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Migliori tool per la keyword research (e cosa misurano davvero)

Autore: Matteo Pellegrini

Un tool di keyword research è un software che stima quante volte al mese una query viene cercata, quanto è contesa e chi si posiziona già. La parola che regge tutto è "stima": nessuno di questi strumenti conta le ricerche una per una, nemmeno quelli di Google.

Sembra una precisazione da pignoli, finché non metti i numeri di un tool accanto ai dati reali dello stesso sito. Lo abbiamo fatto il 16 settembre 2026 su Macropix, produttore italiano di schermi a LED che seguiamo dal 2020, e il risultato conta più di qualsiasi classifica di strumenti.

Due query, lo stesso volume dichiarato, una domanda reale diversa

Abbiamo interrogato l'API di Google Ads sul mercato italiano (località Italia, lingua italiana) per nove query del settore, e messo accanto le impressioni che quelle stesse query hanno prodotto in Google Search Console sul sito, lette da Keyword.com lo stesso giorno.

QueryVolume dichiarato da Google AdsImpressioni reali in Search ConsolePosizione
ledwall8.1002.1252
led wall8.1009511
ledwall prezzo7204182
schermo led wall210421
schermi led pubblicitari260607
schermo led pubblicitario260389
monitor pubblicitari3204111
monitor pubblicitario3203510
monitor per pubblicità3203813
Volumi Google Ads per l'Italia e impressioni Search Console del sito macropix.it, rilevati entrambi il 16 settembre 2026. Le impressioni non sono il volume di ricerca: misurano quante volte il sito è comparso. Solo le righe in prima o seconda posizione sono confrontabili con il volume dichiarato, perché più si scende e meno SERP il risultato raggiunge.

Le prime due righe sono la stessa cosa scritta in due modi. Google Ads restituisce per entrambe 8.100 ricerche al mese, lo stesso CPC di 1,69 euro e una serie storica a dodici mesi identica cifra per cifra. In Search Console la domanda si divide 69% contro 31% a favore della forma attaccata. Sono due query che si comportano diversamente e che l'unico numero disponibile presenta come gemelle.

Più sotto succede lo stesso con tre query diverse: "monitor pubblicitari", "monitor pubblicitario" e "monitor per pubblicità" escono tutte a 320 ricerche mensili, con lo stesso CPC di 1,06 euro e la stessa curva stagionale. Chi apre un foglio Excel e somma quelle tre righe si convince di avere davanti 960 ricerche al mese. Ne ha 320, distribuite su tre diciture.

Non è un difetto del tool, è come funziona la fonte. La documentazione ufficiale di Google Ads lo scrive: i volumi sono arrotondati, e quando la lista contiene keyword simili lo strumento prova a ripartire il traffico tra i termini che si sovrappongono. Chiunque prenda dati da Keyword Planner, direttamente o tramite un altro software, eredita quel raggruppamento.

Su scala il fenomeno è stato misurato. Ahrefs ha confrontato le impressioni di Search Console con i volumi di Keyword Planner su 72.635 keyword estratte a caso nella fascia 1.000-10.000 ricerche: il 91,45% dei volumi di Keyword Planner risultava più alto del dato reale e il 54,28% lo superava in modo netto. Lo studio è del 2021 e il campione è statunitense, quindi non si trasferisce all'Italia così com'è: serve a dire che la direzione dell'errore è sistematica, non casuale. La verifica italiana qui sopra va nello stesso verso.

Tre famiglie di tool che misurano cose diverse

Confrontare i tool di keyword research per prezzo è il modo più rapido per sbagliare acquisto, perché dentro la stessa categoria convivono tre fonti di dato molto diverse.

Quello che dichiara Google. Keyword Planner nasce per chi compra annunci e restituisce numeri pensati per stimare un budget, non per pianificare contenuti. Arrotondati, raggruppati, e tarati sulla domanda che un inserzionista può comprare.

Quelli che ricostruiscono il dato. Ahrefs, Semrush e SEOZoom partono da quella base e la correggono con dati di navigazione e modelli propri. Ahrefs dichiara 28,7 miliardi di keyword filtrate da 110 miliardi individuate, su 217 località (Ubersuggest, per confronto, ne dichiara 100 milioni). Numeri diversi dagli altri per costruzione, non per errore.

Quello che non stima niente. Search Console riporta le impressioni e i clic che il tuo sito ha davvero ottenuto. È l'unico dato non modellato a cui hai accesso, e ha un limite preciso: vale solo per le query su cui già compari. Non ti dice cosa ti stai perdendo, ti dice cosa hai.

La conseguenza pratica: un tool serve a costruire la lista di candidati e a capire il tipo di intento, Search Console serve a tarare quella lista sulla realtà del tuo sito. Chi ne usa uno solo lavora con metà informazione.

I tool che usiamo, con i prezzi verificati

Prezzi rilevati sui listini ufficiali il 16 settembre 2026. Cambiano spesso, quindi c'è il link alla pagina da cui arrivano.

Google Search Console (gratuito)

Il primo posto dove guardare, e quello che quasi tutte le guide italiane citano per ultimo. Il report Prestazioni contiene le query su cui il sito è già comparso, con impressioni, clic e posizione media. Su un sito attivo da qualche anno sono decine di migliaia di righe che nessun tool a pagamento può venderti, perché sono tue.

Il filtro più redditizio: query con molte impressioni, pochi clic e posizione tra la quinta e la quindicesima. Sono pagine già pertinenti che stanno a due o tre interventi dal generare traffico.

Google Keyword Planner (gratuito, serve un account Google Ads)

Resta il riferimento per il CPC e per la stagionalità, che riporta mese per mese sugli ultimi dodici. Sulle query di Macropix la curva mostra il calo di agosto (5.400 contro 9.900 di maggio) che nessun volume medio annuale lascia vedere. Come misura della domanda va preso per quello che è: un ordine di grandezza.

Google Trends (gratuito)

Non dà volumi assoluti e per questo viene sottovalutato. Fa due cose che gli altri fanno peggio: dice se una query sta crescendo o è un fuoco di paglia, e confronta due termini fra loro. Se devi scegliere fra due diciture per la stessa pagina, Google Trends risolve il dubbio in trenta secondi.

SEOZoom (da 69 euro al mese)

È l'unica suite costruita sul database italiano, e sulle query in italiano si vede: intercetta long tail che le suite internazionali non hanno mai visto. Il listino ufficiale parte da 69 euro più IVA al mese per il piano Essential (1 sito, 100 keyword monitorate) e sale a 99 euro per Evolution, 199 per Power e 689 per Enterprise, con 15.000 keyword monitorate. Le funzioni di audit GEO e di analisi per i motori AI si sbloccano dal piano Evolution.

Per un'azienda che vende solo in Italia è la scelta che dà più informazione per euro speso. Per chi lavora su più mercati diventa uno strumento di appoggio.

Semrush (da 139 dollari al mese)

Il listino parte da 139 dollari al mese per il piano SEO (117,33 con pagamento annuale), poi 199 per Starter, 299 per Pro+ e 549 per Advanced, da 500 a 5.000 keyword tracciate al giorno. Dal piano Starter in su include il monitoraggio dei prompt su ChatGPT, Perplexity e Gemini, da 50 a 200 al giorno secondo il piano.

Il Keyword Magic Tool resta il modo più veloce per passare da un seed a qualche migliaio di varianti raggruppate per sottotema. È anche il punto in cui si accumulano le liste che nessuno userà mai.

Ahrefs (da 29 dollari al mese)

Il piano Starter costa 29 dollari al mese, poi si passa a Lite a 129, Standard a 249 e Advanced a 449, secondo la pagina prezzi ufficiale. Brand Radar, la parte dedicata alla visibilità sulle risposte AI, parte da 199 dollari al mese come prodotto a sé.

La metrica che vale il prezzo è il Parent Topic: dice se la tua keyword merita una pagina propria o se Google la considera parte di un argomento più largo. È il modo più rapido per non produrre tre articoli che si mangiano a vicenda, che è poi il vero lavoro del keyword clustering.

I gratuiti a consumo

AnswerThePublic, KWFinder e le versioni free delle suite vivono di limiti giornalieri. Zapier, che ne ha provati oltre novanta prima di sceglierne cinque, riporta tre ricerche al giorno su AnswerThePublic, cinque su KWFinder e dieci report al giorno con dieci keyword tracciate sull'account gratuito Semrush. Bastano per validare un'idea, non per costruire un piano editoriale.

Il confronto in una tabella

ToolPrezzo di ingressoDa dove viene il datoCopertura italianaMonitora le risposte AI
Google Search ConsoleGratuitoDati reali del tuo sitoTotale, ma solo sulle query dove già compariNo
Google Keyword PlannerGratuitoDati advertising di Google, arrotondati e raggruppatiBuona sulle query commercialiNo
Google TrendsGratuitoCampione di ricerche Google, indicizzato 0-100Buona, con dettaglio regionaleNo
SEOZoom69 €/mese + IVADatabase proprietario italianoLa migliore sulle query in italianoSì, dal piano Evolution
Semrush139 $/meseClickstream e modelli propriBuona, migliore sui progetti multipaeseSì, 50-200 prompt al giorno dal piano Starter
Ahrefs29 $/mese (Starter)Crawler e database propri, 28,7 miliardi di keywordDiscreta, forte sui backlinkBrand Radar, da 199 $/mese
Listini ufficiali consultati il 16 settembre 2026. La colonna sulla copertura italiana riflette la nostra esperienza sui progetti seguiti, non un benchmark pubblicato.

La parte che in Italia non copre quasi nessuno: cercare i prompt, non le keyword

Le guide italiane sui tool di keyword research si fermano a Google. Nel frattempo una parte delle domande a cui rispondevi con un articolo passa da ChatGPT, e quelle domande hanno una forma diversa.

Similarweb, che misura il traffico con dati di navigazione, riporta che il prompt medio su ChatGPT è di circa 60 parole contro le 3,4 parole della query media su Google. Il dato è di rilevazione internazionale, a prevalenza statunitense, e non esiste ancora un equivalente italiano pubblicato. La direzione però è quella: una lista di keyword da due o tre parole non descrive quel comportamento.

Tre modi per lavorarci senza comprare un altro abbonamento. Il primo: in Search Console, filtrare le query con almeno dieci parole. Sono ancora poche, ma hanno la forma delle domande poste a un assistente. Il secondo: prendere le domande che i commerciali si sentono fare al telefono e usarle come prompt di prova su ChatGPT, Gemini e Perplexity, annotando chi viene citato. Il terzo: guardare i tuoi contenuti che già rispondono a una domanda completa, non a una keyword. Sono quelli che vengono ripresi.

Chi vuole automatizzarlo trova il monitoraggio dei prompt dentro Semrush dal piano Starter e dentro SEOZoom dal piano Evolution. Su come cambia il lavoro abbiamo scritto una guida dedicata alla generative engine optimization, e i progetti in cui la stiamo applicando sono descritti nei servizi di SEO per l'AI.

Come scegliere, in tre scenari

Vendi solo in Italia e hai un budget sotto i 150 euro al mese. Search Console più SEOZoom Essential. Il database italiano vale più della profondità internazionale che non useresti.

Lavori su più paesi. Semrush o Ahrefs, e SEOZoom come controprova sull'italiano quando il numero non torna. Il caso tipico è una query di nicchia che la suite internazionale segna a zero e che in Italia genera contatti tutti i mesi.

Hai un e-commerce. Ai tool sopra aggiungi i suggerimenti interni del motore di ricerca del tuo sito, che nessuna suite vede. Le query digitate dentro il sito sono la fonte più onesta di domanda commerciale che hai, e sono gratis. Ne parliamo nella guida alla SEO per e-commerce.

Come verificare un volume prima di fidartene

Il metodo che applichiamo quando un numero decide se una pagina si fa o no.

  1. Cerca la keyword e le sue varianti su due tool diversi. Se restituiscono lo stesso identico numero e lo stesso CPC, stanno leggendo la stessa fonte raggruppata: hai un dato solo, non due.
  2. Guarda la serie storica a dodici mesi invece della media. Un 8.100 che nasce da tre mesi a 20.000 e nove a zero non è una keyword su cui costruire una pagina.
  3. Cerca la query su Google e guarda chi c'è. Se la SERP è fatta di pagine servizio e la tua idea era un articolo, il volume non conta: non ti posizionerai comunque.
  4. Incrocia con Search Console. Se il sito compare già per quella query, hai il numero reale e puoi smettere di stimare.

Il passaggio due è quello che salta più spesso, e su Macropix è quello che ha evitato di trattare "ledwall" come una keyword stabile: tra settembre 2025 e agosto 2026 oscilla tra 5.400 e 9.900 ricerche mensili.

Il resto del metodo, dalla scelta della keyword alla scaletta, sta nella guida alla keyword research e in quella sulla strategia SEO.

Tre cose che nessun tool può dirti

La keyword difficulty è un punteggio che ogni software calcola con una formula propria, quasi sempre a partire dai backlink delle pagine posizionate. Due suite danno alla stessa query 34 e 61 senza che nessuna delle due sbagli. Va letta come un semaforo, non come una misura.

Il volume zero non significa nessuna ricerca. John Mueller di Google, a marzo 2025 al Search Central Live di New York, ha ribadito che il 15% delle query è nuovo ogni giorno. Nessun database può contenere quello che nessuno ha ancora cercato, ed è il motivo per cui le keyword long tail risultano spesso a zero e portano contatti lo stesso.

E nessuno dei numeri che leggi tiene conto di quanto di quel volume finisce in un clic. Tra AI Overviews, box di risposta e pacchetti locali, una parte crescente delle ricerche si chiude senza uscire da Google: un volume alto su una query informativa oggi vale meno di quanto valeva tre anni fa.

Il contesto italiano rende il tutto meno teorico di quanto sembri. Secondo Istat, nel 2025 l'83,1% della popolazione dai sei anni in su ha usato internet nei tre mesi precedenti, con quote sopra il 95% tra gli 11 e i 44 anni. La domanda c'è e cresce; quello che manca è un modo affidabile di contarla dall'esterno.

Da dove partire domani mattina

Negli ultimi anni il valore della keyword research si è spostato. Generare keyword è diventato gratis e istantaneo: qualsiasi suite, e ormai qualsiasi modello linguistico, ne sputa fuori duemila in un minuto. Quello che è diventato difficile, e che nessun abbonamento risolve, è buttarne via 1.980.

Il criterio per farlo non sta nei tool, sta nei tuoi dati. Un sito che ha Search Console attiva da tre anni possiede il dataset più accurato che esista sul proprio mercato, e quasi nessuno lo apre prima di comprare un abbonamento da 139 dollari al mese. Su Macropix quel confronto ha riscritto l'ordine delle priorità in un pomeriggio: il percorso completo, dalla posizione 88 alla seconda, è raccontato nel pezzo sulla SEO per l'industria manifatturiera e nella scheda tra i nostri progetti. Se vuoi che quel confronto lo facciamo sui tuoi dati, si parte dai servizi SEO.

Domande frequenti

Qual è il miglior tool per la keyword research in Italia?

Per un sito che vende solo in Italia, SEOZoom è lo strumento con la copertura migliore sulle query in italiano e parte da 69 euro più IVA al mese. Chi lavora su più mercati trova in Semrush e Ahrefs database più profondi. In entrambi i casi il dato va confrontato con Google Search Console, che è gratuita e riporta numeri reali invece che stime.

Si può fare keyword research gratis?

Sì, combinando Google Search Console, Google Keyword Planner e Google Trends si copre gran parte del lavoro. I limiti arrivano sull'analisi dei concorrenti e sul volume delle query su cui il sito non compare ancora. Le versioni gratuite delle suite sono contingentate: tre ricerche al giorno su AnswerThePublic, cinque su KWFinder, dieci report al giorno sull'account free di Semrush.

Perché due tool danno volumi diversi per la stessa keyword?

Perché nessuno dei due conta le ricerche. Partono dai dati che Google rende disponibili agli inserzionisti, già arrotondati e raggruppati, e li correggono con dati di navigazione e modelli propri. Numeri diversi sono la norma: quello che conta è l'ordine di grandezza e l'andamento nel tempo, non la cifra esatta.

Il volume di Google Keyword Planner è affidabile?

È affidabile come indicazione di massima e come fonte per CPC e stagionalità. La documentazione di Google specifica che i volumi sono arrotondati e che le keyword simili vengono trattate insieme. In una verifica su nove query italiane fatta a settembre 2026 abbiamo trovato tre diciture diverse con lo stesso identico volume, stesso CPC e stessa serie storica.

Serve un tool diverso per farsi citare da ChatGPT?

Serve un tipo di ricerca diverso. Il prompt medio su ChatGPT è di circa 60 parole contro le 3,4 della query media su Google, secondo le rilevazioni internazionali di Similarweb, quindi una lista di keyword brevi descrive male quel comportamento. Il monitoraggio dei prompt è incluso in Semrush dal piano Starter e in SEOZoom dal piano Evolution, ma si può iniziare a mano filtrando in Search Console le query da almeno dieci parole.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.