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La grammatica conta nel content marketing? Cosa dicono Google e la prima pagina italiana

Autore: Matteo Pellegrini

Un errore grammaticale in un testo aziendale è un errore di lingua che arriva al lettore: un accento al posto di un apostrofo, un verbo che non concorda, una parola scritta come si pronuncia. Non è un fattore di ranking di Google. È però una delle poche cose che chi legge nota senza doverla cercare.

Per questo articolo ho misurato quanti errori ortografici contengono le pagine che oggi occupano la prima pagina di Google.it: 6 pagine su 25, in tre settori diversi. Sono in prima pagina lo stesso.

Che cosa dice Google sugli errori grammaticali

Le dichiarazioni pubbliche di Google sul punto sono tre, raccolte da Search Engine Journal nella sua scheda sui fattori di ranking. Nel 2011 Matt Cutts disse che ortografia e grammatica non erano segnali di ranking diretti, ma che nei test i siti scritti meglio risultavano più affidabili. Nel 2017 John Mueller spiegò che la grammatica non influenza i motori di ricerca, influenza gli utenti. Nel 2021 lo stesso Mueller parlò di area grigia: se un testo è scritto tanto male da rendere illeggibile l'argomento, il problema smette di essere estetico e diventa di comprensione.

La documentazione ufficiale è più utile delle dichiarazioni. Nella pagina Creating helpful, reliable, people-first content, Google elenca le domande che un editore dovrebbe porsi sul proprio contenuto. Due riguardano la cura del testo: Does the content have any spelling or stylistic issues? e Is the content produced well, or does it appear sloppy or hastily produced? Sono domande di autovalutazione, non criteri algoritmici. Google le mette nella stessa lista in cui chiede se il contenuto porta informazioni originali e se è scritto da qualcuno che l'argomento lo conosce.

Tradotto: l'ortografia non è una voce dell'algoritmo come i link o la velocità. Se vuoi la mappa di quello che invece pesa, l'abbiamo raccolta nella guida ai fattori di ranking.

Il test: 25 pagine in prima pagina su Google.it, 72.971 parole

Nessuno, in italiano, ha mai contato gli errori nelle pagine che si posizionano. L'ho fatto a settembre 2026 su tre query di settori distanti fra loro: migliori scarpe da running (e-commerce e recensioni), agenzia seo (servizi B2B), come scrivere un articolo di blog (contenuto editoriale). Per ognuna ho preso i primi dieci risultati organici su Google Italia, ho estratto il testo editoriale delle pagine (paragrafi, elenchi, titoli e celle di tabella, escludendo script e fogli di stile) e ho cercato undici forme che in italiano sono sbagliate senza margine di interpretazione: qual'è, l'accento grave su perché e sugli avverbi della stessa famiglia, un po senza apostrofo, un'altro e un altra, daccordo, avvolte, sopratutto, propio, efficenza e sufficente, accellerare, e l'apostrofo usato al posto dell'accento in E', piu', cosi'.

Due pagine sono uscite dal campione: una non ha risposto alla richiesta, una carica il testo via JavaScript e non ne espone in HTML. Restano 25 pagine e 72.971 parole. Questo è il risultato.

MisuraValore
Pagine analizzate25
Parole totali72.971
Occorrenze di errore trovate12
Pagine con almeno un errore6 su 25 (24%)
Densità media0,16 errori ogni 1.000 parole
Errore più frequenteaccento grave su perché e simili (7 occorrenze su 12)
Secondo erroreapostrofo al posto dell'accento, E' e piu' (4 su 12)
Errori ortografici inequivocabili nelle pagine in prima pagina su Google.it. Rilevazione Visilay, settembre 2026, tre query, 25 pagine, 72.971 parole.

Un quarto delle pagine che Google mette davanti agli utenti italiani contiene almeno un errore che qualunque insegnante di italiano segnerebbe in rosso. Fra queste ci sono anche pagine di agenzie che vendono servizi di scrittura per il web. Nessuna ha perso la prima pagina per questo.

I limiti del test vanno detti. Il campione è piccolo e non è statisticamente rappresentativo dell'intero web italiano. Ho contato solo forme sbagliate al 100%, quindi restano fuori gli errori di concordanza, la punteggiatura e la sintassi, che sono molto più frequenti e molto più difficili da rilevare automaticamente. Il numero reale è quasi certamente più alto di 0,16 ogni 1.000 parole. Chiunque voglia rifare la misura sulle proprie query trova sopra il metodo completo: undici espressioni regolari e il testo delle pagine.

Quello che un errore costa davvero

Se la posizione non si muove, si muove qualcos'altro. Lo studio più citato sul punto è di Julie Boland e Robin Queen dell'Università del Michigan, pubblicato su PLOS ONE nel 2016: 83 partecipanti hanno letto 12 messaggi di risposta a un annuncio per cercare un coinquilino e hanno valutato chi scriveva su una scala da 1 a 7. Chi aveva mandato messaggi con refusi ha perso in media 0,47 punti, chi aveva fatto errori grammaticali 0,22. Il campione è statunitense e i testi erano email, non pagine web: il numero non si trasferisce a un sito italiano. Quello che si trasferisce è il meccanismo, cioè che il giudizio sulla persona cambia prima che il lettore si accorga di averlo cambiato. Un dato italiano equivalente, cercando in italiano e in inglese, non esiste.

Nel B2B questo conta più che altrove, perché il testo non deve vendere un prodotto da 30 euro. Su un progetto industriale che seguiamo, il caso Macropix, la keyword principale vale 4.400 ricerche al mese e la pagina che la intercetta porta richieste di preventivo per impianti su misura. In sette anni quel progetto ha raccolto circa settemila richieste di contatto. Il lettore che arriva lì è un responsabile acquisti che deve decidere se scrivere a un fornitore che non conosce, e l'unica cosa che ha davanti per giudicarlo è la pagina. Lo stesso ragionamento vale per ogni pagina servizio: la cura del testo è uno dei pochi segnali di esperienza e affidabilità che si trasmettono in tre secondi di lettura, e agisce sul tasso di conversione, non sulla posizione.

I cinque errori italiani che trovi davvero nei testi aziendali

Gli articoli americani su questo tema parlano di their e there, di virgola di Oxford e di congiuntivi inglesi. In italiano gli errori ricorrenti sono altri cinque, e quattro su cinque riguardano apostrofi e accenti.

ErroreForma correttaLo vede un correttore automatico?Incide sulla posizione?Lo nota il lettore?
qual'èqual èSìNoMolto: è l'errore simbolo
perchè, poichè, benchèperché, poiché, benchéSìNoChi scrive per mestiere sì
un pòun po'SìNoSpesso
E', piu', cosi'È, più, cosìRaramente: è una scorciatoia di tastieraNoPoco, ma segnala trascuratezza
un'altro, un altraun altro, un'altraA volteNoSì
I cinque errori ortografici italiani più ricorrenti nei testi web e che cosa fanno davvero.

Sul primo vale la pena spendere una riga, perché è l'unico su cui esiste una sentenza. L'Accademia della Crusca spiega che qual è non va apostrofato perché si tratta di apocope vocalica e non di elisione: qual si tronca anche davanti a consonante, come in qual buon vento vi porta, e l'apostrofo in italiano segnala solo l'elisione. La stessa Crusca, con una risposta di Anna M. Thornton del 12 febbraio 2021, ha anche stabilito che SEO è preferibilmente femminile, perché eredita il genere di ottimizzazione. Metà del settore continua a scrivere il SEO.

Nel 2026 l'errore che costa di più non è grammaticale

C'è un motivo pratico per cui la caccia al refuso è diventata meno urgente: i refusi stanno sparendo da soli. Un testo generato o riscritto con ChatGPT, Gemini o Claude ha una sintassi impeccabile e non sbaglia un accento. Sbaglia altro, e quello che sbaglia nessun correttore ortografico lo vede.

Gli errori che troviamo rileggendo i testi in italiano prodotti con l'AI sono sempre gli stessi quattro: nomi di prodotto storpiati o tradotti quando non andavano tradotti, cifre plausibili ma inventate, date e normative citate al posto sbagliato, calchi dall'inglese che in italiano non significano niente ma si leggono bene. Ognuno di questi passa indenne attraverso LanguageTool e attraverso il controllo di Word, perché sono frasi grammaticalmente corrette che dicono una cosa falsa.

Per Google la differenza è netta. Le spam policies non nominano l'ortografia da nessuna parte, mentre dedicano una voce intera allo scaled content abuse, definito come la produzione di molte pagine for the primary purpose of manipulating search rankings and not helping users, e citano esplicitamente l'uso di strumenti generativi per creare pagine senza aggiungere valore. Il sistema non ti penalizza per un apostrofo. Ti ignora per una pagina che non dice niente. Su come Google tratta davvero questi testi abbiamo raccolto i dati nell'articolo sui contenuti AI e SEO e la parte normativa in contenuti generati dall'AI.

C'è poi un effetto che riguarda i motori di risposta. Quando ChatGPT o Perplexity costruiscono la scheda della tua azienda, la costruiscono a partire da come il tuo nome, i tuoi prodotti e i tuoi numeri compaiono nelle pagine. Se il nome del prodotto è scritto in tre modi diversi in tre pagine del tuo sito, l'entità non si consolida e la risposta generata resta vaga. È un problema di coerenza, non di grammatica, ed è quello che conta per apparire nelle risposte di ChatGPT e più in generale per la generative engine optimization.

Come si controlla un sito senza rileggerlo tutto

Il controllo che facciamo prima di pubblicare sta in tre passaggi e in venti minuti a pagina.

  1. La scansione automatica, una volta sola per tutto il sito. Screaming Frog ha un controllo ortografico e grammaticale integrato che lavora sull'intero crawl; in alternativa l'API di LanguageTool restituisce gli stessi errori in formato leggibile da uno script. Serve a togliere di mezzo i refusi, che sono la parte facile.
  2. La verifica dei fatti, a mano, solo sulle cose che si possono sbagliare. Nomi propri, cifre, percentuali, date, prezzi, unità di misura, nomi di norme e di prodotti. Se un numero non si trova su una fonte primaria, esce dal testo. È il passaggio che nessun tool fa al posto tuo ed è quello che contiene gli errori costosi.
  3. La rilettura di chi non ha scritto il testo. Chi scrive rilegge quello che intendeva scrivere, non quello che ha scritto. Basta una persona diversa e una lettura sola.

L'ordine delle pagine da controllare non è quello del sito: prima le pagine servizio e quelle che ricevono i moduli di contatto, poi le schede prodotto, poi il blog. Su come si costruiscono testi che reggono entrambi i controlli, quello della lingua e quello dei fatti, il metodo completo è nella guida su come creare contenuti in ottica SEO, e la parte sul blog in SEO del blog. Se il sito è grande e la revisione va impostata come processo e non come emergenza, è uno dei lavori che facciamo dentro i progetti SEO; i risultati di alcuni di questi sono in progetti.

La regola che ho imparato dal test è questa: l'ortografia si controlla sulle pagine che convertono, i fatti si controllano ovunque. Invertire le due cose è il modo più comune di passare una giornata a togliere apostrofi mentre un prezzo sbagliato resta in pagina per mesi, e a differenza dell'apostrofo quello un cliente lo perde davvero.

Domande frequenti

Gli errori grammaticali fanno perdere posizioni su Google?

No. Google non usa ortografia e grammatica come fattore di ranking diretto: lo hanno detto Matt Cutts nel 2011 e John Mueller nel 2017 e nel 2021. Nella rilevazione fatta a settembre 2026 su 25 pagine in prima pagina su Google.it, 6 contenevano almeno un errore ortografico inequivocabile e restavano in prima pagina lo stesso.

Google penalizza i contenuti pieni di errori di ortografia?

Non esiste una penalizzazione per l'ortografia e le spam policies di Google non la nominano. Gli errori diventano un problema di posizionamento solo quando rendono il testo incomprensibile, perché a quel punto il motore non capisce di che cosa parla la pagina. La documentazione di Google chiede all'editore se il contenuto ha problemi di ortografia o di stile, ma come domanda di autovalutazione della qualità.

Quanti errori contengono le pagine che si posizionano in Italia?

Su un campione di 25 pagine e 72.971 parole prese dalla prima pagina di Google.it per tre query di settori diversi abbiamo trovato 12 occorrenze di errori ortografici inequivocabili, pari a 0,16 ogni 1.000 parole. Il più frequente è l'accento grave su perché, poiché e benché. Il conteggio esclude concordanze, punteggiatura e sintassi, quindi il numero reale è più alto.

Serve un correttore automatico per i testi di un sito aziendale?

Serve e costa poco: Screaming Frog integra un controllo ortografico sull'intero crawl e l'API di LanguageTool fa lo stesso da script. Non basta però: un correttore non vede i nomi di prodotto sbagliati, le cifre inventate e le date citate male, che sono gli errori che fanno perdere un cliente. Quelli si controllano a mano sulle pagine che ricevono richieste di contatto.

È peggio un refuso o un dato sbagliato?

Un dato sbagliato. Il refuso incide sulla percezione di chi legge: nello studio di Julie Boland e Robin Queen pubblicato su PLOS ONE nel 2016 chi scriveva con refusi perdeva in media 0,47 punti su una scala da 1 a 7. Un numero o un prezzo sbagliato arriva invece fino alla trattativa e ci resta.

Matteo Pellegrini

Matteo Pellegrini

Sono un business developer e in Visilay mi occupo di sviluppare strategie SEO, Google Ads e CRO basate sui dati. Amo i musei storici, pratico Karate da quando ho memoria e il weekend mi piace visitare i borghi italiani in cerca di cibo nostrano.