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FAQ SEO: a cosa servono le FAQ dopo la fine dei rich result

Autore: Matteo Pellegrini

Una sezione FAQ è un blocco di domande e risposte pubblicato dentro una pagina per sciogliere i dubbi ricorrenti di chi la sta leggendo. Fino al 7 maggio 2026 faceva anche un secondo mestiere: con il markup FAQPage quelle domande comparivano sotto il risultato di ricerca, in un accordion che allargava lo spazio occupato dal sito nella pagina di Google. Da quella data il rich result non viene più mostrato a nessuno, e il 15 giugno Google ha rimosso pure la documentazione che lo descriveva.

I primi dieci risultati italiani per "faq seo" sono fermi a prima. Li abbiamo letti uno per uno: quattro spiegano ancora come aggiungere lo schema per ottenere i rich snippet, e nessuno nomina il 7 maggio 2026. Chi segue quel consiglio oggi sta lavorando per una funzione che non esiste più. Le FAQ restano una delle cose più utili che puoi mettere su una pagina, ma per una ragione diversa da quella che trovi scritta in prima pagina.

Le tre date che hanno cambiato le FAQ

La fine non è arrivata all'improvviso, è arrivata in tre passaggi distanti quasi tre anni l'uno dall'altro.

DataCosa ha fatto GoogleChi ne ha risentito
8 agosto 2023Ritira i rich result HowTo e limita quelli FAQ ai "well-known, authoritative government and health websites"Tutti i siti che non sono sanità o pubblica amministrazione
7 maggio 2026Il rich result FAQ smette di comparire nella RicercaAnche i siti governativi e sanitari rimasti
15 giugno 2026Rimuove la documentazione della feature, il report in Search Console e il supporto nel Rich Results TestChiunque monitorasse le FAQ come elemento di SERP
Fonte: changelog della documentazione Google Search Central, voci dell'8 maggio e del 15 giugno 2026, e Changes to HowTo and FAQ rich results, agosto 2023.

La formula usata da Google nel changelog è asciutta: "FAQ rich results are no longer appearing in Google Search", riportata da Search Engine Journal il 10 maggio 2026. Nessun invito a togliere il markup, nessuna penalizzazione annunciata. Semplicemente, quello che generava non viene più disegnato.

Otto domande su Google.it: cosa c'è al posto dell'accordion

Il 12 settembre 2026 abbiamo interrogato Google.it da desktop con otto query formulate come domande, prese da settori diversi, e abbiamo annotato quali funzioni compaiono sopra i risultati organici.

QueryAI OverviewBlocco "Altre domande"Fonti citate nell'AI Overview
faq seoSìSìn.d.
quanto costa un sito webSìSì9
come scegliere un'agenzia seoSìSìn.d.
che differenza c'è tra seo e semSìSì11
perché il mio sito non compare su googleSìSìn.d.
come si calcola il roiSìSì6
quanto costa un impianto fotovoltaicoSìSì8
quanto costa una pompa di caloreNoSìnessuna
Rilevamento Visilay su Google.it, desktop, 12 settembre 2026. Otto query interrogative, dati raccolti via DataForSEO.

Sette query su otto aprono con un AI Overview, otto su otto mostrano il blocco "Altre domande". Sono due superfici costruite entrambe sulla coppia domanda-risposta, esattamente la forma che il markup FAQ serviva a dichiarare. Nel caso di "che differenza c'è tra seo e sem", tra le undici fonti citate dall'AI Overview ce n'è una che è letteralmente una pagina FAQ di un'azienda di forniture industriali. Su "quanto costa un sito web" l'AI Overview si chiude rilanciando due domande all'utente, che tipo di sito gli serve e se vuole farlo da solo: la conversazione continua dentro Google, non sul tuo sito.

Chi vuole capire come funziona il meccanismo che decide quali pagine finiscono lì dentro trova il quadro completo nella nostra guida ai fattori di ranking degli AI Overviews.

Perché la forma domanda-risposta regge lo stesso

Il dato più utile su questo punto arriva dal Pew Research Center, che a marzo 2025 ha tracciato la navigazione reale di 900 adulti statunitensi per 68.879 ricerche su Google. Campione americano, quindi non trasferibile all'Italia senza precauzioni, ma la struttura del fenomeno è la stessa: il 60% delle ricerche che iniziano con una parola interrogativa (chi, cosa, quando, perché) ha prodotto un riassunto generato. E dove compariva quel riassunto, i clic sui risultati tradizionali scendevano all'8% delle visite contro il 15% delle pagine senza.

Sul mercato italiano i numeri disponibili sono due e non coincidono, il che dice qualcosa su quanto sia mobile il terreno. Trovato Agency, su 2.976 keyword italiane rilevate fra ottobre e novembre 2025, ha trovato l'AI Overview sul 22,7% delle query, con una punta del 32,5% su quelle informazionali. SEOZoom, a dicembre 2025 e su un campione di oltre 30 milioni di keyword, arriva al 54,15%. Due metodologie e due panieri diversi: quello che entrambe confermano è che la parte di SERP italiana con una risposta generata sopra i risultati non è più un caso di nicchia, e che nel campione SEOZoom il 40% dei link mostrati nell'AI Overview proviene da URL che stanno fuori dalla top 10 organica.

Tradotto in pratica: la domanda a cui rispondi in 300 caratteri può portarti in un posto dove la tua pagina, per posizionamento, non sarebbe arrivata. È lo stesso terreno di cui parliamo nell'ottimizzazione per i motori di risposta e nella generative engine optimization.

Da dove arrivano le domande giuste

La differenza fra una sezione FAQ che porta qualcosa e una che occupa spazio sta quasi tutta qui. Le fonti che usiamo, in ordine di resa:

  • Le email e le telefonate dei commerciali. Sono le uniche domande di cui hai la certezza che qualcuno le abbia fatte davvero, con le parole con cui le fa.
  • Google Search Console, filtrando le query che iniziano con come, quanto, quando, perché, cosa. Ti dice per quali domande il sito è già visibile senza averle mai affrontate esplicitamente.
  • Il blocco "Altre domande" della SERP e le ricerche correlate, che nel nostro rilevamento del 12 settembre comparivano su otto query su otto.
  • La ricerca interna al sito, se ce l'hai e la registri.
  • I tool di keyword research, per dare un ordine di grandezza al volume e capire se una domanda merita un paragrafo o una pagina intera.

Il criterio di esclusione conta quanto quello di inclusione: se una domanda non l'hai mai sentita da un cliente e non compare in Search Console, con ogni probabilità non è una domanda, è un sottotitolo travestito.

Un esempio dal nostro lavoro: nel progetto con Macropix, produttore milanese di schermi LED, una delle pagine che ha spostato i risultati spiegava da cosa dipende il prezzo di un ledwall, cioè la domanda che il commerciale si sentiva fare a ogni primo contatto. Su una delle keyword di categoria il sito è passato dalla posizione 88 alla 2, e a luglio 2026 il dominio tiene il 25,55% di share of voice sul cluster, davanti ad amazon.it al 18,08% (fonte Semrush). Il percorso completo è nell'articolo sulla SEO per il settore manifatturiero.

Come si scrive una risposta che viene ripresa

Abbiamo contato come sono fatte le nostre. Sui 237 articoli pubblicati sul blog Visilay, 59 hanno una sezione FAQ, per un totale di 302 domande: 5,1 per articolo, con risposte lunghe in media 334 caratteri, la più corta 80 e la più lunga 515. Non è una regola universale, è la misura che ci siamo dati e che funziona con il modo in cui questi blocchi vengono letti.

Le tre cose che fanno la differenza nella stesura:

  1. La risposta nella prima frase. Sì, no, un numero, una data. Il contesto viene dopo. Una risposta che comincia con "dipende da molti fattori" non è estraibile da nessuno, né da un lettore di fretta né da un modello.
  2. Un elemento verificabile per risposta. Una cifra, una data, il nome di chi l'ha misurata. È quello che distingue una FAQ da una parafrasi della pagina.
  3. La domanda scritta come la pronuncia il cliente. "Quanto costa" batte "Analisi dei costi di implementazione", e coincide con il modo in cui le persone digitano e parlano.

Sul resto della struttura della pagina valgono le stesse regole che seguiamo quando scriviamo contenuti in ottica SEO.

Dove metterle, e quando una domanda merita una pagina sua

Tre collocazioni, con tre scopi diversi. In fondo a un articolo, per chiudere i dubbi che il pezzo ha lasciato aperti. Dentro una pagina servizio o prodotto, vicino all'obiezione che blocca la firma (prezzo, tempi, rischi, cosa succede se non funziona). In una pagina FAQ dedicata, che ha senso soprattutto come strumento di assistenza per chi è già cliente.

Una cosa che nella prima pagina italiana non dice nessuno e che EG Creative Content ha messo bene a marzo 2026: non serve limitarsi ai blocchi etichettati come FAQ. Una domanda può essere un H2 nel corpo dell'articolo con sotto la risposta secca, e funziona allo stesso modo.

Quando invece una domanda ha una SERP tutta sua, con risultati dedicati e volume proprio, il posto giusto è un articolo, non una riga in fondo alla pagina. È una valutazione di intento di ricerca: se chi cerca si aspetta una guida, tre righe in un accordion non la sostituiscono. L'errore opposto, ripetere la stessa FAQ su quaranta pagine, produce solo pagine che si contendono la stessa query.

Il markup FAQPage va rimosso?

No, e nemmeno vale la pena aggiungerlo sperando in un ritorno. Il tipo FAQPage resta valido nel vocabolario Schema.org, dove risulta usato da un numero di domini compreso fra uno e dieci milioni secondo le aggregazioni sull'indice Google di luglio 2026. Google ha smesso di disegnare il rich result, non ha chiesto di togliere il codice.

Sul fatto che i dati strutturati aiutino a farsi citare dai sistemi generativi, i numeri esistono e non sono incoraggianti. Ahrefs, l'11 maggio 2026, ha seguito 1.885 pagine che avevano aggiunto JSON-LD fra agosto 2025 e marzo 2026, confrontandole con 4.000 pagine di controllo: +2,4% di citazioni su Google AI Mode e +2,2% su ChatGPT, entrambe variazioni non statisticamente significative, e un calo del 4,6% sugli AI Overviews. La documentazione Google sulle funzionalità AI è altrettanto chiara: "You don't need to create new machine readable files, AI text files, or markup to appear in these features".

Anche Shopify, nella guida aggiornata a maggio 2026, scrive che per la maggior parte degli ecommerce lo schema FAQ non è più una priorità. Quello che resta vero dei dati strutturati in generale, e dei tipi che generano ancora risultati arricchiti, lo abbiamo raccolto nella guida allo schema markup.

Gli errori che ci capita di correggere più spesso

  • Domande scritte per il markup. "Cos'è il nostro servizio X?" in fondo alla pagina del servizio X. Nessuno la digita, nessuno la legge.
  • Risposte che rimandano. "Contattaci per saperne di più" non è una risposta, è un modulo travestito. Se il numero ce l'hai, scrivilo.
  • FAQ identiche su tutto il sito. Copiare lo stesso blocco su ogni pagina fa concorrenza a se stessi e non aggiunge informazione.
  • Risposte che ripetono il corpo della pagina. Se la FAQ dice quello che c'è già tre paragrafi sopra, il posto giusto per quella frase era tre paragrafi sopra.
  • Trenta domande per sembrare completi. Meglio cinque a cui rispondi meglio di chiunque altro. Le nostre sono 5,1 di media per articolo, e non è un caso.

Come capire se stanno lavorando

Con il rich result è sparito anche il report che lo misurava, quindi il controllo torna in Search Console, filtrando le query per parola interrogativa e guardando impressioni e posizione media prima dei clic. Il clic da solo racconta una parte sempre più piccola della storia, per i motivi che stanno dietro alle ricerche zero clic. Il secondo controllo è più grezzo e più utile: apri la SERP della tua query principale, leggi le quattro domande del blocco "Altre domande" e verifica se la tua pagina risponde a quelle o ad altre che ti sei inventato. Per il monitoraggio delle citazioni negli AI Overviews e nelle risposte di ChatGPT servono strumenti dedicati, e i criteri per sceglierli li abbiamo messi nell'articolo su come posizionarsi sui motori di risposta.

Una sezione FAQ è un documento commerciale

C'è un paradosso in quello che è successo il 7 maggio. Per anni le FAQ sono state scritte per Google, e Google le ha smesse di mostrare proprio mentre diventavano il formato che le sue risposte generate leggono meglio. Il risultato è che oggi la sezione FAQ rende quando è fatta male dal punto di vista SEO e bene dal punto di vista commerciale: domande scomode, prezzi, limiti, casi in cui il servizio non è adatto. Le aziende che accettano di rispondere per iscritto a "quanto costa" e "cosa succede se non funziona" vincono due volte, con chi legge e con chi cita. Se vuoi capire quali domande il tuo mercato sta facendo ai motori e alle risposte generate, è il lavoro che facciamo nei progetti di SEO e AI e nelle attività di SEO.

Domande frequenti

Le FAQ servono ancora alla SEO dopo maggio 2026?

Sì, ma non più per ottenere l'accordion in SERP: quel rich result non viene mostrato dal 7 maggio 2026. Servono per intercettare le domande su cui Google costruisce AI Overview e blocco Altre domande. Nel nostro rilevamento del 12 settembre 2026 su Google.it, 7 query interrogative su 8 aprivano con un AI Overview e 8 su 8 avevano il blocco Altre domande.

Devo rimuovere il markup FAQPage dal sito?

No. Google ha ritirato la feature, non ha chiesto di togliere il codice, e il tipo FAQPage resta valido nel vocabolario Schema.org, dove risulta usato da uno a dieci milioni di domini secondo le aggregazioni sull'indice Google di luglio 2026. Lasciarlo non crea problemi, aggiungerlo oggi sperando in un rich result non serve a niente.

Quante domande mettere in una sezione FAQ?

Poche e vere. Sui 237 articoli del blog Visilay, i 59 con una sezione FAQ hanno in media 5,1 domande, con risposte lunghe in media 334 caratteri. Il criterio non è il numero: una domanda entra se qualcuno l'ha fatta davvero, per email, al telefono o come query registrata in Google Search Console.

Meglio una pagina FAQ unica o le FAQ dentro le pagine?

Dipende dallo scopo. La pagina FAQ dedicata funziona come assistenza per chi è già cliente. Per la visibilità in ricerca rendono di più le domande messe dove nasce il dubbio: in fondo all'articolo che le ha sollevate, o sulla pagina servizio accanto all'obiezione che blocca la firma. Se una domanda ha una SERP propria, merita un articolo suo.

Le FAQ aiutano a farsi citare dagli AI Overview?

Aiuta il formato, non il markup. Lo studio Ahrefs dell'11 maggio 2026 su 1.885 pagine che hanno aggiunto JSON-LD ha misurato +2,4% di citazioni su AI Mode e +2,2% su ChatGPT, variazioni non statisticamente significative, e un calo del 4,6% sugli AI Overviews. Google scrive che non serve alcun markup speciale per comparire nelle sue funzionalità AI.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.