La link building è l’attività di ottenere link verso il proprio sito da altri siti. Il presupposto è vecchio quanto Google: un link è un voto, e chi ne raccoglie di più da fonti attendibili sale in classifica.
Il presupposto regge ancora, ma molto meno di quanto raccontino le guide in italiano. A Pubcon Pro di Austin, nel settembre 2023, Gary Illyes di Google ha detto che le persone sopravvalutano l’importanza dei link e che questi non sono tra i primi tre fattori di ranking: «non lo sono da un po’», riportava Search Engine Land il 25 settembre 2023. Nel frattempo si è aperto un secondo canale di visibilità, le risposte generate dai modelli linguistici, dove il link pesa ancora meno.
Qui sotto ci sono i numeri di tre studi su dataset ampi, quasi mai citati in italiano, e cosa cambia nel modo di lavorare se li prendi sul serio.
Cos’è la link building, in concreto
È la parte della SEO off-page che si occupa dei link in entrata: quelli che partono da un dominio diverso dal tuo e arrivano su una tua pagina. Non va confusa con i link interni, che colleghi tu tra le pagine del tuo sito e servono a distribuire rilevanza al suo interno.
Tre elementi definiscono un link in entrata: il dominio da cui parte, la pagina che lo ospita e il testo cliccabile, cioè l’anchor text. A questi si aggiunge l’attributo rel, che dice a Google come trattarlo: nofollow per i link di cui non ti fidi, sponsored per quelli a pagamento, ugc per commenti e contenuti generati dagli utenti.
Il mestiere è nato come raccolta indiscriminata e si è ridimensionato nell’aprile 2012, quando Google ha rilasciato Penguin e ha iniziato a colpire i profili link costruiti a tavolino. Da allora la domanda non è più quanti link hai, ma da dove arrivano. La parte di teoria sta nella nostra guida ai backlink; qui si parla di cosa fare.
Quanto pesano i link su Google, secondo i dati
Il dato più scomodo per chi vende pacchetti di link viene da Ahrefs. Tim Soulo ha analizzato 44.589 keyword non branded con volume tra 2.000 e 5.000 ricerche mensili, guardando le pagine in top 10 e i link che ricevono da pagine che a loro volta hanno traffico organico.
Risultato: una sola SERP su 2.229 aveva tutte le pagine in prima posizione sostenute da link provenienti da pagine con traffico. In circa il 20% delle SERP analizzate, nessuna delle pagine in top 10 ne aveva neanche uno. Lo studio, uscito il 19 febbraio 2019 e aggiornato il 18 dicembre 2025, conclude che si può stare in prima pagina senza quel tipo di link. Gli autori precisano che la correlazione non dimostra la causa, e vale la pena ripeterlo.
Chi lavora su nicchie B2B lo vede tutti i giorni. Nel caso Macropix che abbiamo pubblicato nella guida alla SEO per il settore manifatturiero, il produttore milanese di ledwall è passato da posizione 88 a posizione 2 su «monitor pubblicitario», su un mercato dove la keyword principale, «ledwall», vale 4.400 ricerche al mese. Non è successo comprando link: è successo perché nessun concorrente presidiava quel vocabolario tecnico. Gli altri fattori di ranking pesano più del profilo link quando la concorrenza è debole, ed è la condizione normale nel B2B italiano.
Nelle risposte AI conta la menzione, non il link
Nel maggio 2025 Louise Linehan e Xibeijia Guan hanno pubblicato per Ahrefs un’analisi su 75.000 brand, misurando con il coefficiente di Spearman quali segnali correlano con la visibilità del brand negli AI Overview di Google. La tabella qui sotto è la classifica completa, che in italiano non risulta pubblicata da nessuna parte.
| Segnale | Correlazione con la visibilità negli AI Overview (Spearman) |
|---|---|
| Menzioni web del brand | 0,664 |
| Anchor text di brand | 0,527 |
| Volume di ricerca branded | 0,392 |
| Domain Rating | 0,326 |
| Domini referenti | 0,295 |
| Traffico organico del brand | 0,274 |
| Backlink totali | 0,218 |
| Numero di pagine del sito | 0,170 |
La menzione del brand, anche senza link, correla tre volte più dei backlink totali. Nello stesso studio, il 26% dei brand analizzati non compare mai negli AI Overview, e i brand nel quartile più alto per menzioni web ne raccolgono fino a dieci volte più di quelli del quartile sotto.
Semrush è arrivata allo stesso posto per un’altra strada. Il 16 ottobre 2025 Margarita Loktionova, con Aleksandr Drozdov e con Kevin Indig di Growth Memo, ha pubblicato uno studio su 1.000 domini estratti a caso, tracciando le menzioni su cinque piattaforme: ChatGPT, ChatGPT con Search, Gemini, Google AI Overviews e Perplexity. L’Authority Score correla con le menzioni AI a 0,65 (Pearson).
Il dettaglio che smonta metà del mercato italiano dei link è un altro. Rispetto alle menzioni nelle risposte AI, i link follow correlano a 0,504 (Spearman) e i nofollow a 0,509. Sono la stessa cosa. Se un link nofollow vale quanto un dofollow per farsi citare da un modello, il sovrapprezzo che paghi per il dofollow compra solo la metà del beneficio. Su come funziona il resto della partita abbiamo scritto la guida alla generative engine optimization e quella su come apparire nelle risposte di ChatGPT.
Come si valuta un link prima di prenderlo
Le metriche di dominio (Domain Rating, Authority Score, Domain Authority) sono stime di terze parti, non numeri di Google. Servono a scartare in fretta, non a decidere. Le domande che decidono sono cinque.
- Il sito riceve traffico organico su temi vicini al tuo? Un dominio con metriche alte e zero traffico su argomenti pertinenti è un dominio gonfiato.
- La pagina che ospita il link è indicizzata? Cercala su Google con l’operatore site:. Se non c’è, il link non esiste per nessuno.
- Quanti link in uscita ha quella pagina verso domini scollegati fra loro? Una pagina che linka un dentista, un casinò e un produttore di serramenti è una pagina venduta.
- Il link porta persone? Il traffico referral si misura in GA4 e distingue un link utile da un link decorativo.
- L’anchor è naturale? Un profilo sano è dominato da anchor con il nome del brand e dall’URL nuda, non dalla keyword esatta ripetuta.
La quinta domanda è quella su cui si sbaglia di più, e le conseguenze le abbiamo raccontate nell’articolo sulle tecniche di black hat SEO.
Cosa funziona davvero in Italia
Secondo il report Imprese e ICT dell’Istat, nel 2025 il 76,5% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha un sito web e il 59,0% usa i social media per il marketing. Sono decine di migliaia di siti che condividono una filiera e non si linkano quasi mai fra loro. È il giacimento più trascurato del mercato, e costa zero.
Le pagine di filiera. Fornitori, distributori, rivenditori, installatori certificati. Ogni azienda manifatturiera ha una lista di partner che pubblicano una pagina «dove trovarci» o «i nostri fornitori». Chiedere di comparirci è una telefonata, non una campagna.
Associazioni, consorzi, distretti, fiere. Le schede espositore di una fiera restano online per anni e vivono su domini che Google considera attendibili. Vale lo stesso per gli albi delle associazioni di categoria e per i cataloghi dei consorzi territoriali.
Un dato che gli altri non hanno. È il metodo più lento e l’unico che produce link senza chiederli. Un’indagine sui tuoi ordini, un listino medio di settore, un tempo di consegna misurato su tre anni: chi scrive di quel tema deve citare la fonte, e la fonte sei tu. Funziona anche perché è il tipo di contenuto che i modelli linguistici riprendono con la citazione, come mostra la tabella qui sopra.
Le menzioni non linkate. Se qualcuno ti nomina senza linkarti, l’istinto è chiedere il link. I dati Ahrefs dicono che la menzione da sola è già il segnale che correla di più con la visibilità AI. Chiedere il link resta utile, ma non è più la parte importante della telefonata.
Digital PR verticale. Una testata di settore con 4.000 lettori del tuo mercato vale più di un quotidiano generalista con un milione di lettori che non comprano quello che vendi. La regola vale per la SEO e vale per la lead generation.
Comprare link: cosa dice Google, testualmente
Le spam policy di Google Web Search, nella versione aggiornata al 15 maggio 2026, definiscono link spam la creazione di link con lo scopo primario di manipolare il ranking, ed elencano fra le violazioni: scambiare denaro per link o per articoli che contengono link, barattare beni o servizi in cambio di link, spedire prodotti gratuiti per ottenere recensioni con link, guest post e comunicati stampa con anchor ottimizzate, link nei footer o nei template distribuiti su più siti, link in widget, commenti di forum con anchor costruite.
Non è una zona grigia interpretabile. È l’elenco delle cose che quasi tutti i pacchetti venduti in Italia contengono. Google indica anche il rimedio: sui link a pagamento va messo rel=”sponsored” oppure rel=”nofollow”, e a quel punto il link non trasferisce ranking. Chi vende link dofollow a pagamento sta vendendo, per definizione, una violazione dichiarata.
C’è un secondo fronte che riguarda da vicino il mercato italiano degli advertorial. La policy sul site reputation abuse, attiva da marzo 2024, è stata chiarita da Google il 19 novembre 2024. Chris Nelson, del team Search Quality, ha scritto che usare contenuti di terze parti su un sito per sfruttare i segnali di ranking di quel sito viola la policy «indipendentemente dal fatto che ci sia coinvolgimento o supervisione della prima parte», come riportato da Barry Schwartz su Search Engine Land. L’enforcement passa da azioni manuali visibili in Search Console. La rubrica comprata sul quotidiano locale, con il pezzo scritto dall’agenzia e ospitato in una sezione che il giornale non presidia, è esattamente il caso descritto.
Quanti link servono
Non esiste un numero, e chi te lo dà lo sta inventando. Esiste un riferimento: la mediana dei domini referenti delle pagine che ti stanno davanti su quella singola keyword. Non del dominio, della pagina. È un numero che si legge in due minuti con qualunque tool e che cambia di dieci volte fra una query informativa di nicchia e una query commerciale contesa.
Sui tempi non c’è nessun dato pubblico affidabile da citare, quindi non lo citiamo. L’unica cosa verificabile è che un link inizia a contare quando Google ha scansionato la pagina che lo ospita, e quella data la leggi nel rapporto di scansione.
Cosa misurare
- Domini referenti, non backlink totali. Cinquanta link dallo stesso dominio restano un dominio.
- Menzioni del brand nel tempo, con e senza link. È il segnale in cima alla tabella.
- Posizioni sulle keyword su cui hai lavorato, non la media del sito.
- Traffico referral in GA4, per capire quali link portano persone e non solo segnale.
- Presenza nelle risposte AI, che è ormai un canale separato: le statistiche sulla SEO per l’AI danno l’ordine di grandezza.
Se stai valutando un preventivo, le domande da fare a chi te lo propone sono le stesse che elenchiamo nella guida su cosa fa davvero un’agenzia SEO. Il nostro modo di lavorare sulla parte off-page è dentro il servizio SEO, e i risultati misurati stanno nei progetti.
Quello che nessuno mette a preventivo
Il mercato italiano continua a vendere link non perché funzionino meglio, ma perché sono l’unica attività off-page che entra bene in un preventivo. Dieci link, tot euro, consegna a sessanta giorni: si fattura, si rendiconta, si chiude. Produrre il dato che rende un’azienda citabile non ha una riga di listino, non ha una data di consegna e non si sa quanto renderà. Finché il criterio di acquisto è la rendicontabilità e non il risultato, la link building resterà una voce di costo ricorrente invece che un asset che si accumula. La cosa interessante è che i modelli linguistici stanno premiando proprio la parte non fatturabile.
Domande frequenti sulla link building
Sì, ma pesa meno di quanto si racconti. Nel 2023 Gary Illyes di Google ha dichiarato che i link non sono tra i primi tre fattori di ranking. Nello studio Ahrefs su 75.000 brand i domini referenti correlano a 0,295 con la visibilità negli AI Overview, contro lo 0,664 delle menzioni del brand. Restano un segnale utile, non più il segnale principale.
Sì. Le spam policy di Google Web Search elencano esplicitamente lo scambio di denaro per link, o per articoli che contengono link, tra le pratiche di link spam. Google indica il rimedio: sui link a pagamento va applicato rel="sponsored" o rel="nofollow", che però azzera il trasferimento di ranking per cui il link era stato comprato.
Per la visibilità nelle risposte AI sì, quanto i follow. Nello studio Semrush del 16 ottobre 2025 su 1.000 domini, i link follow correlano con le menzioni AI a 0,504 (Spearman) e i nofollow a 0,509. Per il ranking classico su Google il follow resta il link che trasferisce segnale.
Pochi e pertinenti. Il criterio utile non è la metrica di dominio ma se il sito che linka riceve traffico organico su temi vicini al tuo, se la pagina che ospita il link è indicizzata e quanti link in uscita ha verso settori scollegati fra loro.
Non esiste un numero valido in generale. Il riferimento operativo è la mediana dei domini referenti delle singole pagine che si posizionano davanti a te su quella keyword, non il totale del dominio. Cambia di un ordine di grandezza tra una query di nicchia e una query commerciale contesa.
Nei dati Ahrefs su 75.000 brand le menzioni web del brand sono il segnale con la correlazione più alta (0,664) con la visibilità negli AI Overview di Google, sopra Domain Rating, domini referenti e backlink totali. Una menzione senza link vale più di quanto il mercato le riconosca.