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Statistiche email marketing 2026: i dati italiani verificati alla fonte

Autore: Matteo Pellegrini

Le statistiche di email marketing sono i numeri che descrivono quante email vengono inviate, quante arrivano, quante vengono aperte e cliccate e quanto rendono. In Italia il problema non è trovarle: è che le fonti principali danno valori che non stanno insieme. Per il tasso di apertura medio si legge 23,4% in un report e 44,38% in un altro, e le guide in prima pagina le riportano senza spiegare da dove nasce la differenza.

Qui sotto trovi i dati italiani ricondotti alla fonte primaria, con anno e campione, quelli internazionali dichiarati come tali, e la spiegazione di perché le cifre divergono. Nessun numero è preso da una raccolta di seconda mano. Per i dati sugli altri canali c'è la nostra raccolta di statistiche di marketing.

L'email marketing in Italia nel 2026 in 14 numeri

La tabella raccoglie i dati verificati alla fonte il 1° ottobre 2026. La colonna «Mercato» dice dove è stato rilevato il dato: un benchmark internazionale non descrive il pubblico italiano, e lo segnaliamo riga per riga.

DatoValoreMercatoFonte e periodo
Persone che usano internet per inviare e ricevere email75,61% (UE: 81,60%)Italia, 16-74 anniEurostat, 2025
Email inviate dai clienti MailUp19 miliardi (+12% sul 2024)Italia, oltre 9.000 aziendeOsservatorio Statistico MailUp, anno 2025
Quota di newsletter sugli invii66%ItaliaMailUp, 2025
Tasso di aperture uniche23,4%ItaliaMailUp, 2025
CTOR (clic su aperture)5,9% (era 6,9%)ItaliaMailUp, 2025
Tasso di recapito97,8% (99% nei tre anni prima)ItaliaMailUp, 2025
Tasso di apertura44,38%Italia, clienti GetResponseGetResponse Benchmarks 2024, dati 2023
Tasso di clic (CTR)2,87% (media globale 3,25%)ItaliaGetResponse, dati 2023
Tasso di disiscrizione0,19% (media globale 0,15%)ItaliaGetResponse, dati 2023
Quota di aperture da Apple Mail62,26%Mondo, oltre 1 miliardo di apertureLitmus, luglio 2026
Email consegnate in inbox (inbox placement)89,1% in Europa, 83,5% nel mondoMondo, seed listValidity Benchmark 2025, dati 2024
Conversione delle email automatizzate1,49% contro 0,08% delle campagneInternazionale, 27.000 brand e-commerceOmnisend, dati 2025
Soglia oltre cui scattano le regole Gmail per i mittenti massivicirca 5.000 email in 24 oreMondoGoogle, in vigore da febbraio 2024
Termine per adeguarsi alle linee guida del Garante sui tracking pixel6 mesi dalla Gazzetta del 29 aprile 2026ItaliaGarante privacy, provv. n. 284/2026
Dati verificati sulle fonti primarie il 1° ottobre 2026. Elaborazione Visilay.

Chi legge le email in Italia: tre persone su quattro

Nel 2025 il 75,61% degli italiani tra 16 e 74 anni ha usato internet per inviare o ricevere email, secondo la rilevazione Eurostat sulle attività online degli individui. Due anni prima era il 71,71%. La media dell'Unione europea è 81,60%, quindi il bacino italiano resta sei punti sotto quello europeo, anche se cresce di circa due punti l'anno.

Su scala mondiale il Radicati Group stima 4.481 milioni di utenti email nel 2024 e 361,6 miliardi di messaggi inviati e ricevuti ogni giorno, con una proiezione a 4.970 milioni di utenti e 424,2 miliardi di messaggi al giorno nel 2028. Sono stime di un istituto di ricerca, non conteggi: servono a capire l'ordine di grandezza, non a dimensionare una lista.

Per chi fa marketing in Italia il dato utile è il primo. Un italiano adulto su quattro non usa l'email: per un'azienda che vende a privati la lista non copre tutto il mercato, e gli altri canali restano necessari. Per le PMI che lavorano in B2B il problema non si pone, e il ragionamento su quali canali tenere è quello che facciamo nella guida al marketing per le PMI.

Quante email mandano le aziende italiane

L'unica fonte italiana con un campione ampio e un'edizione recente è l'Osservatorio Statistico di MailUp, la piattaforma del gruppo TeamSystem. L'edizione 2025, diffusa a marzo 2026, analizza 12 mesi di invii di oltre 9.000 aziende di più di 50 settori: 19 miliardi di email, il 12% in più dei 17 miliardi dell'anno prima.

  • Il 66% degli invii sono newsletter, il 28,5% email promozionali dirette (DEM), il 5,5% email transazionali.
  • I mesi con più invii sono settembre (2 miliardi) e ottobre (1,9 miliardi), cioè la rincorsa al quarto trimestre.
  • I giorni preferiti sono martedì e giovedì; il fine settimana pesa poco.
  • eCommerce, consulenza e no profit sono i settori con un'interazione sopra la media; turismo e hotel faticano a trasformare le aperture in clic.

Luca Azzali, Head of Extended CRM di TeamSystem, nel comunicato ripreso da BitMat definisce l'email «un pilastro chiave per la comunicazione digitale delle PMI italiane». Gli stessi dati però mostrano un calo di efficacia. Il CTOR è sceso dal 6,9% al 5,9% e il recapito dal 99% al 97,8%. Più email, meno clic per email aperta, più messaggi respinti: il quadro di chi aumenta gli invii senza lavorare su liste e segmenti.

Tasso di apertura in Italia: perché le fonti dicono 23% e 44%

Il tasso di apertura è la percentuale di email consegnate che risultano aperte. Il numero che leggi dipende da tre scelte di chi lo calcola: se conta le aperture uniche o tutte, se esclude quelle automatiche e su quale anno e base clienti misura. Ecco come si confrontano le fonti citate più spesso in Italia.

FonteOpen rateAnno dei datiCampioneCosa conta
MailUp Osservatorio23,4%202519 miliardi di email, aziende italianeAperture uniche
GetResponse Benchmarks44,38% (Italia)2023Oltre 4,4 miliardi di messaggi, mittenti con almeno 500 contattiAperture, incluse quelle automatiche di Apple
Mailchimp Benchmarks35,63%Aggiornato a dicembre 2023Clienti Mailchimp, tutti i settori, mondoAperture, con avvertenza su Apple MPP
Omnisend Benchmarks30,41% (campagne)2025Oltre 20 miliardi di email, 27.000 brand e-commerce, internazionaleAperture delle campagne
Gli open rate non sono confrontabili tra fonti: cambiano definizione, anno e tipo di clienti. Elaborazione Visilay sulle fonti linkate.

Il 44,38% di GetResponse è il numero che compare in testa alla SERP italiana e nella risposta AI di Google. È un dato del 2023, pubblicato nel report 2024, che alcune pagine presentano come «dati 2026». Lo stesso report ammette che la crescita delle aperture è in parte dovuta alle aperture automatiche generate dalla Mail Privacy Protection di Apple.

Il peso di Apple Mail Privacy Protection

Mail Privacy Protection è la funzione di Apple che, come spiega la documentazione ufficiale, scarica in background i contenuti remoti delle email anche se l'utente non interagisce con il messaggio. Il pixel di tracciamento viene caricato anche se nessuno ha aperto il messaggio, e la piattaforma registra un'apertura.

Secondo il report di Litmus sulle quote dei client email, a luglio 2026 Apple Mail pesa per il 62,26% delle aperture misurate, contro il 27,03% di Gmail e il 5,83% di Outlook; Litmus stima che MPP incida sul 55-60% di tutte le aperture. È un campione mondiale e un dato italiano verificabile non esiste. Per questo il tasso di apertura dice poco sull'interesse reale: due liste con la stessa percentuale di utenti Apple avranno open rate gonfiati in modo simile, due liste con composizione diversa no.

Il caso pratico: una lista B2B fatta in gran parte di indirizzi aziendali su Outlook mostrerà un open rate più basso di una lista consumer piena di iPhone, anche se la prima clicca di più. Prima di confrontarti con un benchmark, guarda la ripartizione per client nel report della tua piattaforma.

Clic e CTOR: i numeri che reggono meglio

Il tasso di clic (CTR) è la percentuale di destinatari che clicca almeno un link; il CTOR è la percentuale di clic su chi ha aperto. Il clic non è falsato dal precaricamento di Apple, per cui è la metrica da guardare per prima. Il CTOR resta influenzato dalle aperture al denominatore.

MetricaItalia (GetResponse, 2023)Media globale (GetResponse, 2023)Italia (MailUp, 2025)Mondo (Mailchimp, fine 2023)
Tasso di clic2,87%3,25%n.d.2,62%
CTOR6,47%8,62%5,9%n.d.
Disiscrizioni0,19%0,15%n.d.0,22%
n.d. = dato non pubblicato nella fonte accessibile. Fonti: GetResponse, MailUp, Mailchimp.

Le due fonti italiane concordano su un punto: chi apre un'email in Italia clicca meno della media globale, con un CTOR tra il 5,9% e il 6,47% contro l'8,62% del campione mondiale di GetResponse. È un indizio che il problema, nelle email italiane, sta più nel contenuto e nella pertinenza che nell'oggetto. Il controllo da fare sulla pagina di destinazione è lo stesso che descriviamo quando il sito non converte, e sul pulsante valgono gli esempi di call to action che abbiamo raccolto. Se il calo dipende da newsletter senza argomenti, il rimedio è un piano di content marketing che dia un calendario anche agli invii.

Automazioni contro campagne: il dato che in Italia non circola

Nella SERP americana ricorre un dato che in quella italiana non compare: non riguarda le aperture ma la differenza tra email automatizzate (benvenuto, carrello abbandonato, riattivazione) e campagne inviate a tutta la lista. Il benchmark di Omnisend su oltre 20 miliardi di email di campagna e 470 milioni di invii automatizzati di più di 27.000 brand e-commerce, dati 2025, è netto.

Tipo di emailOpen rateClick rateConversioneRicavo per email inviata
Campagne30,41%0,74%0,08%0,155 dollari
Automazioni30,21%4,66%1,49%3,41 dollari
Fonte: Omnisend, Email Marketing Benchmarks, dati 2025, campione internazionale di brand e-commerce. Non esiste un dato italiano equivalente.

L'open rate è praticamente identico, il resto no: le automazioni convertono 18 volte di più e rendono 22 volte di più per email inviata. Il campione è di negozi online internazionali, e i valori assoluti in dollari non vanno trasferiti a un e-commerce italiano. Il rapporto tra i due tipi di invio, invece, ha una spiegazione che vale ovunque: l'automazione parte da un comportamento preciso, come la visita a una scheda prodotto portata dalla SEO per e-commerce, mentre la campagna arriva quando decide chi la invia. È lo stesso principio del remarketing, applicato alla casella di posta.

Recapito: quante email arrivano davvero in inbox

Recapito e inbox placement sono due misure diverse. Il tasso di recapito (delivery rate) conta le email accettate dal server del destinatario; l'inbox placement conta quelle finite nella posta in arrivo e non nello spam. Il 97,8% di MailUp è un tasso di recapito. Il dato sull'inbox viene dal Benchmark Report 2025 di Validity, che misura con indirizzi di test su centinaia di provider (dati 2024).

Area o providerInboxSpamMancanti
Media mondiale83,5%6,7%9,8%
Europa89,1%4,9%6,0%
Nord America85,0%5,7%9,4%
Gmail87,2%6,8%6,0%
Yahoo/AOL86,0%4,8%9,2%
Apple76,3%14,3%9,4%
Microsoft75,6%14,6%9,8%
Fonte: Validity, Email Deliverability Benchmark Report 2025, dati 2024.

Una email su dieci, in Europa, non arriva in inbox. Su Microsoft e Apple la quota sale a una su quattro: per chi scrive ad aziende con caselle Outlook è il dato da tenere più in vista.

Le regole di Gmail, Yahoo e Microsoft

Da febbraio 2024 Google considera mittente massivo chi invia circa 5.000 messaggi o più in 24 ore ad account Gmail personali. Deve autenticare il dominio con SPF, DKIM e DMARC, offrire la disiscrizione con un clic (standard RFC 8058) nelle email promozionali e tenere il tasso di segnalazioni come spam sotto lo 0,1%, senza mai arrivare allo 0,3%. Da novembre 2025 Google ha inasprito l'applicazione, con rifiuti temporanei e definitivi dei messaggi non conformi. Yahoo chiede lo stesso, con la disiscrizione da rispettare entro due giorni. Microsoft applica requisiti analoghi a chi supera 5.000 messaggi verso Outlook.com e Hotmail dallo stesso dominio.

Per capire a che punto sono le aziende italiane abbiamo controllato i record DNS di 50 grandi gruppi: 46 pubblicano un record DMARC, 26 con la policy più severa (p=reject), 11 ancora in solo monitoraggio. Il dettaglio per settore è nella nostra guida ai principi dell'email marketing.

ROI dell'email marketing: da dove vengono 36, 38 e 42

Il ritorno sull'investimento dell'email marketing citato in Italia oscilla tra 36 e 42 euro per euro speso, quasi sempre senza fonte. Le origini sono tre, tutte basate su sondaggi in cui i marketer dichiarano una stima.

  • 42 sterline per sterlina: DMA UK, Marketer Email Tracker 2019, 197 marketer britannici intervistati a gennaio 2019. Circa 36 sterline nel B2B e 48 nel B2C.
  • 38 a 1: Litmus, comunicato dell'11 ottobre 2018, circa 400 marketer nel mondo.
  • 36 dollari: nella rilevazione Litmus 2025 su circa 500 professionisti non è una media ma un confine. Il 35% dichiara un ritorno tra 10 e 36 dollari, il 30% tra 36 e 50, il 5% oltre 50.

Nessuno dei tre è misurato su aziende italiane, e il più recente dei due valori medi risale al 2019. Il ROI della tua newsletter si calcola sul margine attribuito alle email in Google Analytics diviso per i costi veri, con il metodo della nostra guida al ROI nel marketing.

Il dato del 2026 che cambierà le statistiche: le linee guida del Garante sui pixel

Il 17 aprile 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha approvato le linee guida sull'uso dei tracking pixel nelle email (provvedimento n. 284, Gazzetta Ufficiale n. 98 del 29 aprile 2026). Il pixel è l'immagine invisibile con cui le piattaforme registrano le aperture. Secondo il comunicato del Garante, nei casi ordinari il suo uso richiede un «consenso preventivo, libero, specifico e informato».

Le eccezioni sono poche: la misurazione statistica delle aperture in forma aggregata e anonima, con un pixel uguale per tutti i destinatari; le email legate alla sicurezza dell'account; le comunicazioni istituzionali obbligatorie. Chi invia ha sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta per adeguarsi, quindi entro fine ottobre 2026.

Per le statistiche italiane l'effetto è diretto. Dopo l'adeguamento, il tasso di apertura per singolo contatto si potrà misurare solo su chi ha dato il consenso, mentre il dato aggregato resterà disponibile. Le automazioni che scattano su «ha aperto, non ha cliccato» andranno riviste, e i benchmark italiani delle prossime edizioni rischiano di non essere confrontabili con quelli di oggi. Un motivo in più per spostare il reporting sui clic e sulle conversioni.

Come usare questi numeri sul tuo account

I benchmark servono a capire se sei molto fuori strada, non a fissare obiettivi. Il confronto utile è con i tuoi dati di sei mesi fa, a parità di lista e di tipo di invio. Tre controlli pratici:

  • Separa newsletter, DEM e automazioni nel report: con i dati Omnisend in testa, una media unica nasconde quasi tutto.
  • Leggi il CTR e il CTOR prima dell'open rate, e verifica se la tua piattaforma distingue le aperture sotto privacy: MailUp, per esempio, mostra la voce «Openings under privacy» accanto alle aperture uniche.
  • Porta le email in Analytics con parametri UTM coerenti, così il fatturato attribuito si confronta con quello degli altri canali, come facciamo nelle statistiche di digital marketing sul mercato italiano.

Se l'email serve a far maturare i contatti raccolti da sito e campagne, il lavoro sulle sequenze è parte del nostro servizio di lead generation: si parte dai dati di clic per segmento, non dagli open rate.

Domande frequenti sulle statistiche di email marketing

Qual è il tasso di apertura medio delle email in Italia?

Dipende dalla fonte: 23,4% di aperture uniche nel 2025 secondo l'Osservatorio MailUp, 44,38% secondo GetResponse su dati 2023. Il secondo valore include le aperture automatiche di Apple Mail Privacy Protection, per cui i due numeri non sono confrontabili.

Qual è un buon tasso di clic per una newsletter?

Dipende dal settore, ma come riferimento GetResponse misura in Italia un CTR medio del 2,87% e un CTOR del 6,47% (dati 2023). Per MailUp il CTOR medio italiano nel 2025 è il 5,9%. Un valore stabilmente sotto queste soglie indica un problema di contenuto o di segmentazione.

Il tasso di apertura è ancora affidabile?

No, non come misura dell'interesse. Apple Mail scarica in automatico le immagini delle email e registra aperture che non sono avvenute: secondo Litmus Apple Mail vale il 62,26% delle aperture misurate a luglio 2026. Clic e conversioni sono metriche più solide.

Quanto rende l'email marketing?

Non esiste un ROI medio italiano misurato. I valori citati (42 sterline per sterlina, 38 a 1, 36 dollari) vengono da sondaggi britannici e internazionali del 2018-2025 in cui i marketer dichiarano una stima. Il ROI va calcolato sui margini e sui costi della propria attività.

Quante email finiscono nello spam?

Secondo Validity, nel 2024 in Europa l'89,1% delle email è arrivato in inbox, il 4,9% nello spam e il 6% non è stato consegnato. Su caselle Microsoft e Apple l'inbox scende sotto il 77%.

Serve il consenso per tracciare le aperture delle email?

Sì, nella maggior parte dei casi. Le linee guida del Garante privacy del 17 aprile 2026 richiedono il consenso preventivo per i tracking pixel, salvo misurazioni aggregate e anonime, email di sicurezza e comunicazioni istituzionali obbligatorie. Il termine per adeguarsi è di sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta del 29 aprile 2026.

Il benchmark che manca è quello per client

Tutti i report citati qui pubblicano un open rate medio, nessuno lo pubblica diviso per client di posta. Eppure è l'unico modo per confrontare due liste in modo onesto: una lista dove Apple Mail pesa il 70% e una dove pesa il 20% non hanno lo stesso open rate nemmeno se le persone si comportano allo stesso modo. Se la tua piattaforma ti dà la ripartizione per client, calcola le aperture solo sui client che non precaricano le immagini: è un numero più piccolo, ma è l'unico tasso di apertura che nel 2026 misuri ancora qualcosa. Con le regole del Garante in arrivo, è anche un numero che potrà restare calcolabile in forma aggregata, senza seguire il singolo destinatario.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.