L'alt text è la descrizione testuale che prende il posto di un'immagine per chi non può vederla, e si scrive nell'attributo alt del tag <img>.
La regola che decide tutto il resto è questa: l'alt descrive il significato dell'immagine dentro quella pagina, non il suo aspetto. Se l'immagine è un pulsante o un link, l'alt racconta l'azione ("Cerca nel sito"), non la grafica ("icona lente d'ingrandimento"). Se l'immagine è pura decorazione, l'alt va lasciato vuoto con alt="", che è una cosa diversa dal non metterlo affatto.
Chi legge davvero l'alt text
Uno screen reader lo pronuncia ad alta voce nel punto esatto in cui incontra l'immagine, seguendo l'ordine di navigazione della pagina: chi ascolta riceve l'informazione nello stesso momento in cui un utente vedente la vedrebbe. Quando l'attributo manca del tutto, molti screen reader ripiegano sul nome del file, e chi ascolta si sente leggere IMG_4021.jpg o un percorso generato dal CMS.
Il testo compare anche a schermo quando l'immagine non si carica: connessione lenta, file spostato, immagini disattivate nel browser. È anche uno dei sei errori più diffusi in materia di accessibilità web. E poi c'è il crawler, che non vede la fotografia ma legge la stringa.
I tre stati possibili dell'attributo non sono intercambiabili, e confonderli è l'errore più frequente.
| Stato dell'attributo | Cosa fa lo screen reader | Quando è corretto |
|---|---|---|
alt assente | Spesso legge il nome del file | Mai |
alt="" (vuoto) | Salta l'immagine in silenzio | Immagini decorative, che non aggiungono informazione |
alt="testo" | Legge il testo ad alta voce | Immagini informative, link, pulsanti, loghi, grafici |
Cosa dice Google, con le sue parole
Nelle best practice per Google Immagini, aggiornate a marzo 2026, la documentazione ufficiale è netta: «L'attributo più importante per fornire più metadati per un'immagine è il testo alternativo». Google lo usa insieme agli algoritmi di visione artificiale e al contenuto della pagina per capire il soggetto dell'immagine, e lo tratta come anchor text quando l'immagine è usata come link.
La stessa pagina porta tre esempi, che valgono più di qualsiasi lista di consigli. alt="cagnolino" è marcato come poco descrittivo. alt="Cucciolo dalmata che gioca al riporto" è l'esempio corretto. E una stringa di venti parole che ripete "cucciolo", "cagnolino" e "cibo per cani" è classificata come keyword stuffing, quindi come violazione delle norme antispam.
Che alt scrivere, immagine per immagine
Le regole generali reggono finché l'immagine è una fotografia dentro un articolo. Sulle altre categorie servono decisioni diverse, e sono quelle che gli audit trovano sbagliate più spesso.
| Tipo di immagine | Cosa deve contenere l'alt | Esempio |
|---|---|---|
| Foto informativa | L'informazione che l'immagine porta al testo | Cucciolo dalmata che gioca al riporto |
| Decorativa (sfondi, texture, separatori) | Niente: attributo vuoto | alt="" |
| Immagine-link | La destinazione del link, non l'immagine | Torna alla home di Visilay |
| Icona-pulsante | L'azione che si attiva al clic | Stampa il documento |
| Logo | Il nome per esteso e il testo contenuto | Logo Visilay |
| Grafico o infografica | Sintesi del dato, più descrizione estesa nel testo o in una tabella HTML | Errori di accessibilità per home page, dal 2019 al 2026 |
| Immagine che contiene testo | Il testo riportato parola per parola | Il testo dello slogan, trascritto |
Sul grafico vale la pena insistere. Un alt di una riga non trasferisce quello che un lettore vedente ricava da una curva. Le tecniche del W3C per il criterio 1.1.1 prevedono infatti due pezzi: una descrizione breve nell'alt e una lunga altrove nella pagina. Una tabella HTML con gli stessi numeri del grafico risolve il problema meglio di un alt di trecento caratteri, e ha il vantaggio collaterale di essere leggibile anche dai motori.
I 125 caratteri non sono una regola
Quasi tutte le guide italiane ripetono il limite dei 125 caratteri come se fosse scritto da qualche parte. Non lo è: né le WCAG né la documentazione di Google fissano una lunghezza massima per l'attributo alt. È una convenzione nata dal comportamento di alcuni screen reader che troncano le stringhe lunghe, e come convenzione funziona bene: costringe a scegliere l'informazione principale invece di elencare tutto.
Trattarla come una regola, però, porta a due errori opposti. Tagliare a metà la descrizione di un'infografica per stare nel budget, e riempire di parole un alt che avrebbe potuto essere di quattro parole perché "c'è ancora spazio".
Quante immagini restano senza alt
Il WebAIM Million 2026 analizza con il motore WAVE le home page del primo milione di siti della classifica Tranco. La rilevazione è di febbraio 2026, il campione è globale e comprende 11.314 home page su dominio .it e 12.615 pagine in lingua italiana.
- Il 53,1% delle home page ha almeno un'immagine senza testo alternativo. È il secondo errore di accessibilità più diffuso, dopo il contrasto insufficiente.
- Le immagini per home page sono in media 66,6, con una crescita del 13,6% in un solo anno. Il 16,2% di queste è privo di alt, senza contare gli
alt=""intenzionali. - Il 45% delle immagini senza alt sono immagini-link: una su quattro fra le immagini cliccabili produce un link che nessuno screen reader sa descrivere.
- Fra le immagini che un alt ce l'hanno, il 10,8% contiene descrizioni ripetitive o inutili: "immagine", "grafico", il nome del file, o lo stesso testo dell'immagine accanto.
Il dato italiano non è confortante. Le home page su dominio .it hanno in media 59,5 errori rilevabili contro una media globale di 56,1, e le pagine in lingua italiana arrivano a 64,4, cioè il 14,8% sopra la media. Sopra stanno il tedesco (46,9) e il neerlandese (46,5); l'inglese è a 46,0.
In Italia l'alt text è anche un obbligo di legge
Il testo alternativo è il primo criterio di successo delle WCAG: il criterio 1.1.1 "Contenuto non testuale", livello A, chiede che ogni contenuto non testuale abbia un'alternativa testuale con lo stesso scopo. Livello A significa il gradino minimo: se manca quello, non si parla nemmeno di AA.
In Italia la conformità si misura sui punti di controllo della norma UNI CEI EN 301549, e AgID è l'autorità che vigila. Due binari normativi si incrociano:
- La Legge 4/2004, la vecchia legge Stanca. L'articolo 3 comma 1-bis estende gli obblighi ai privati che offrono servizi al pubblico via web o app con un fatturato medio, negli ultimi tre esercizi, superiore a 500 milioni di euro. Per loro la dichiarazione di accessibilità va aggiornata entro il 23 settembre di ogni anno.
- Il D.Lgs. 82/2022, che recepisce la direttiva UE 2019/882, l'European Accessibility Act. Copre una lista di servizi digitali molto più ampia, fra cui commercio elettronico, servizi bancari e trasporto passeggeri, e non guarda al fatturato allo stesso modo. Chi rientra qui non presenta più la dichiarazione prevista dalla legge Stanca.
Sul piano pratico cambia una cosa sola, ed è la più importante: chiunque può presentare un reclamo ad AgID per un servizio digitale non accessibile, e AgID può chiedere al fornitore di adottare misure correttive. Le immagini senza alt sono fra i primi rilievi che un controllo automatico produce, perché sono fra i pochi criteri verificabili da una macchina senza margini di interpretazione.
Come trovare le immagini senza alt sul tuo sito
Su una pagina singola basta l'audit Accessibility di Lighthouse dentro Chrome DevTools, che segnala gli elementi <img> privi di attributo, oppure l'estensione WAVE, lo stesso motore usato dal report WebAIM. Su un sito intero serve un crawler: Screaming Frog ha un rapporto dedicato che elenca immagini senza alt e alt oltre una certa lunghezza, ed è il modo più rapido per capire se il problema è sparso o concentrato in un template.
Quasi sempre è concentrato. Un tema WordPress che stampa il logo dell'header senza alt produce un errore su ogni pagina del sito, e si corregge in un punto solo. Prima di aprire la media library e compilare quattromila campi a mano, vale la pena guardare da dove arrivano davvero gli errori: nella maggior parte dei casi sono slider, loghi, icone e badge dei template, non le foto degli articoli. Il resto del lavoro sulle immagini, dal peso dei file ai nomi, sta nella guida all'ottimizzazione delle immagini per la SEO.
Il problema non è più l'alt mancante
Nel campione WebAIM la quota di immagini senza alt è scesa dal 18,5% del 2025 al 16,2% del 2026, mentre il numero di errori medi per pagina è cresciuto del 10,1%. La conclusione degli autori attribuisce la crescita complessiva all'aumento di complessità delle pagine e alle pratiche di sviluppo assistito dall'AI, quello che nel report chiamano "vibe coding".
È il punto che cambierà il lavoro nei prossimi anni. Generare alt text in blocco con un modello è diventato banale, e un alt generato passa qualsiasi controllo automatico: l'attributo c'è, non è vuoto, non è il nome del file. Ma un modello descrive quello che vede nell'immagine, non il motivo per cui quell'immagine sta in quella pagina, e il criterio 1.1.1 chiede la seconda cosa. Un alt come "grafico a barre blu su sfondo bianco" è formalmente ineccepibile e non trasmette nulla. Quel 10,8% di alt ripetitivi o inutili che WebAIM misura oggi è destinato a crescere proprio mentre la percentuale di immagini senza alt scende, e nessun tool lo segnalerà. Se ti serve una mano a impostare un audit che guardi la qualità e non solo la presenza dell'attributo, questo è uno dei controlli che facciamo nei progetti SEO, insieme al resto della SEO on-page e delle verifiche di accessibilità.
Domande frequenti
Sono due cose diverse. alt="" dice allo screen reader di saltare l'immagine in silenzio, ed è la scelta corretta per le immagini decorative. L'attributo assente non dà nessuna istruzione: molti screen reader ripiegano sulla lettura del nome del file, che quasi sempre è rumore.
Nessuna specifica fissa un limite: né le WCAG né la documentazione di Google. I 125 caratteri che circolano sono una convenzione nata dal comportamento di alcuni screen reader che troncano le stringhe lunghe. Una o due frasi funzionano nella maggior parte dei casi; per grafici e infografiche conviene un alt breve più una descrizione estesa nel testo.
Solo se descrive davvero l'immagine. Google indica di scrivere testo utile e coerente con il contenuto della pagina, e classifica come spam il riempimento dell'attributo con parole chiave. Una descrizione accurata contiene già i termini giusti senza doverceli mettere.
Google lo definisce l'attributo più importante per fornire metadati su un'immagine e lo usa, insieme alla visione artificiale e al contenuto della pagina, per capirne il soggetto. Conta soprattutto per il posizionamento in Google Immagini e come anchor text quando l'immagine è un link.
La Legge 4/2004 lo impone alla Pubblica Amministrazione e, all'articolo 3 comma 1-bis, ai privati che offrono servizi al pubblico via web con un fatturato medio triennale sopra i 500 milioni di euro. Il D.Lgs. 82/2022, che recepisce l'European Accessibility Act, allarga gli obblighi a una lista di servizi digitali fra cui commercio elettronico e servizi bancari. AgID è l'autorità di vigilanza.