I meta keywords sono un tag HTML che elenca, separate da virgole, le parole chiave di una pagina dentro il <head> del documento. Google non li usa dal 2009 e la sua documentazione attuale dice che non hanno alcun effetto su indicizzazione e posizionamento.
Se il tuo sito li genera ancora, non stai perdendo posizioni. Stai pubblicando in chiaro, dentro il codice sorgente di ogni pagina, la lista delle keyword su cui stai lavorando. Toglierli è una modifica al template, non un intervento urgente.
Com'è fatto il tag
Sta nel <head>, non è visibile a chi legge la pagina e ha questa forma:
<meta name="keywords" content="scarpe da running, scarpe trail running, scarpe corsa uomo">
Resta HTML valido. Nessun validatore lo segnala come errore, nessun browser si lamenta, e questo è il motivo per cui sopravvive nei template da vent'anni senza che nessuno se ne accorga. La distanza fra «valido» e «letto da qualcuno» è tutto il punto di questa voce.
Chi lo legge, motore per motore
Le posizioni ufficiali non coincidono, e questa è l'unica ragione per cui vale ancora la pena parlarne.
| Motore | Cosa dichiara | Fonte e anno |
|---|---|---|
| Non lo usa. Nessun effetto su indicizzazione e posizionamento | Documentazione Search Central, aggiornata il 10 dicembre 2025 | |
| Bing | Non premia. Usato storicamente per riconoscere lo spam | Duane Forrester, via Search Engine Land, 2011 |
| Yandex | Lo elenca fra i meta tag considerati: «può influenzare la rilevanza della pagina rispetto alle query» | Documentazione Yandex Webmaster |
| Yahoo | Ha smesso di usarlo nel 2009 | Riportato da Yoast |
Yandex è l'unico dei quattro che ancora lo tiene nella lista ufficiale dei tag letti. Conta se vendi verso Russia e paesi CIS, che per una parte della manifattura italiana non è un mercato marginale. Per tutto il resto del traffico che arriva su un sito italiano, la riga in tabella che decide è la prima.
Il 2009, e cosa dice la documentazione oggi
Nel settembre 2009 Google ha pubblicato sul suo blog per webmaster un post dal titolo «Google does not use the keywords meta tag in web ranking». La versione italiana è uscita il 14 ottobre dello stesso anno. La motivazione era esplicita: circa dieci anni prima i proprietari di siti avevano cominciato a riempire il campo di termini irrilevanti e invisibili agli utenti, e Google aveva risposto smettendo di leggerlo.
È la stessa dinamica che ha reso inutilizzabile mezza cassetta degli attrezzi degli anni Novanta: un segnale che il webmaster controlla al cento per cento e che nessuno verifica dura finché non viene abusato. Il keyword stuffing nel meta tag è stato il primo caso di scuola, e il meccanismo si ripete ogni volta che una tecnica di black hat SEO diventa abbastanza diffusa da essere rilevabile.
Quasi tutte le pagine italiane che parlano di meta keywords si fermano a quel post del 2009. La documentazione ufficiale di Google è più recente e più netta: nella sezione sui tag non supportati della pagina sui meta tag, aggiornata il 10 dicembre 2025, si legge che «the meta-keyword tag is not used by Google Search, and it has no effect on indexing and ranking at all». Non «conta poco», non «è un segnale debole»: nessun effetto.
Il costo vero non è il posizionamento
Se il tag non fa niente, lasciarlo dovrebbe essere indifferente. Non lo è, per tre motivi che hanno poco a che fare con il ranking.
Il primo è che quel campo è pubblico. Chiunque apra il sorgente della tua pagina categoria legge l'elenco dei termini su cui hai deciso di puntare, senza bisogno di un tool. Un concorrente che fa keyword research seria non ne ricava granché, perché quei dati li ha già. Ma tu stai regalando la parte di strategia che di solito costa di più: cosa hai scelto di non fare.
Il secondo è il rischio, piccolo ma reale, su Bing. Nel 2011 Duane Forrester, allora responsabile del programma webmaster di Bing, definì il tag «un segnale, uno dei circa mille che analizziamo». Search Engine Land chiarì nello stesso articolo che il segnale funziona al contrario: una pagina con trenta termini stipati nel campo keywords si comporta come lo spam che Bing sta cercando. Nel 2014, riporta Yoast, Bing lo ha definito «dead in terms of SEO value».
Il terzo è il tempo di redazione. In molti back office italiani il campo è ancora lì, in cima al modulo, e qualcuno lo compila a ogni articolo. Due minuti a pezzo su duecento pezzi l'anno fanno quasi sette ore, spese su un dato che nessuno leggerà.
Come verificare se il tuo sito li genera ancora
Non serve un audit. Apri una pagina qualsiasi, guarda il sorgente con Ctrl+U e cerca name="keywords". Da riga di comando, su una lista di URL, basta questo:
curl -s https://tuosito.it/pagina/ | grep -i 'name="keywords"'
Se sei su WordPress con Yoast SEO e il tag compare lo stesso, non è Yoast: la funzione è stata rimossa con la versione 6.3, uscita il 13 febbraio 2018. In quel caso arriva dal tema, da un secondo plugin SEO rimasto attivo o da un vecchio campo personalizzato. Su piattaforme diverse il campo è spesso sopravvissuto per compatibilità con installazioni antiche.
Prima di cancellare il campo dal CMS, però, un controllo va fatto: capire se il motore di ricerca interno del sito lo sta leggendo. Non è un'ipotesi teorica, è l'unico uso che Google stessa riconosceva a quel tag. Il post del 2009 precisava che il Google Search Appliance, il prodotto per la ricerca aziendale, poteva usarlo, a differenza di Google.com: quell'apparecchio è stato ritirato fra il 2016 e il 2019, ma la logica è rimasta in parecchi motori di ricerca interni. Cancellare il campo senza guardare è il modo più rapido per peggiorare la ricerca interna mentre si crede di fare pulizia tecnica.
news_keywords è un altro tag, e non esiste più
Nel 2012 Google ha introdotto news_keywords, un meta tag dedicato agli editori di Google News, pensato per indicare i termini di un articolo quando il titolo era creativo o ambiguo. È il tag che ogni tanto viene confuso con i meta keywords classici, anche perché si scriveva allo stesso modo.
Il supporto è caduto nell'autunno del 2017, quando Google lo ha tolto dalla documentazione senza annunci. John Mueller lo ha confermato in seguito, e un aggiornamento ufficiale del febbraio 2018 ha ammesso che il contenuto di aiuto era stato rimosso «last fall». Se lo trovi ancora in un template di testata, è un residuo, non una funzione.
Cosa vale la pena compilare al posto loro
I due meta tag che Google usa davvero sono il meta title, che pesa sul posizionamento e su cosa vede l'utente in SERP, e la meta description, che non è un fattore di ranking ma decide quanti di quelli che ti vedono poi cliccano. Sono gli stessi due campi che il tuo CMS mostra nella stessa schermata dove c'è il campo keywords: la differenza è che questi li legge qualcuno.
Il resto del lavoro sta nel testo della pagina, non nei metadati. Chi si aspetta che un elenco di termini nel <head> compensi un contenuto che non risponde alla domanda, sta credendo a una versione più tecnica dello stesso equivoco che alimenta buona parte dei miti SEO ancora in circolazione. Se la lista dei tag da sistemare sul tuo sito è lunga e non sai da quale partire, è esattamente il tipo di priorità che decidiamo nei progetti SEO che seguiamo.
Un'ultima cosa, che di solito non si dice. Sui siti vecchi il campo keywords compilato è spesso l'unica traccia scritta di cosa qualcuno pensava che quella pagina dovesse essere. Prima di svuotarlo in massa su un archivio di mille URL, un export vale i dieci minuti che costa: non per la SEO, ma perché su parecchie di quelle pagine è la sola documentazione esistente.
Domande frequenti sui meta keywords
No, non su Google. La documentazione ufficiale di Search Central dice che il tag non viene usato e non ha alcun effetto su indicizzazione e posizionamento. Bing non lo premia e lo ha storicamente usato per riconoscere lo spam. L'unico grande motore che lo tiene ancora nella lista dei tag considerati è Yandex.
Non è urgente e non guadagni posizioni togliendoli. Ha senso farlo quando metti mano al template per altri motivi. Prima di svuotare il campo su tutto l'archivio, verifica che il motore di ricerca interno del sito non lo stia leggendo, e conserva un export dei valori.
Google non li legge, quindi non può penalizzarti per quello che ci scrivi dentro. Il rischio, limitato, riguarda Bing: un campo riempito con decine di termini assomiglia ai pattern che il motore usa per identificare lo spam.
No. La funzione è stata rimossa con Yoast SEO 6.3, rilasciato il 13 febbraio 2018. Se il tag compare ancora nel sorgente di un sito WordPress, arriva dal tema, da un secondo plugin SEO attivo o da un vecchio campo personalizzato.
I meta keywords sono un tag HTML pubblicato nel codice della pagina e letto (o ignorato) dai motori di ricerca. La focus keyword è un campo interno di plugin come Yoast: resta nel tuo database, serve a farti controllare se la pagina è ottimizzata per un termine e non viene mai pubblicata nell'HTML.