Vai al contenuto

Come dimostrare il valore della SEO: quattro prove che separano il lavoro dal caso

Autore: Matteo Pellegrini

Dimostrare il valore della SEO vuol dire separare quello che ha prodotto il lavoro sul sito da quello che sarebbe successo comunque: la stagione, una campagna pubblicitaria partita lo stesso mese, un concorrente che ha chiuso, un aggiornamento di Google. Un grafico che sale non è una prova. Lo diventa quando lo confronti con qualcosa che nessuno ha toccato.

Abbiamo letto le prime pagine italiane per «come dimostrare il valore della SEO» e per le ricerche vicine. Ci sono guide ai report (SEOZoom), elenchi di metriche (SEOptimer, SEOGarden), modelli di proposta commerciale (Semrush), calcoli del ROI con esempi inventati (Moonify). Nessuna spiega come si isola l'effetto della SEO da tutto il resto, che è la prima cosa che chiede un direttore finanziario. L'unico risultato che pone la domanda giusta è una discussione su Reddit, nel gruppo r/analytics, aperta da qualcuno che non sapeva come rispondere.

Questo articolo parte da lì. Prima del contratto serve un business case, e lo abbiamo scritto in come spiegare la SEO al tuo capo. Ogni mese serve un report SEO. Qui parliamo del terzo documento, quello che arriva dopo sei o dodici mesi e deve reggere a una domanda sola: come facciamo a sapere che è stata la SEO?

Perché un grafico che sale non dimostra niente

Tre cose muovono il traffico organico senza che la SEO c'entri. Chiunque abbia letto qualche report le conosce.

  • La stagione. Un sito di climatizzatori cresce a giugno anche se nessuno ci lavora. Confrontare luglio con marzo misura il caldo, non le ottimizzazioni.
  • La pubblicità. Una campagna su Google Ads, sui social o in televisione fa crescere le ricerche del nome dell'azienda, e quelle ricerche finiscono nel traffico organico. Il cliente vede più visite e più ordini e ne dà il merito a chi gli fa la SEO.
  • Google. Un aggiornamento dell'algoritmo, un concorrente penalizzato, una SERP che cambia forma spostano i clic in un senso o nell'altro.

Dal 2025 se n'è aggiunta una quarta, che lavora al contrario: le risposte generate. Il Pew Research Center ha registrato 68.879 ricerche fatte da 900 adulti statunitensi nel marzo 2025. Con un riassunto AI in pagina, il clic su un risultato tradizionale è avvenuto nell'8% delle visite, contro il 15% delle ricerche senza riassunto (Pew Research Center, luglio 2025). È un campione degli Stati Uniti. In Italia le AI Overviews sono arrivate il 26 marzo 2025, e i dati italiani disponibili li abbiamo messi in fila nell'articolo sull'impatto delle AI Overviews sulla SEO.

La conseguenza è che impression e clic non si muovono più insieme. Sul nostro sito, filtrando la sola Italia in Search Console, fra settembre 2025 e luglio 2026 le impression sono passate da 1.799 a 4.668 (+159%) e il CTR è sceso dallo 0,67% allo 0,39%. Lo stesso report può raccontare un successo o un fallimento a seconda della riga che metti in alto. Per questo un obiettivo serio porta due numeri, come spieghiamo nella guida agli obiettivi SEO, e una prova seria porta un confronto.

La scala delle prove: cosa esclude ciascuna

Le prove del valore della SEO non pesano tutte uguale. Le abbiamo ordinate dalla più debole alla più solida. La colonna che conta è la terza: quale spiegazione alternativa la prova riesce a togliere di mezzo.

ProvaCome si faCosa escludeCosa non escludeQuando si può fare
1. Posizioni e punteggi dei toolScreenshot del rank tracker o del tool di auditNienteTutto: una posizione non è un clienteSempre
2. Prima e dopo sul totaleMese contro mese in Search Console o GA4Niente di sistematicoStagione, pubblicità, aggiornamenti di GoogleSempre
3. Anno su annoStesso periodo dell'anno precedenteLa stagionalità ricorrentePubblicità, aggiornamenti, AI OverviewsCon almeno 12 mesi di dati
4. Quota di visibilità (share of voice)La tua visibilità divisa per quella di tutto il cluster di keywordStagione e trend di mercato, perché colpiscono tuttiLa qualità del trafficoCon un rank tracker su un gruppo di keyword
5. Gruppo di controlloPagine modificate contro pagine simili lasciate com'eranoStagione, pubblicità e aggiornamenti che toccano entrambi i gruppiDifferenze fra due gruppi scelti maleCon due gruppi di pagine dello stesso tipo
6. Serie storica controfattualeUn modello stima il traffico che avresti avuto senza intervento (CausalImpact)Trend e stagionalità, se le serie di controllo sono buoneEventi che toccano solo il tuo sitoCon almeno un anno di dati giornalieri
7. Test A/B SEOPagine dello stesso modello divise a caso in due gruppiQuasi tuttoPoco, se il campione è grandeCon molte pagine dello stesso modello
8. Pausa degli annunciCampagne sospese su un gruppo di query o in alcune regioniLa sovrapposizione fra annunci e risultati organiciGli effetti di lungo periodoSe fai già Google Ads
Scala delle prove del valore della SEO. Schema di lavoro Visilay. Le righe 1-3 sono quelle che compaiono nella maggior parte dei report; dalla 4 in giù c'è un termine di confronto.

La riga 4 è la più sottovalutata. La stagione colpisce tutti i siti di un settore nello stesso momento: se a giugno cresci tu e crescono i concorrenti, la tua quota resta ferma e il grafico che sale non dice niente di te. Se la quota cresce, sei cresciuto più del mercato. È il dato che usiamo per Macropix, produttore milanese di ledwall e cliente Visilay: share of voice del 25,55% sul cluster ledwall contro il 18,08% di amazon.it (Semrush, luglio 2026), e la keyword «monitor pubblicitario» passata dalla posizione 88 nel 2020 alla 2 nel 2025. Come si calcola la quota è spiegato nella guida allo share of voice.

Le righe da 5 a 8 sono le quattro prove che reggono anche davanti a chi i numeri li controlla per mestiere. Le vediamo una per una.

Prova 1: il gruppo di controllo

Il gruppo di controllo è un insieme di pagine simili a quelle su cui intervieni, che lasci invariate nello stesso periodo. Quello che succede a loro è la stima di quello che sarebbe successo alle tue pagine senza il lavoro. La differenza fra le due crescite è l'effetto della SEO. In statistica il metodo si chiama differenza delle differenze, ed è la prova più economica: basta Search Console e un foglio di calcolo.

Un esempio aritmetico, da rifare con i tuoi numeri. Un e-commerce riscrive i testi di 40 categorie e ne lascia 40 simili com'erano. Nei tre mesi successivi, confrontati con lo stesso trimestre dell'anno prima, i clic organici vanno così:

GruppoClic primaClic dopoVariazione
Categorie riscritte (40)1.0001.300+30%
Categorie non toccate (40)1.0001.150+15%
Effetto stimato della riscritturacirca 150 clic+15 punti
Esempio aritmetico con numeri tondi, non dati di un cliente.

Il report tradizionale avrebbe scritto +30%. Metà di quella crescita sarebbe arrivata comunque, per la stagione o per il mercato. Dichiararla tutta alla SEO funziona finché qualcuno non fa il conto, e il giorno in cui lo fa smette di credere anche al resto.

Tre regole decidono se il confronto regge:

  1. Il gruppo di controllo si sceglie prima di intervenire, e si scrive da qualche parte con la data. Sceglierlo dopo, guardando i dati, vuol dire scegliere quello che ti dà ragione.
  2. Le pagine devono essere dello stesso tipo e con traffico simile: schede prodotto contro schede prodotto, articoli contro articoli. Il blog non fa da controllo alle categorie.
  3. Il controllo non si tocca. Niente link interni nuovi verso quelle pagine e niente modifiche ai template che le contengono, per tutta la durata del confronto.

Per il singolo URL la fonte giusta è Search Console, con il confronto a 28 giorni e un verdetto che arriva dopo quattro-otto settimane, come spieghiamo nella guida alla SEO analytics. I clic in più vanno poi tradotti in euro con il calcolo del valore di un clic che trovi in vale la pena fare SEO.

Prova 2: la serie storica controfattuale

Se l'intervento tocca tutto il sito (una migrazione, un nuovo template, un lavoro sulla velocità), non esistono pagine da lasciare fuori. In quel caso il termine di confronto si costruisce con un modello. Il più usato è CausalImpact, descritto da Kay Brodersen e da altri quattro ricercatori di Google sugli Annals of Applied Statistics nel 2015 (vol. 9, n. 1, pp. 247-274) e rilasciato come pacchetto R open source.

Semplificando: il modello impara come si muoveva il tuo traffico prima dell'intervento insieme ad altre serie che l'intervento non può influenzare, per esempio l'interesse per la categoria su Google Trends o il traffico organico di un altro paese. Poi proietta in avanti la curva che avresti avuto senza modifiche. Lo scarto fra la curva reale e quella stimata è l'effetto, accompagnato da un intervallo di incertezza. Nel paper l'esempio applicativo è proprio una campagna pubblicitaria online e il suo effetto sul traffico arrivato dalla ricerca.

Il punto debole sono le serie di controllo. Se ne scegli una che l'intervento ha influenzato, il modello sottostima l'effetto. Se ne scegli una che non c'entra con il tuo traffico, il modello non stima niente. L'intervallo va riportato sempre: un ipotetico +12% con un intervallo che va da -3% a +27% vuol dire «non lo sappiamo ancora», ed è un'informazione utile quanto un successo.

Prova 3: il test A/B SEO

Un test A/B SEO divide a caso pagine dello stesso modello in due gruppi, cambia qualcosa solo in uno e confronta il traffico organico. A differenza del test A/B classico non si dividono gli utenti, perché Googlebot è uno solo: si dividono le pagine. Serve un sito con molte pagine identiche nella struttura, come schede prodotto, annunci immobiliari, pagine di località.

Il dato che cambia il modo di presentarli viene da SearchPilot, la società londinese specializzata in questo tipo di test. Sui test eseguiti fra 2022 e 2023 circa il 15% è risultato positivo con significatività statistica, il 7-8% negativo e quasi il 75% non conclusivo (Sam Nemzer, SearchPilot, aprile 2024). Craig Bradford, sempre di SearchPilot, la mette così: «Most of your experiments are going to be negative or inconclusive».

Letto dal lato del valore, quel 7-8% conta quanto il 15%. Ogni test negativo è una modifica che senza test sarebbe finita su tutto il sito e avrebbe tolto traffico senza che nessuno capisse perché. Un programma di test dimostra valore anche con le perdite evitate, a patto di metterle nel report con la stessa evidenza delle vittorie.

Google permette questi test e fissa le regole nella guida di Search Central sui test A/B: niente cloaking, cioè Googlebot e utenti vedono le stesse versioni; tag canonical sulle varianti che hanno un URL diverso; redirect 302 e non 301 se il test reindirizza; durata non più lunga del necessario. Google scrive che un esperimento lasciato aperto troppo a lungo può essere interpretato come un tentativo di ingannare il motore di ricerca.

Prova 4: spegnere gli annunci

Il modo più diretto per misurare quanto vale un risultato organico è vedere cosa succede quando l'annuncio sopra non c'è più. Lo ha fatto eBay. Tom Blake, Chris Nosko e Steven Tadelis hanno sospeso gli annunci sulle ricerche del marchio e hanno misurato che il 99,5% dei clic persi dagli annunci veniva recuperato subito dal risultato organico. La spesa annua di eBay in paid search negli Stati Uniti era stimata in 51 milioni di dollari. Lo studio è uscito come working paper NBER nel 2014 e poi su Econometrica.

Google ha pubblicato numeri che vanno nella direzione opposta, e conviene leggerli insieme. Su oltre 400 studi in cui gli inserzionisti avevano messo in pausa le campagne, l'89% dei clic sugli annunci risultava incrementale, cioè non recuperato dai risultati organici (Chan e altri, Google, 2011). Nello studio successivo, su 390 pause, la quota scendeva a circa il 50% quando l'inserzionista era primo anche nei risultati organici e restava al 100% quando un suo risultato organico non c'era. L'81% delle impression degli annunci compariva senza nessun risultato organico dello stesso sito (Chan e altri, Google, 2012).

Le due ricerche non si contraddicono. eBay misurava le ricerche del proprio marchio, dove il sito è già primo; Google misurava la media di tutte le query. Messe insieme dicono una cosa che si traduce in euro: dove sei primo in organico, una parte dei clic che paghi l'avresti avuta comunque. Quella parte è valore della SEO, e si dimostra con una pausa controllata delle campagne su un gruppo di query, oppure con gli esperimenti geografici che Google ha descritto nel 2011, accendendo e spegnendo gli annunci in regioni diverse. Sono studi di più di dieci anni fa: la SERP di oggi ha più annunci e le risposte generate. Il metodo vale ancora, i numeri vanno rimisurati sul proprio account. Come si dividono il lavoro i due canali lo raccontiamo in SEO e Google Ads insieme.

Il conto inverso è il costo di sostituzione: quanto costerebbe comprare con gli annunci i contatti che oggi arrivano dall'organico. Per Macropix, fra luglio 2025 e giugno 2026, Google Ads ha portato 374 conversioni con 16.805 euro di spesa, 44,93 euro a conversione. Nel linguaggio del controllo di gestione, ogni contatto organico qualificato di quel sito vale quello che costerebbe ricomprarlo. Se vuoi fare la stessa misura sul tuo account, è uno dei controlli che facciamo nella gestione delle campagne Google Ads.

Come si presenta una prova del valore della SEO

In azienda la prova la legge qualcuno che non ha il tempo di rifare i conti. Secondo la rilevazione Imprese e ICT 2025 dell'Istat il 42,7% delle imprese italiane con almeno 10 addetti svolge analisi dei dati, contro il 26,6% del 2023. Fra le grandi imprese la quota è dell'83,6%, fra le PMI del 41,9%. In una PMI, chi legge la tua prova spesso non ha un analista accanto. Per questo la prova sta in una pagina, con sei righe sempre uguali.

RigaCosa contieneEsempio
IpotesiCosa ci aspettavamo e perché, scritto primaRiscrivere i testi delle categorie aumenta i clic non brand
InterventoCosa è cambiato, dove, con la data40 categorie, testi pubblicati il 3 marzo
ControlloIl termine di confronto, scelto prima40 categorie simili non toccate, scelte il 1° marzo
RisultatoLa differenza, con l'intervallo se c'è+15 punti rispetto al controllo, circa 150 clic in tre mesi
ValoreIl risultato tradotto in euroClic per valore di un clic, oppure contatti per costo di sostituzione
Cosa non sappiamoI limiti, scritti prima che li chieda qualcunoEffetto delle AI Overviews sulle query del gruppo
Struttura di una prova del valore della SEO. Schema Visilay; l'esempio riprende i numeri tondi della tabella precedente.

L'ultima riga dà credibilità alle altre cinque. È la stessa sezione che consigliamo nel report mensile, e in una prova pesa di più, perché chi la legge sta decidendo se rinnovare un budget. Anche la riga del valore va maneggiata con cura: il modello con cui si attribuiscono le conversioni può spostarla parecchio, come abbiamo misurato su tre proprietà GA4 nell'articolo sui modelli di attribuzione. Per il calcolo del ritorno vero e proprio, la formula è nella guida al ROI della SEO.

Quando la prova non si può fare

Su un sito con venti pagine e cento clic al mese nessuno dei metodi forti funziona: non ci sono abbastanza pagine per un gruppo di controllo, né abbastanza dati per un modello. In quel caso conviene dirlo e ripiegare su tre cose che restano oneste.

  • Il confronto anno su anno, con la stagionalità dichiarata e le campagne pubblicitarie del periodo elencate accanto.
  • La quota di visibilità sul cluster di keyword che contano, confrontata con due o tre concorrenti nominati.
  • I contatti nel CRM con la domanda «come ci hai conosciuto?» nel modulo o nella prima telefonata. È un dato sporco, ma GA4 non lo può dare: chi ha cercato su Google, ha trovato l'azienda e poi ha telefonato non compare in nessun report di Analytics.

Nel B2B è la situazione più frequente. Delle nove keyword che portano più contatti qualificati a Macropix nessuna contiene il nome dell'azienda: sono ricerche di prodotto come «ledwall» (4.400 ricerche al mese) o «totem led». Un'informazione così vale più di una curva di traffico, perché dice che quei clienti, senza SEO, l'azienda non l'avrebbero cercata per nome. Il caso completo è nell'articolo sulla SEO per il settore manifatturiero.

Una cosa che nel settore si dice poco: la prova più convincente è quella che poteva dare torto a chi la propone. Se SearchPilot vede tre test su quattro chiudersi senza un risultato netto, un consulente che porta solo successi non sta dimostrando di essere più bravo, sta dimostrando di non aver misurato. Proporre per primi un gruppo di controllo, prima che lo chieda il cliente, costa qualche vittoria nei report e compra l'unica cosa che fa rinnovare un contratto dopo il primo anno: la fiducia nei numeri. È il modo in cui impostiamo la consulenza SEO in Visilay.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per dimostrare il valore della SEO?

Dipende dalla prova. Su un gruppo di pagine il verdetto arriva dopo quattro-otto settimane di dati, il confronto anno su anno richiede dodici mesi di storico, e contatti e vendite si muovono dopo le posizioni. Conviene concordare all'inizio quale prova si userà e quando.

Le posizioni su Google bastano a dimostrare il valore della SEO?

No. Una posizione dimostra che il lavoro è stato fatto, non che ha portato clienti. Con i riassunti AI la stessa posizione può portare meno clic di un anno fa: nel campione Pew il clic su un risultato tradizionale scende dal 15% all'8% delle visite quando il riassunto compare.

Si può dimostrare il valore della SEO con Google Analytics 4?

In parte. GA4 mostra le conversioni attribuite all'organico, ma secondo il modello di attribuzione scelto e senza le telefonate e i contatti che non passano dal sito. Va incrociato con il CRM e con Search Console.

Serve un software a pagamento per fare un test SEO?

No. Un confronto con gruppo di controllo si fa con Search Console e un foglio di calcolo, e CausalImpact è gratuito e open source. Le piattaforme dedicate come SearchPilot servono a chi ha molte pagine dello stesso modello e vuole testare in modo continuo.

Se le AI Overviews riducono i clic, la SEO vale meno?

Dipende dalle query. Pew ha trovato il riassunto AI nel 60% delle ricerche che iniziano con una domanda e solo nell'8% di quelle di una o due parole. Le ricerche brevi, come il nome di un prodotto, ne sono toccate molto meno: è un motivo in più per misurare il valore in contatti e non in visite.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.