SERP: cos’è, com’è fatta e come si legge

La SERP (Search Engine Results Page) è la pagina che un motore di ricerca costruisce in risposta a una query. Non è un archivio e non è una classifica fissa: viene generata sul momento, per quella ricerca e per chi la sta facendo, e due persone che digitano le stesse parole nello stesso istante possono vedere due pagine diverse.

Questa parte la sanno quasi tutti. Quella che manca in quasi ogni definizione italiana è la conseguenza pratica: la SERP che vedi tu e la SERP che Search Console ti descrive con una “posizione media” sono due oggetti diversi. Da lì nasce la maggior parte degli equivoci quando si parla di posizionamento, e più avanti trovi i numeri di tre siti italiani che lo mostrano.

Com’è fatta una SERP nel 2026

I dieci link blu sono un ricordo. Secondo il conteggio di SEOZoom ci sono quasi 40 funzionalità diverse che possono comparire in una pagina di risultati di Google, e la loro combinazione cambia in base al tipo di domanda. Sempre SEOZoom, sul proprio database di SERP italiane, misura che oltre il 10% delle pagine di risultati desktop in Italia richiede uno scroll prima di arrivare al primo risultato organico, e che oltre il 16% contiene una risposta diretta scritta da Google.

Conviene smettere di pensare alla SERP come a un elenco e iniziare a pensarla come a un insieme di blocchi che competono per lo stesso spazio verticale. Questi sono quelli che si incontrano più spesso in Italia.

BloccoCosa contieneCome ci si entra
Risultati organiciTitolo, URL, snippet descrittivoIndicizzazione e ranking, nessun costo diretto
Annunci Google AdsTestuali in alto e in fondo, Shopping in alto o a latoAsta a pagamento sulla keyword
AI OverviewRisposta generata, con qualche link laterale alle fontiNessuna candidatura: Google sceglie le fonti da solo
Featured snippetParagrafo, elenco o tabella estratti da una paginaRispondere alla domanda in modo estraibile, in genere già in top 10
People Also AskDomande correlate a fisarmonicaCoprire le domande satellite della query
Knowledge PanelScheda su entità: aziende, persone, luoghiEssere un’entità riconosciuta, con dati coerenti nelle fonti
Local packMappa e tre schede attivitàScheda Google Business Profile e segnali di prossimità
Immagini, video, NewsCaroselli verticali dentro la paginaFile ottimizzati, dati strutturati, fonte accreditata per News
SitelinkSottopagine sotto il risultato principaleArchitettura chiara e navigazione coerente

Il punto operativo è che questi blocchi non si sommano, si spingono. Se una query attiva un AI Overview, un carosello immagini e quattro annunci, il primo risultato organico può finire sotto la piega anche quando è in prima posizione. La guida agli AI Overviews entra nel dettaglio di come Google costruisce quel blocco, e la pagina sui featured snippet spiega come si conquista lo spazio subito sotto.

Quanto spesso compare ogni blocco

Sulla frequenza dei singoli blocchi il rilevamento pubblico più dettagliato è americano. Semrush Sensor, i cui dati sono ripresi nella guida Semrush di ottobre 2025, misura così le dieci funzionalità più comuni nelle SERP desktop degli Stati Uniti.

BloccoFrequenza (desktop, Stati Uniti)
Ricerche correlate95,54%
Sitelink77,48%
People Also Ask67,79%
Immagini50,63%
Video46,65%
Carosello video26,87%
Knowledge Panel23,83%
Image pack23,01%
Local pack17,62%
Prodotti popolari12,69%

Sono dati del mercato statunitense e non si trasferiscono all’Italia così come sono: sul database italiano SEOZoom misura una risposta diretta di Google in oltre il 16% delle SERP, quindi una composizione diversa. La tabella serve da lista di controllo, non da previsione. Dice quali blocchi cercare quando apri la SERP della tua keyword, e dice una cosa che sfugge spesso: ricerche correlate, sitelink e People Also Ask compaiono quasi sempre, mentre i blocchi su cui tutti si concentrano sono molto più rari.

Perché la tua SERP non è la mia

Google assembla la pagina tenendo conto di lingua, paese, posizione approssimativa, dispositivo, cronologia dell’account e, da quando esiste AI Mode, anche di come ha deciso di scomporre la domanda. Nella documentazione ufficiale di Google Search Central il meccanismo si chiama query fan-out: il motore lancia più ricerche correlate su sottoargomenti e fonti diverse, poi mette insieme la risposta. Significa che la stessa domanda può attivare percorsi di ricerca diversi in due sessioni diverse.

Nella stessa pagina Google scrive una frase che vale la pena riportare: non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire negli AI Overviews o in AI Mode. I controlli restano quelli di sempre, nosnippet, data-nosnippet, max-snippet, e servono a limitare cosa viene mostrato, non a candidarsi.

In Italia il bacino di persone che passa da queste pagine è quasi tutta la popolazione connessa: secondo il report Cittadini e ICT dell’Istat, nel 2025 l’87,3% delle famiglie ha un accesso a internet e l’83,1% delle persone dai 6 anni in su ha usato la rete nei tre mesi precedenti. La SERP è il posto dove quelle persone decidono chi merita un clic, e non è un posto neutro.

La posizione media è una media di cose diverse

Qui arriva la parte che nelle guide italiane sulla SERP non c’è. Search Console riporta una posizione media per ogni query, ma quella cifra nasce da impression raccolte su SERP fatte diversamente l’una dall’altra: alcune con AI Overview, alcune con quattro annunci sopra, alcune su mobile con un carosello immagini davanti. La media di una prima posizione sepolta e di una quinta posizione pulita non descrive nessuna delle due.

Abbiamo guardato i dati grezzi di tre proprietà Search Console italiane che seguiamo, nel trimestre dal 15 maggio al 15 agosto 2026. Sono tre siti diversi per settore e dimensione, tenuti insieme solo dal fatto che il traffico misurato è italiano.

Sito (traffico Italia, 15 mag – 15 ago 2026)ImpressionClicCTRPosizione media
visilay.com, sito di agenzia15.287570,37%45,0
Sito B2B, servizi al settore odontoiatrico4.593541,18%26,2
E-commerce di attrezzatura outdoor2.319642,76%21,0
Totale22.1991750,79%n/d

Il numero che colpisce non è il CTR. È un altro: sommando le query che Search Console mostra in chiaro per i tre siti, 1.646 in totale, ben 1.612 non hanno prodotto nemmeno un clic in tre mesi. Il 97,9% delle query per cui questi siti sono comparsi in SERP è visibilità che non si è mai trasformata in una visita.

La spiegazione più ovvia è la posizione: con una media tra la 21ª e la 45ª riga si sta in seconda o terza pagina, dove nessuno arriva. Ma è proprio quella l’informazione utile. Comparire in SERP e stare nella SERP che l’utente guarda sono due condizioni diverse, e un report che dice “siamo presenti su 1.646 query” descrive la prima fingendo di descrivere la seconda. Se ti interessa capire come si legge un tasso di clic senza prendere abbagli, la pagina sul click-through rate lo spiega con più calma.

Cosa succede ai clic quando la SERP risponde da sola

Il dato più solido su questo punto arriva dal Pew Research Center, che nel marzo 2025 ha tracciato il comportamento reale di 900 adulti statunitensi su 68.879 ricerche Google. Il 18% delle ricerche ha generato un riassunto AI. Quando il riassunto c’era, gli utenti hanno cliccato su un risultato tradizionale nell’8% delle visite; quando non c’era, nel 15%. Sul link alla fonte citata dentro il riassunto ha cliccato l’1% delle visite. E il 26% delle visite con riassunto AI si è chiuso lì, contro il 16% senza.

Il campione è americano e va letto per quello che è, ma la direzione la confermano i dati di distribuzione. Uno studio Semrush su oltre 600.000 keyword del database desktop statunitense, tra novembre 2025 e aprile 2026, ha misurato una crescita del 71% delle SERP con AI Overview sulle query a intento commerciale, mentre su quelle transazionali il dato è calato del 5%. Nel settore Finance la crescita è stata del 231%, in Computers & Electronics del 107,62%. Sulle keyword più costose di Jobs & Education, oltre il 60% mostra un AI Overview, e il CPC medio di quelle keyword è 5,02 dollari contro 1,51 delle stesse categorie senza AI Overview.

Tradotto: il blocco generativo si sta spostando esattamente dove si decidono gli acquisti, cioè nella fascia di query in cui l’utente sta valutando e non ha ancora scelto. Chi vende servizi B2B se ne accorge prima di chi vende prodotti a carrello. Abbiamo scritto cosa cambia nella pratica in GEO e SEO a confronto e nella guida su Google AI Mode.

Leggere la SERP prima di scrivere la pagina

La SERP è anche il documento di specifiche più affidabile che esiste per capire cosa Google si aspetta da una pagina. Prima di aprire l’editor conviene passarci mezz’ora, con questo ordine.

  1. Guarda il formato dominante. Se i primi otto risultati sono guide e tu stavi per fare una pagina servizio, la pagina servizio non entrerà. L’intento di ricerca lo detta la SERP, non il tuo piano editoriale.
  2. Conta i blocchi non organici. Annunci, AI Overview, mappe, caroselli. Se il primo risultato blu sta a metà schermo, il valore della prima posizione su quella query è già dimezzato.
  3. Leggi i sottotitoli dei primi risultati. Gli H2 che si ripetono su tre pagine su cinque sono le sezioni che gli utenti si aspettano di trovare.
  4. Apri le domande di People Also Ask. Sono la scaletta gratuita delle FAQ, già scritta da Google con il vocabolario degli utenti italiani.
  5. Ripeti la ricerca da mobile e da un’altra città. Se la SERP cambia, hai una query con componente locale e serve una pagina diversa.

Un esempio concreto di cosa produce questa lettura. Su Macropix, produttore milanese di schermi LED su misura, la keyword più pesante è “ledwall”: 4.400 ricerche al mese. La SERP mostrava produttori e cataloghi, non articoli. Lavorando sulle pagine di prodotto e di installazione invece che sul blog, il sito è passato dalla posizione 88 alla 2 e oggi tiene uno share of voice del 25,55% su quel gruppo di query. Il caso completo è nella guida alla SEO per l’industria manifatturiera.

Cosa misurare al posto della posizione

Se la posizione media è una media di SERP diverse, serve qualcosa di più stabile accanto. Tre metriche che reggono meglio.

  • Share of voice sul gruppo di query che conta. Quanta parte della visibilità totale disponibile su un insieme di keyword è tua. Non risente del fatto che una query oggi ti dà impression e domani no.
  • Clic per query, non clic totali. Il totale sale anche solo perché è cresciuto il numero di query intercettate. Il rapporto dice se la presenza in SERP produce visite o resta esposizione.
  • Presenza nei blocchi, non solo nella lista. Comparire in un featured snippet, in un People Also Ask o tra le fonti di un AI Overview vale più di una quinta posizione organica su parecchie query.

Le prime due si ricavano da Search Console, incrociando i dati per query e per pagina. La terza richiede uno strumento di monitoraggio SERP, come SEOZoom, Semrush o Ahrefs, oppure un controllo manuale su un campione di query fatto sempre nelle stesse condizioni. Nella scelta delle query da tenere sotto controllo aiuta ragionare per coda lunga e coda corta, perché le due si comportano in modo diverso: le query lunghe attivano meno blocchi non organici e convertono meglio.

Come si guadagna spazio in SERP

Nessuna scorciatoia, ma un ordine di priorità sì. Le pagine che occupano più spazio sono quelle strutturate in modo che pezzi diversi del contenuto siano estraibili singolarmente: una definizione secca in apertura per il featured snippet, una tabella con dati propri per la citazione, un blocco FAQ per le domande correlate, dati strutturati per far capire alla macchina di cosa si sta parlando.

Il resto è lavoro ordinario e lento: ricerca delle keyword fatta sulla SERP italiana e non tradotta dall’inglese, dati strutturati corretti, attenzione ai fattori di ranking confermati invece che a quelli di cui si chiacchiera. Se preferisci farlo fare a qualcuno, i servizi SEO e il lavoro sulla visibilità nei motori di risposta partono esattamente da questa lettura della SERP. E se il punto di partenza è più indietro, la guida su cos’è la SEO mette in fila le basi.

Domande frequenti sulla SERP

Cosa significa SERP?

SERP è l’acronimo di Search Engine Results Page, cioè pagina dei risultati di un motore di ricerca. Indica la pagina che Google, Bing o un altro motore genera in risposta a una query.

Qual è la differenza tra risultati organici e a pagamento?

I risultati organici sono selezionati dall’algoritmo e non si comprano: si ottengono con il lavoro SEO. Gli annunci sono spazi acquistati tramite l’asta di Google Ads e in Italia portano l’etichetta Sponsorizzato. Occupano posizioni diverse nella stessa pagina e possono convivere con un AI Overview.

Perché vedo la mia pagina in prima posizione e Search Console dice un altro numero?

Perché la tua ricerca è personalizzata da cronologia, account e posizione, mentre Search Console riporta una media delle impression raccolte su utenti e SERP diverse. Per un controllo più pulito conviene usare una finestra anonima e confrontarla comunque con i dati aggregati, non con la propria impressione.

Quante SERP contengono un AI Overview?

Non esiste un numero unico valido per tutti i settori. Il Pew Research Center ha rilevato un riassunto AI nel 18% di 68.879 ricerche Google tracciate nel marzo 2025 negli Stati Uniti, mentre Semrush ha misurato una crescita del 71% delle SERP commerciali con AI Overview tra novembre 2025 e aprile 2026. La percentuale cambia molto per settore e per intento della query.

Si può chiedere a Google di comparire negli AI Overviews?

No. Nella documentazione di Search Central Google scrive che non esistono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire negli AI Overviews o in AI Mode. Esistono solo controlli per limitare cosa viene mostrato, come nosnippet, data-nosnippet e max-snippet.

La SERP di Bing è diversa da quella di Google?

Sì, per composizione dei blocchi e per criteri di selezione delle fonti. In Italia il volume di ricerca su Bing resta molto inferiore, ma il suo indice alimenta anche alcune risposte di assistenti conversazionali, quindi comparirci ha un valore che non si legge nei dati di traffico diretto.

Una cosa che nel settore si dice poco: la SERP sta diventando un’interfaccia di lettura per le macchine prima che per le persone. Un AI Overview, ChatGPT o Perplexity non leggono la pagina come un lettore, ne prelevano pezzi. Da qui in avanti la domanda utile non è più solo in che posizione sono, ma quali frammenti della mia pagina sono abbastanza autonomi da essere presi e citati per intero. È un modo diverso di scrivere, e chi ci arriva prima si trova con un vantaggio che non dipende dal numero di link in entrata. Le ricerche senza clic raccontano l’altra faccia della stessa storia.

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Immagine di Matteo Pellegrini
Matteo Pellegrini
Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.
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