{"id":9657,"date":"2026-09-21T01:26:42","date_gmt":"2026-09-21T01:26:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.visilay.com\/?p=9657"},"modified":"2026-10-09T02:21:46","modified_gmt":"2026-10-09T02:21:46","slug":"grammatica-conta-content-marketing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/grammatica-conta-content-marketing\/","title":{"rendered":"La grammatica conta nel content marketing? Cosa dicono Google e la prima pagina italiana"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un errore grammaticale in un testo aziendale \u00e8 un errore di lingua che arriva al lettore: un accento al posto di un apostrofo, un verbo che non concorda, una <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/targetizzare-keyword-sbagliate-seo\/\">parola scritta come si pronuncia<\/a>. Non \u00e8 un fattore di ranking di Google. \u00c8 per\u00f2 una delle poche cose che chi legge nota senza doverla cercare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo articolo ho misurato quanti errori ortografici contengono le pagine che oggi occupano la prima pagina di Google.it: 6 pagine su 25, in tre settori diversi. Sono in prima pagina lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Che cosa dice Google sugli errori grammaticali<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le dichiarazioni pubbliche di Google sul punto sono tre, raccolte da <a href=\"https:\/\/www.searchenginejournal.com\/ranking-factors\/spelling-grammar-ranking-factors\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Search Engine Journal nella sua scheda sui fattori di ranking<\/a>. Nel 2011 Matt Cutts disse che ortografia e grammatica non erano segnali di ranking diretti, ma che nei test i siti scritti meglio risultavano pi\u00f9 affidabili. Nel 2017 John Mueller spieg\u00f2 che la grammatica non influenza i motori di ricerca, influenza gli utenti. Nel 2021 lo stesso Mueller parl\u00f2 di area grigia: se un testo \u00e8 scritto tanto male da rendere illeggibile l'argomento, il problema smette di essere estetico e diventa di comprensione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La documentazione ufficiale \u00e8 pi\u00f9 utile delle dichiarazioni. Nella pagina <a href=\"https:\/\/developers.google.com\/search\/docs\/fundamentals\/creating-helpful-content\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Creating helpful, reliable, people-first content<\/a>, Google elenca le domande che un editore dovrebbe porsi sul proprio contenuto. Due riguardano la cura del testo: <em>Does the content have any spelling or stylistic issues?<\/em> e <em>Is the content produced well, or does it appear sloppy or hastily produced?<\/em> Sono domande di autovalutazione, non criteri algoritmici. Google le mette nella stessa lista in cui chiede se il contenuto porta informazioni originali e se \u00e8 scritto da qualcuno che l'argomento lo conosce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tradotto: l'ortografia non \u00e8 una voce dell'algoritmo come i link o la velocit\u00e0. Se vuoi la mappa di quello che invece pesa, l'abbiamo raccolta nella guida ai <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/fattori-ranking\/\">fattori di ranking<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il test: 25 pagine in prima pagina su Google.it, 72.971 parole<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno, in italiano, ha mai contato gli errori nelle pagine che si posizionano. L'ho fatto a settembre 2026 su tre query di settori distanti fra loro: <em>migliori scarpe da running<\/em> (e-commerce e recensioni), <em>agenzia seo<\/em> (servizi B2B), <em>come scrivere un articolo di blog<\/em> (contenuto editoriale). Per ognuna ho preso i primi dieci risultati organici su Google Italia, ho estratto il testo editoriale delle pagine (paragrafi, elenchi, titoli e celle di tabella, escludendo script e fogli di stile) e ho cercato undici forme che in italiano sono sbagliate senza margine di interpretazione: <em>qual'\u00e8<\/em>, l'accento grave su <em>perch\u00e9<\/em> e sugli avverbi della stessa famiglia, <em>un po<\/em> senza apostrofo, <em>un'altro<\/em> e <em>un altra<\/em>, <em>daccordo<\/em>, <em>avvolte<\/em>, <em>sopratutto<\/em>, <em>propio<\/em>, <em>efficenza<\/em> e <em>sufficente<\/em>, <em>accellerare<\/em>, e l'apostrofo usato al posto dell'accento in <em>E'<\/em>, <em>piu'<\/em>, <em>cosi'<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due pagine sono uscite dal campione: una non ha risposto alla richiesta, una carica il testo via JavaScript e non ne espone in HTML. Restano 25 pagine e 72.971 parole. Questo \u00e8 il risultato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><thead><tr><th>Misura<\/th><th>Valore<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Pagine analizzate<\/td><td>25<\/td><\/tr><tr><td>Parole totali<\/td><td>72.971<\/td><\/tr><tr><td>Occorrenze di errore trovate<\/td><td>12<\/td><\/tr><tr><td>Pagine con almeno un errore<\/td><td>6 su 25 (24%)<\/td><\/tr><tr><td>Densit\u00e0 media<\/td><td>0,16 errori ogni 1.000 parole<\/td><\/tr><tr><td>Errore pi\u00f9 frequente<\/td><td>accento grave su <em>perch\u00e9<\/em> e simili (7 occorrenze su 12)<\/td><\/tr><tr><td>Secondo errore<\/td><td>apostrofo al posto dell'accento, <em>E'<\/em> e <em>piu'<\/em> (4 su 12)<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption class=\"wp-block-table__caption\">Errori ortografici inequivocabili nelle pagine in prima pagina su Google.it. Rilevazione Visilay, settembre 2026, tre query, 25 pagine, 72.971 parole.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quarto delle pagine che Google mette davanti agli utenti italiani contiene almeno un errore che qualunque insegnante di italiano segnerebbe in rosso. Fra queste ci sono anche pagine di agenzie che vendono servizi di scrittura per il web. Nessuna ha perso la prima pagina per questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I limiti del test vanno detti. Il campione \u00e8 piccolo e non \u00e8 statisticamente rappresentativo dell'intero web italiano. Ho contato solo forme sbagliate al 100%, quindi restano fuori gli errori di concordanza, la punteggiatura e la sintassi, che sono molto pi\u00f9 frequenti e molto pi\u00f9 difficili da rilevare automaticamente. Il numero reale \u00e8 quasi certamente pi\u00f9 alto di 0,16 ogni 1.000 parole. Chiunque voglia rifare la misura sulle proprie query trova sopra il metodo completo: undici espressioni regolari e il testo delle pagine.<\/p>\n\n\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quello che un errore costa davvero<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la posizione non si muove, si muove qualcos'altro. Lo studio pi\u00f9 citato sul punto \u00e8 di Julie Boland e Robin Queen dell'Universit\u00e0 del Michigan, pubblicato su <a href=\"https:\/\/journals.plos.org\/plosone\/article?id=10.1371\/journal.pone.0149885\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">PLOS ONE nel 2016<\/a>: 83 partecipanti hanno letto 12 messaggi di risposta a un annuncio per cercare un coinquilino e hanno valutato chi scriveva su una scala da 1 a 7. Chi aveva mandato messaggi con refusi ha perso in media 0,47 punti, chi aveva fatto errori grammaticali 0,22. Il campione \u00e8 statunitense e i testi erano email, non pagine web: il numero non si trasferisce a un sito italiano. Quello che si trasferisce \u00e8 il meccanismo, cio\u00e8 che il giudizio sulla persona cambia prima che il lettore si accorga di averlo cambiato. Un dato italiano equivalente, cercando in italiano e in inglese, non esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel B2B questo conta pi\u00f9 che altrove, perch\u00e9 il testo non deve vendere un prodotto da 30 euro. Su un progetto industriale che seguiamo, <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/seo-industria-manifatturiera\/\">il caso Macropix<\/a>, la keyword principale vale 4.400 ricerche al mese e la pagina che la intercetta porta richieste di preventivo per impianti su misura. In sette anni quel progetto ha raccolto circa settemila richieste di contatto. Il lettore che arriva l\u00ec \u00e8 un responsabile acquisti che deve decidere se scrivere a un fornitore che non conosce, e l'unica cosa che ha davanti per giudicarlo \u00e8 la pagina. Lo stesso ragionamento vale per ogni pagina servizio: la cura del testo \u00e8 uno dei pochi segnali di <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/e-e-a-t\/\">esperienza e affidabilit\u00e0<\/a> che si trasmettono in tre secondi di lettura, e agisce sul <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/cose-conversion-rate\/\">tasso di conversione<\/a>, non sulla posizione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I cinque errori italiani che trovi davvero nei testi aziendali<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli articoli americani su questo tema parlano di <em>their<\/em> e <em>there<\/em>, di virgola di Oxford e di congiuntivi inglesi. In italiano gli errori ricorrenti sono altri cinque, e quattro su cinque riguardano apostrofi e accenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><thead><tr><th>Errore<\/th><th>Forma corretta<\/th><th>Lo vede un correttore automatico?<\/th><th>Incide sulla posizione?<\/th><th>Lo nota il lettore?<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>qual'\u00e8<\/td><td>qual \u00e8<\/td><td>S\u00ec<\/td><td>No<\/td><td>Molto: \u00e8 l'errore simbolo<\/td><\/tr><tr><td>perch\u00e8, poich\u00e8, bench\u00e8<\/td><td>perch\u00e9, poich\u00e9, bench\u00e9<\/td><td>S\u00ec<\/td><td>No<\/td><td>Chi scrive per mestiere s\u00ec<\/td><\/tr><tr><td>un p\u00f2<\/td><td>un po'<\/td><td>S\u00ec<\/td><td>No<\/td><td>Spesso<\/td><\/tr><tr><td>E', piu', cosi'<\/td><td>\u00c8, pi\u00f9, cos\u00ec<\/td><td>Raramente: \u00e8 una scorciatoia di tastiera<\/td><td>No<\/td><td>Poco, ma segnala trascuratezza<\/td><\/tr><tr><td>un'altro, un altra<\/td><td>un altro, un'altra<\/td><td>A volte<\/td><td>No<\/td><td>S\u00ec<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><figcaption class=\"wp-block-table__caption\">I cinque errori ortografici italiani pi\u00f9 ricorrenti nei testi web e che cosa fanno davvero.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul primo vale la pena spendere una riga, perch\u00e9 \u00e8 l'unico su cui esiste una sentenza. L'<a href=\"https:\/\/accademiadellacrusca.it\/it\/contenuti\/qual--il-problema-lortografia\/7435\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Accademia della Crusca<\/a> spiega che <em>qual \u00e8<\/em> non va apostrofato perch\u00e9 si tratta di apocope vocalica e non di elisione: <em>qual<\/em> si tronca anche davanti a consonante, come in <em>qual buon vento vi porta<\/em>, e l'apostrofo in italiano segnala solo l'elisione. La stessa Crusca, con una risposta di Anna M. Thornton del 12 febbraio 2021, ha anche stabilito che <a href=\"https:\/\/accademiadellacrusca.it\/it\/consulenza\/il-genere-di-seo\/2894\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">SEO \u00e8 preferibilmente femminile<\/a>, perch\u00e9 eredita il genere di <em>ottimizzazione<\/em>. Met\u00e0 del settore continua a scrivere <em>il SEO<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Nel 2026 l'errore che costa di pi\u00f9 non \u00e8 grammaticale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C'\u00e8 un motivo pratico per cui la caccia al refuso \u00e8 diventata meno urgente: i refusi stanno sparendo da soli. Un testo generato o riscritto con ChatGPT, Gemini o Claude ha una sintassi impeccabile e non sbaglia un accento. Sbaglia altro, e quello che sbaglia nessun correttore ortografico lo vede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli errori che troviamo rileggendo i testi in italiano prodotti con l'AI sono sempre gli stessi quattro: nomi di prodotto storpiati o tradotti quando non andavano tradotti, cifre plausibili ma inventate, date e normative citate al posto sbagliato, calchi dall'inglese che in italiano non significano niente ma si leggono bene. Ognuno di questi passa indenne attraverso <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/migliori-strumenti-content-marketing\/\">LanguageTool<\/a> e attraverso il controllo di Word, perch\u00e9 sono frasi grammaticalmente corrette che dicono una cosa falsa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Google la differenza \u00e8 netta. Le <a href=\"https:\/\/developers.google.com\/search\/docs\/essentials\/spam-policies\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spam policies<\/a> non nominano l'ortografia da nessuna parte, mentre dedicano una voce intera allo <em>scaled content abuse<\/em>, definito come la produzione di molte pagine <em>for the primary purpose of manipulating search rankings and not helping users<\/em>, e citano esplicitamente l'uso di strumenti generativi per creare pagine senza aggiungere valore. Il sistema non ti penalizza per un apostrofo. Ti ignora per una pagina che non dice niente. Su come Google tratta davvero questi testi abbiamo raccolto i dati nell'articolo sui <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/contenuto-ai-seo\/\">contenuti AI e SEO<\/a> e la parte normativa in <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/contenuti-ai\/\">contenuti generati dall'AI<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C'\u00e8 poi un effetto che riguarda i motori di risposta. Quando ChatGPT o Perplexity costruiscono la scheda della tua azienda, la costruiscono a partire da come il tuo nome, i tuoi prodotti e i tuoi numeri compaiono nelle pagine. Se il nome del prodotto \u00e8 scritto in tre modi diversi in tre pagine del tuo sito, l'entit\u00e0 non si consolida e la risposta generata resta vaga. \u00c8 un problema di coerenza, non di grammatica, ed \u00e8 quello che conta per <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/apparire-chatgpt-risposte\/\">apparire nelle risposte di ChatGPT<\/a> e pi\u00f9 in generale per la <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/geo\/\">generative engine optimization<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come si controlla un sito senza rileggerlo tutto<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il controllo che facciamo prima di pubblicare sta in tre passaggi e in venti minuti a pagina.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La scansione automatica, una volta sola per tutto il sito.<\/strong> Screaming Frog ha un controllo ortografico e grammaticale integrato che lavora sull'intero crawl; in alternativa l'API di LanguageTool restituisce gli stessi errori in formato leggibile da uno script. Serve a togliere di mezzo i refusi, che sono la parte facile.<\/li><li><strong>La verifica dei fatti, a mano, solo sulle cose che si possono sbagliare.<\/strong> Nomi propri, cifre, percentuali, date, prezzi, unit\u00e0 di misura, nomi di norme e di prodotti. Se un numero non si trova su una fonte primaria, esce dal testo. \u00c8 il passaggio che nessun tool fa al posto tuo ed \u00e8 quello che contiene gli errori costosi.<\/li><li><strong>La rilettura di chi non ha scritto il testo.<\/strong> Chi scrive rilegge quello che intendeva scrivere, non quello che ha scritto. Basta una persona diversa e una lettura sola.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'ordine delle pagine da controllare non \u00e8 quello del sito: prima le pagine servizio e quelle che ricevono i moduli di contatto, poi le schede prodotto, poi il blog. Su come si costruiscono testi che reggono entrambi i controlli, quello della lingua e quello dei fatti, il metodo completo \u00e8 nella guida su <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/creare-contenuti-ottica-seo\/\">come creare contenuti in ottica SEO<\/a>, e la parte sul blog in <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/blog\/strategie-seo-blog\/\">SEO del blog<\/a>. Se il sito \u00e8 grande e la revisione va impostata come processo e non come emergenza, \u00e8 uno dei lavori che facciamo dentro i <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/servizi\/seo\/\">progetti SEO<\/a>; i risultati di alcuni di questi sono in <a href=\"https:\/\/www.visilay.com\/it\/progetti\/\">progetti<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La regola che ho imparato dal test \u00e8 questa: l'ortografia si controlla sulle pagine che convertono, i fatti si controllano ovunque. Invertire le due cose \u00e8 il modo pi\u00f9 comune di passare una giornata a togliere apostrofi mentre un prezzo sbagliato resta in pagina per mesi, e a differenza dell'apostrofo quello un cliente lo perde davvero.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Domande frequenti<\/h2>\n\n\n\n\n<div class=\"schema-faq wp-block-yoast-faq-block\"><div class=\"schema-faq-section\" id=\"faq-question-1758000001\"><strong class=\"schema-faq-question\">Gli errori grammaticali fanno perdere posizioni su Google?<\/strong> <p class=\"schema-faq-answer\">No. Google non usa ortografia e grammatica come fattore di ranking diretto: lo hanno detto Matt Cutts nel 2011 e John Mueller nel 2017 e nel 2021. Nella rilevazione fatta a settembre 2026 su 25 pagine in prima pagina su Google.it, 6 contenevano almeno un errore ortografico inequivocabile e restavano in prima pagina lo stesso.<\/p><\/div><div class=\"schema-faq-section\" id=\"faq-question-1758000002\"><strong class=\"schema-faq-question\">Google penalizza i contenuti pieni di errori di ortografia?<\/strong> <p class=\"schema-faq-answer\">Non esiste una penalizzazione per l&#039;ortografia e le spam policies di Google non la nominano. Gli errori diventano un problema di posizionamento solo quando rendono il testo incomprensibile, perch\u00e9 a quel punto il motore non capisce di che cosa parla la pagina. La documentazione di Google chiede all&#039;editore se il contenuto ha problemi di ortografia o di stile, ma come domanda di autovalutazione della qualit\u00e0.<\/p><\/div><div class=\"schema-faq-section\" id=\"faq-question-1758000003\"><strong class=\"schema-faq-question\">Quanti errori contengono le pagine che si posizionano in Italia?<\/strong> <p class=\"schema-faq-answer\">Su un campione di 25 pagine e 72.971 parole prese dalla prima pagina di Google.it per tre query di settori diversi abbiamo trovato 12 occorrenze di errori ortografici inequivocabili, pari a 0,16 ogni 1.000 parole. Il pi\u00f9 frequente \u00e8 l&#039;accento grave su perch\u00e9, poich\u00e9 e bench\u00e9. Il conteggio esclude concordanze, punteggiatura e sintassi, quindi il numero reale \u00e8 pi\u00f9 alto.<\/p><\/div><div class=\"schema-faq-section\" id=\"faq-question-1758000004\"><strong class=\"schema-faq-question\">Serve un correttore automatico per i testi di un sito aziendale?<\/strong> <p class=\"schema-faq-answer\">Serve e costa poco: Screaming Frog integra un controllo ortografico sull&#039;intero crawl e l&#039;API di LanguageTool fa lo stesso da script. Non basta per\u00f2: un correttore non vede i nomi di prodotto sbagliati, le cifre inventate e le date citate male, che sono gli errori che fanno perdere un cliente. Quelli si controllano a mano sulle pagine che ricevono richieste di contatto.<\/p><\/div><div class=\"schema-faq-section\" id=\"faq-question-1758000005\"><strong class=\"schema-faq-question\">\u00c8 peggio un refuso o un dato sbagliato?<\/strong> <p class=\"schema-faq-answer\">Un dato sbagliato. Il refuso incide sulla percezione di chi legge: nello studio di Julie Boland e Robin Queen pubblicato su PLOS ONE nel 2016 chi scriveva con refusi perdeva in media 0,47 punti su una scala da 1 a 7. Un numero o un prezzo sbagliato arriva invece fino alla trattativa e ci resta.<\/p><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli errori grammaticali non sono un fattore di ranking. 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