“Dentista vicino a me” ha 22.200 ricerche al mese in Italia, con un picco di 33.100 a marzo 2026. “Dentista milano”, la ricerca per città più grande del paese, ne ha 2.900. Dieci volte meno. E un clic sulla prima costa 2,67 euro, contro i 5,06 euro di “dentista urgente”, che ne fa solo 140 (dati DataForSEO, Google Ads Italia, settembre 2026).
Il marketing di uno studio odontoiatrico si decide su tre numeri: quanto costa acquisire un paziente, quanto vale nei cinque anni successivi e quante recensioni hai rispetto a chi ti sta davanti nella mappa. Il resto sono conseguenze.
Qui sotto i conti, quello che la normativa consente di comunicare e dove finiscono i pazienti che non arrivano da te.
Il paziente d’urgenza costa il doppio e vale di più
Il prezzo che Google assegna a ogni ricerca dice come il mercato valuta quel paziente. “Dentista vicino a me” costa 2,67 euro a clic. “Dentista urgente”, con appena 140 ricerche al mese, ne costa 5,06: il più caro del settore.
Chi cerca un dentista d’urgenza ha un dolore, non un preventivo da confrontare: prenota dal primo che risponde e spesso resta. Accanto ci sono “dentista aperto sabato” con 720 ricerche mensili e “dentista aperto domenica” con 320. Poche ricerche, ognuna con una probabilità di conversione molto più alta della media.
Uno studio che apre il sabato e non lo dice in modo che Google lo capisca — orari nella scheda, una pagina dedicata — sta rinunciando alla fetta di domanda più facile da chiudere che esista nel settore.
Il conto che quasi nessuno studio fa
Con un clic a 2,67 euro e una conversione di uno su trenta, una prima visita costa circa 80 euro di pubblicità. Sembra molto per una visita spesso gratuita o a basso costo.
Cambia tutto se si guarda il paziente su cinque anni, con igieni, conservativa ed eventuali trattamenti maggiori. Su quell’orizzonte 80 euro sono una frazione minima, e lo studio potrebbe permettersi di pagare molto di più per acquisirlo. La ragione per cui quasi nessuno lo fa è che il costo si vede subito nel conto corrente e il ricavo si spalma su anni.
Da qui discende anche la priorità opposta a quella che si adotta di solito: prima di spendere per pazienti nuovi conviene richiamare quelli che non tornano da diciotto mesi. Costano una telefonata e hanno già la cartella aperta.
La marzo di tutti
La domanda odontoiatrica ha un picco chiaro: “dentista vicino a me” passa da 18.100 ricerche a giugno 2026 a 33.100 a marzo 2026, quasi il doppio. È il periodo in cui arrivano i rimborsi fiscali e si affrontano le cure rimandate.
Giugno, luglio e agosto sono i mesi più deboli. Uno studio che distribuisce il budget in modo uniforme paga d’estate gli stessi pazienti che a marzo costerebbero meno, e a marzo resta senza voce proprio quando la domanda è massima.
Quello che si può dire, e quello che tutti sbagliano
La comunicazione sanitaria, per la legge di bilancio 2019, può contenere solo elementi informativi utili alla sicurezza dei trattamenti, senza carattere promozionale o suggestivo. La vigilanza spetta agli Ordini, che sanzionano.
Restano fuori le formule che si vedono più spesso nel settore: prima visita gratuita presentata come offerta, sconti a tempo, prima e dopo dei pazienti, promesse di risultato, superlativi sullo studio. Resta dentro tutto ciò che i pazienti cercano davvero: quanto costa un impianto, quante sedute servono, che materiali si usano, chi esegue il trattamento e con quale titolo.
Il prezzo, in particolare, è informazione e non pubblicità. “Impianti per denti costi” fa 5.400 ricerche al mese, più di quante ne faccia “dentista milano”: è la domanda più grande del settore dopo la ricerca di prossimità, ed è anche quella che spinge verso le catene e verso le cliniche all’estero, che i prezzi li pubblicano.
Approfondimento consigliato: SEO per dentisti e Google Ads per dentisti.
Le recensioni sono il vero listino
Nel local pack di “dentista milano” le sei schede hanno un numero di recensioni che va da 146 a 1.400, con voti tra 4,8 e 5,0. È una soglia molto più alta che in altri settori sanitari, dove bastano decine.
Uno studio che vede venti pazienti al giorno e ne convince uno su venti a lasciare una recensione ne raccoglie circa 250 in un anno. Chi non le chiede resta a quaranta e non entra nel blocco, qualunque cosa faccia sul sito.
Domande frequenti
Si può promuovere la prima visita gratuita?
Si può indicare che la prima visita è senza costo come informazione sul servizio. Diventa problematica quando è presentata come promozione a tempo o come richiamo pubblicitario: è il carattere promozionale a essere vietato, non il dato.
Conviene competere sul prezzo con le catene?
No, perché hanno volumi e strutture di costo diverse. Conviene pubblicare i propri prezzi con quello che comprendono, così chi confronta vede la differenza invece di dedurla. Il silenzio sul prezzo spinge il paziente verso chi lo dichiara.
Quanto budget serve?
Si parte dal valore del paziente su tre o cinque anni e si ricava quanto si può spendere per acquisirlo. Con i CPC del settore, poche centinaia di euro al mese in marzo valgono più della stessa cifra spalmata su dodici mesi.
Serve un blog?
Serve nella forma “trattamento con prezzo e città”, non nella forma divulgativa. Un articolo su come si lava i denti compete con migliaia di pagine e con gli assistenti AI; una pagina sull’impianto dentale nella tua città, con costi e tempi, compete solo con gli studi vicini.
Come si chiedono le recensioni senza forzare?
Alla fine di un trattamento concluso bene, una volta, senza incentivi e senza selezionare a monte solo i pazienti contenti, che è una pratica vietata dalle linee guida di Google. La costanza conta più dell’insistenza.
Da dove partire
Estrai dal gestionale i pazienti che non tornano da più di diciotto mesi e contali. Nella maggior parte degli studi quel numero è più grande dei pazienti nuovi di un anno intero, e recuperarne una parte costa quanto qualche ora di segreteria. Poi conta le tue recensioni e confrontale con i tre studi che ti stanno davanti nella mappa: la distanza tra quei numeri è il secondo lavoro. Se vuoi un parere sul resto, scrivici.