La SEO su HubSpot è il lavoro di ottimizzazione di un sito pubblicato con Content Hub, il CMS di HubSpot. La piattaforma gestisce da sola hosting, CDN, certificato SSL e sitemap. Le pagine dei tag del blog, i dati strutturati della home e le landing page restano a carico di chi gestisce il sito, e sono proprio i punti in cui i siti su HubSpot perdono qualcosa.
Lo diciamo perché lo abbiamo misurato. Il 2 ottobre 2026 abbiamo controllato 18 siti italiani che girano su HubSpot CMS, tutti di agenzie partner di HubSpot: su 8 pagine dei tag che abbiamo aperto, 8 erano indicizzabili e 7 non avevano un canonical. Sotto trovi cosa fa HubSpot in automatico, cosa no, i dati del test e quale piano serve per avere gli strumenti SEO.
HubSpot è adatto alla SEO?
Sì, per la parte infrastrutturale. Le pagine arrivano a Google già renderizzate, servite da una rete di distribuzione: in tutti i 18 siti del nostro test l'intestazione del server era Cloudflare, e in 17 la pagina arrivava direttamente dalla cache. Non ci sono plugin da aggiornare né server da configurare (come su Webflow o su Wix), quindi spariscono molti dei problemi tecnici che vediamo sui siti WordPress tenuti male.
HubSpot però è una piattaforma di nicchia tra i CMS. Secondo W3Techs, a ottobre 2026 HubSpot CMS è usato dallo 0,2% dei siti di cui si riconosce il CMS. Nella nostra rilevazione su 25 ricerche commerciali di Google.it, pubblicata nella guida ai migliori CMS per la SEO, su 46 domini con un CMS riconosciuto ne compariva uno solo su HubSpot, contro 17 su WordPress e 10 su Shopify.
Chi sceglie HubSpot come CMS di solito lo fa per il CRM, non per la SEO. È una scelta che ha senso soprattutto nel B2B: secondo l'indagine Istat Imprese e ICT 2025 usa un software CRM il 21,1% delle PMI italiane con almeno 10 addetti e il 56,5% delle grandi imprese. Per chi è già dentro HubSpot, avere sito e CRM nello stesso sistema significa sapere quale pagina organica ha portato un contatto e se quel contatto è diventato fatturato, cosa che abbiamo approfondito nel confronto sul miglior CRM per la SEO.
Cosa fa HubSpot da solo e cosa resta a te
La documentazione ufficiale di HubSpot è chiara su quasi tutto. La tabella mette insieme quello che la piattaforma fa in automatico e quello che va impostato a mano, con la fonte per ogni riga.
| Elemento | Cosa fa HubSpot in automatico | Cosa resta da fare | Fonte |
|---|---|---|---|
| Sitemap XML | Aggiunge pagine del sito e articoli del blog pubblicati | Aggiungere a mano le landing page, che non entrano da sole | HubSpot Knowledge Base |
| Robots.txt | Genera un file di base, che si può modificare | Aggiungere la riga Sitemap, che nei file lasciati come predefiniti non c'è | Test Visilay su 18 siti |
| Redirect | Supporta 301, 302, proxy e redirect a pattern, anche da CSV | Pianificare la mappa dei redirect in una migrazione | HubSpot Knowledge Base |
| Hreflang | Inserisce i link alternate nei gruppi di contenuti multilingua | Impostare a mano l'attributo lang nei template scritti in codice | HubSpot Developers |
| Canonical | Autoreferenziale su pagine e articoli | Le pagine elenco del blog non ne hanno uno di default | HubSpot Knowledge Base |
| Pagine dei tag | Le genera e le rende indicizzabili | Decidere se metterle in noindex: non esiste un interruttore | HubSpot Community |
| Raccomandazioni SEO | Scansione del dominio con errori e opportunità | Disponibile solo su Content Hub o Marketing Hub Professional ed Enterprise | HubSpot Knowledge Base |
Due righe della tabella sorprendono chi arriva da WordPress. La prima: togliere una pagina dalla sitemap non la toglie da Google, lo scrive HubSpot stessa nella guida alla sitemap. Per escluderla serve un meta noindex. La seconda: le landing page create con lo strumento dedicato restano fuori dalla sitemap finché qualcuno non le aggiunge. Per un sito B2B che vive di landing per eventi, webinar e ebook, può voler dire decine di URL che Google trova solo attraverso i link.
Il test: 18 siti italiani su HubSpot CMS
Su Google.it la query "hubspot seo" restituisce, il 2 ottobre 2026 da desktop, 6 risultati organici su 9 di domini HubSpot (blog, community) e uno solo in italiano, del 2022. Nessuno misura come si comportano i siti reali. Per farlo abbiamo preso l'elenco dei partner italiani nella directory ufficiale HubSpot Solutions Partners e quelli che compaiono nella SERP italiana per "seo hubspot". Abbiamo tenuto solo i siti che rispondono con l'intestazione x-hs-hub-id, cioè quelli serviti davvero da HubSpot: 18 in tutto. Il campione non rappresenta tutti i siti HubSpot italiani, è fatto di agenzie che HubSpot lo conoscono bene, quindi i problemi che emergono dovrebbero essere meno frequenti della media.
Per ogni sito abbiamo letto la home, il robots.txt, la sitemap, la pagina elenco del blog, una pagina tag e, dove l'abbiamo trovato, un articolo.
| Controllo | Siti che lo superano | Note |
|---|---|---|
| Sitemap.xml raggiungibile | 18 su 18 | Nessuna pagina tag dentro le sitemap |
| Riga Sitemap nel robots.txt | 11 su 18 | Nei file lasciati come predefiniti non c'è |
| Home con canonical | 16 su 18 | I 2 senza sono blog su sottodominio, dove la home è una pagina elenco |
| Home con meta description tra 70 e 160 caratteri | 15 su 18 | Una vuota, una di 7 caratteri, una di 189 |
| Home con dati strutturati JSON-LD | 9 su 18 | Metà delle home non dichiara organizzazione né sito |
| Home con hreflang | 5 su 18 | Gli altri 13 non lo dichiarano in home |
| Articolo con schema Article o BlogPosting | 5 su 6 | Nel sesto nessun blocco JSON-LD |
| Pagina tag con noindex | 0 su 8 | Tutte indicizzabili |
| Pagina tag con canonical | 1 su 8 | Tutte e 8 con title generato in automatico, nome del blog più nome del tag |
| File llms.txt presente | 3 su 18 | Tutti scritti a mano dalle agenzie |
| Versione Markdown per agenti AI | 4 su 18 | Intestazione x-hs-markdown-eligible attiva |
Il dato che pesa di più è l'ultimo blocco di righe sulle pagine dei tag. Il resto, sitemap, canonical e meta description, HubSpot lo gestisce bene anche quando nessuno ci mette mano.
Le pagine dei tag: il punto che HubSpot non risolve
Una pagina tag è l'elenco degli articoli del blog che condividono un'etichetta, per esempio /blog/tag/content-marketing. HubSpot ne crea una per ogni tag e le rende indicizzabili. In tutte le 8 che abbiamo aperto il title era costruito come "nome del blog | nome del tag"; nelle 4 di cui abbiamo letto anche la meta description, era "nome del tag | descrizione del blog". Stesso testo, cambia una parola.
Con 20 o 70 tag (il blog più esteso del campione ne linkava 71) sono decine di pagine sottili quasi identiche. Non generano una penalizzazione, ma consumano scansione e possono finire in concorrenza con l'articolo che tratta lo stesso tema. È il caso classico di contenuto duplicato prodotto dal CMS.
La richiesta di poter mettere in noindex con un clic le pagine dei tag e degli autori è aperta sulla community di HubSpot dal 27 novembre 2019. A giugno 2025 lo stato è tornato da "Being Reviewed" a "Idea Submitted". In pratica le strade sono tre:
- aggiungere un meta robots noindex nel template della pagina elenco, con una condizione che si attiva solo quando la pagina è filtrata per tag. Serve qualcuno che sappia toccare i template in HubL;
- ridurre i tag a pochi raggruppamenti tematici, e solo se esiste davvero un pubblico che sfoglia il blog per argomento;
- tenerle indicizzate ma trasformarle in pagine utili, con un testo introduttivo e un canonical autoreferenziale. Ha senso solo per i 3 o 4 tag che corrispondono a una ricerca reale.
Prima di intervenire conviene aprire il report Pagine di Search Console e filtrare per /tag/: se Google le ha già lasciate fuori da solo, con lo stato "Pagina scansionata, ma attualmente non indicizzata", il problema è più piccolo di quanto sembri.
Sitemap, robots.txt e pagine elenco del blog
Il robots.txt predefinito di HubSpot blocca le anteprime, i centri preferenze delle email e i parametri hs_preview e hsCacheBuster. Non contiene la riga Sitemap: 7 siti su 18 l'hanno lasciato così. Google trova comunque la sitemap se è inviata in Search Console; i crawler che non passano da lì la cercano proprio nel robots.txt. Aggiungerla richiede un minuto, dalle impostazioni del dominio.
Le pagine elenco del blog non hanno un canonical di default. HubSpot lo fa apposta, spiega nella sua guida sui contenuti duplicati: se tutte le pagine della paginazione puntassero alla prima, i motori faticherebbero a trovare gli articoli più vecchi. È una scelta corretta e coincide con quanto vediamo nel test, dove gli unici 2 siti senza canonical in home sono blog su sottodominio la cui home è appunto una pagina elenco.
Il sottodominio è un caso frequente: in uno dei siti del campione il sito principale gira su WordPress e solo il blog, su blog.dominio.it, è su HubSpot. Funziona, ma per Search Console sono due proprietà diverse se non usi una proprietà di tipo dominio, e i link interni tra i due vanno curati a mano perché nessuno dei due CMS sa cosa c'è nell'altro.
Redirect e velocità quando migri da WordPress
Il momento in cui un sito su HubSpot perde posizioni è quasi sempre la migrazione. HubSpot supporta i redirect 301 uno per uno, i redirect a pattern e l'importazione da CSV, e avvisa che possono servire fino a 48 ore per l'attivazione. Le cose che di solito si rompono sono le stesse di ogni cambio di piattaforma: URL degli articoli che cambiano struttura (per esempio da /2023/05/titolo a /blog/titolo), immagini che cambiano percorso finendo sotto /hubfs/, PDF che spariscono. La procedura che seguiamo è quella della nostra checklist per la migrazione SEO.
Sulla velocità HubSpot parte avvantaggiato, ma non è automatico che resti veloce. Le pagine vengono servite dalla cache di Cloudflare, poi però i moduli personalizzati, i video in autoplay e gli script di tracciamento aggiunti dal marketing pesano come su qualunque CMS. In un articolo del campione abbiamo contato 28 immagini, 21 delle quali senza attributo alt compilato. Le soglie da tenere d'occhio sono quelle dei Core Web Vitals, misurate sui dati reali degli utenti e non sul punteggio di laboratorio.
Dati strutturati: gli articoli sì, la home spesso no
Nei 6 articoli che abbiamo analizzato, 5 dichiaravano uno schema Article o BlogPosting. Lo schema arriva dal template del blog, quindi va ricontrollato ogni volta che si cambia tema: nel sesto articolo non c'era nessun blocco JSON-LD. Le home invece sono divise a metà: 9 su 18 hanno un blocco JSON-LD, le altre 9 nessuno.
Lo schema markup Organization in home non sposta le posizioni, ma è uno dei segnali che Google e gli assistenti AI usano per collegare il sito al marchio, al logo e ai profili social. Su HubSpot si aggiunge nell'HTML dell'intestazione della pagina o, meglio, nel template globale, così vale per tutto il sito.
HubSpot e la ricerca con l'AI: AEO, Markdown e llms.txt
Il 14 aprile 2026 HubSpot ha lanciato HubSpot AEO, uno strumento che misura come un marchio compare nelle risposte di ChatGPT, Gemini e Perplexity, con confronto con i concorrenti e analisi delle citazioni. È incluso in Marketing Hub Professional ed Enterprise oppure costa 50 dollari al mese da solo. Nello stesso annuncio HubSpot scrive che il traffico organico dei suoi clienti è calato del 27% in un anno: è un dato sulla base clienti di HubSpot nel mondo, non italiano, ma dice da dove nasce lo strumento.
Nel test è emersa una funzione che non abbiamo trovato documentata da HubSpot. 4 siti su 18 rispondono con l'intestazione x-hs-markdown-eligible: se un client chiede la pagina con Accept: text/markdown, il server restituisce il testo in Markdown invece dell'HTML. Su due articoli del campione la versione Markdown pesava 18.742 byte contro 58.920 dell'HTML (meno 68%) e 15.783 contro 108.437 (meno 85%). È lo stesso principio di Markdown for Agents di Cloudflare, in beta dal 12 febbraio 2026: meno codice da leggere per un agente AI, quindi meno token per capire la pagina.
Il file llms.txt invece HubSpot non lo genera: i 3 siti del campione che lo hanno lo hanno scritto e caricato a mano. Per capire se tutto questo produce citazioni serve misurarle, con HubSpot AEO o con gli strumenti che abbiamo confrontato nella guida alla visibilità AI.
Quale piano di HubSpot serve per fare SEO
Il blog e le pagine si pubblicano anche con Content Hub Starter, ma gli strumenti SEO veri e propri partono dal piano Professional. Questo è quello che dichiara la pagina prezzi di HubSpot a ottobre 2026.
| Funzione | Starter | Professional | Enterprise |
|---|---|---|---|
| Integrazione con Google Search Console | Sì | Sì | Sì |
| Raccomandazioni SEO | Base, nell'editor | Avanzate, su tutto il dominio | Avanzate, su tutto il dominio |
| Audit del sito e topic | No | Sì | Sì |
| Test A/B delle pagine | No | Sì | Sì |
| Lingue gestite | Fino a 3 | Fino a 50 | Illimitate |
| Prezzo di listino | Per postazione | Da 450 a 500 dollari al mese, 3 postazioni incluse | Da 1.500 dollari al mese, 5 postazioni incluse |
Per un sito aziendale che vuole lavorare sulla SEO con gli strumenti interni il riferimento è quindi il Professional. Chi usa già Semrush, Ahrefs o Screaming Frog per gli audit può restare su Starter e affidare a quegli strumenti il lavoro che le raccomandazioni di HubSpot non coprono.
La checklist per un sito su HubSpot
Nell'ordine in cui la applichiamo, dal più rapido al più impegnativo:
- aggiungere la riga Sitemap al robots.txt e inviare la sitemap in Search Console;
- aggiungere alla sitemap le landing page che devono posizionarsi;
- controllare in Search Console quante pagine /tag/ sono indicizzate e decidere se metterle in noindex dal template;
- scrivere title e meta description di home e pagine principali, che HubSpot non compila al posto tuo;
- inserire lo schema Organization nel template globale;
- impostare l'attributo lang nei template scritti in codice, soprattutto se il sito è multilingua;
- passare le immagini già caricate e completare il testo alternativo dove manca;
- collegare HubSpot a Search Console e leggere i contatti per sorgente organica, non solo le sessioni.
Chi sta valutando un intervento più ampio, dalla migrazione alla strategia di contenuti, trova come lavoriamo nella pagina della consulenza SEO; per la parte su ChatGPT e AI Overview c'è il servizio di SEO per l'AI.
Domande frequenti sulla SEO su HubSpot
Sì, per la parte tecnica di base: hosting, CDN, certificato SSL, sitemap e redirect funzionano senza interventi. Restano da sistemare a mano le pagine dei tag, che HubSpot lascia indicizzabili, e i dati strutturati della home, assenti in 9 dei 18 siti italiani che abbiamo controllato.
Dipende da quanti tag hai e da cosa contengono. Se sono decine di elenchi con title e description generati in automatico, conviene metterle in noindex dal template. Se pochi tag corrispondono a ricerche reali, si possono tenere indicizzati arricchendo la pagina con un testo introduttivo.
Sì, per le pagine del sito e gli articoli del blog. Le landing page create con lo strumento dedicato non entrano da sole e vanno aggiunte a mano dalla sezione Domini e URL. La sitemap è raggiungibile su /sitemap.xml.
No, ma aiuta. Con Starter hai l'integrazione con Search Console e le raccomandazioni nell'editor. L'audit dell'intero dominio e i test A/B partono dal piano Professional, che a ottobre 2026 costa da 450 a 500 dollari al mese con 3 postazioni incluse.
Non necessariamente. Le perdite arrivano quasi sempre da redirect mancanti, URL cambiati senza mappa e immagini o PDF spostati. HubSpot gestisce redirect 301, redirect a pattern e importazioni da CSV, ma la mappa dei vecchi URL va preparata prima della migrazione.
No. HubSpot AEO misura come il marchio compare nelle risposte di ChatGPT, Gemini e Perplexity. Non misura le posizioni su Google né fa audit tecnici, che restano compito di Search Console e degli strumenti SEO.
Una cosa che nel settore si dice poco: il vantaggio SEO di HubSpot non sta nel CMS, che fa le stesse cose di un buon WordPress con meno manutenzione. Sta nel CRM, che collega una visita organica a un contratto firmato. Chi usa HubSpot solo come CMS e misura la SEO in sessioni paga una licenza per la parte meno distintiva della piattaforma, e lascia inutilizzata proprio quella che giustifica il prezzo.