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I font contano per la SEO? Cosa dice Google e cosa pesa davvero

Autore: Matteo Pellegrini

Il carattere tipografico che scegli non è un fattore di ranking. Google non valuta se il tuo sito usa Lato o Merriweather, e nessuna famiglia è più "SEO friendly" di un'altra. Quello che sposta i numeri è il file: quanti kilobyte scarica il browser, quando compare il testo mentre il font viaggia, e se una persona riesce a leggere quel testo su uno schermo da sei pollici alla luce del sole.

Per scrivere questa pagina abbiamo misurato due cose che nella prima pagina italiana non misura nessuno: il peso reale di quindici font diffusi, scaricandoli uno per uno, e la configurazione tipografica di nove pagine italiane posizionate su Google.

Cosa ha detto Google, e quando

La risposta ufficiale esiste e ha una data. Il 26 maggio 2020, su Twitter, John Mueller di Google rispose a chi chiedeva quali fossero i font migliori per posizionarsi: "The choice of font doesn't matter for SEO. Use one that works for your site". La scelta del font non conta per la SEO, usane uno che funzioni per il tuo sito. La frase è stata raccolta da Barry Schwartz su Search Engine Roundtable e da allora Google non l'ha mai corretta.

Nello stesso scambio Mueller aggiunse la parte che quasi nessuno cita: qualsiasi cosa metti nelle tue pagine può influenzarne la velocità. Ed è lì che la tipografia entra davvero nei fattori di ranking, non come stile ma come risorsa da scaricare.

Quanto pesa davvero un font: quindici famiglie misurate

Il dato che manca ovunque è il più semplice: quanti kilobyte costa un font. Il 20 settembre 2026 abbiamo richiesto a Google Fonts il peso 400 di quindici famiglie tra le più usate, abbiamo isolato il file del subset latino in formato WOFF2 (quello che scarica davvero un browser su un sito in italiano) e lo abbiamo pesato. Nessuno dei file misurati è un variable font: sono tutte istanze statiche, quindi il confronto è omogeneo.

FamigliaPeso del file (KB)Rapporto con la più leggera
Poppins7,71,0x
Oswald12,01,6x
Noto Sans12,81,7x
Roboto Slab13,61,8x
Source Sans 315,32,0x
Nunito15,92,1x
Open Sans18,22,4x
Montserrat18,32,4x
Work Sans19,42,5x
Playfair Display21,32,8x
Roboto21,42,8x
Raleway21,92,8x
Lato23,03,0x
Inter23,13,0x
Merriweather48,06,2x
Peso del file WOFF2, subset latino, peso 400, servito da Google Fonts. Misurazione Visilay del 20 settembre 2026.

Tra Poppins e Merriweather ci sono 40 KB di differenza per un solo peso. Un sito che usa due famiglie con tre pesi ciascuna può passare da circa 45 KB a quasi 290 KB solo di tipografia, prima di una riga di HTML. È un margine che nessuno recupera comprimendo le immagini.

Il numero va letto insieme a un dettaglio tecnico che cambia tutto: Google Fonts dichiara nel CSS anche i subset cirillico, greco, vietnamita e latin-ext, ma il browser scarica solo quelli che servono ai caratteri presenti in pagina. Per un sito italiano è quasi sempre il solo latino. Quando leggi che una famiglia "pesa 300 KB" stai leggendo la somma di tutti gli alfabeti, non quello che pagano i tuoi utenti.

I tre punti in cui la tipografia tocca i numeri

Il font ritarda la comparsa del testo

Un web font è un file che il browser scopre solo dopo aver letto il CSS, quindi tardi. Mentre lo scarica deve decidere cosa mostrare, e quella decisione la prende la proprietà font-display. La documentazione di Google su web.dev assegna a ogni valore un periodo di blocco preciso: block tiene il testo invisibile per 2 o 3 secondi, swap per 0 millisecondi, fallback e optional per 100 millisecondi.

Tradotto: senza font-display: swap il paragrafo che dovrebbe farti guadagnare il Largest Contentful Paint resta bianco finché il font non arriva. La soglia buona di LCP è 2,5 secondi misurati al 75° percentile delle visite, come stabilisce la definizione ufficiale dei Core Web Vitals. Tre secondi di blocco se la mangiano interamente. Su questo abbiamo scritto in dettaglio nella guida alle soglie dei Core Web Vitals e in quella sulla page speed.

Il font sposta il layout mentre l'utente legge

Con swap il testo compare subito nel font di sistema e viene sostituito quando il web font arriva. Se i due caratteri hanno proporzioni diverse, il paragrafo si riallinea sotto le dita di chi sta già leggendo. È il Cumulative Layout Shift, e la soglia buona è 0,1. La contromisura sta nelle stesse pagine di web.dev: size-adjust, ascent-override e descent-override sul font di fallback, per far occupare al carattere provvisorio lo stesso spazio di quello definitivo.

Il font decide se il testo si legge

Il 79,1% delle persone in Italia accede a internet dallo smartphone, secondo il report Cittadini e ICT 2025 dell'Istat, su una popolazione in cui l'83,1% ha usato la rete negli ultimi tre mesi. Un corpo testo da 13 pixel scelto guardando un monitor da 27 pollici viene letto quasi sempre su uno schermo tascabile, spesso in movimento.

Qui esistono soglie scritte, non opinioni. Il criterio WCAG 1.4.3 chiede un rapporto di contrasto di almeno 4,5:1 tra testo e sfondo per il corpo, 3:1 per il testo grande. Il criterio WCAG 1.4.4 chiede che il testo possa essere ingrandito fino al 200% senza perdita di contenuto o di funzionalità. Sono i due punti che il grigio chiaro su bianco, così di moda nei restyling, viola con più costanza. Il rapporto con il posizionamento è indiretto ma reale, e lo abbiamo analizzato nell'articolo sull'ottimizzazione della user experience.

Cosa abbiamo trovato misurando nove pagine italiane

Abbiamo preso le pagine che si posizionano in Italia per una query commerciale ad alto volume, scaricato il loro HTML e i fogli di stile collegati, e contato tre cose: quante famiglie dichiarano in @font-face, quale valore di font-display usano, e se i file arrivano dai server di Google o dal dominio stesso. Il campione include Altroconsumo, Wired Italia, Vanity Fair Italia, Dorsal, Perdormire e altri quattro siti.

  • Nove pagine su nove dichiarano font-display: swap almeno una volta. Su questo punto il mercato italiano ha finito di imparare.
  • Una sola pagina su nove carica ancora i font dai server di Google. Le altre otto se li servono dal proprio dominio.
  • Il numero di famiglie dichiarate va da 1 a 6. Le due testate editoriali del campione sono quelle con più famiglie proprietarie: sei Wired, quattro Vanity Fair.

Il secondo dato è il più interessante, perché va contro la media mondiale. Il capitolo Fonts del Web Almanac 2025, che analizza milioni di pagine attraverso HTTP Archive, riporta che Google Fonts è presente sul 54% dei siti desktop e sul 47% di quelli mobile, e che circa il 72% dei siti serve almeno un file di font dalla propria origine. Nel nostro campione italiano il self-hosting è praticamente totale. Un campione di nove pagine non dimostra una tendenza nazionale, ma l'ipotesi più economica è che in Europa abbia pesato il problema legale di cui parliamo tra due sezioni.

Le altre cifre dello stesso capitolo servono a capire dove sei rispetto agli altri: i web font sono presenti sull'88% dei siti (era l'87% nel 2024), font-display: swap compare sul 49,6% delle pagine desktop e sul 50,1% di quelle mobile, il file mediano pesa tra 35 e 36 KB e i variable font sono arrivati al 39,4% dei siti desktop.

Sul nostro sito la situazione è questa, e la riportiamo perché il metodo è più utile del risultato. Il tema Visilay dichiara dodici file WOFF2 di Lato (sei pesi, ciascuno in versione latino e latin-ext) per 162,4 KB complessivi. Le pagine del blog ne precaricano due: lato-400-latin.woff2 da 23 KB e lato-900-latin.woff2 da 22 KB. Il costo reale sul percorso critico è quindi di 45 KB, non di 162. La differenza tra il peso dichiarato e il peso scaricato è il punto che quasi ogni audit tipografico sbaglia.

Dal 28 giugno 2025 la tipografia è anche un obbligo di legge

Questa parte manca in tutti i risultati americani, e per un motivo semplice: riguarda solo l'Europa. La direttiva 2019/882, l'European Accessibility Act, è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 82/2022. AgID, l'autorità italiana designata per la vigilanza, fissa la decorrenza degli obblighi al 28 giugno 2025 per gli operatori economici che immettono sul mercato i prodotti e i servizi coperti.

Tra questi servizi c'è il commercio elettronico. L'articolo 2, paragrafo 2, lettera f) della direttiva lo definisce come i servizi forniti a distanza tramite siti web e applicazioni mobili, per via elettronica, su richiesta individuale di un consumatore, al fine di concludere un contratto di consumo. Se vendi online a consumatori in Italia, corpo del testo, contrasto e ridimensionabilità non sono più scelte di design: sono requisiti con un'autorità che vigila. Con un'eccezione che vale per molte aziende italiane: l'articolo 4, paragrafo 5 della direttiva esenta dai requisiti le microimprese che forniscono servizi, cioè quelle sotto i 10 addetti e sotto i 2 milioni di euro di fatturato o di totale di bilancio secondo la raccomandazione 2003/361/CE. Sotto quella soglia l'obbligo non scatta, il problema di leggibilità resta.

Il riferimento tecnico restano le WCAG. Chi ha impostato la tipografia a occhio negli ultimi dieci anni quasi certamente ha almeno un problema di contrasto da sistemare, e conviene scoprirlo prima che lo scopra qualcun altro: nella guida su come creare un sito web SEO friendly abbiamo elencato le scelte iniziali che poi costano care.

Google Fonts dai server di Google: il problema europeo

Quando incorpori Google Fonts con il classico <link> a fonts.googleapis.com, il browser dell'utente contatta un server di Google e gli comunica il proprio indirizzo IP. Il 20 gennaio 2022 il tribunale di Monaco di Baviera, terza sezione civile, causa 3 O 17493/20, ha stabilito che questa trasmissione senza consenso informato viola il GDPR e ha condannato il gestore del sito a 100 euro di risarcimento ai sensi dell'articolo 82.

Cento euro sono una cifra simbolica. Il problema è che la sentenza ha aperto la strada a campagne di richieste seriali in Germania e ha spinto mezza Europa a spostare i font in locale. La soluzione tecnica costa mezz'ora: scarichi i file WOFF2 dei soli pesi e subset che usi, li metti sul tuo dominio, li dichiari con @font-face. In più elimini una connessione a un terzo dominio, che sul mobile vale spesso più della compressione del file.

Il self-hosting non è una scorciatoia legale automatica e non sostituisce una valutazione privacy fatta come si deve, ma toglie di mezzo la chiamata che ha generato il contenzioso.

L'unico modo in cui il font ti fa penalizzare davvero

Esiste un caso in cui la tipografia diventa un problema diretto con Google, e non è la scelta della famiglia: è usare le proprietà del testo per nasconderlo. Testo con font-size: 0, testo dello stesso colore dello sfondo, testo posizionato fuori schermo con l'intento di farlo leggere al crawler e non alle persone. La sezione "Abuso di testo e link nascosti" delle norme antispam di Google cita esattamente questi casi, opacità e dimensione del carattere impostate a zero comprese. Il rischio non è una posizione persa, è un'azione manuale. La stessa pagina chiarisce che accordion, tooltip e testo destinato agli screen reader non rientrano nella violazione, perché lì l'intento è l'esperienza d'uso.

È la stessa famiglia di tecniche che abbiamo raccontato negli articoli sul keyword stuffing, sul cloaking e sulla black hat SEO. Capita anche senza malizia: un menu accessibile che nasconde etichette con font-size: 0 invece di usare le classi di sola lettura per screen reader produce lo stesso pattern.

Come impostare la tipografia senza pagarla in performance

Sette decisioni, in ordine di impatto sui numeri.

  1. Due famiglie al massimo. Una per i titoli e una per il corpo, oppure una sola con due pesi. Ogni famiglia in più è un file in più sul percorso critico.
  2. Massimo tre o quattro pesi totali. Il grassetto sintetico del browser è brutto, ma sei pesi reali sono 130 KB che nessuno ti ha chiesto.
  3. Solo il subset che ti serve. Per un sito in italiano è latin, più latin-ext se usi caratteri dell'Europa centrale. Il subsetting è quello che porta un file da 48 KB a 12.
  4. WOFF2 e basta. Nel 2025 il 65% delle richieste di font sul web è in WOFF2 secondo il Web Almanac. I formati precedenti servivano a browser che non esistono più.
  5. font-display: swap su ogni dichiarazione. Se il font arriva tardi il testo si vede lo stesso. È la riga di CSS con il miglior rapporto tra sforzo e risultato.
  6. Preload dei soli file davvero critici. Uno o due, quelli che compongono il titolo e il primo paragrafo. Precaricare tutto significa non precaricare niente, come ricorda la stessa documentazione di web.dev.
  7. Corpo del testo da 16 pixel in su, contrasto verificato. Non a occhio: con un controllo automatico sul rapporto 4,5:1.

Per il confronto prima e dopo, misura l'LCP con i dati di campo, non in laboratorio: sono due numeri diversi e solo il primo conta per Google. L'ordine con cui affrontare gli altri interventi è nella nostra guida alla SEO tecnica, mentre per i file che pesano più dei font resta valido quello che abbiamo scritto sull'ottimizzazione delle immagini.

Quando la tipografia fa parte di un rifacimento conviene deciderla insieme all'architettura del sito, non dopo: è il modo in cui lavoriamo nei progetti di sviluppo siti web e di consulenza SEO, e trovi qualche caso nella sezione progetti.

Domande frequenti

Esistono font SEO friendly?

No. John Mueller di Google ha dichiarato il 26 maggio 2020 che la scelta del font non conta per la SEO. Nessuna famiglia si posiziona meglio di un'altra. Quello che incide sul posizionamento è il peso del file, il comportamento durante il caricamento e la leggibilità del testo per chi arriva sulla pagina.

Google Fonts rallenta il sito?

Dipende da quanti pesi e subset carichi. Il file del subset latino di una famiglia diffusa pesa tra 7,7 e 48 KB in WOFF2, secondo le misurazioni che abbiamo fatto a settembre 2026. Il problema non è Google Fonts in sé, ma caricare sei pesi e tutti gli alfabeti quando ne servono due e uno solo.

Conviene ospitare i font sul proprio server?

In Europa sì, per due ragioni. Elimina una connessione a un dominio terzo sul percorso critico e toglie di mezzo la trasmissione dell'indirizzo IP a Google che il tribunale di Monaco, il 20 gennaio 2022, ha giudicato contraria al GDPR nella causa 3 O 17493/20.

Qual è la dimensione minima del testo per un sito?

Il riferimento pratico per il corpo del testo è 16 pixel, ma la regola vincolante è un'altra: il criterio WCAG 1.4.4 richiede che il testo possa essere ingrandito fino al 200% senza perdere contenuto o funzionalità, e il criterio 1.4.3 impone un contrasto minimo di 4,5:1 rispetto allo sfondo.

Un font può far penalizzare un sito da Google?

La famiglia scelta no. Usare le proprietà del testo per nasconderlo sì: font-size a zero, testo dello stesso colore dello sfondo o spostato fuori schermo rientra nel contenuto nascosto previsto dalle norme antispam di Google e può portare a un'azione manuale.

Un'ultima osservazione che nel settore si sente poco. Quando una risposta viene generata da un assistente conversazionale, la tua tipografia sparisce: resta il testo, senza il tuo carattere, la tua interlinea e il tuo contrasto. Man mano che una parte delle ricerche si chiude senza clic, il lavoro tipografico smette di essere un investimento su tutto il pubblico e diventa un investimento sulla minoranza che arriva davvero sul sito. Il che non lo rende meno utile, lo rende più selettivo: vale la pena farlo bene sulle pagine dove qualcuno compra o compila un modulo, molto meno sulle pagine che servono solo a essere citate.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.