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Ottimizzazione della user experience: cosa sposta la SEO e cosa no

Autore: Matteo Pellegrini

Ottimizzare la user experience in ottica SEO vuol dire lavorare sui pochi aspetti dell'esperienza d'uso che Google dichiara di valutare (velocità percepita, stabilità visiva, leggibilità da smartphone, assenza di elementi che coprono il contenuto) e smettere di pagare per tutti gli altri.

La prima pagina italiana su questo tema racconta quasi tutta la stessa storia: UX e SEO sono sinergiche, sistema il sito e sali. Il 20 settembre 2026 ho passato quelle nove pagine a Lighthouse, una per una. Quella con il punteggio di performance più alto, 100 su 100, è ottava. Quella che sta quinta ha un CLS di 0,353, tre volte e mezzo la soglia che Google indica come accettabile.

Che cosa Google dice di valutare

La pagina della documentazione di Google sull'esperienza di pagina, aggiornata il 10 dicembre 2025, apre con una frase che nessuno dei risultati in prima pagina italiana riporta: "There is no single signal. Our core ranking systems look at a variety of signals that align with overall page experience". Non c'è un segnale unico e non esiste un sistema di ranking che si chiama page experience. Chi vende un intervento UX promettendo di agire su quel sistema sta vendendo una cosa che non ha un interruttore.

L'elenco di quello che Google suggerisce di controllare è corto: Core Web Vitals buoni, HTTPS, contenuto che si legge su smartphone senza zoom e senza scroll orizzontale, pochi annunci invadenti, niente interstiziali che disturbano, distinzione chiara fra contenuto principale e contorno. Sei voci, tutte verificabili in un pomeriggio.

Lo stesso documento aggiunge l'avvertimento che di solito resta fuori dalle presentazioni: "getting good results in reports like Search Console's Core Web Vitals report or third-party tools doesn't guarantee that your pages will rank at the top of Google Search results".

Le soglie, aggiornate

Le metriche sono tre e le soglie le pubblica web.dev: LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi, CLS sotto 0,1. INP ha sostituito FID il 12 marzo 2024. Due delle pagine che si posizionano oggi in Italia elencano ancora FID fra i Core Web Vitals: quella di SEOZoom, ferma a maggio 2022, e quella di Then Agency, aggiornata ad aprile 2025, un anno dopo il cambio. Se vuoi il dettaglio metrica per metrica, l'abbiamo scritto nella guida ai Core Web Vitals; la definizione del concetto di partenza sta invece nella scheda sulla user experience.

Il test: le nove pagine che si posizionano, misurate

Il 20 settembre 2026 ho estratto i primi nove risultati organici di Google.it per la query "ux seo" e ho lanciato su ognuno Lighthouse 13.4.0, configurazione desktop, throttling simulato, da un datacenter europeo. Sono dati di laboratorio: per il ranking Google usa i dati di campo del Chrome UX Report, raccolti dai browser delle persone. Servono a confrontare le pagine fra loro nelle stesse condizioni, non a stimare il punteggio che Google vede.

Pos.DominioPerformanceLCPCLSAccessibilitàPeso pagina
1weareconflux.com901,98 s0,018841,7 MB
2then.agencyNon misurabile: il server ha risposto con una challenge anti-bot
3mailup.it900,94 s0,009912,8 MB
4officine-25.itTest interrotto: nessun first contentful paint entro 30 secondi
5seozoom.it810,96 s0,353921,7 MB
6blog.befamily.it723,29 s0,001923,3 MB
7uxdesigninstitute.com792,41 s0,012952,3 MB
8mariachiaramarsella.it1000,62 sn.d.960,2 MB
9semrush.com950,70 s0,001752,3 MB
Lighthouse 13.4.0, desktop, throttling simulato. Query "ux seo", Google.it, 20 settembre 2026. Soglie di riferimento: LCP 2,5 s, CLS 0,1.

Sette pagine su nove hanno dato un risultato. Fra queste, le due con la performance migliore, 100 e 95, stanno in ottava e nona posizione. La prima della SERP ha 90 e un LCP di 1,98 secondi, il doppio della quinta, che sta a 0,96 secondi. Il peso della pagina va da 0,2 MB a 3,3 MB senza che l'ordine dei risultati se ne accorga.

Il dato che mi interessa di più è un altro: la pagina in quinta posizione, che insegna a curare la UX per la SEO, ha un CLS di 0,353. È il valore peggiore del gruppo e sta oltre il triplo della soglia. Si posiziona lo stesso, davanti a quattro pagine che quel numero lo rispettano.

Nessuna delle sette arriva a 100 in accessibilità: la mediana è 92 e Semrush, che su questo tema ha l'articolo più citato in inglese, si ferma a 75. Per onestà ho misurato anche la nostra pagina sulla user experience, che in prima pagina non c'è: 97 di performance, 97 di accessibilità, CLS 0,004. Il punteggio non è il posizionamento, e vale anche quando il punteggio è il nostro.

Tre numeri che girano da anni e non reggono

Il 53% che abbandona dopo tre secondi. È la statistica più citata d'Italia su questo argomento. La fonte primaria è un post sul blog di Google del 31 gennaio 2017, che attribuisce il dato a DoubleClick e non pubblica la metodologia: non dice quante pagine, di che tipo, in quale mercato, con quale connessione. È una rilevazione su siti mobile di dieci anni fa e viene ancora presentata come se descrivesse il comportamento degli italiani nel 2026.

La frequenza di rimbalzo. È una metrica di analytics e non compare in nessun documento di Google Search dedicato al ranking. Misura quello che succede sul tuo sito, non quello che Google osserva nella sua SERP. Resta utile per capire se una pagina delude chi arriva, ed è per questo che ne abbiamo scritto la scheda sul bounce rate, ma non è una leva di posizionamento.

Il dwell time. Stessa storia, aggravata dal fatto che quasi nessuno lo misura davvero: quello che leggi in GA4 è il tempo di coinvolgimento sulla tua sessione, che non sa nulla di quando e se la persona è tornata sui risultati di ricerca. Se cerchi un segnale di comportamento che Google ti mostra per davvero, è il click-through rate in Search Console.

Gli interventi che spostano qualcosa, in ordine di resa

1. Far coincidere la pagina con l'intento

È l'intervento di user experience con la resa più alta e non passa da un file di design. Una pagina che risponde alla domanda sbagliata non si salva con nessun punteggio. Nel test qui sopra l'unica cosa che le prime tre condividono non è un numero di Lighthouse: è che tutte e tre aprono spiegando che cos'è la UX prima di dire cosa fare, perché per questa query metà di chi cerca ancora non lo sa. Il metodo per verificarlo sta nella guida all'intento di ricerca.

2. Il mobile non è un layout, è il contenuto

Google indicizza con il crawler mobile e la sua documentazione è esplicita: "If it's your intention that the mobile page should have less content than the desktop page, you can expect some traffic loss". Il testo tagliato dalla versione mobile per fare pulizia non è un compromesso estetico, è contenuto che smette di esistere. Lo stesso documento chiarisce che nascondere quel testo dentro un accordion o delle tab va benissimo: quello che conta è che nel codice ci sia.

3. LCP: guarda il campo, non il laboratorio

Il numero che Google usa è il 75° percentile su 28 giorni di navigazioni reali, quello del Chrome UX Report, non il punteggio che ti restituisce un tool su una singola prova. Se il 75° percentile è sopra 2,5 secondi, l'intervento con la resa migliore quasi sempre è l'immagine principale: formato, dimensioni dichiarate, priorità di caricamento. Il resto del metodo sta nelle guide su page speed e ottimizzazione delle immagini.

4. CLS: il conto lo paga il banner

Nelle due pagine con il CLS peggiore del mio test, 0,353 e 0,118, Lighthouse ha registrato fra le terze parti script di gestione del consenso e di notifiche push. Non è una regola generale, è quello che ho visto in questo campione, e coincide con quello che troviamo negli audit: lo spostamento di layout in Italia nasce quasi sempre dal banner cookie, dalla barra di annuncio e dal font caricato tardi, non dal design.

5. Niente che copra il primo schermo

Gli interstiziali invadenti sono una delle sei voci dell'elenco di Google e sono anche l'unica su cui in Italia si litiga poco, perché la normativa sul consenso obbliga comunque a un livello di copertura. La differenza sta nel dopo: un banner che resta, che torna a ogni pagina o che copre metà schermo su un telefono da 6 pollici è un problema che si vede nei dati prima che nelle opinioni.

6. Accessibilità, che dal 2025 non è più facoltativa

Lo European Accessibility Act, recepito in Italia con il decreto legislativo 82/2022, si applica dal 28 giugno 2025 a una lista di servizi che comprende il commercio elettronico, i servizi bancari, i servizi di trasporto passeggeri e gli e-book. Molti dei controlli che servono a rispettarlo (contrasto, etichette dei campi, gerarchia dei titoli, alternative testuali) sono gli stessi che alzano il punteggio di accessibilità web e rendono la pagina leggibile a un crawler. Se vendi online, la scheda sulla SEO per e-commerce parte da qui.

In Italia il vincolo non è il design, è chi c'è dall'altra parte

I dati dell'indagine Cittadini e ICT dell'Istat, riferiti al 2025 e pubblicati il 22 aprile 2026, dicono che l'83,1% della popolazione dai 6 anni in su ha usato internet nei tre mesi precedenti. Ci arriva da smartphone il 79,1%, da computer il 54%. Le competenze digitali almeno di base sono al 54,3% fra i 16 e i 74 anni, e scendono al 27,4% nella fascia 65-74.

Sono i numeri che cambiano l'ordine delle priorità rispetto a una checklist americana. Metà del pubblico italiano non ha competenze digitali di base: il corpo del testo a 14 pixel, il menu a scomparsa con tre livelli e il modulo con nove campi obbligatori non sono scelte estetiche, sono filtri. E i filtri si vedono nel tasso di completamento molto prima che nel posizionamento.

La stessa pagina la legge anche un agente

Lighthouse 13 ha aggiunto una categoria che si chiama agentic browsing e che valuta quanto una pagina sia leggibile da un agente automatico. Google la dichiara in sviluppo e soggetta a modifiche, quindi non è un punteggio da inseguire, ma i valori del mio campione sono istruttivi: 0,33 per la prima della SERP, 0,50 per la terza e la sesta, 0,67 per Semrush, 1,00 per UX Design Institute e per il sito di Mariachiara Marsella.

È la stessa partita che si gioca sulle AI Overview e sulle ricerche senza clic: una pagina che espone il contenuto in HTML leggibile, con titoli veri e dati in tabella invece che dentro un'immagine, la capiscono sia Google sia un modello linguistico. Una pagina che costruisce tutto in JavaScript dopo il caricamento, no. È il punto in cui la user experience e la SEO tecnica smettono di essere due reparti.

Come misuriamo se è servito

Su un progetto reale il controllo non è il punteggio, sono le query che entrano. Su Macropix, produttore milanese di schermi LED su misura, nessuna delle nove parole chiave che oggi portano più contatti qualificati contiene il nome dell'azienda: la più pesante è "ledwall", 4.400 ricerche al mese, e le altre descrivono prodotti e applicazioni. Il percorso, i vincoli e i numeri stanno nel caso sulla SEO per il settore manifatturiero, e altri progetti li trovi fra i lavori pubblicati.

Quando invece serve capire quali interventi valgono il budget su un sito specifico, è il lavoro che facciamo nei progetti SEO: si parte dal Chrome UX Report e dalle query in Search Console, non da un restyling.

L'unico numero senza eccezioni

Nelle sette pagine che sono riuscito a misurare, performance, LCP e peso vanno in tutte le direzioni e non spiegano l'ordine dei risultati. Un numero però si comporta diversamente: l'accessibilità non arriva a 100 da nessuna parte, nemmeno sulla pagina che vince tutto il resto con 0,2 MB e un LCP di 0,62 secondi. È anche l'unico dei sei controlli elencati da Google che dal 28 giugno 2025 ha una sanzione dietro, per chi rientra nel perimetro del decreto. Il primo intervento sulla user experience con un ritorno certo non è quello che fa salire un punteggio: è quello che comunque va fatto, e che per caso rende la pagina leggibile anche a un crawler.

Domande frequenti

La user experience è un fattore di ranking di Google?

Non come segnale unico. La documentazione di Google sull'esperienza di pagina dice testualmente che non esiste un singolo segnale e che i sistemi di ranking guardano più elementi allineati all'esperienza complessiva. I Core Web Vitals sono usati dai sistemi di ranking, ma Google avverte che avere buoni punteggi non garantisce di posizionarsi in alto.

Quali sono i Core Web Vitals e quali soglie devo rispettare?

Sono tre: LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi, CLS sotto 0,1. INP ha sostituito FID il 12 marzo 2024, quindi le guide che elencano ancora FID sono superate. Il valore che conta è il 75° percentile su 28 giorni di navigazioni reali, non il risultato di un singolo test di laboratorio.

La frequenza di rimbalzo influisce sul posizionamento?

No. È una metrica di analytics e non compare in nessun documento di Google Search dedicato al ranking. Misura il comportamento sul tuo sito, non quello che Google osserva nei risultati di ricerca. Resta utile per capire se una pagina delude chi arriva.

Serve un redesign del sito per migliorare la SEO?

Quasi mai. Nel test che abbiamo fatto sui nove risultati italiani per ux seo, la pagina con il punteggio di performance più alto è ottava e quella in quinta posizione ha un CLS oltre il triplo della soglia. Gli interventi che spostano qualcosa riguardano l'intento della pagina, il contenuto presente nella versione mobile, l'immagine principale e gli elementi che spostano il layout: nessuno di questi richiede di rifare il sito.

Dal 28 giugno 2025 l'accessibilità è obbligatoria anche per il mio sito?

Dipende dal servizio che offri. Lo European Accessibility Act, recepito in Italia con il decreto legislativo 82/2022, si applica dal 28 giugno 2025 a un elenco di prodotti e servizi che comprende il commercio elettronico, i servizi bancari, i servizi di trasporto passeggeri, gli e-book e i servizi di comunicazione elettronica. Per il perimetro esatto e le esenzioni conviene leggere il decreto e le linee guida AgID.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.