Un sito web fatto male è un sito che, aperto dal telefono, non fa capire in pochi secondi cosa fai, non dà motivi per fidarsi e non offre un modo immediato per contattarti; spesso è anche un sito che Google fatica a leggere. Nel nostro test del 9 ottobre 2026 su 45 siti di idraulici, commercialisti, officine e dentisti trovati su Google, 12 home page su 42 non avevano nemmeno il numero di telefono cliccabile.
E nessuno dei titolari, probabilmente, lo sa.
Il motivo è semplice: un sito si giudica quasi sempre dal computer dell'ufficio, guardando la grafica. I difetti che costano clienti stanno altrove:
- il numero di telefono scritto come testo, che dal cellulare non si chiama con un tocco;
- il copyright fermo a dieci anni fa, che dice a chi arriva "qui non passa nessuno";
- il codice che il visitatore non vede, dove nel caso peggiore del nostro campione c'erano link nascosti a siti di casinò.
Le guide italiane su questo tema elencano errori di design senza un solo numero. Quelle americane hanno più dati, ma sono statistiche di dieci anni fa o senza fonte. Così abbiamo misurato noi, su siti italiani veri, con data e metodo dichiarati.
E perché dovresti fidarti del nostro giudizio su un sito?
Perché i siti fatti male li vediamo dal lato dei risultati. Scovaventi, azienda agroalimentare, aveva un e-commerce con traffico e zero vendite, lento e scomodo da telefono: rifatto su Shopify, ha chiuso un anno con 77.000 € di vendite e un carrello medio di 190 €.
Contesini Consulenze non aveva bisogno di un sito nuovo. Aveva una landing page difficile da usare e nessuna conversione tracciata: sistemate quelle due cose, sono arrivate 299 richieste di contatto a 7,20 € l'una, e il 68% è diventato un'opportunità commerciale.
Due siti "fatti male", due interventi opposti. Qui trovi:
- il test su 45 siti di attività locali, con la tabella completa;
- le 10 caratteristiche di un sito fatto male, ciascuna con il dato che la misura;
- quando basta sistemare e quando conviene rifare;
- la verifica in 5 minuti da fare sul tuo sito, dal telefono.
Partiamo dai numeri.
Il test: 45 siti di attività locali italiane (e cosa c'era nel codice)
Il campione è fatto di siti che Google mostra davvero a chi cerca un professionista. Il 9 ottobre 2026 abbiamo rilevato con DataForSEO le SERP mobile di Google Italia per quattro ricerche locali: "idraulico bologna", "commercialista torino", "officina meccanica brescia" e "studio dentistico bari". Dai risultati organici e dal riquadro "Siti web correlati" abbiamo preso 45 domini di attività, escludendo directory, portali e catene.
Per ogni dominio abbiamo scaricato la home dal server di visilay.com, con un browser da smartphone simulato, e analizzato il codice HTML che il sito invia. Non abbiamo eseguito il JavaScript: alcuni controlli, per esempio sull'H1, sono quindi una stima per eccesso nei siti costruiti con builder che generano tutto lato browser.
| Controllo sulla home page | Risultato | Su 42 home leggibili |
|---|---|---|
| Domini senza un sito utilizzabile (pagina di hosting vuota, home violata, pagina solo JavaScript con il nome del builder nel title) | 3 su 45 | n.d. |
| Senza HTTPS | 2 | 5% |
| Senza meta viewport (non pensati per il telefono) | 3 | 7% |
| Senza meta description | 13 | 31% |
| Title più lungo di 65 caratteri | 13 | 31% |
| Title di 20 caratteri o meno (uno è solo "index") | 4 | 10% |
| Nessun H1 nell'HTML servito | 14 | 33% |
| Più di un H1 (fino a 10) | 5 | 12% |
| Nessun link tel: cliccabile | 12 | 29% |
| Nessun contatto immediato (né tel:, né modulo, né WhatsApp) | 7 | 17% |
| Nessun dato strutturato JSON-LD | 11 | 26% |
| Nessun riferimento alla privacy | 8 | 19% |
| Partita IVA assente in home | 3 | 7% |
| Copyright fermo a prima del 2025 (su 23 che mostrano un anno) | 11 su 23 | 48% |
| Immagini senza testo alternativo | 300 su 810 | 37% |
Due cose saltano all'occhio.
La prima: i difetti "da manuale" sono quasi spariti. Solo tre siti su 42 non sono pensati per il telefono e solo due non hanno HTTPS. Sono i due difetti su cui le guide insistono di più, e sono i più rari.
La seconda: i difetti che restano sono quelli che non si vedono guardando la grafica. Il telefono non cliccabile, la meta description vuota, l'anno nel footer. Ed è su questi che si concentra il resto della guida.
1. Non funziona dal telefono (raro, ma quando succede costa tutto)
Un sito non pensato per il mobile è un sito che sul telefono mostra la versione desktop rimpicciolita, con testi da ingrandire a due dita. Google lo legge con lo smartphone: la sua documentazione sul mobile-first indexing spiega che per indicizzare e posizionare usa la versione mobile delle pagine.
Nel campione i siti senza meta viewport sono 3 su 42. Uno ha ancora l'intestazione XHTML 1.0 Transitional e il title "index".
Tre su 42, quindi il problema è risolto?
Il viewport dice solo che il sito si adatta allo schermo, non che sia comodo da usare. Il vecchio negozio di Scovaventi aveva un'architettura poco chiara, un CMS che lo rallentava e nessuna attenzione a chi comprava dal telefono: traffico sì, vendite zero. Cosa controllare oltre al viewport lo trovi nella guida alla SEO mobile.
2. Non ti fa contattare (il 29% senza telefono cliccabile)
Un sito di un'attività locale esiste per una cosa: far arrivare una telefonata, un messaggio o una richiesta. 12 home su 42 non hanno un link tel:, cioè il numero c'è ma va copiato a mano. In 7 casi non c'è neanche un modulo o un pulsante WhatsApp.
Ora immagina la scena: chi cerca "idraulico bologna" ha l'acqua sul pavimento e il telefono in mano.
Chiama chi gli permette di chiamare con un tocco.
Lo stesso vale per i moduli. Su Contesini il lavoro è partito proprio dal percorso di contatto: prima una landing più semplice da telefono e il tracciamento, poi le campagne. Se il sito riceve visite ma le richieste non arrivano, la diagnosi completa è nella guida su perché il sito non genera lead.
3. Sembra abbandonato (copyright del 2015 e WordPress del 2017)
Un sito abbandonato è un sito in cui nessuno aggiorna testi, software e dettagli da anni. Il segnale più rapido è il footer: 11 dei 23 siti che mostrano un anno di copyright sono fermi a prima del 2025, tre addirittura al 2015.
L'anno nel footer, da solo, non toglie posizioni su Google. Ma chi arriva sul sito lo legge come lo leggi tu: "qui non entra nessuno da anni".
E spesso ha ragione.
Tra i siti che dichiarano la versione di WordPress, due sono fermi alla 4.9, uscita a novembre 2017, e alla 5.8, di luglio 2021. Non è per forza una falla, ma è il segno che nessuno mette mano al sito da anni. Cosa guarda Google in materia di sicurezza è spiegato nella guida alla sicurezza del sito web.
4. È stato bucato e nessuno se n'è accorto (il caso peggiore del campione)
Un sito violato è un sito in cui qualcuno ha inserito contenuti senza permesso, sfruttando una vulnerabilità. Google lo classifica come hacked content nelle sue norme contro lo spam.
Nel campione c'è uno studio dentistico la cui home, scaricata il 9 ottobre, inizia con blocchi di testo posizionati fuori dallo schermo che linkano siti di casinò online in danese. Il paziente non li vede. Google sì.
Ma se il sito si vede normalmente, che danno fa?
Tre danni, in ordine di gravità: Google può mostrare un avviso nei risultati, può applicare un'azione manuale e, intanto, il sito presta la sua reputazione a chi l'ha violato. Il titolare se ne accorge di solito tardi, quando un paziente gli dice che "su Google esce una cosa strana".
Il tuo sito potrebbe avere uno di questi difetti?
Un link nascosto, un telefono non cliccabile o una conversione contata male non si vedono guardando la home dal computer. Li cerchiamo nel codice e nei dati di Search Console, e ti diciamo cosa sistemare prima di pensare a rifare tutto.
Prenota una consulenza strategica5. È lento (e la lentezza si misura, non si percepisce)
Un sito lento è un sito che supera le soglie dei Core Web Vitals: secondo web.dev, il contenuto principale deve comparire entro 2,5 secondi (LCP), la pagina deve rispondere a un tocco entro 200 millisecondi (INP) e il layout non deve spostarsi oltre 0,1 di CLS.
Quanto pesa un decimo di secondo? Lo studio Milliseconds Make Millions di Deloitte e 55, commissionato da Google e riassunto su web.dev, ha seguito 37 siti di brand europei e americani per 30 giorni a fine 2019. Con 0,1 secondi in meno su tutte le metriche di velocità, le conversioni nel retail sono salite dell'8,4% e nei siti di lead generation l'arrivo alla pagina del modulo del 21,6%. Sono dati su grandi marchi, non su un artigiano: la direzione è chiara, la cifra esatta sul tuo sito no.
Nel nostro campione la home più pesante invia 794 KB di solo HTML, prima di immagini, font e script. È un sito costruito con un builder visuale.
La velocità si misura su PageSpeed Insights, con i dati degli utenti reali quando ci sono. Come leggere il risultato e da dove partire è nella guida su come velocizzare un sito web.
6. Google non capisce di cosa parla (title, meta description, H1)
Il title è il titolo blu che compare nei risultati di Google, la meta description il testo sotto. Nel campione 13 home su 42 non hanno una meta description e altre 13 hanno un title oltre i 65 caratteri, che da telefono viene troncato.
Poi ci sono i casi estremi:
- un title di cinque caratteri: "index";
- un sito creato con un builder di intelligenza artificiale il cui title, nell'HTML servito, è il nome del builder, con la lingua della pagina impostata su inglese;
- una home con dieci H1, cioè dieci "titoli principali" sulla stessa pagina.
La guida di Google ai title chiede title descrittivi e concisi, ed evitare etichette vaghe come "Home". Quando il title non aiuta, Google lo riscrive: perché succede lo trovi nella guida su Google che ignora il meta title. Per la descrizione vale lo stesso discorso: Google usa la meta description se descrive bene la pagina, altrimenti sceglie da sé un pezzo di testo della pagina (ne parliamo nella guida alla meta description).
L'ultimo segnale tecnico: 11 siti su 42 non hanno dati strutturati. Per un'attività locale lo schema LocalBusiness dice a Google nome, indirizzo, orari e telefono in un formato che non deve interpretare.
7. Mancano i dati obbligatori (partita IVA, privacy, cookie)
In Italia un sito aziendale ha obblighi che le guide americane non conoscono. L'articolo 35 del DPR 633/1972 impone di indicare la partita IVA nella home page del sito, e la risoluzione 60/E del 2006 dell'Agenzia delle Entrate ha chiarito che vale anche per i siti che non vendono online.
Nel campione la partita IVA manca in 3 home su 42. Va meglio della privacy: 8 siti su 42 non contengono nemmeno la parola "privacy", quindi niente informativa linkata e, con ogni probabilità, nessun banner per i cookie.
Il riferimento per i cookie sono le linee guida del Garante del 10 giugno 2021. Un sito senza informativa, con un modulo di contatto, raccoglie dati personali senza dire come li tratta. Non è un dettaglio grafico: è un rischio di sanzione.
8. Non è accessibile (e per alcuni dal 28 giugno 2025 è un obbligo)
Un sito accessibile è un sito usabile anche da chi vede poco, usa uno screen reader o naviga da tastiera. Il WebAIM Million 2025 ha analizzato il milione di home page più visitate al mondo: il 94,8% ha errori rilevabili rispetto alle WCAG, in media 51 per pagina. L'errore più frequente è il testo a basso contrasto (79,1% delle home), il secondo le immagini senza testo alternativo (55,5%).
Nel nostro campione italiano le immagini senza alt text sono 300 su 810, il 37%.
Ma io sono un idraulico, devo preoccuparmene?
Dipende da cosa fai online. Dal 28 giugno 2025 l'European Accessibility Act, recepito in Italia con il D.Lgs. 82/2022, si applica a una serie di prodotti e servizi, tra cui il commercio elettronico: lo riassume AgID, l'autorità di vigilanza. La direttiva europea 2019/882 esclude le microimprese che forniscono servizi. Chi è obbligato e chi no lo trovi nella guida all'accessibilità web.
9. Misura la cosa sbagliata (il difetto che nessun visitatore vede)
Un sito può essere comodo, veloce e in regola, e lo stesso essere gestito alla cieca. Succede quando il tracciamento conta come "conversione" qualcosa che non è una richiesta.
Quando abbiamo preso in carico l'account Google Ads di Valore Solare, in un mese risultavano 15.267 conversioni su 5.467 clic. Erano eventi tecnici del sito contati come richieste di preventivo. Con quei numeri ogni decisione su campagne e pagine era presa su un dato falso.
Anche questo è un sito fatto male, solo che il difetto sta nel pannello e non nella pagina. Prima di giudicare un sito dai risultati, verifica che il conversion rate misuri richieste vere.
10. Non dice cosa fai, per chi e dove (il difetto che nessun tool trova)
Il primo schermo della home deve rispondere a tre domande: che cosa fai, per chi e in che zona. Nessuno dei controlli automatici della tabella misura questo punto, ed è spesso quello che decide se il visitatore resta.
Tra le guide americane c'è un consiglio che in Italia manca quasi sempre: leggere la home dal punto di vista di chi non ti conosce. Niente slogan, niente "soluzioni a 360 gradi". Il servizio, la città e il modo per contattarti.
Su Bosatta, che vende ricambi per moto e scooter in quattro mercati, abbiamo seguito gli utenti dalla ricerca del prodotto al pagamento per vedere dove si fermavano, e reso il percorso più chiaro da telefono. Insieme a campagne separate per privati e officine, in dodici mesi sono arrivati 240.000 € di vendite e 127 richieste da rivenditori.
Il punto in cui grafica e SEO devono andare d'accordo è spiegato nella guida alla SXO.
Sito fatto male: sistemare o rifare? (la tabella che evita un preventivo inutile)
Quasi nessuna delle dieci caratteristiche richiede di rifare il sito. La maggior parte si sistema in ore o giorni sul sito che hai.
| Difetto | Intervento | Serve rifare il sito? |
|---|---|---|
| Telefono non cliccabile, nessun modulo | Link tel:, pulsante WhatsApp, modulo breve | No |
| Title, meta description, H1 | Riscrittura pagina per pagina | No |
| Copyright vecchio, testi datati | Aggiornamento contenuti | No |
| Partita IVA, privacy, cookie | Footer, informativa, banner conforme | No |
| Alt text e contrasto | Correzione su immagini e colori | Di solito no |
| Sito violato | Pulizia, aggiornamento CMS, richiesta di riesame | Solo se il CMS non è più aggiornabile |
| Lentezza | Immagini, cache, hosting, plugin | Se il problema è il tema o il CMS |
| Non pensato per il telefono | Nuovo tema o nuovo sito | Quasi sempre sì |
| Tracciamento sbagliato | Ridefinire le conversioni in GA4 e Google Ads | No |
Scovaventi è il caso in cui rifare era la scelta giusta: architettura poco chiara, CMS lento, nessuna attenzione al mobile. Contesini è il caso opposto: è bastata una landing nuova. Prima di firmare un preventivo, leggi la guida su come capire se il sito non converte davvero; se poi decidi di rifarlo, quella sul restyling senza perdere posizionamento.
La verifica in 5 minuti, dal telefono
Prendi lo smartphone, apri il tuo sito come farebbe un cliente e segna i punti che non passano.
- Tocca il numero di telefono in home: deve partire la chiamata.
- Leggi il primo schermo: si capisce cosa fai, per chi e dove, senza scorrere?
- Guarda il footer: partita IVA, link alla privacy e un anno di copyright attuale.
- Cerca il tuo nome su Google: il titolo blu è chiaro, o è "Home", "index" o il nome di un programma?
- Prova PageSpeed Insights sulla home e guarda se i Core Web Vitals sono verdi.
- Apri Search Console, alla voce Problemi di sicurezza: deve essere vuota.
- Confronta richieste vere e conversioni registrate nell'ultimo mese: devono essere numeri simili.
Se due o più punti non passano, il sito ha bisogno di un audit prima che di un nuovo progetto grafico. Per le attività che lavorano su chiamata, come idraulici ed elettricisti, trovi le priorità nella guida alla SEO per servizi a domicilio.
Domande frequenti sul sito web fatto male
Dipende: un sito lento, senza title chiari o non leggibile da smartphone parte svantaggiato, ma non riceve una penalizzazione. Le azioni di Google arrivano nei casi più gravi, come un sito violato con contenuti di spam. Il danno più comune è un altro: il sito si posiziona ma chi arriva non chiama.
Dipende: un sito con il telefono cliccabile, i servizi e la zona scritti chiari è utile anche se è graficamente datato. Un sito violato, senza contatti o che mostra un'attività diversa da quella di oggi fa più danni dell'assenza, perché chi ti cerca per nome lo trova comunque.
Dipende: non esiste un intervallo fisso. Conviene rifarlo quando il problema è strutturale, per esempio un sito non pensato per il telefono o un CMS che non si può più aggiornare. Title, contatti, testi e obblighi di legge si sistemano sul sito esistente.
Sì. L'articolo 35 del DPR 633/1972 chiede di indicarla nella home page del sito, e secondo la risoluzione 60/E del 2006 dell'Agenzia delle Entrate l'obbligo vale anche per i siti che non vendono online. Di solito si mette nel footer, visibile su tutte le pagine.
No. Lo strumento non decide la qualità del sito. Conta quello che arriva a Google e al visitatore: nel nostro test un sito creato con un builder AI aveva come title il nome del programma, mentre gli altri siti fatti con builder del campione non avevano questo problema. Controlla title, lingua e contatti dopo la pubblicazione.
Sì. Bastano il telefono, PageSpeed Insights e Search Console: prova a chiamare dalla home, leggi il primo schermo, controlla footer, title e velocità. Se due o più verifiche non passano, conviene un audit prima di chiedere un preventivo per un sito nuovo.
Sito web fatto male, in breve
Un sito fatto male non fa capire cosa fai, non dà fiducia e non si fa contattare dal telefono.
Nel nostro test, 12 home su 42 non hanno il telefono cliccabile e 13 non hanno una meta description.
Quasi metà dei siti che mostrano un anno di copyright è ferma a prima del 2025.
Il caso peggiore non si vede: una home con link nascosti a casinò online.
Quasi tutto si sistema sul sito che hai; si rifà quando il difetto è nel CMS o nel mobile.
Una cosa che nel settore si dice poco: il primo indirizzo da controllare non è il sito, è il link che porta al sito. Nel riquadro "Siti web correlati" che Google mostrava sopra i risultati per "idraulico bologna", uno dei nove siti portava a una pagina di hosting vuota, con scritto che lì non c'è ancora nessun sito. Prima di discutere di grafica, apri uno per uno i link al tuo sito che hai sparso in rete, dalla scheda Google alle directory, e verifica che portino a una pagina viva. Se vuoi che lo facciamo insieme, partendo dai dati, guarda come lavoriamo sulla SEO.