Per posizionarsi su Google un sottodominio (blog.esempio.it) e una sottocartella (esempio.it/blog/) partono alla pari: John Mueller di Google lo ha ripetuto più volte, e nel nostro test su 15 ricerche italiane 19 risultati organici su 130 stavano su un sottodominio. La differenza sta altrove: per scansione, robots.txt, Search Console e nome del sito un sottodominio è un host separato, cioè un secondo sito da gestire e da far crescere.
La domanda arriva quasi sempre nel momento sbagliato.
Quando il blog gira già su HubSpot, lo shop su una piattaforma diversa dal sito, il booking engine dell'hotel sul server del fornitore.
E in prima pagina, in Italia, le risposte arrivano quasi tutte da chi vende hosting: spiegano come si crea un sottodominio dal pannello, non cosa succede dopo.
Gli errori che vediamo più spesso sono tre:
- credere che il sottodominio sia penalizzato, e rifare tutto per niente;
- credere che sia identico alla sottocartella, e lasciarlo senza link, senza robots.txt e fuori da Search Console;
- migrare per motivi SEO, aspettandosi un salto di traffico che i casi documentati non mostrano.
Su un e-commerce italiano di attrezzatura outdoor che seguiamo, lo shop vive su un sottodominio. Tra maggio e agosto 2026 ha raccolto 82 clic organici contro i 4.484 del dominio principale, l'1,8%, con una posizione media su mobile di 13,3 contro 5,2. La tabella completa è nella guida su come creare un sito SEO friendly.
E quindi il sottodominio è da evitare?
No. Il giorno in cui scriviamo support.apple.com è primo e secondo su "come fare un backup iphone", e la piattaforma dei food blogger di GialloZafferano, su sottodominio, è prima su "ricetta tiramisù".
In questa guida trovi:
- cosa cambia davvero per Google tra sottodominio e sottocartella, con le pagine ufficiali;
- il test su 130 risultati italiani, ricerca per ricerca;
- i quattro casi in cui il sottodominio è la scelta giusta;
- come portare un blog esterno in sottocartella senza cambiare piattaforma;
- cosa aspettarsi da una migrazione e i cinque controlli per un sottodominio che resta.
Partiamo.
Cos'è un sottodominio e cos'è una sottocartella (tutto dipende da che lato del dominio stanno)
Un sottodominio è un prefisso che sta prima del dominio e si configura nel DNS: in blog.esempio.it il sottodominio è "blog". Una sottocartella è un percorso che sta dopo il dominio, sullo stesso host: in esempio.it/blog/ la cartella è /blog/.
Anche "www" è un sottodominio, il più diffuso di tutti.
Per chi legge la differenza è quasi invisibile. Per l'infrastruttura di Google no: ogni hostname è un sito a sé per la scansione, e da lì discendono quasi tutte le conseguenze pratiche. Le abbiamo messe in fila.
| Aspetto | Sottodominio (blog.esempio.it) | Sottocartella (esempio.it/blog/) | Fonte |
|---|---|---|---|
| Crawl budget | Separato: Google considera un sito ogni hostname univoco | Condiviso con il resto del dominio | Google, gestione del crawl budget |
| robots.txt | Serve un file proprio sull'host | Vale il file del dominio | Google, specifiche robots.txt |
| Search Console | Incluso nella proprietà Dominio, escluso dalla proprietà prefisso URL del sito principale | Incluso in entrambe | Guida di Search Console |
| Nome del sito nei risultati | Può averne uno proprio | Usa quello del dominio: a livello di sottocartella non è supportato | Google, nomi dei siti |
| Google Analytics 4 | Va controllato il dominio dei cookie, altrimenti compaiono auto-referral | Nessuna configurazione aggiuntiva | Guida di Analytics |
| Configurazione | Un record DNS, anche verso un altro server | Stesso server, oppure un reverse proxy | Cloudflare |
| Versioni per paese | Facile da impostare, server in sedi diverse; dall'URL non si capisce se "de" indica lingua o paese | Bassa manutenzione, un solo host e una sola sede server | Google, siti multiregionali |
Il nostro sito, per inciso, usa sottocartelle anche per le lingue: questo articolo sta sotto /it/blog/. Le altre parti di un indirizzo, dal protocollo al frammento, sono spiegate nella guida alla struttura degli URL.
Cosa dice Google (li tratta allo stesso modo, ma non come lo stesso sito)
Google dice che per il posizionamento la scelta è indifferente, e lo dice da più di dieci anni. Nel 2012 Matt Cutts, allora responsabile del team antispam, in un video di Google definiva le due soluzioni più o meno equivalenti.
Nel 2017 John Mueller di Google, in un altro video, ha detto che la ricerca web va bene sia con i sottodomini sia con le sottodirectory, e ha consigliato di scegliere una struttura da tenere a lungo.
Nel 2018, in un hangout ripreso da Search Engine Journal, ha aggiunto la frase che quasi nessuno cita: "In general, we see these the same. I would personally try to keep things together as much as possible."
Tradotto: per il ranking è uguale, ma lui terrebbe tutto insieme.
E perché, se è uguale?
La risposta sta nella documentazione tecnica. La pagina sul crawl budget, aggiornata a luglio 2026, scrive che www.example.com e code.example.com sono siti separati con crawl budget separati, e che ogni sito parte dallo stesso limite di capacità, prudente, che Google alza nel tempo se il server risponde bene.
Quindi un sottodominio nuovo comincia da quel limite di partenza anche se il dominio principale viene scansionato ogni giorno da anni.
Sul nome del sito che compare nei risultati la conseguenza l'abbiamo già raccontata nell'articolo su dominio e SEO: news.example.com può averne uno suo, example.com/news no.
Il punto pratico è questo: Google non penalizza il sottodominio, ma non gli regala niente. Il legame con il dominio principale lo fanno i link interni e il marchio, non l'indirizzo.
Il test: quanti risultati italiani stanno su un sottodominio (19 su 130)
Nelle prime pagine italiane il 14,6% dei risultati organici sta su un sottodominio: è il dato che abbiamo misurato il 9 ottobre 2026 su 15 ricerche di settori diversi.
Il metodo, così chi vuole lo rifà. Con DataForSEO abbiamo estratto i primi 10 risultati organici di Google Italia su mobile per ogni ricerca. Abbiamo contato solo i risultati organici, quindi niente AI Overview, schede ricetta o risultati locali, e abbiamo classificato come sottodominio ogni host diverso da www e dal dominio nudo. Il totale è 130 e non 150 perché molte SERP mostrano meno di dieci risultati organici.
| Ricerca | Risultati organici | Su sottodominio | Host (posizione organica) |
|---|---|---|---|
| come aprire partita iva | 8 | 0 | nessuno |
| ricetta tiramisù | 8 | 3 | blog.giallozafferano.it (1, 4, 7) |
| migliori scarpe da running | 9 | 0 | nessuno |
| bonus ristrutturazione | 9 | 0 | nessuno |
| cos'è la seo | 8 | 1 | blog.bizen.it (7) |
| come richiedere lo spid | 8 | 2 | helpdesk.spid.gov.it (1), help.infocert.it (3) |
| noleggio auto lungo termine | 9 | 1 | noleggio.ayvens.com (6) |
| corso excel online | 8 | 1 | shop.wki.it (4) |
| come fare un backup iphone | 8 | 3 | support.apple.com (1, 2), shop.zimaspace.com (8) |
| mutuo prima casa | 9 | 0 | nessuno |
| assicurazione auto | 10 | 3 | telepassassicura.telepass.com (2), preventivo.prima.it (5), assicurazioni.segugio.it (6) |
| come creare un sito web | 8 | 0 | nessuno |
| dichiarazione dei redditi precompilata | 9 | 3 | infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it (6, 7), assistenza.agenziaentrate.gov.it (8) |
| cambiare gestore luce | 9 | 1 | tariffe.segugio.it (3) |
| cosa vedere a roma | 10 | 1 | blog.italotreno.com (3) |
| Totale | 130 | 19 (14,6%) | 8 nei primi tre posti |
19 risultati su 130 stanno su un sottodominio. 10 ricerche su 15 ne hanno almeno uno.
E nei primi tre posti i sottodomini occupano 8 posizioni su 45, il 17,8%: più della loro quota sul totale.
Wikipedia, che vive tutta su sottodomini come it.wikipedia.org, non è comparsa in nessuna delle 15 SERP: il dato non è gonfiato da lei.
Chi sono, allora?
Quasi tutti rientrano in tre famiglie:
- assistenza e documentazione: support.apple.com, helpdesk.spid.gov.it, help.infocert.it e due sottodomini dell'Agenzia delle Entrate, 7 risultati in tutto;
- strumenti e preventivatori: Segugio con due sottodomini, Prima, Telepass e Ayvens, 5 risultati;
- blog e shop: GialloZafferano tre volte, Italo, Bizen e due shop, 7 risultati.
La lettura che ne diamo: quando un sottodominio arriva nei primi tre, dietro c'è un marchio che la gente cerca per nome (Apple, Telepass, Italo, Segugio, GialloZafferano, InfoCert) o un servizio pubblico come SPID. L'indirizzo non sembra frenarli. Quindici ricerche sono un campione piccolo e non provano una causa, ma bastano a smentire l'idea che un sottodominio non possa stare in alto.
Perché un sottodominio fatica su un sito piccolo (e dove si perde il lavoro)
Su un dominio con poca notorietà il sottodominio è un secondo sito che parte da capo: link da conquistare, scansione da guadagnare, una proprietà da tenere d'occhio.
E quasi sempre nessuno ha messo a budget le ore per farlo crescere.
Tre situazioni che troviamo negli audit:
- lo shop staccato dal sito: è il caso dell'e-commerce outdoor citato in apertura, dove il sottodominio ha 4.718 impression contro 190.200 del dominio principale nello stesso periodo;
- il blog su piattaforma esterna lasciato con le impostazioni di default: in un controllo su 18 siti HubSpot di agenzie, gli unici 2 senza canonical in home erano proprio blog su sottodominio (il dettaglio è nella guida alla SEO su HubSpot);
- il booking engine dell'hotel sul sottodominio del fornitore, con davanti un sito di cinque pagine: le pagine che potrebbero posizionarsi semplicemente non esistono. Ne parliamo nella guida alla SEO per hotel.
Il costo non è una penalizzazione.
Sono pagine che nessuno collega, nessuno controlla e nessuno aggiorna, perché stanno "da un'altra parte".
Hai un blog o uno shop su un sottodominio che non cresce?
Nel caso che hai appena letto lo shop raccoglieva l'1,8% dei clic del sito principale. Prima di decidere se migrare, guardiamo i dati dei due host in Search Console e ti diciamo se conviene spostarlo, collegarlo meglio o lasciarlo dov'è.
Prenota una consulenza strategicaQuando il sottodominio è la scelta giusta (quattro casi in cui separare serve davvero)
Il sottodominio conviene quando la separazione serve a qualcosa che non è la SEO: un server diverso, una piattaforma diversa, autori diversi o un mercato diverso.
1. Applicazioni e aree riservate. app.esempio.it, l'area clienti, il login. Non devono posizionarsi, e avere un crawl budget separato qui è un vantaggio: un picco di traffico sull'applicazione non rallenta la scansione del sito.
2. Piattaforme di terze parti che non si montano sotto lo stesso host. Help center, community, booking engine, shop in SaaS. Se un reverse proxy non è praticabile (ne parliamo nella prossima sezione), il sottodominio è l'unica strada pulita.
3. Contenuti di altri autori ospitati dal tuo marchio. È il modello di blog.giallozafferano.it: una piattaforma WordPress su cui food blogger indipendenti gestiscono il proprio blog, separata dalle ricette della redazione.
Qui però c'è un confine scritto. Le norme antispam di Google, aggiornate ad agosto 2026, colpiscono i contenuti di terzi pubblicati soprattutto per sfruttare i segnali di ranking dell'host. E nella sezione sull'aggiramento delle norme citano espressamente la creazione di sottodomini e sottodirectory per continuare a violarle.
Tradotto: spostare su un sottodominio una sezione penalizzata non la salva. Come si riconosce una penalizzazione lo spieghiamo nella guida alle penalizzazioni Google.
4. Siti per paese con server, team o offerta diversi. Nella tabella di Google sui siti multiregionali il sottodominio ha come pro la possibilità di usare server in sedi diverse. Tecnocasa usa un sottodominio per ogni agenzia, e funziona perché ogni agenzia ha annunci propri: lo raccontiamo nella guida alla SEO per il franchising.
Per le semplici traduzioni dello stesso sito la sottocartella costa meno manutenzione, ed è la scelta che abbiamo fatto noi. In entrambi i casi servono gli hreflang, e quando le versioni diventano domini diversi il discorso cambia ancora: lo trovi nell'articolo su perché più domini sono un problema per la SEO.
Un caso a parte sono gli ambienti di test. Un sottodominio di staging va protetto con password: il disallow nel robots.txt blocca la scansione, non l'indicizzazione, e un URL bloccato può comparire comunque nei risultati se qualcuno lo linka.
Blog su una piattaforma esterna: come portarlo in sottocartella senza cambiare CMS
Se il sottodominio esiste solo perché il blog gira su un'altra piattaforma, c'è una terza strada: il reverse proxy, cioè un server che risponde su esempio.it/blog/ e va a prendere le pagine dove stanno davvero.
Il motivo per cui serve lo spiega bene il blog di Cloudflare: il DNS lavora solo a livello di dominio, quindi un record CNAME può puntare blog.esempio.it a un altro server, ma non può farlo con esempio.it/blog. Per la sottocartella serve una regola sul server, per esempio un blocco location in NGINX, oppure uno strumento come Cloudflare Workers.
E dopo che il proxy funziona, è finita?
No, restano tre controlli che saltano quasi sempre:
- canonical e sitemap devono indicare l'URL in sottocartella, non quello del sottodominio di origine;
- il vecchio sottodominio va reindirizzato con un 301 pagina per pagina, altrimenti esistono due copie dello stesso blog;
- i link interni del blog verso il sito, e viceversa, vanno riscritti sul nuovo percorso.
Il prezzo è qualche ora di sviluppo e un punto di rottura in più da sorvegliare: se il proxy cade, cade il blog.
Spostare un sottodominio in sottocartella: cosa aspettarsi (il caso Mention)
Una migrazione da sottodominio a sottocartella, da sola, sposta il traffico ma non lo moltiplica. Il caso più citato lo ha documentato Ahrefs: Mention ha portato il blog in sottocartella a gennaio 2016, ogni pagina ha perso traffico e poi ne ha recuperato più o meno la stessa quantità. La crescita è arrivata dopo, con contenuti nuovi.
Anche GitHub è passato da github.com/blog a blog.github.com e poi a github.blog, con troppi cambiamenti in mezzo per attribuire qualcosa al solo indirizzo.
La regola che ne ricaviamo: si migra per semplificare la gestione, non per guadagnare posizioni.
Se decidi di farlo, l'ordine che seguiamo:
- mappa uno a uno dei vecchi URL sui nuovi, comprese le pagine che nessuno guarda più ma che hanno link esterni;
- redirect 301 diretti, senza catene, da tenere secondo Google almeno un anno;
- link interni, canonical e sitemap aggiornati il giorno stesso;
- controllo in Search Console di entrambi gli host fino a quando le vecchie pagine escono dall'indice.
Google, nella guida ai trasferimenti di sito, avverte che per un sito piccolo o medio servono alcune settimane perché la maggior parte delle pagine si sposti. La checklist completa è nell'articolo sul rebranding e la migrazione SEO, e se lo spostamento cade dentro un rifacimento del sito vale anche la guida alla SEO per la riprogettazione del sito.
Se il sottodominio resta: cinque controlli da fare oggi
Se il sottodominio ha una ragione per esistere, va gestito come il sito a sé che Google considera. I cinque controlli che facciamo per primi:
- proprietà Dominio in Search Console: copre tutti i sottodomini e i protocolli in un solo cruscotto, mentre la proprietà prefisso URL li esclude. Come si configura lo spieghiamo nella guida a Google Search Console;
- robots.txt sul sottodominio: le regole valgono solo per l'host, il protocollo e la porta da cui il file viene scaricato, quindi quello del dominio principale non conta;
- link dal menu e dal footer del sito principale verso il sottodominio e ritorno, con anchor descrittive: è l'unica cosa che tiene insieme le due metà (i criteri sono nella guida ai link interni);
- dominio dei cookie in Google Analytics 4: se i sottodomini usano domini cookie diversi compaiono auto-referral che attribuiscono male il traffico;
- dati strutturati WebSite sul sottodominio, perché il nome del sito nei risultati si assegna anche a quel livello: il markup giusto è nella guida allo schema markup.
Domande frequenti su sottodomini e SEO
Dipende: non in automatico per via dell'indirizzo. Google lo scansiona come un sito separato, con un proprio crawl budget, e il legame con il dominio principale passa dai link interni e dalla notorietà del marchio. Nel nostro test del 9 ottobre 2026 tutti i sottodomini nei primi tre risultati appartenevano a marchi noti o a servizi pubblici.
No. John Mueller di Google ha detto nel 2017 e nel 2018 che sottodomini e sottocartelle vanno bene entrambi per la ricerca. Nel nostro test su 15 ricerche italiane, 19 risultati organici su 130 stavano su un sottodominio e 8 erano nei primi tre posti.
No, quasi mai. Il blog serve a portare visibilità alle pagine commerciali, e in sottocartella condivide con loro host, scansione e link interni. Il sottodominio ha senso solo se la piattaforma del blog non si può montare sullo stesso host e un reverse proxy non è praticabile.
Sì. Le regole del file valgono solo per l'host, il protocollo e la porta da cui viene scaricato: il robots.txt di esempio.it non si applica a blog.esempio.it.
Dipende: con lo stesso team e lo stesso server la sottocartella costa meno manutenzione, ed è la scelta che abbiamo fatto sul nostro sito. Il sottodominio conviene quando le versioni per paese hanno server, team o offerte diverse. In entrambi i casi servono gli hreflang.
No, non da solo. Nel caso Mention documentato da Ahrefs le pagine hanno perso traffico dopo la migrazione e poi ne hanno recuperato circa la stessa quantità. La crescita è arrivata dopo, con contenuti nuovi.
Ricapitolando:
Per il ranking, sottodominio e sottocartella partono alla pari.
Per scansione, robots.txt e Search Console, il sottodominio è un sito in più.
Nel test, 19 risultati italiani su 130 stanno su un sottodominio, 8 nei primi tre.
Si separa per un motivo tecnico o di contenuto, non per la SEO.
Si migra per semplificare, non per guadagnare posizioni.
Una cosa che nel settore si dice poco: la scelta vera non è fra due indirizzi, è fra due budget. Un sottodominio che funziona ha qualcuno che lo aggiorna, lo collega e lo controlla in Search Console come un sito a parte, e i marchi che nel test stanno in alto con un sottodominio quelle risorse le hanno. Se quella persona non c'è, la sottocartella vince non perché Google la preferisca, ma perché è l'unica che verrà curata. Se vuoi capire quale delle due strade regge sul tuo sito, è uno dei primi controlli della nostra consulenza SEO.
Alla prossima!