su un sito con la parte tecnica ferma non si vedono affatto. La sequenza che consigliamo è nell'articolo su in che ordine si fanno SEO on page e off page.
La regola europea che in Italia quasi nessuno cita
Nelle policy antispam di Google Search c'è una voce chiamata site reputation abuse: ospitare contenuti di terzi su un dominio forte con lo scopo principale di sfruttarne i segnali di ranking. È la sezione "guide" o "offerte" venduta a pagamento su un grande quotidiano o su un portale universitario.
La parte che riguarda noi sta nella distinzione geografica. Fuori dall'Unione Europea Google può applicare un'azione manuale sulle pagine coinvolte. Dentro l'Unione Europea, invece, quelle pagine si posizionano indipendentemente dal dominio principale che le ospita, senza penalizzazione. Il risultato pratico per un'azienda italiana è lo stesso: il pacchetto comprato sulla testata nazionale non ti trasferisce la forza della testata nazionale. Semplicemente non funziona, invece di funzionare e poi costare caro. Chi ti propone quel pacchetto citando l'autorevolezza del dominio ospitante o non ha letto la documentazione o conta sul fatto che non l'abbia letta tu.
Sui link a pagamento la documentazione è altrettanto netta. Google chiede di qualificare i collegamenti pubblicitari con rel="sponsored", e indica rel="nofollow" come alternativa accettata benché non preferita, come spiega la pagina su come qualificare i link in uscita. Comprare o vendere link a scopo di ranking senza quegli attributi rientra nei link scheme. Abbiamo messo le citazioni testuali e i prezzi reali del mercato italiano nell'articolo sulla link building; qui basta sapere che l'attributo non è una formalità e che nofollow non blocca l'indicizzazione.
Come si misura la SEO off-page
È la parte che manca in quasi tutti gli articoli italiani sull'argomento, compresi quelli che stanno stabilmente in prima pagina. Senza queste quattro righe in un foglio, una campagna off-page dura finché dura il budget e poi nessuno sa dire se sia servita.
| Metrica | Dove si legge | Ogni quanto | Che cosa vuol dire se sale |
|---|---|---|---|
| Domini referenti nuovi e persi | Ahrefs, Semrush, Search Console | Mensile | Il saldo netto conta più del totale: molti profili crescono e si svuotano insieme |
| Menzioni web del nome | Alert di brand, Brand Radar, ricerca manuale tra virgolette | Mensile | Cresce la superficie da cui un motore generativo può pescarti |
| Query branded e loro clic | Report query di Search Console, filtro sul nome azienda | Trimestrale | È l'indicatore più onesto che l'off-page sta funzionando: le persone ti cercano per nome |
| Share of voice sul cluster | Semrush, Keyword.com o strumento equivalente | Trimestrale | Guadagni quota sui concorrenti diretti, non genericamente traffico |
La terza riga è quella che chiuderebbe la maggior parte delle discussioni sul budget. Le query branded non si comprano e non si simulano: se dopo sei mesi di attività esterna nessuno in più cerca il nome dell'azienda, l'attività esterna non ha lasciato traccia in nessuna testa. Come si inseriscono queste letture in un piano più ampio lo abbiamo descritto nell'articolo sulla strategia SEO, e il controllo iniziale del profilo di link fa parte dell'audit SEO.
Tre errori che vediamo quasi sempre
- Comprare link verso la home. La home raramente è la pagina che deve posizionarsi su una keyword di categoria. Nel caso Macropix le pagine che tengono le prime tre posizioni sono le pagine di prodotto e di applicazione, non la home.
- Contare i backlink invece dei domini referenti. Duecento link da un sito solo valgono un dominio. È la differenza tra le due colonne che ogni strumento riporta e che quasi nessun preventivo distingue.
- Partire dall'off-page con l'on-page rotto. Se le pagine di categoria non esistono o si cannibalizzano fra loro, i link arrivano su un sito che non ha dove metterli. Si comincia dalla parte che dipende solo da te, e le scorciatoie hanno un nome preciso: black hat SEO.
La SEO on-page riguarda tutto ciò che sta dentro il sito e che controlli direttamente: testi, titoli, struttura degli URL, link interni, velocità. La SEO off-page riguarda i segnali che arrivano da fuori: link da altri domini, menzioni del nome, schede e recensioni su piattaforme di terzi, ricerche dirette del brand. La prima si può fare in autonomia, la seconda dipende dal comportamento di altre persone.
Non esiste una soglia. Sul cluster ledwall in Italia, a settembre 2026, il dominio con la quota di visibilità più alta ha 192 domini referenti e sta davanti ad amazon.it che ne ha 99.574. Conta la pertinenza della fonte rispetto al tema e la pagina di destinazione, non il totale. Gary Illyes di Google ha dichiarato al PubCon del settembre 2023 che i link non rientrano nei primi tre fattori di ranking.
Sì, e sempre di più. Nello studio Ahrefs del maggio 2025 su 75.000 brand, le menzioni web del brand mostrano la correlazione più alta con le citazioni negli AI Overview di Google (0,664), contro 0,218 dei backlink totali. È un campione internazionale e una correlazione, non una prova di causalità, ma indica che una citazione redazionale senza collegamento non è denaro sprecato.
Comprare o vendere link a scopo di posizionamento rientra nei link scheme descritti nelle policy antispam di Google. I collegamenti pubblicitari sono leciti se qualificati con rel="sponsored", oppure con rel="nofollow", che Google indica come alternativa accettata ma non preferita. Senza quegli attributi la pratica viola le linee guida.
Dipende dalla leva. Le schede locali e le recensioni producono effetti in poche settimane. Link e menzioni lavorano su trimestri: nel progetto Macropix, partito nel 2020, le posizioni di categoria si sono consolidate nell'arco di anni, non di mesi. La metrica che si muove per prima è il numero di domini referenti; l'ultima a muoversi, e la più affidabile, è il volume di ricerche sul nome dell'azienda.
Una cosa che nel settore si dice poco: la SEO off-page è l'unica parte del lavoro che non puoi consegnare. Puoi riscrivere un title nel pomeriggio e sistemare un redirect prima di cena, ma non puoi decidere che venerdì una redazione ti citi. Per questo i preventivi off-page in Italia si riempiono di articoli sponsorizzati: sono l'unica voce che si può mettere a calendario. Se guardi il calendario di un progetto che ha funzionato, però, quello che si vede non sono acquisti ma pubblicazioni proprie che qualcun altro ha deciso di citare. Il lavoro vero sta a monte, e assomiglia molto più a scegliere quale dato mettere in pubblico che a comprare spazi.
Se vuoi capire da quale delle quattro leve partire nel tuo settore, è il primo passo dei nostri progetti SEO: puoi vedere come li impostiamo nei casi che abbiamo pubblicato.