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Come aumentare la presenza online di un'azienda: prima misurala, poi scegli dove crescere

Autore: Matteo Pellegrini

Aumentare la presenza online significa farsi trovare in più punti, e con informazioni migliori, da chi cerca quello che vendi o il nome della tua azienda: su Google, nella mappa, nelle recensioni, sui social, sui siti di settore e ormai anche nelle risposte di ChatGPT e Gemini. Non vuol dire aprire più profili. Vuol dire occupare i posti dove i clienti guardano già, e sapere quanto pesi in ciascuno.

Il 3 ottobre 2026 abbiamo fatto a ChatGPT, dall'Italia, tre volte la stessa domanda sui migliori produttori italiani di ledwall. Ha nominato 14 aziende diverse; solo 3 comparivano in tutte e tre le risposte. Più sotto trovi quel test, i dati Istat su dove sono oggi le imprese italiane, una tabella per misurare la tua presenza superficie per superficie e le leve per farla crescere, nell'ordine in cui conviene attivarle.

Cos'è la presenza online di un'azienda

La presenza online è l'insieme dei punti in cui un potenziale cliente incontra un'azienda in rete prima di contattarla. Sono superfici diverse, ognuna con le sue regole:

  • le pagine che Google mostra quando qualcuno cerca il nome dell'azienda;
  • i risultati organici sulle ricerche di prodotto o di servizio;
  • la scheda Google Business Profile, cioè quello che compare nella mappa;
  • le recensioni, su Google e sui portali di settore;
  • i profili social;
  • le menzioni su siti di terzi: directory, giornali, associazioni, partner, fornitori;
  • le risposte dei motori AI, da ChatGPT alle AI Overview di Google.

Avere un profilo è una cosa, comparire quando qualcuno cerca è un'altra. Un'azienda può avere sito, pagina Instagram e pagina LinkedIn e non uscire su nessuna ricerca che porta clienti. Capita spesso, e di solito perché nessuno ha mai misurato dove si è visibili e dove no.

A che punto sono le aziende italiane

In Italia si parte più indietro di quanto si creda. Secondo il rapporto Istat Imprese e ICT 2025 (dicembre 2025), il 76,5% delle imprese con almeno 10 addetti ha un sito web: una su quattro no. Tra le PMI la quota è del 76,1%, tra le grandi imprese del 93,4%. I social li usa il 59,0% delle imprese, contro il 63,57% della media europea misurato da Eurostat sullo stesso anno.

IndicatoreValoreFonte
Imprese con almeno 10 addetti che hanno un sito web76,5%Istat, 2025
PMI (10-249 addetti) con sito web76,1%Istat, 2025
Grandi imprese (250+ addetti) con sito web93,4%Istat, 2025
Imprese che usano i social media59,0% (media UE 63,57%)Istat ed Eurostat, 2025
Imprese che vendono online20,1%Istat, 2025
Imprese che usano l'intelligenza artificiale16,4% (8,2% nel 2024)Istat, 2025
Persone di 16-74 anni che hanno usato strumenti di IA generativa19,9% (media UE 32,7%)Istat, Cittadini e ICT 2025
Persone che usano internet in Italia53,1 milioni, l'89,9% della popolazioneDataReportal, Digital 2026
Quota di Google tra i motori di ricerca in Italia87,31%StatCounter, settembre 2026
La presenza online delle imprese italiane e il pubblico che le cerca: i dati più recenti disponibili.

Dall'altra parte dello schermo le abitudini si spostano. Secondo Istat nel 2025 il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha usato almeno uno strumento di IA generativa, quota che sale al 51,2% tra i 14-19enni. Tra i chatbot, in Italia ChatGPT raccoglie il 69,82% delle visite e Gemini il 19,36% (StatCounter, settembre 2026). Google resta però il posto dove si cerca: l'87,31% delle ricerche passa da lì. Chi oggi non ha un sito curato è assente sulla superficie più grande e anche su quella che sta crescendo, perché i motori AI pescano in gran parte dalle stesse pagine. I dati sulla popolazione online vengono dal report DataReportal Digital 2026.

Prima di aumentarla, misurala: le sette superfici

La presenza online si misura una superficie alla volta, con un numero per ciascuna. Senza quei numeri si finisce per lavorare sulla superficie che piace di più, spesso i social, invece che su quella che porta richieste. La tabella qui sotto è quella che usiamo nei primi incontri con un cliente: per ogni superficie, cosa guardare, dove trovarlo senza spendere e qual è il segnale che qualcosa non va.

SuperficieCosa misurareDove, gratisSegnale d'allarme
1. Ricerca del nomePosizione e CTR delle ricerche che contengono il nome dell'aziendaGoogle Search Console, report Rendimento filtrato per nomeNon sei primo sul tuo nome, o sopra di te c'è un portale o un concorrente
2. Ricerche di servizio o prodottoImpression e clic delle ricerche senza il nomeGoogle Search Console, filtro che esclude il nomeQuasi tutti i clic arrivano da chi ti conosce già
3. MappaChiamate, richieste di indicazioni e clic al sito dalla schedaGoogle Business Profile, sezione RendimentoScheda non verificata o categoria principale generica
4. RecensioniRecensioni degli ultimi tre mesi, voto medio, quota con rispostaGoogle Business Profile e portali di settoreNessuna recensione recente, nessuna risposta
5. SocialCopertura e interazioni sul canale dove sta il tuo clienteStatistiche native (Meta Business Suite, LinkedIn)Ultimo post di mesi fa, profili aperti e abbandonati
6. Menzioni su siti terziQuanti siti nominano l'azienda, con o senza linkRicerca Google «nome azienda» -site:tuosito.it, Google AlertsTi nominano solo directory automatiche
7. Risposte AIIn quante risposte compari su 10-20 domande del tuo settore, ripetute più volteChatGPT, Gemini e AI Mode a mano; a pagamento Semrush AI Toolkit o Ahrefs Brand RadarCompari solo se il tuo nome è già nella domanda
Le sette superfici della presenza online, con la metrica e lo strumento gratuito per ciascuna. Fonte: metodo Visilay.

La prima riga è quella che si guarda meno. In un negozio outdoor di Roma che seguiamo, tra giugno e agosto 2026 le ricerche con il nome dell'insegna avevano un CTR del 37,6% in posizione media 1,1; le ricerche locali senza il nome, come «negozio trekking roma», il 5,2% in posizione 1,7. Posizioni quasi uguali, una differenza di sette volte nei clic, perché sulle ricerche generiche sopra il primo link c'è la mappa. Il caso completo è nella nostra guida alla local SEO.

Per impostare i filtri sul nome in Search Console bastano dieci minuti: qui spieghiamo come. Se vuoi trasformare le sette righe in un cruscotto da aggiornare ogni mese, i KPI SEO da tenere sono gli stessi.

Il test su ChatGPT: 3 risposte, 14 aziende, 3 sempre presenti

Il 3 ottobre 2026 abbiamo posto a ChatGPT, con localizzazione Italia e tramite l'interfaccia di DataForSEO, tre volte la stessa domanda: «Quali sono i migliori produttori italiani di ledwall e monitor pubblicitari?». Abbiamo scelto un settore che conosciamo bene, perché Macropix, produttore milanese di schermi LED, è un nostro cliente da anni. Ogni risposta citava fonti dal web. Ecco chi è stato nominato, risposta per risposta.

Azienda nominataRisposta 1Risposta 2Risposta 3
Euro Displaysìsìsì
VeroLEDsìsìsì
OmegaLEDsìsìsì
MacroPixsìnosì
Bertelè Electronicsnosìsì
StarLED Italiasìnono
DISON Italiasìnono
Cvisionnosìno
Lumio Italianosìno
Pixsystemnosìno
GetLednonosì
LED Displaynonosì
MAG Solutionsnonosì
Evotech Italianonosì
Aziende nominate679
Test Visilay, 3 ottobre 2026: stessa domanda posta tre volte a ChatGPT dall'Italia. 14 aziende nominate in totale, 3 presenti in tutte le risposte.

Tre cose saltano fuori. La prima: la lista cambia ogni volta. Non è un caso isolato. Rand Fishkin di SparkToro e Patrick O'Donnell di Gumshoe hanno fatto girare 2.961 prompt su ChatGPT, Claude e AI Overview (gennaio 2026, campione internazionale) e hanno stimato meno di una probabilità su cento di ottenere due volte la stessa lista di brand. Per questo la presenza AI si misura come percentuale su molte domande ripetute, non con uno screenshot.

La seconda: chi c'era sempre aveva la base più solida fuori da ChatGPT. Il sito di Euro Display è stato citato come fonte in tutte e tre le risposte, e in tutte e tre compariva anche Europages, la directory B2B dove sono elencate molte di queste aziende. Il modello ha costruito le liste partendo da siti aziendali e directory di settore, cioè dalle superfici 1 e 6 della tabella.

La terza: nella terza risposta ChatGPT ha aperto con un riquadro di attività locali preso dai dati delle mappe, con indirizzo e voto. Il primo era Macropix, 4,8 stelle su 19 recensioni. La scheda Google e le recensioni, le superfici 3 e 4, finiscono direttamente dentro la risposta AI. Tre risposte non fanno una statistica, ma mostrano bene il meccanismo: nei motori AI si compare con le stesse basi che servono su Google. Ne parliamo più a fondo nell'articolo sulla visibilità AI.

Come aumentare la presenza online: le leve, in ordine

L'ordine conta più della lista. Le leve vanno dalla più rapida ed economica alla più lenta, e ognuna rende di più se la precedente è già a posto.

1. Fai in modo che chi cerca il tuo nome trovi te

Prima di inseguire nuovi clienti, sistema la pagina che vedono quelli che ti cercano già: chi ti ha conosciuto a una fiera, da un collega o da una risposta di ChatGPT. Sito aggiornato, pagina chi siamo con persone e indirizzo veri, ragione sociale, indirizzo e telefono identici ovunque, Search Console collegata. Poi il controllo più semplice di tutti: cerca in una finestra in incognito il nome dell'azienda da solo, con «opinioni» e con «recensioni» accanto, e guarda cosa compare.

2. Apri e cura la scheda Google Business Profile, se lavori su un territorio

Google dichiara che il ranking locale dipende da tre fattori: pertinenza, distanza ed evidenza, e scrive che «più numerose saranno le recensioni e le valutazioni positive, migliore sarà il posizionamento». Nel report Whitespark Local Search Ranking Factors 2026, dove 47 esperti hanno valutato 187 fattori, il primo per la mappa è la categoria principale della scheda. Scegli la più specifica che esiste, compila tutto, aggiungi foto reali. La procedura completa è nella guida a Google Business Profile.

3. Raccogli recensioni recenti e rispondi a tutte

Nel Local Consumer Review Survey 2026 di BrightLocal, su 1.002 consumatori statunitensi, il 97% legge le recensioni delle attività locali, il 74% cerca quelle degli ultimi tre mesi e l'80% dice che sceglie più volentieri un'attività che risponde a tutte. Lo stesso studio registra un cambio di abitudini: Google come fonte di recensioni è sceso dall'83% al 71%, mentre l'uso di ChatGPT e di altri strumenti AI per avere consigli su attività locali è salito dal 6% al 45%. Sono dati americani; un'indagine italiana equivalente non c'è, il dato più vicino è quello Istat sugli acquisti, fatti online nel 2025 dal 49% delle persone dai 14 anni in su. Come chiedere recensioni senza forzare è spiegato nella nostra guida alle recensioni.

4. Pubblica contenuti che rispondono a ricerche vere

È la leva più lenta e quella che dura di più. Macropix su «monitor pubblicitario» è passata dalla posizione 88 alla 2 in cinque anni di lavoro continuo e oggi ha una share of voice del 25,55% sulle sue keyword, davanti ad Amazon al 18,08% (Semrush, luglio 2026): il caso è raccontato nella guida alla SEO per l'industria manifatturiera. I tempi sono questi per tutti: secondo Ahrefs solo l'1,74% delle pagine nuove entra in top 10 entro un anno e il 72,9% delle pagine in top 10 ha più di tre anni (studio su keyword statunitensi). Si parte dalle domande che i clienti fanno davvero al commerciale, si verifica che qualcuno le cerchi e si costruisce una strategia SEO su quelle.

5. Scegli pochi canali social, quelli dove sta il cliente

In Italia ci sono 41,2 milioni di identità social secondo DataReportal, ma non serve inseguirle tutte. I dati Istat mostrano quanto l'uso cambi per settore: nel commercio usa i social il 72,8% delle imprese, contro il 59,0% della media. Un ristorante vive su Instagram e Google; un'azienda B2B su LinkedIn, che compare anche nei risultati di Google come mostriamo nel test su 30 ricerche italiane. Due canali aggiornati valgono più di cinque abbandonati, che anzi raccontano a chi li trova un'azienda distratta. Su come i profili social si legano alla ricerca c'è la guida al social media SEO.

6. Fatti nominare da altri siti

È la leva che pesa di più sulle risposte AI. Ahrefs ha analizzato 75.000 brand: il fattore più correlato alla presenza nelle AI Overview sono le menzioni del brand sul web (0,664), molto più del numero di backlink (0,218). Il 25% dei brand più menzionati compare in media 169 volte nelle AI Overview; il quartile successivo 14 volte; il 26% dei brand dello studio non compare mai. In pratica: schede complete nelle directory di settore come Europages, associazioni di categoria, fiere, partner e fornitori che citano i clienti, articoli su testate locali e di settore. È il lavoro di digital PR, e spieghiamo come si traduce in citazioni nelle risposte AI in un articolo dedicato.

7. Le risposte AI: stesse basi, misura diversa

Google lo scrive nella documentazione per i webmaster: per comparire in AI Overview e AI Mode «non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali necessarie» (traduzione nostra). Le leve sono quelle sopra. Cambia la misura, perché comparire non significa ricevere clic: il Pew Research Center ha seguito 900 adulti statunitensi nel marzo 2025 e ha visto che con un riassunto AI in pagina cliccavano un risultato nell'8% delle visite, contro il 15% senza. Conta quindi essere nominati dentro la risposta, oltre che linkati. Se vuoi lavorarci in modo strutturato, è quello che facciamo con il servizio di SEO per l'AI; per i primi passi c'è la guida su come apparire nelle risposte di ChatGPT.

8. Usa la pubblicità per accelerare dove serve

La pubblicità compra presenza a tempo: finché paghi ci sei, quando smetti sparisci. Per questo la usiamo per coprire le superfici lente mentre crescono. Contesini Consulenze ha due sportelli di consulenza luce e gas in provincia di Mantova e non aveva mai usato Google Ads: con una landing page per mobile e campagne Performance Max limitate al territorio delle due sedi ha raccolto 299 richieste di contatto a 7,20 € l'una, il 68% giudicate lavorabili. Quanto investire e come impostare la struttura è nella guida a Google Ads per le PMI; se preferisci affidare le campagne, c'è il nostro servizio Google Ads.

Gli errori che vediamo più spesso

Il primo è aprire un profilo su ogni piattaforma e lasciarlo fermo dopo un mese. Un profilo abbandonato non è neutro: chi lo trova pensa che l'azienda sia ferma.

Il secondo è misurare i follower invece delle richieste. Un'azienda B2B con 300 follower su LinkedIn e dieci richieste al mese dal sito ha più presenza di una con 5.000 follower e nessuna richiesta.

Il terzo è rifare il sito prima di sapere dove si perde. Spesso il sito va bene e il problema è altrove: nessuna recensione recente, una scheda Google con la categoria sbagliata, un portale che occupa il primo posto sul nome. La tabella delle sette superfici serve a evitare proprio questo.

Il quarto è comprare recensioni o menzioni. Le recensioni false violano le norme di Google e le menzioni comprate su siti di bassa qualità non portano né clienti né citazioni nelle risposte AI.

Quanto tempo ci vuole

Dipende dalla leva. Il nome, la scheda Google e la pubblicità si sistemano in giorni o settimane. Recensioni e social danno segnali in qualche mese, se c'è costanza. SEO e menzioni su siti terzi richiedono mesi o anni: Macropix ci ha messo cinque anni per passare dalla posizione 88 alla 2. C'è anche un dato incoraggiante: nello studio Ahrefs il 40,82% delle pagine che arrivano in top 10 ci arriva nel primo mese, quindi una pagina giusta su una ricerca poco contesa può muoversi in fretta. I tempi della SEO li abbiamo analizzati nell'articolo su quanto tempo serve per vedere risultati. Se vuoi una stima sul tuo caso, partiamo dalle sette superfici: il servizio SEO di Visilay comincia sempre da lì, e nella pagina progetti trovi i risultati dei clienti.

Domande frequenti

Cos'è la presenza online di un'azienda?

È l'insieme dei punti in cui un cliente la trova in rete: le pagine di Google sul suo nome, i risultati sulle ricerche di servizio, la scheda nella mappa, le recensioni, i social, i siti di terzi che la nominano e le risposte dei motori AI. Si misura una superficie alla volta.

Come si misura la presenza online?

Con un numero per ogni superficie: Search Console per le ricerche con e senza il nome, il rendimento della scheda Google Business Profile, le recensioni degli ultimi tre mesi, le menzioni su siti terzi e la percentuale di risposte AI in cui compari su una serie di domande ripetute più volte.

Bastano i social per avere presenza online?

No. Un profilo social non compare quando qualcuno cerca su Google un servizio o un fornitore, e in Italia Google raccoglie l'87,31% delle ricerche (StatCounter, settembre 2026). I social funzionano sopra un sito e una scheda Google già in ordine.

Quanto costa aumentare la presenza online?

Dipende dalle leve. Sistemare sito, dati e scheda Google costa soprattutto tempo; la pubblicità si paga a clic (in un nostro caso locale una richiesta costava 7,20 €); SEO e digital PR sono lavori continuativi da preventivare su più mesi.

Come si compare nelle risposte di ChatGPT?

Con le stesse basi della ricerca su Google più le menzioni su siti terzi. Google dichiara che per AI Overview e AI Mode non servono ottimizzazioni speciali, e nello studio Ahrefs su 75.000 brand il fattore più correlato alla presenza nelle AI Overview sono le menzioni del brand sul web.

Una cosa che nel settore si dice poco: la superficie che più spesso decide un contratto è quella che quasi nessuno controlla, la pagina dei risultati sul nome dell'azienda. Ci arriva chi ha già deciso di saperne di più, magari dopo aver letto il tuo nome in una risposta di ChatGPT. Se lì trova un sito fermo da anni, una scheda senza recensioni recenti e un portale al primo posto, tutto il lavoro fatto sulle altre superfici si perde all'ultimo passo. Il controllo richiede un minuto: cercati in incognito, con il nome da solo e con «opinioni» accanto, e guarda quello che vede un cliente.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.