I fattori di ranking delle AI Overviews sono i segnali con cui Google decide quali pagine citare dentro il riquadro generato sopra ai risultati organici. Non esiste un elenco pubblicato. Google non ne ha mai diffuso uno e nella sua guida ufficiale all'ottimizzazione per la ricerca generativa smentisce per iscritto cinque delle pratiche che oggi trovi consigliate come "fattori" nella prima pagina italiana di questa query.
Quello che esiste è una catena di filtri: una parte documentata da Google, una parte misurata da studi su milioni di SERP. Qui la ricostruisco filtro per filtro, tenendo separato ciò che è confermato da ciò che è solo correlazione e da ciò che è stato smentito.
Perché "fattore di ranking" è la parola sbagliata
Nella SERP classica il ranking è una classifica: dieci risultati in ordine, e la tua pagina occupa una riga. Dentro un AI Overview non c'è una classifica. C'è una risposta scritta da un modello che, per costruirla, spezza la domanda in più sotto-domande (il query fan-out), recupera passaggi da fonti diverse per ciascuna e poi cita alcune delle pagine da cui li ha presi. Il modello non ordina pagine, seleziona passaggi.
La conseguenza pratica: la tua pagina può essere prima su Google e non comparire, oppure essere a pagina cinque e comparire. Non è un'ipotesi, è quello che dicono i dati del paragrafo successivo. E cambia il modo di lavorare, perché sposta l'obiettivo dal posizionamento della pagina alla riconoscibilità del singolo passaggio.
Filtro 1: l'eleggibilità tecnica
È l'unica parte che Google descrive in modo esplicito, ed è anche l'unica che dipende solo da te. Perché una pagina possa finire dentro una funzionalità AI della Ricerca servono quattro condizioni, elencate nella guida di Google Search Central:
- la pagina deve essere indicizzata ed eleggibile per i risultati standard della Ricerca;
- il contenuto deve essere pubblicamente accessibile e scansionabile, senza paywall o blocchi al crawler;
- non devono essere attivi i controlli di anteprima che bloccano gli snippet, come
nosnippet,max-snippet:0o l'attributodata-nosnippetsui blocchi che vorresti far leggere; - il sito deve risultare incluso nelle funzionalità AI generative in Search Console.
Il terzo punto è quello che nella pratica taglia fuori più siti di quanto si creda. Un max-snippet stretto messo anni fa per proteggere i contenuti dai featured snippet oggi ti esclude anche dalle citazioni AI, e nessuno se ne accorge finché non va a leggere il tag. Vale la pena controllarlo prima di qualsiasi altra ottimizzazione: se questo filtro non lo passi, i successivi non esistono.
Filtro 2: il posizionamento organico, che oggi pesa la metà
Per un anno la risposta comoda è stata: posizionati in top 10 e verrai citato. Il dato che la sosteneva veniva da Ahrefs, che a luglio 2025 aveva trovato il 76% delle citazioni proveniente dalle prime dieci posizioni. Lo stesso studio, rifatto a marzo 2026 su un campione più che raddoppiato, dà un quadro diverso.
| Posizione organica della pagina citata | Quota delle citazioni (marzo 2026) | Quota delle citazioni (luglio 2025) |
|---|---|---|
| Top 10 | 38,0% | 76% |
| Posizioni 11-100 | 31,2% | non rilevato |
| Fuori dalla top 100 | 31,0% | non rilevato |
Sei mesi e il legame fra prima pagina e citazione si è dimezzato. Quasi un terzo delle fonti citate non compare nemmeno nelle prime cento posizioni per la query di partenza. Una fetta grossa di quel terzo è YouTube: il 18,2% delle citazioni che arrivano da fuori la top 100 sono URL di YouTube, cresciuti del 34% in sei mesi.
Il posizionamento resta il segnale singolo più forte, ma è diventato una condizione che aiuta, non una che basta. Se stai ancora ragionando solo in termini di fattori di ranking classici, stai ottimizzando per il filtro sbagliato.
Il query fan-out spiega dove pesca il resto
Se un terzo delle citazioni non arriva dalla SERP della query digitata, arriva dalle SERP delle sotto-domande che il sistema si costruisce da solo. È la ragione per cui una pagina può essere citata su "fattori di ranking AI Overviews" mentre si posiziona per "come funziona il query fan-out".
Sull'analisi di 146 milioni di SERP, sempre di Ahrefs, il profilo delle query che attivano un AI Overview è netto: 57,9% delle query formulate come domanda contro il 15,5% di quelle che non lo sono, 59,8% per le domande che iniziano con "perché", 47,3% per le richieste di definizione, 46,4% per le query da sette parole in su. Per intento, il 99,9% degli AI Overview compare su query informative e appena l'1,2% su query transazionali.
Tradotto in lavoro: le domande derivate sono la superficie da coprire, e si coprono con pagine che rispondono a una domanda per volta invece che con una guida unica che le contiene tutte, o con una sezione FAQ costruita sulle domande giuste. Chi ha già ragionato per intento di ricerca parte avvantaggiato, perché la mappa è la stessa.
I segnali che correlano, e di quanto
Cyrus Shepard ha messo in fila 54 fra studi pubblicati, brevetti e casi documentati su citazioni in ChatGPT, Gemini e Perplexity, assegnando a ciascun fattore un punteggio di solidità dell'evidenza. In cima ci sono l'accessibilità dell'URL (9,5), il ranking di ricerca (9,4), il posizionamento sulle query derivate (9,3), i controlli di anteprima (9,2) e la corrispondenza fra domanda e risposta nel testo (9,2). In fondo, la domain authority a 5,0 e il file llms.txt a 2,0.
Due numeri di Ahrefs completano il quadro e vanno letti come correlazioni, non come cause. Su 75.000 brand, le menzioni del marchio sul web correlano con la visibilità AI a 0,664, contro lo 0,218 dei backlink: tre volte tanto. Sulla freschezza, i contenuti citati risultano in media più recenti del 25,7% rispetto a quelli non citati, 1.064 giorni contro 1.432. Il primo dato spiega perché la link building classica rende meno del previsto su questo fronte; il secondo perché aggiornare vecchi articoli spesso rende più che scriverne di nuovi.
Le cinque cose che Google dice non essere un fattore
Questa è la parte che quasi nessuno in prima pagina italiana riporta, e sono citazioni testuali dalla documentazione di Google.
| Pratica consigliata in giro | Cosa scrive Google | Verdetto |
|---|---|---|
| Pubblicare un file llms.txt | "Google Search ignores them" | Smentito |
| Spezzare il testo in blocchi minuscoli per l'AI | "There's no requirement to break your content into tiny pieces for AI to better understand it" | Smentito |
| Aggiungere dati strutturati appositi per l'AI | "Structured data isn't required for generative AI search, and there's no special schema.org markup you need to add" | Smentito |
| Rispettare una lunghezza ideale di pagina | "There's no ideal page length" | Smentito |
| Scrivere in un modo particolare per farsi capire dai modelli | "You don't need to write in a specific way just for generative AI search" | Smentito |
| Indicizzazione, crawlabilità, controlli di anteprima | Requisiti elencati esplicitamente | Confermato |
| Posizionamento organico | Non citato da Google, misurato dagli studi | Correlazione forte e in calo |
| Menzioni di brand sul web | Non citato da Google, misurato dagli studi | Correlazione (0,664) |
Sulla stessa pagina Google indica cosa conta: "Creating content that people find unique, compelling, and useful will likely influence your website's presence in generative AI search more than any of the other suggestions". È una frase che sembra generica e invece è un'indicazione precisa, perché arriva subito dopo cinque negazioni tecniche. I dati strutturati restano utili per i featured snippet e per i rich result, e ha senso continuare a curare lo schema markup: non è quello a farti citare in un AI Overview.
In Italia il collo di bottiglia è più stretto
I numeri internazionali dicono quanto sia frequente il fenomeno, quelli italiani dicono quanto sia selettivo. SEOZoom ha analizzato oltre 30 milioni di keyword italiane: l'AI Overview compare nel 54% delle SERP, ma i domini che vengono citati come fonte sono circa 175.000, lo 0,1% dei 168 milioni indicizzati.
| Settore | Copertura AI Overview nelle SERP italiane |
|---|---|
| Salute | 40,3% |
| Finanza | 20,2% |
| Viaggi e turismo | 6,4% |
| Retail e grande distribuzione | 4,3% |
La classifica delle fonti più citate in Italia dice più della copertura: YouTube con 875.914 menzioni, Wikipedia con 864.517 e in posizione di fonte primaria nel 45% dei casi, poi my-personaltrainer.it con 403.934 menzioni ottenute con appena 21.953 URL. Il terzo nome è quello interessante, perché non è un'enciclopedia né una piattaforma video: è un sito verticale su un solo tema. La specializzazione ripaga più della dimensione, e per un'azienda che non sarà mai Wikipedia è l'unica strada praticabile.
Per confronto, la rilevazione di Semrush su oltre 10 milioni di keyword, su un campione prevalentemente statunitense, dà il 15,69% di query con AI Overview a novembre 2025, dopo un picco del 24,61% a luglio. Le due percentuali non sono confrontabili: cambiano campione, mercato e criterio di selezione delle keyword. Vanno lette come due misure diverse dello stesso fenomeno, ed è il motivo per cui una statistica americana citata senza contesto in un articolo italiano non dice niente di utile a chi lavora sulle SERP italiane.
AI Overviews e AI Mode non pescano dalle stesse fonti
Ahrefs ha confrontato 730.000 coppie di risposte generate da AI Overviews e da AI Mode sulle stesse query. Le citazioni coincidono nel 13,7% dei casi. Nove volte su dieci i due sistemi dicono la stessa cosa, ma la prendono da pagine diverse: le risposte di AI Mode sono circa quattro volte più lunghe e nominano in media 3,3 entità contro 1,3.
Essere citati in uno non porta a essere citati nell'altro, quindi vanno monitorati separatamente. Chi sta lavorando su GEO e AEO come se fossero un canale unico sta misurando male due canali diversi.
Quanto vale davvero essere citati
Seer Interactive ha seguito 53 brand, 5,47 milioni di query e 2,43 miliardi di impression organiche fra gennaio 2025 e febbraio 2026. Il dato più utile è espresso per milione di impression su query informative.
| Scenario | Clic organici per milione di impression |
|---|---|
| Nessun AI Overview nella SERP | circa 33.500 |
| AI Overview presente, brand citato | circa 20.743 |
| AI Overview presente, brand non citato | circa 9.445 |
Essere citati vale più del doppio dei clic rispetto a non esserlo, e comunque meno di una SERP senza AI Overview. Lo stesso studio segnala un movimento che nessuno si aspettava: il CTR organico sulle query con AI Overview è risalito dall'1,3% di dicembre 2025 al 2,4% di febbraio 2026, dopo diciotto mesi di discesa. Un rimbalzo di tre mesi non è una tendenza, ma è abbastanza per smettere di dare per scontato che la curva vada solo in una direzione. Se vuoi i numeri completi sul fenomeno, li ho raccolti nelle statistiche SEO e AI e nell'analisi sull'impatto degli AI Overviews, mentre su come si riconosce il calo nei propri dati ho messo insieme i numeri sull'impatto delle AI Overviews e il metodo per misurarlo.
Come si misura, da giugno 2026
Fino a poco fa la risposta era: non si misura, si stima con tool di terze parti. Da giugno 2026 Search Console include i report dedicati alle funzionalità AI generative, con le impression che il sito ottiene dentro AI Overviews e AI Mode, segmentabili per pagina, paese, dispositivo e data.
Quello che il report non dà: le query, i clic, la posizione media, il punto in cui compare la citazione. E le impression generative non si sommano a quelle della Ricerca classica, perché sono contate con criteri diversi: a livello di proprietà, due URL dello stesso dominio dentro la stessa risposta valgono una impression sola, mentre a livello di pagina ciascun URL viene contato per sé.
Un dettaglio che vale la pena conoscere prima di costruirci sopra una dashboard: il dato vive in un report separato, non nella dimensione "aspetto nella ricerca" dell'API. Interrogando Search Analytics sulla dimensione searchAppearance di una proprietà italiana per il periodo 1 maggio - 20 agosto 2026, gli unici valori restituiti sono i tipi classici. Chi ha automatizzato l'estrazione via API su quella dimensione non troverà mai le AI Overviews. Sul funzionamento generale dello strumento c'è la guida a Google Search Console.
Da dove partirei, in ordine
- Controllo dei tag di anteprima su tutto il sito. È mezz'ora di lavoro e sblocca o blocca tutto il resto.
- Elenco delle domande derivate su cui il mio tema si apre, una pagina per domanda invece di una guida che le contiene tutte.
- Riscrittura dei primi 150 caratteri di ogni sezione in forma di risposta secca alla domanda del titolo. È il passaggio che un modello estrae, non il paragrafo che lo introduce.
- Aggiornamento dei contenuti più vecchi di due anni sulle query informative del cluster, prima di scriverne di nuovi.
- Menzioni del marchio fuori dal sito: fiere, associazioni di categoria, directory verticali, testate di settore. Contano più dei link.
Su un progetto industriale che seguiamo, Macropix, produttore milanese di schermi LED, la keyword "monitor pubblicitario" è passata dalla posizione 88 alla 2 e sul cluster ledwall il dominio ha oggi il 25,55% di share of voice davanti ad Amazon al 18,08% (Semrush, luglio 2026). Quel risultato è arrivato con lavoro sulla struttura del sito e sulle pagine di caso installato, non con ottimizzazioni pensate per l'AI: il racconto completo è nell'articolo sulla SEO per l'industria manifatturiera, e altri progetti simili stanno fra i nostri casi studio. Se serve una mano a impostare il lavoro sulle citazioni AI, è quello che facciamo con il servizio di SEO per l'AI.
Una cosa che nel settore si dice poco: il fatto che il 31% delle citazioni arrivi da pagine fuori dalla top 100 viene raccontato come una buona notizia per chi non si posiziona. Non lo è. Significa che il criterio di selezione si è spostato su una superficie che con le leve classiche non controlli, dove è molto più facile perdere una citazione che conquistarla, e dove nessuno ti avvisa quando succede. La parte del lavoro che resta prevedibile è ancora quella vecchia: essere indicizzato, essere leggibile, rispondere alla domanda nella prima riga. Il resto, per ora, si osserva.
Approfondimento: due fattori che pesano sempre di più: le ricerche generate dal modello, spiegate in query fan-out, e le menzioni del brand su altri siti, in citazioni e menzioni AI.
Domande frequenti
Non nel senso di un elenco pubblicato da Google. Esistono requisiti tecnici documentati (indicizzazione, crawlabilità, controlli di anteprima) e segnali che gli studi su milioni di SERP mostrano correlati alle citazioni, come il posizionamento organico, le menzioni di brand e la freschezza del contenuto. Il resto che circola come fattore è in buona parte smentito dalla stessa documentazione di Google.
Aiuta ma non basta e non è indispensabile. Secondo lo studio Ahrefs di marzo 2026 su 863.000 keyword e 4 milioni di URL citati, il 38% delle pagine citate si trova in top 10, il 31,2% fra la posizione 11 e la 100 e il 31% fuori dalle prime cento. A luglio 2025 la quota della top 10 era del 76%.
Google scrive che i dati strutturati non sono richiesti per la ricerca generativa e che non esiste un markup schema.org specifico da aggiungere. Restano utili per i rich result e i featured snippet della Ricerca classica, quindi ha senso mantenerli, ma non sono la leva che porta una citazione dentro un AI Overview.
Da giugno 2026 Search Console include i report sulle funzionalità AI generative, con le impression ottenute in AI Overviews e AI Mode divise per pagina, paese, dispositivo e data. Non mostra query, clic, posizione media né il punto della risposta in cui compare la citazione, e le impression generative non vanno sommate a quelle della Ricerca classica.
Nel 54% secondo l'analisi SEOZoom su oltre 30 milioni di keyword italiane. La copertura cambia molto per settore: 40,3% nella salute, 20,2% nella finanza, 6,4% in viaggi e turismo, 4,3% nel retail. I domini citati come fonte sono circa 175.000, lo 0,1% di quelli indicizzati.
Ne porta più che non esserlo, meno che non avere l'AI Overview. Sui dati Seer Interactive 2026, per ogni milione di impression organiche su query informative si contano circa 33.500 clic senza AI Overview, circa 20.743 quando il brand è citato e circa 9.445 quando l'AI Overview c'è ma il brand non compare fra le fonti. Campione internazionale su 53 brand.