Una call to action è il testo che chiede a chi legge di compiere un'azione e gli dice cosa ottiene compiendola. Sta su un pulsante o su un link: "Aggiungi al carrello", "Richiedi un preventivo", "Scarica il listino".
Di elenchi di esempi in italiano ce ne sono parecchi. Ho contato le formule proposte dalle otto pagine testuali che Google mostra in prima pagina in Italia per "call to action esempi": 151 in tutto. Le pagine che accompagnano anche un solo esempio con un dato e il link allo studio da cui viene: nessuna.
Qui gli esempi ci sono lo stesso, ma ognuno arriva con il contesto in cui è stato misurato e con il mercato in cui quel numero è stato rilevato. Che quasi mai è l'Italia, e conviene saperlo prima di copiare il pulsante di qualcun altro.
Cosa cerca chi scrive "call to action" su Google in Italia
Prima degli esempi, un dato che cambia il modo di scrivere la pagina. In Italia la domanda di ricerca non sta sugli esempi, sta sul significato.
| Ricerca | Volume mensile in Italia | Intento rilevato |
|---|---|---|
| cta | 3.600 | ambiguo, la sigla si usa anche fuori dal marketing |
| call to action significato | 1.900 | informativo |
| call to action | 1.600 | informativo |
| call to action esempi | 170 | informativo |
| call to action instagram | 50 | navigazionale |
| call to action esempi frasi | 10 | informativo |
| cta sito web | 10 | navigazionale |
Chi cerca il significato è undici volte chi cerca gli esempi. È il motivo per cui la definizione va nella prima riga e non dopo tre paragrafi di introduzione, ed è anche il motivo per cui una pagina che si apre con "in questa guida vedremo" perde il lettore prima di dirgli qualcosa. Lo stesso principio vale per la meta description: se la ricerca chiede una definizione, lo snippet deve contenerla.
Le 151 formule della prima pagina italiana
Il conteggio l'ho fatto aprendo una per una le pagine posizionate in Italia il 22 settembre 2026 e registrando due cose: quanti esempi elencano e quante affermazioni sono accompagnate da una fonte esterna con il link all'originale.
| Pagina in prima posizione | Esempi elencati | Dati con fonte e link | Ultimo aggiornamento dichiarato |
|---|---|---|---|
| ShareThis, i 50 migliori esempi | 50 | nessuno | 2021, ripubblicato nel 2025 |
| Squarespace, 37 esempi e best practice | 37 | nessuno | maggio 2024 |
| Delion, 30 call to action che funzionano | 30 | nessuno | non dichiarato |
| Wix, 22 esempi che funzionano | 22 | nessuno | luglio 2022 |
| ShippyPro, 7 esempi efficaci | 7 | nessuno | febbraio 2023 |
| BigDigital, esempi e consigli | 3 | nessuno | marzo 2025 |
| Ediscom, call to action Instagram | 2 | nessuno | non dichiarato |
| Mailchimp, voce di glossario | nessun elenco | nessuno | non dichiarato |
| Totale | 151 | 0 |
Un dettaglio dice quanto è basso il livello di quella prima pagina. L'articolo di ShareThis è una traduzione automatica: nell'elenco dei brand compaiono "Vecchia Marina Militare" al posto di Old Navy e "Bagno di lavaggio stregato" al posto di Witchy Wash Bath Co. Un pezzo tradotto a macchina sta in quinta posizione su una ricerca commerciale, il che dice più sulla concorrenza italiana che sull'algoritmo.
Quanto converte una call to action, secondo chi i numeri li ha contati
First Page Sage aggrega i dati di 71 clienti e pubblica i tassi di conversione per tipo e posizione della CTA. L'ultimo aggiornamento del report è del 17 aprile 2025 e il campione è statunitense, in prevalenza B2B e software.
| Tipo e posizione della CTA | Tasso di conversione |
|---|---|
| Popup a pagina intera, download di un contenuto | 13,6% |
| Popup a pagina intera, offerta o sconto | 12,1% |
| Popup a pagina intera, creazione account | 11,5% |
| Lightbox, iscrizione via email | 9,8% |
| Banner a metà pagina, download di un contenuto | 3,8% |
| Slide-in, iscrizione o prova gratuita | 1,8% |
| Sidebar | da 0,4% a 1,2% |
| Banner a fondo pagina | da 0,3% a 0,9% |
| Link inline dentro il testo | da 0,2% a 0,8% |
Tra il primo e l'ultimo valore ci sono quasi settanta volte di differenza. Prima di riscrivere il testo di un pulsante conviene guardare dove sta il pulsante, perché la posizione pesa più delle parole.
Il secondo numero solido viene da HubSpot, che ha confrontato oltre 330.000 CTA in sei mesi: quelle personalizzate in base al comportamento di chi visita hanno convertito il 202% in più rispetto a quelle uguali per tutti. Anche qui il campione è in larga parte statunitense ed è fatto di aziende che usano una piattaforma di marketing automation, quindi il numero indica una direzione, non la misura che otterrai tu.
Un equivalente italiano non esiste: nessun osservatorio pubblica tassi di conversione per tipo di CTA sul mercato italiano. Ed è la ragione per cui un test sul proprio sito vale più di un benchmark importato, ammesso di avere abbastanza traffico per farlo.
"Scopri di più" è la formula più diffusa e la più debole
Katie Sherwin del Nielsen Norman Group ha scritto nel dicembre 2015 il pezzo di riferimento sul problema: un link "Learn more" non dice cosa si trova dall'altra parte, e chi naviga con uno screen reader si ritrova una pagina con otto link dal testo identico. La versione italiana, "Scopri di più", ha lo stesso difetto ed è dentro l'elenco dei sette esempi consigliati da ShippyPro.
Due anni dopo Aurora Harley e Kim Flaherty hanno pubblicato i test su un'etichetta ancora più diffusa, "Get started". Su un sito di consegna cibo sei utenti su otto l'hanno cliccata aspettandosi di capire come funzionava il servizio e si sono trovati davanti un modulo di registrazione. I clic salgono, le iscrizioni no: è il caso in cui una metrica migliora mentre il risultato peggiora, e per questo il click-through rate preso da solo non basta a giudicare un pulsante.
La regola che se ne ricava è operativa: il testo del pulsante deve descrivere la pagina che si apre. "Vedi i prezzi" porta ai prezzi, "Prenota una demo" apre un calendario. Se non riesci a scriverlo, il problema non è il pulsante, è la pagina di destinazione. Sul rapporto tra aspettativa e pagina di arrivo abbiamo scritto anche parlando di ottimizzazione della user experience.
Le regole italiane esistono, e sono pubbliche
Per i microtesti dell'interfaccia c'è un riferimento italiano che nessuno degli articoli in prima pagina cita: le linee guida di Designers Italia, pubblicate dal Dipartimento per la trasformazione digitale e da AGID. Sulle call to action dicono quattro cose.
- Inizia con un verbo che indica l'azione: "Invia" o "Aggiungi un nuovo provider", non "OK" o "Nuovo provider".
- A parità di significato riduci il testo: "Cerca un documento" al posto di "Fai una ricerca fra i documenti".
- Usa nel pulsante lo stesso verbo del titolo. Alla domanda "Vuoi annullare la pratica?" rispondono "Sì, annulla pratica" e "No, mantieni pratica", non "Conferma" e "Annulla", che sulla stessa schermata vogliono dire la stessa cosa.
- Niente costruzioni passive e niente nominalizzazioni.
La stessa guida fissa il tono: "parla all'interlocutore in modo diretto usando il tu, evitando tanto il lei e i formalismi". Sono indicazioni scritte per i servizi pubblici, e proprio per questo sono il punto di partenza più prudente per un sito commerciale.
Tradurre alla lettera dall'inglese produce pulsanti che in italiano non dicono niente. Qualche sostituzione che regge:
| Formula tradotta | Cosa comunica | Versione che descrive l'azione |
|---|---|---|
| Invia | quello che fa il browser | Invia la richiesta |
| Scopri di più | niente | Vedi i prezzi |
| Inizia ora | niente | Apri il conto, servono 5 minuti |
| Iscriviti | l'azione, non il contenuto | Ricevi il report ogni lunedì |
| Contattaci | nessuna promessa | Richiedi un preventivo per il tuo progetto |
| Registrati gratis | gratis fino a quando? | Prova 14 giorni, senza carta di credito |
Esempi per contesto, con il criterio per sceglierli
Ecommerce
Baymard Institute tiene insieme 50 ricerche indipendenti sull'abbandono del carrello: la media documentata è del 70,22%, aggiornata al 22 settembre 2025. Sette carrelli su dieci non arrivano alla cassa, quindi il pulsante che decide il fatturato non è quello della scheda prodotto, è quello del checkout.
Sulla scheda funzionano le formule che dicono cosa succede dopo il clic: "Aggiungi al carrello" lascia sulla pagina, "Compra ora" porta alla cassa, "Avvisami quando torna disponibile" intercetta chi altrimenti esce. In cassa serve mettere nel pulsante l'informazione che fa abbandonare: "Vai al pagamento, spedizione inclusa" dice una cosa in più di "Procedi". Le altre leve della scheda prodotto le abbiamo trattate nella guida sulla SEO per ecommerce.
Per calibrare le aspettative sul mercato italiano: secondo il report Cittadini e ICT di Istat, nel 2024 il 46,8% delle persone dai 14 anni in su che avevano usato internet nei dodici mesi precedenti ha acquistato o ordinato online, il 36,4% negli ultimi tre mesi. Nel 2025 l'83,1% della popolazione dai 6 anni in su ha usato internet nei tre mesi precedenti la rilevazione.
Lead generation e B2B
Nel B2B una CTA generica costa più che altrove, perché il modulo arriva dopo settimane di valutazione e chi lo compila ha già in testa una domanda precisa. "Richiedi informazioni" raccoglie curiosi, "Richiedi un preventivo per il tuo impianto" raccoglie chi un impianto ce l'ha.
Un esempio dal nostro archivio. Su Macropix, produttore milanese di schermi LED su misura, le nove keyword che portano più contatti qualificati non contengono il nome dell'azienda: sono descrizioni di prodotto o di applicazione come "ledwall outdoor" o "totem led". Il progetto l'abbiamo raccontato per intero nel pezzo sulla SEO per il settore manifatturiero. La logica vale identica per il pulsante: chi arriva cercando "ledwall outdoor" ha bisogno di una CTA che nomini quell'oggetto, non di un "contattaci" buono per tutte le pagine. Sulla costruzione del percorso completo abbiamo una guida dedicata alla strategia SEO B2B e un servizio di lead generation.
Newsletter, contenuti e landing page
"Iscriviti alla newsletter" descrive l'azione di chi la spedisce, non il vantaggio di chi la riceve. Le versioni che reggono dichiarano contenuto e frequenza: "Ricevi l'analisi della SERP ogni lunedì". Quando c'è un file da scaricare, indicare formato e dimensione abbassa l'attrito: "Scarica il PDF, 12 pagine". Sulle pagine costruite per convertire abbiamo raccolto cinque interventi nel pezzo sulle landing page, e il criterio per scrivere il testo intorno al pulsante sta nella guida su come creare contenuti in ottica SEO.
Annunci e social
Su Meta, e nei formati display e video di Google Ads, il testo del pulsante si sceglie da un elenco predefinito: "Acquista ora", "Scopri di più", "Registrati". Lo spazio libero è la riga sopra, ed è lì che va la promessa specifica, perché il pulsante da solo non la porta. Vale anche per le campagne di recupero: sul funzionamento e sui volumi minimi abbiamo scritto nella guida al remarketing.
Gli errori che si ripetono più spesso
- Più CTA diverse nella stessa schermata. Ogni alternativa in più è un motivo per non sceglierne nessuna, e su mobile occupano tutte lo stesso spazio.
- "Invia" come etichetta del modulo. Descrive quello che fa il browser, non quello che ottiene chi ha compilato.
- La promessa che la pagina dopo non mantiene. È l'errore documentato dai test sul pulsante "Get started": porta clic e non porta conversioni.
- La stessa CTA per chi sta imparando e per chi sta confrontando i prezzi. Su un articolo informativo "Richiedi un preventivo" è fuori tempo, "Vedi come lavoriamo" no.
- Il pulsante che compare una volta sola, a metà di un articolo da tremila parole, e mai più.
Come si capisce se una call to action funziona
Il numero da guardare non è quante persone cliccano, è quante tra chi clicca arriva in fondo. Un pulsante che manda il 12% dei visitatori su un modulo che ne converte il 3% rende meno di uno che ne manda il 5% su un modulo che ne converte il 20%.
In Google Analytics 4 si imposta un evento sul clic e uno sul completamento e si guarda il rapporto tra i due. Sul calcolo e sui valori di riferimento c'è una pagina a parte su cos'è il conversion rate, e sulle metriche da tenere sotto controllo nel tempo quella sui KPI SEO. Un avvertimento sul metodo: con trenta conversioni al mese un test A/B non distingue un miglioramento da una fluttuazione, qualunque sia lo scarto che mostra il tool.
Domande frequenti
La traduzione corrente è "invito all'azione". Nei testi di marketing italiani resta però più comune la forma inglese o la sigla CTA: in Italia "cta" raccoglie 3.600 ricerche al mese e "call to action significato" altre 1.900, mentre la versione tradotta è marginale.
Una sola azione principale, ripetuta più volte lungo la pagina. Ripetere lo stesso pulsante non confonde: offrirne tre diversi nella stessa schermata sì, perché obbliga chi legge a scegliere prima di aver capito.
Imperativo alla seconda persona singolare. Le linee guida di Designers Italia, pubblicate dal Dipartimento per la trasformazione digitale e da AGID, chiedono di iniziare con un verbo che indichi l'azione e di dare del tu. "Richiedi il preventivo" funziona meglio di "Richiedere il preventivo" e di "Richiesta preventivo".
Abbastanza da dire verbo e oggetto, non di più. La regola pubblicata da Designers Italia è che a parità di significato va sempre preferito il testo più corto: "Cerca un documento" invece di "Fai una ricerca fra i documenti". Quando serve una condizione, come il prezzo o la durata di una prova, sta meglio nella riga sotto il pulsante che dentro il pulsante.
Non direttamente come fattore di posizionamento, ma il testo di un link è un segnale che Google legge, e un pulsante etichettato "Scopri di più" non descrive la pagina di destinazione. Lo stesso testo è anche l'unica parte del pulsante che sopravvive quando un sistema di AI riassume la pagina.
Resta una cosa che sposta il ragionamento e che quasi nessuno sta ancora considerando. Quando ChatGPT, Gemini o un AI Overview riassumono una pagina, del pulsante sopravvive solo l'etichetta testuale: colore, posizione e dimensione spariscono. Una pagina piena di "Scopri di più" viene riassunta senza la sua offerta, mentre "Richiedi un preventivo per impianti fotovoltaici industriali" arriva intatto dall'altra parte, dentro una risposta che l'utente legge senza mai aprire il sito. Le regole di accessibilità che il Nielsen Norman Group ripete dal 2015 sono diventate per caso anche regole di visibilità nei motori di risposta, ed è un pezzo di lavoro che rientra nell'ottimizzazione per i motori di risposta molto prima di qualsiasi intervento tecnico.